
L’uso di un vaccino a mRna (Pfizer o Moderna) dopo la prima dose di Astraneca è supportato da una serie di studi su diverse centinaia di persone. Decisivi, per l’Aifa, i risultati di due indagini condotte in Spagna e nel Regno Unito, che hanno indicato un “rilevante potenziamento della risposta anticorpale” e una buona capacità di produrre difese, a fronte di effetti collaterali “accettabili e gestibili”. Il cambio di rotta permetterà di minizzare anche i rischi residuali della seconda dose di Astrazeneca, stimati in circa 1,3 casi di trombosi associata a basse piastrine ogni milione di somministrazioni.
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