Russia alla Biennale, continua lo scontro a distanza tra Giuli e Buttafuoco

Continua lo scontro a distanza tra il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il presidente della Fondazione Biennale Pietrangelo Buttafuoco sulla partecipazione della Russia alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, decisa – ha fatto sapere il MiC – «nonostante l’orientamento contrario del Governo italiano». Giuli ha infatti disertato la presentazione ufficiale del padiglione Italia al MiC, inviando però un videomessaggio nel quale ha puntato il dito contro Buttafuoco.

Russia alla Biennale, continua lo scontro a distanza tra Giuli e Buttafuoco
Alessandro Giuli (Ansa).

Il videomessaggio di Giuli

«L’arte è una delle migliori espressioni dell’identità plurale di un popolo: è libera quando è libero il governo che la mette in condizioni di esprimersi. L’Italia appartiene al mondo libero ed è felice di valorizzare qualsiasi forma artistica, anche l’arte dissidente», ha detto Giuli. Poi la frecciata a Buttafuoco: «Non si può dire lo stesso delle autocrazie che, all’interno della Biennale di Venezia, sono titolari di padiglioni come quello della Federazione Russa che verrà aperto, contrariamente all’opinione del governo italiano che rappresento, per la libera e autonoma scelta della Biennale di Venezia che siamo tenuti a rispettare». E poi: «Come ministro della Cultura, ritengo che l’arte di un’autocrazia sia libera soltanto nella misura in cui sia dissidente rispetto a quella autocrazia. Quando è scelta dai vertici di uno Stato autocratico, non ha la libertà consentita alla pura espressione artistica quell’espressione che il popolo ucraino vede ogni giorno calpestata dalle bombe della Russia che, da oltre quattro anni, ne ha invaso i confini, le case, le famiglie, la libertà».

Russia alla Biennale, continua lo scontro a distanza tra Giuli e Buttafuoco
Pietrangelo Buttafuoco (Ansa).

La replica di Buttafuoco

Questa la replica di Buttafuoco: «La diversità delle regole, delle procedure e delle leggi, persino internazionali, conclama l’autonomia di un’istituzione che da 130 anni, in una città speciale e particolare come Venezia, costruisce un sentiero in cui, ancora una volta, chiusura e censura sono fuori dall’ingresso della Biennale».

Il caso è arrivato anche al Parlamento Ue

Il caso della partecipazione della Russia alla 61esima Biennale, che si svolgerà dal 9 maggio al 22 novembre, è peraltro arrivato fino al Parlamento Ue: 26 eurodeputati, tra cui Pina Picierno, l’hanno definita «inaccettabile» e ne hanno chiesto la revoca in una lettera indirizzata al presidente Buttafuoco e al cda .

Riarmo europeo, boom dell’industria bellica in Germania

L’Europa ha aumentato le sue importazioni di armi del 210 per cento tra il 2021 e il 2025, diventando il maggiore compratore mondiale. Il legame con la guerra in Ucraina è evidente, visto che è proprio Kyiv il maggiore acquirente su scala internazionale, mentre gli Stati Uniti, che fino all’avvento di Donald Trump erano stati i più generosi supporter dell’ex repubblica sovietica nel conflitto con la Russia, hanno consolidato la loro posizione di principale esportatore. Questi sono i risultati principali del rapporto annuale del Sipri (Stockholm International Peace Research Institute), che ha evidenziato come i trasferimenti globali di armamenti siano aumentati del 9,2 per cento tra il 2021 e il 2025 rispetto allo stesso periodo dal 2016 al 2020. Una delle novità più importanti riguarda la Germania, diventata il quarto esportatore al mondo, superando la Cina e dietro Francia e Russia. L’industria bellica tedesca ha saputo reagire in maniera rapida alla guerra in Ucraina grazie alla flessibilità di colossi come Rheinmetall, accompagnando la tendenza al riarmo nelle capitali europee voluta con fermezza dalle élite politiche continentali.

Riarmo europeo, boom dell’industria bellica in Germania
Il logo Rheinmetall (Ansa).

