Assegnato il premio Nobel per la Medicina 2025. Il Karolinska Institutet ha deciso di premiare Mary E. Brunkow, Fred Ramsdell e Shimon Sakaguchi per i loro studi sul sistema immunitario, in particolare sulla sua capacità di non attaccare i tessuti dell’organismo e di reagire alle infezioni. Ricerche con cui si è scoperto non solo per quale motivo non tutti i soggetti sviluppano gravi patologie autoimmuni, ma anche nuove terapie per combattere il cancro. Ecco chi sono i tre scienziati e i dettagli sulla loro ricerca premiata con l’ambito riconoscimento.
Chi sono Brunkow, Ramsdell e Sakaguchi, vincitori del Nobel per la Medicina 2025

Classe 1961, Mary E. Brunkow ha conseguito un dottorato di ricerca a Princeton ed è Senior Program Manager presso l’Institute for Systems Biology di Seattle. Fred Ramsdell, immunologo 65enne, si è formato presso l’Università della California a Los Angeles e oggi è consulente scientifico alla Sonoma Biotherapeutics, azienda specializzata nella cura di malattie autoimmuni e infiammatorie cercando di ristabilire l’equilibrio del sistema immunitario. Con il suo team ha identificato la proteina Forkhead Box P3 nei bambini affetti dalla sindrome IPEX e ha determinato il suo ruolo cruciale nello sviluppo delle cellule T regolatrici. Nel 2017 ha ricevuto il premio Crafoord per la ricerca sulla poliartrite assieme a Alexander Rudensky e Sakaguchi, con cui oggi condivide il Nobel. Quest’ultimo, classe 1951, ha una laurea in Medicina e un dottorato di ricerca conseguiti a Kyoto: oggi è docente emerito all’Immunology Frontier Research Center dell’università di Osaka.
Le fasi della ricerca che ha portato al riconoscimento
Come spiegato in un comunicato stampa dal comitato per il Nobel, la ricerca vincitrice affonda le radici in un primo studio del 1995. Andando controcorrente rispetto alla comunità scientifica per cui si credeva che la tolleranza immunitaria derivasse solamente dall’eliminazione di cellule immunitarie potenzialmente dannose nel timo, organo in cui si selezionano i linfociti fondamentali per la difesa dell’organismo, Sakaguchi identificò un nuovo tipo di cellule, le T regolatrici. Sei anni dopo, nel 2001, Brunkow e Ramsdell scoprirono invece il Foxp3, la cui mutazione può generare malattie autoimmuni sia nei topi sia egli esseri umani: fra queste, la IPEX che colpisce prettamente i bambini maschi. Per farlo, studiarono alcuni test degli Anni 40 sulle conseguenze delle radiazioni nell’ambito del Progetto Manhattan. In un laboratorio del Tennesse infatti alcuni topi erano nati malati, con pelle squamosa e ghiandole linfatiche ingrossate, tanto da sopravvivere solo poche settimane.
Our immune system is an evolutionary masterpiece. Every day it protects us from the thousands of different viruses, bacteria and other microbes that attempt to invade our bodies. Without a functioning immune system, we would not survive.
— The Nobel Prize (@NobelPrize) October 6, 2025
One of the immune system’s marvels is its… pic.twitter.com/TzBWuIrTgn
Denominati scurfy, attirarono l’attenzione dei ricercatori. Data la limitata strumentazione dell’epoca, si resero conto solamente che la mutazione sfociava in una malattia nei maschi, mentre le femmine vi potevano convivere. Solo negli Anni 90 si scoprì che causava una ribellione del sistema immunitario. Il lavoro di Ramsdell e Brunkow agli albori del nuovo millennio si concentrò proprio su tale settore, portando all’individuazione del gene Foxp3. Nel 2003, Sakaguchi dimostrò come lo stesso Foxp3 controllasse lo sviluppo delle cellule T regolatrici, che impediscono ad altri linfociti di attaccare per errore i tessuti dell’organismo e assicurano che il sistema si calmi dopo aver eliminato un invasore. Una scoperta che ha aperto nuove strade terapeutiche contro il cancro e migliorato le tecniche per ridurre il rigetto nei trapianti.
