La Corte penale internazionale ha precisato che il recesso di uno Stato dallo Statuto di Roma «non ha alcun effetto sui procedimenti in corso o su qualsiasi questione già all’esame della Corte prima della data in cui il recesso ha avuto effetto». Lo ha spiegato all’Ansa l’organo giudiziario dell’Aja in merito alla validità del mandato di arresto nei confronti di Vladimir Putin, qualora il presidente russo dovesse recarsi in Ungheria per un colloquio con Donald Trump. La Corte ha inoltre ricordato che l’esecuzione delle sue decisioni «è un obbligo giuridico e una responsabilità» a cui gli Stati parte sono tenuti.
Il ministro degli Esteri di Budapest Szijjártó: «Garantiremo la sicurezza di Trump e Putin»
La stessa istituzione ha sottolineato che «si affida agli Stati per l’esecuzione delle sue decisioni», evidenziando come tale dovere derivi direttamente dallo Statuto di Roma. In caso di dubbi, ha aggiunto, i Paesi possono consultare la Corte, ma «non spetta agli Stati determinare unilateralmente la fondatezza delle decisioni giuridiche della Corte». Intanto, da Budapest, il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha annunciato che l’Ungheria «è pronta a creare le condizioni appropriate affinché i presidenti americano e russo possano tenere colloqui in condizioni di sicurezza e pace». Szijjártó ha precisato che «tutte le questioni tecniche, dal luogo alla tempistica, devono ancora essere decise», ma che ulteriori dettagli saranno comunicati una volta stabilita la data del vertice.