La guerra in Medio Oriente darà nuovo impulso ai produttori

Secondo il Sipri il conflitto fra Kyiv e Mosca ha provocato la reazione dei Paesi europei, che stanno acquistando ancora più armi di quanto avessero già pianificato prima del 2022. E a questo si aggiunge la preoccupazione per gli sviluppi in altre parti del mondo, con l’incertezza sulla misura in cui gli Usa difenderebbero i loro partner della Nato in caso di crisi allargata. Complessivamente, il 32 per cento di tutte le forniture di armi è andato agli Stati europei e, secondo gli analisti svedesi, è improbabile che la situazione cambi, visto che comunque l’acquisto di armi a stelle e strisce contribuisce a rafforzare le relazioni transatlantiche a lungo termine. Le crescenti tensioni internazionali e l’attuale guerra in Medio Oriente aumenteranno ulteriormente la domanda di armi, con nuovo slancio per i produttori.

Le quotazioni in Borsa a Francoforte: da Gabler a Vincorion

La Germania, con il cancelliere Friedrich Merz che ha più volte ripetuto di voler allestire entro il 2030 il più forte esercito convenzionale in Europa, Rheinmetall rappresenta solo la punta di un iceberg la cui base si sta facendo sempre più larga. E Armin Pappenberg, il ceo del gigante di Düsseldorf che ha già pronosticato in maniera interessata che la guerra in Ucraina non finirà quest’anno, sta facendo scuola. All’inizio di questa settimana il Gruppo Gabler, fornitore di equipaggiamenti per sottomarini, è entrato in Borsa a Francoforte, settima azienda del settore della difesa a essere quotata, dopo Rheinmetall, Hensoldt, Renk, Airbus, Knds e Thyssenkrupp Marine Systems. Si tratta in realtà di una piccola società, attualmente valutata circa 266 milioni di euro, le cui azioni emesse a 44 euro sono salite del 10 per cento al primo giorno di contrattazioni. Secondo la società di consulenza Ey si prevedono altre entrate sulla piazza di Francoforte nei prossimi mesi, tra cui quella di Vincorion, azienda che fornisce soluzioni per i sistemi di alimentazione di carri armati e aerei. L’offerta pubblica iniziale (Ipo) è prevista prima di Pasqua e secondo fonti interne è valutata oltre 1 miliardo di euro.

Riarmo europeo, boom dell’industria bellica in Germania
Armin Papperger (foto Ansa).

Merz si è allineato con Trump e Netanyahu

Berlino continua inoltre a esportare armi verso Israele, dopo lo stop parziale dello scorso anno che era durato un paio di mesi; la ripresa delle forniture era stata già criticata da Amnesty International, che aveva evidenziato come il traffico continuasse a violare il diritto internazionale, dato che secondo l’organizzazione umanitaria la comunità mondiale, e quindi anche il governo di Merz, ha l’obbligo legale di impedire il genocidio nella Striscia di Gaza e deve adottare misure per porvi fine. Il cancelliere tedesco però pare essere sordo agli appelli di Amnesty e con l’avvio della nuova guerra in Medio Oriente, come ha dimostrato la sua ultima visita alla Casa Bianca, si è messo in linea con Donald Trump e Benjamin Netanyahu, dando poco peso alle questioni del diritto internazionale e la precedenza invece alla legge del più forte. Facendo così l’ennesimo favore a Papperger e ai piccoli Lords of War che in Germania si stanno moltiplicando.  

Riarmo europeo, boom dell’industria bellica in Germania
Friedrich Merz stinge la mano a Donald Trump (foto Ansa).

Valerio Sarcone nominato vice capo di gabinetto del ministero della Cultura

Valerio Sarcone è stato nominato vice capo di gabinetto del ministero della Cultura. Nel suo nuovo ruolo, che ha validità dal 16 febbraio 2026, contribuirà al coordinamento delle attività istituzionali del Mic, supportando la gestione delle relazioni tra il dicastero, le altre amministrazioni pubbliche e gli organismi istituzionali. Prima della nomina è stato direttore della direzione Gestione operativa emergenze e grandi eventi del dipartimento della Protezione civile di Roma Capitale.

