È finita così. È finita che il campo largo, anzi ultra largo, anzi grandangolare, ha perso pure in Calabria. Ha rivinto Roberto Occhiuto dopo aver già conquistato la Regione nel 2021. A niente sono servite le promesse alla Cetto La Qualunque di Pasquale Tridico, già presidente dell’Inps, che per settimane si è concentrato sulle disavventure giudiziarie di Occhiuto per rimarcare la sua presunta diversità antropologica (onestà onestà onestà).

In Calabria FI resta il primo partito
Forza Italia rimane il primo partito della Regione, mentre al secondo posto c’è la lista civica Occhiuto Presidente, che – mentre finiamo di scrivere questo pezzo – è sopra il 12 per cento. Terzo posto per Fratelli d’Italia mentre al quarto c’è la Lega di Matteo Salvini che non è ancora riuscito a cavalcare il tanto atteso effetto Vannacci (anche se il Carroccio è cresciuto dall’8,3 per cento del 2021 al 9,4).

Il campo largo punta su Toscana, Puglia e Campania
Ma i problemi più grossi ce li ha il campo largo, che ha trovato la sua strategia nella minimizzazione dei risultati elettorali. La linea del Pd infatti è: chissenefrega delle Marche o della Calabria, tanto si vince nelle Regioni più popolose. «Come abbiamo detto fin dal primo giorno, i conti di questo turno elettorale andranno fatti alla fine», ha detto lunedì Igor Taruffi, responsabile Organizzazione nella segreteria nazionale del Pd. «Marche e Calabria sono due importanti Regioni che insieme contano circa 3 milioni di abitanti. Nelle prossime settimane voteranno regioni come Toscana, Puglia che contano oltre 4 milioni di abitanti ciascuna. O la Campania, con 6 milioni di abitanti, la seconda regione più popolosa d’Italia e la prima del Mezzogiorno. Solo dopo il 23 novembre potremo fare una valutazione politica e un bilancio più compiuto».

Nel Pd di Schlein sta per scattare la resa dei conti
Tra pochi giorni si voterà in Toscana e il Pd sicuramente trarrà maggiore giovamento dalle urne che consegneranno la vittoria a Eugenio Giani, presidente di Regione uscente. Anche se alla fine dovesse finire 3-3, il computo di queste elezioni non sarebbe la risoluzione di tutti i problemi del campolarghismo. Anche perché nel partito di Elly Schlein sta per scattare una resa dei conti. Il 24 ottobre a Milano i riformisti del Pd organizzeranno un incontro dal taglio economico sociale per rilanciare la sfida alla segretaria. Ma non è l’unico appuntamento. Il 31 ottobre si svolgerà a Livorno il convegno “Le politiche di sicurezza dell’Unione europea”, organizzato da Libertà Eguale. In programma, gli interventi di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, Lorenzo Guerini, presidente del Copasir, Stefano Ceccanti, già parlamentare del Pd e professore di diritto pubblico comparato all’Università di Roma La Sapienza, Lia Quartapelle, deputata del Pd e membro della commissione Esteri della Camera. Le conclusioni sono affidate a Enrico Morando, presidente nazionale di Libertà Eguale. «Bisogna superare un divario tra le coalizioni», dice il professor Ceccanti a Public Policy. «Quella di centrodestra ha posizioni interne assolutamente eterogenee su questi temi non meno del cosiddetto campo largo, ma alla fine, favorita anche dai vincoli esterni più forti per chi sta al governo, riesce in qualche modo a disciplinarsi. All’opposizione il Pd quale maggior partito, anche per la sintonia con i capi di Stato che si sono susseguiti, non mostra ancora una forza tale da disciplinare il proprio campo su chiare posizioni euroatlantiche».

La Leopolda ‘riformista’ applaude Bonaccini
Come si capisce, il clima è frizzante: Stefano Bonaccini, presidente del Pd e capo di Energia Popolare, va alla Leopolda e strappa gli applausi caricando a testa bassa destra e governo. Forse prendendo applausi da un pubblico cambiato. Un pubblico che qualche tempo fa non lo avrebbe applaudito così fragorosamente. Ma visto il clima che c’è nella Casa Riformista, ultima invenzione di Renzi, forse alla Leopolda avrebbero applaudito persino Giuseppe Conte.