Ha un passato al ministero della Salute e alla presidenza del Consiglio

Laureato in Scienze politiche presso l’Università degli Studi Roma Tre, ha successivamente conseguito un master in Management pubblico e comunicazione di pubblica utilità e un dottorato in Diritto amministrativo. Dopo aver lavorato presso la Polizia di Stato, nel 2006 è passato al ministero della Salute prima come collaboratore amministrativo e poi come funzionario giuridico. Dal 2020 al 2022 ha collaborato anche con la presidenza del Consiglio dei ministri per poi svolgere l’incarico di dirigente presso Roma Capitale.

Allarme sifilide tra i giovanissimi: i casi in Italia corrono. Come si trasmette

AGI - La “malattia del sesso” che molti pensavano archiviata è tornata a far paura. Negli ultimi anni i casi di sifilide sono in crescita anche in Italia, con incrementi significativi tra adolescenti e giovani adulti, mentre cala l’uso del preservativo e l’educazione sessuale resta un tabù in molte scuole.

A lanciare l’allarme è l’infettivologo Matteo Bassetti, che parla di un “aumento impressionante di casi” già tra i 15 e i 17 anni e invita a cambiare rapidamente rotta, sul fronte della prevenzione e dell’informazione. Il trend è chiaro: le infezioni sessualmente trasmesse sono in aumento e la sifilide, in particolare, sta vivendo una nuova espansione. I dati degli ultimi bollettini mostrano una crescita a doppia cifra delle diagnosi in pochi anni, con un peso sempre maggiore delle fasce più giovani, spesso alla loro prima esperienza sessuale.

Le cure antibiotiche

Non si tratta di una malattia esotica o lontana nel tempo, ma di un’infezione batterica che circola oggi nei luoghi della socialità giovanile, tra licei, università, locali e app di dating. La sifilide si cura con antibiotici, se intercettata nelle fasi precoci, ma quando viene ignorata o sottovalutata può provocare danni gravi a livello neurologico, cardiovascolare e durante la gravidanza, con conseguenze anche sul feto. Bassetti non usa giri di parole in un reel pubblicato sui suoi social, definisce quello in corso un vero allarme, inserito in un quadro internazionale in cui la sifilide è in risalita in molti Paesi, e sottolinea come l’Italia non faccia eccezione. A preoccuparlo non sono solo i numeri, ma l’età dei nuovi casi: sempre più spesso l’infezione viene diagnosticata a giovanissimi che hanno da poco iniziato ad avere rapporti sessuali. In questo scenario, l’infettivologo insiste su un punto, non si tratta di fare terrorismo, ma di ricordare che il sesso non protetto comporta rischi concreti, e che il preservativo resta lo strumento principale per difendersi.

I fattori dietro la crescita dei contagi

Dietro la crescita dei contagi c’è un cambio nei comportamenti e nella percezione del rischio. Da un lato, la normalizzazione del sesso occasionale e l’uso delle piattaforme digitali rendono più frequenti i rapporti con partner diversi in tempi brevi; dall’altro, molti ragazzi e ragazze hanno smesso di considerare il preservativo un presidio imprescindibile, soprattutto dopo la stagione in cui l’attenzione mediatica era concentrata quasi esclusivamente su altre emergenze sanitarie. In più, l’educazione sessuale è spesso frammentaria o assente, sostituita da informazioni raccolte online, tra social e contenuti non sempre affidabili. Il risultato è una generazione che vive il sesso con più libertà, ma con strumenti insufficienti per proteggersi davvero.

Le proposte per una risposta pubblica

Per l’infettivologo serve una risposta pubblica, non solo individuale. Bassetti chiede da tempo campagne di informazione mirate ai giovani, capaci di parlare il loro linguaggio e di usare gli stessi canali che frequentano ogni giorno, dai social alle piattaforme video. Tra le proposte concrete, c’è quella di distribuire preservativi gratuiti nelle scuole e nei luoghi di aggregazione, insieme a percorsi strutturati di educazione alla sessualità e all’affettività, lontani tanto dal moralismo quanto dalla banalizzazione. Un altro tassello è l’accesso facilitato ai test per le infezioni sessualmente trasmesse. Ambulatori dedicati, orari flessibili, possibilità di rivolgersi a servizi pensati ad hoc per under 25, senza stigma né barriere economiche.

Consigli pratici per ridurre il rischio

In parallelo, gli esperti ricordano alcuni passaggi chiave per ridurre il rischio. Usare il preservativo nei rapporti con partner occasionali o di cui non si conosce lo stato sierologico, sottoporsi a controlli periodici se si hanno più partner, non sottovalutare segnali come lesioni genitali o orali, rash cutanei insoliti, sintomi che compaiono dopo un rapporto non protetto. La sifilide può presentarsi in modo subdolo, con fasi in cui i sintomi sono lievi o scompaiono, pur continuando a danneggiare l’organismo e a favorire la trasmissione ad altri.

Un vuoto culturale da colmare

L’allarme lanciato da Bassetti è, in fondo, un invito a colmare un vuoto culturale, prima ancora che sanitario. La sifilide viene spesso percepita come una malattia di un’altra epoca, legata a immagini in bianco e nero e a racconti di manuale; la realtà è che a determinarne la diffusione oggi sono le scelte quotidiane delle persone, soprattutto dei più giovani. Parlare di sesso in maniera aperta, informata e non giudicante diventa quindi un atto di prevenzione tanto quanto mettere un preservativo. Non è il passato a tornare, ma il presente che chiede di essere guardato.

Se il nemico del referendum è la maratona di Roma: le pillole del giorno

Il referendum, dicono gli stessi promotori del quesito sulla giustizia, «è una corsa ad ostacoli». E in effetti proprio domenica 22 marzo, nella prima giornata di voto, Roma sarà bloccata perché si corre la maratona. Quella vera, con decine di migliaia di iscritti, che gireranno in lungo e in largo per 42 chilometri, toccando ogni parte della città. La classica manifestazione podistica che fa arrabbiare i negozianti romani del centro, innanzitutto, e che invece fa godere chi ha uno store in un centro commerciale situato fuori dal raccordo anulare. Si chiama esattamente “Acea Run Rome The Marathon”, con partenza dai Fori Imperiali e un percorso che fatalmente blocca una quantità enorme di mezzi pubblici, con bus fermi per la durata della corsa, vigili urbani impegnati a tenere a bada gli automobilisti e pure i pedoni che vorrebbero semplicemente attraversare una strada ma non possono farlo.

Se il nemico del referendum è la maratona di Roma: le pillole del giorno
Una veduta dei Fori Imperiali (Imagoeconomica).

Sul percorso si trovano, più o meno ovunque, tavoli con acqua e spugne, tutto gentilmente donato da organizzatori e sponsor ma che finirà gettato per terra tra una sgambata e l’altra. E in questo scenario complicato, con la maratona nemica del referendum e la città ferma, ci sono i seggi (se gli addetti riescono ad arrivarci) con le urne aperte nelle scuole, che a Roma nelle ultime settimane sono vittime dei vandali: l’ultimo caso riguarda il liceo Righi, con estintori scaricati nelle aule rese così inagibili e lezioni sospese fino al completo ripristino dell’istituto.

Se il nemico del referendum è la maratona di Roma: le pillole del giorno
Carlo Nordio e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Senza contare che, come da tradizione, ai seggi non mancano mai come scrutatori gli autisti dell’Atac, ossia il servizio dei mezzi pubblici romani, con l’effetto di veder diminuire i bus in circolazione perché mancano i guidatori. Insomma un allarme rosso, dato che al referendum dedicato alla giustizia non serve il quorum: vince chi è andato a votare esprimendo la propria preferenza, sì o no. Nel governo qualcuno vorrebbe “dirne quattro”, per non dire proprio litigare, con il ministro dello Sport Andrea Abodi, una presenza immancabile a eventi come questa maratona. Anche se l’organizzazione è responsabilità delle imprese che gestiscono l’evento, mentre la decisione finale sulla data e il percorso spetta al Comune di Roma (forse il sindaco Roberto Gualtieri ha cucinato lo scherzetto sperando di abbattere l’affluenza, visto che più bassa sarà e più probabilità avrà il no di vincere, dicono i sondaggi).

Se il nemico del referendum è la maratona di Roma: le pillole del giorno
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

Forse Abodi potrebbe rimediare quando, posizionato accanto allo starter, con la pistola in mano, potrà urlare: «Appena terminata la maratona andate tutti a votare!». C’è qualcuno che vorrebbe persino rinviare ad altra data la manifestazione, con la motivazione che «impedirebbe l’esercizio regolare del voto». Tra l’altro non bisogna dimenticare le esigenze delle persone con disabilità, che vengono accompagnate ai seggi con mezzi idonei per le loro condizioni che però rischiano di non poter essere utilizzati. Insomma, un caos. Che poi è l’ennesima spinta per rilanciare il voto elettronico, da casa, con ognuno davanti al suo computer a esprimere la preferenza: dicono che con la nuova carta d’identità l’innovazione sarebbe possibile, però si potrà solo fare quando la avranno tutti…

Una targa mette Arianna Meloni a fianco dell’extra-Pd Smeriglio

Massimiliano Smeriglio a Roma è l’assessore alla Cultura che ha preso il posto di Miguel Gotor: “sinistrissimo”, come lo definiscono nel centrodestra, è stato tra i fondatori del partito Articolo Uno, poi parlamentare europeo con la benedizione di Alleanza Verdi e Sinistra, ora in Campidoglio per la generosità di Goffredo Bettini che punta su forze “extra-Pd” per consolidare la rielezione di Roberto Gualtieri a sindaco di Roma. Ebbene, da lunedì sera nella Capitale girano foto di Smeriglio al fianco di Arianna Meloni, postate sui social dalla stessa sorella di Giorgia: tutta colpa della targa toponomastica che è stata creata nel parco Garbatella, zona dell’infanzia meloniana, posta per ricordare la figura di padre Guido Chiaravalli.

Arianna ha scritto che l’oratorio della parrocchia San Filippo Neri è stato «un luogo dove anche noi abbiamo passato davvero tante ore», sottolineando che qui «c’è tutta la sua comunità riunita in modo semplice e autentico». Smeriglio ha ringraziato «le tantissime persone presenti, le autorità, Arianna Meloni per essere qui all’intitolazione del viale a padre Guido Chiaravalli, nel parco Garbatella». Che fu un sacerdote innovatore: cambiò le regole dell’oratorio per permettere anche alle ragazze di partecipare, all’epoca precluse, nel nome della coesione e della solidarietà. Era apprezzato da tutti, dalla sinistra e dalla destra, tanto che Smeriglio ha detto: «Ho ritrovato delle lettere di padre Guido di oltre 20 anni fa che voleva informarsi su come andava la mia vita di presidente di municipio. Ripeteva spesso che è sempre stato a contatto con la vita perché è stato un prete di popolo in mezzo alla sua gente, con gentilezza, coraggio e anche con ruvidità. È sempre stato alla ricerca costante del giusto e del vero, con l’amore per il recupero dei ragazzi di strada e dei fragili». Non solo: «Io non sono cattolico, ma trovo giusto che il quartiere e la città lo ricordi come un eroe popolare, semplice. Uomo molto misurato e schivo, che aveva capito, tra l’altro, il problema della violenza di genere, che 30 anni fa era semi sconosciuto: per questo era un uomo del passato e del futuro». A Roma, si sa, il Partito democratico, anche nella versione “extra”, è sempre più avanti di Elly Schlein. E martedì 10 marzo, per stare in tema di sport, in Campidoglio, nell’aula Giulio Cesare, il sindaco Gualtieri interviene alla cerimonia di presentazione della maglia della Virtus Roma per la prossima Final Four di Coppa Italia di basket.

Mattarella: «Non permettiamo che si realizzi una regressione alla tirannide cesarista»

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ricevendo a Firenze la laurea magistrale honoris causa in Politica, istituzioni e mercato, ha lanciato un appello per non lasciare che si verifichi una delle intuizioni profetiche di Tocqueville, «quella che prevede un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista, cui la moderna scienza del dispotismo suggerisce quell’aspetto filantropico, quelle forme fraudolentemente rappresentative, quel temibile ufficio tutorio dell’individuo». «Non lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione», ha esortato Mattarella ricevendo una standing ovation.

Mattarella: «C’è la pretesa di agire al di fuori di organismi sovranazionali»

«Il fondatore della Cesare Alfieri (ndr la scuola di Scienze politiche presso cui ha ricevuto la laurea) esortava i docenti a dare ai giovani buone vettovaglie e di fornirli di buone armi per tutta la campagna della vita militante. Questo proposito appare oggi quanto mai essenziale perché la contemporaneità sta imponendo sfide rivoluzionarie nell’ordine internazionale e in quello economico, con evidenti riflessi sugli ambiti istituzionali», ha aggiunto il capo dello Stato. «I protagonisti degli scenari globali, con grande e crescente influenza sulla vita quotidiana di singoli e comunità, sono soggetti tecnologici e finanziari. Sovente vi si fondono i due aspetti. Non si tratta di fenomeni completamente nuovi. Nuova è la pretesa di abbattere gli impegni assunti dopo la Seconda guerra mondiale per dare ordine ai rapporti internazionali su base di parità tra gli Stati. La pretesa, infatti, è di agire al di fuori delle regole di Stati e di organismi sovranazionali, erodendo la sovranità dei primi e il crescente ruolo positivo dei secondi», ha continuato.

L’Iran minaccia gli Stati Uniti: «Attenti a non essere eliminati»

«Il popolo iraniano non teme le vostre minacce vuote. Nemmeno il più grande tra voi è riuscito a cancellarlo. Fate attenzione a non essere voi a scomparire». Lo ha scritto su X Ali Larijani, capo del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, condividendo un post pubblicato da Donald Trump su Truth, in cui il presidente Usa ha minacciato l’Iran di attacchi più duri in caso di blocco del flusso di petrolio dallo Stretto di Hormuz.

Cosa aveva scritto Trump su Truth

«Se l’Iran facesse qualcosa per fermare il flusso di petrolio nello Stretto di Hormuz, verrebbe colpito dagli Stati Uniti d’America VENTI VOLTE PIÙ FORTE di quanto non sia stato colpito finora. Inoltre, elimineremmo obiettivi facilmente distruggibili, così da rendere virtualmente impossibile per l’Iran ricostruirsi, come nazione, di nuovo: morte, fuoco e furia regnerebbero su di loro. Ma spero, e prego, che ciò non accada!», ha scritto Trump su Truth: «Questo è un regalo degli Stati Uniti alla Cina e a tutte quelle nazioni che sfruttano intensamente lo Stretto di Hormuz. Spero che il gesto sarà molto apprezzato».

Ruby teste a un processo declina l’invito: “Devo allattare”

AGI - Convocata come teste nel processo a Giovanna Rigato, Karima El Mahroug, nota come 'Ruby', ha inviato al tribunale di Monza un certificato medico per giustificare la sua assenza perché neomamma da dicembre e impegnata nell'allattamento. Anche Barbara Guerra, un'altra delle ragazze che frequentavano le 'cene eleganti' ad Arcore, era stata convocata come testimone ma non si è presentata e, stando a quanto riferito da fonti legali, "non si trova".

Al centro del processo c'è la presunta tentata estorsione della ex concorrente del 'Grande Fratello', difesa dagli avvocati Corrado Viazzo e Stefano Gerunda, ai danni di Silvio Berlusconi.

I dettagli della richiesta di risarcimento

Secondo la Procura di Monza, Rigato avrebbe chiesto circa un milione di euro a Berlusconi durante un incontro a Villa San Martino per i danni d'immagine che avrebbe subito dalle inchieste giudiziarie partite dalle rivelazioni di Ruby e dall'interruzione delle somme di denaro che l'ex premier le elargiva con costanza.

Parti civili e il nuovo processo d'appello

Nel procedimento i cinque figli del fondatore di Forza Italia si sono costituiti parti civili portando avanti l'iniziativa del padre poi deceduto. Il 28 maggio inizierà a Milano il nuovo processo d'appello per l'infinita saga giudiziaria in cui, tra gli imputati, ci sarà anche Ruby.

L’Iran ha “invitato” le calciatrici della Nazionale a rientrare in patria

La Procura generale iraniana ha invitato le giocatrici della Nazionale femminile di calcio che hanno disputato la Coppa d’Asia in Australia a tornare in patria. «Alcune componenti di questa squadra, involontariamente ed emotivamente eccitate dalla cospirazione e dalle malefatte del nemico, si sono comportate in un modo che ha provocato la gioia delirante dei leader criminali della guerra imposta dagli americani e dai sionisti», si legge in una nota. Sono cinque le calciatrici che hanno chiesto e ottenuto asilo dalle autorità di Canberra: temevano di subire persecuzioni in patria per non aver cantato l’inno nazionale prima della partita d’esordio nel torneo.

Cosa era successo

Prima dell’esordio contro la Corea del Sud, le giocatrici erano rimaste in silenzio durante l’inno nazionale iraniano: il gesto era stato interpretato come solidarietà alle proteste scoppiate in Iran e alle vittime della repressione del regime. E, di conseguenza, come un implicito appoggio all’operazione Epic Fury. Poi, contro le padrone di casa dell’Australia, ci avevano “ripensato”, cantando l’inno con tanto di saluto militare. Stessa cosa prima del match contro le Filippine, ultimo per l’Iran (eliminato) in Coppa d’Asia. Più che un ripensamento, un obbligo: le calciatrici avevano infatti ricevuto minacce dal regime, tanto da chiedere aiuto dal pullman in partenza dallo stadio. Poi la fuga dall’hotel e la richiesta d’asilo. Sulla questione è persino intervenuto Donald Trump: il presidente Usa prima ha scritto su Truth che l’Australia avrebbe commesso «un terribile errore umanitario», se non avesse concesso asilo alle calciatrici iraniane, aggiungendo che in tal caso lo avrebbero fatto gli Stati Uniti. Poi si è complimentato col premier australiano Anthony Albanese per aver affrontato nel modo giusto la situazione.

Cinecittà, nuovo blitz della Guardia di finanza per acquisire i bilanci 2022 e 2023

Nella mattina di martedì 10 marzo 2026, la Guardia di Finanza ha effettuato un nuovo blitz negli uffici di Cinecittà a Roma. Lo riporta l’Adnkronos, spiegando che starebbe acquisendo la documentazione relativa ai bilanci 2022 e 2023. Già qualche mese prima le Fiamme Gialle si erano recate negli stessi uffici per acquisire i documenti riguardanti i finanziamenti pubblici di alcuni film. Sotto la lente erano finiti in particolare Siccità, L’immensità e Finalmente l’alba rispettivamente di Paolo Virzì, Emanuele Crialese e Saverio Costanzo. Gli investigatori avevano chiesto di fornire gli atti riguardanti il tax credit, cioè la procedura che consente alle produzioni cinematografiche di recuperare parte delle spese sostenute. Ora, secondo Domani, i finanzieri starebbero controllando i finanziamenti concessi a Queer diretto da Luca Guadagnino (2024) e alla serie M – Il figlio del secolo, adattamento del best seller di Antonio Scurati diretto da Joe Wright (2025).

Il M5s chiede a Giuli di riferire in commissione Cultura

Il nuovo blitz è stato confermato dalla stessa Cinecittà in una nota: «Questa mattina nell’ambito del filone di indagine risalente al periodo 2022/2023 la Guardia di Finanza si è presentata presso la nostra sede per acquisire documentazione necessaria ad accertamenti. Cinecittà ha come sempre garantito la massima, piena e utile collaborazione». Intanto il deputato del Movimento 5 stelle Gaetano Amato ha chiesto al ministro Alessandro Giuli di riferire in commissione Cultura.