Le porte girevoli di Sangiuliano e la morale intermittente

C’è chi cambia auto, chi taglio di capelli e chi, più ambiziosamente, mestiere. Gennaro Sangiuliano appartiene a quest’ultima categoria: ex direttore del Tg2, ex ministro della Cultura, ex corrispondente Rai da Parigi e ora candidato capolista in Campania per Fratelli d’Italia, come ufficializzato con un’intervista al Corriere della sera. Una carriera a fisarmonica, dove il bello non è la musica, ma vedere come le dita si muovono svelte sulla tastiera del potere.

Le porte girevoli di Sangiuliano e la morale intermittente
Gennaro Sangiuliano (foto Ansa).

Doverosa precisazione: non ce l’abbiamo con Sangiuliano, che è persona simpatica e a modo. Ammiriamo persino il suo candore, quando passa da un ruolo all’altro con la naturalezza con cui ci si cambia d’abito. E manifestiamo comprensione per certe sue debolezze: capita, a ogni latitudine del potere, che l’adrenalina si confonda con l’attrazione. Non è un reato, è solo biologia applicata alla vanità.

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Il fenomeno è trasversale, non certo soltanto a destra

In Italia le porte girevoli non sono un’architettura: sono un carattere nazionale. Servono a entrare in Rai da giornalista e uscirne da politico, per poi rientrare come opinionista rigorosamente super partes. Il fenomeno è trasversale. Come dimostrano i casi di Michele Santoro, Lilli Gruber, Lucia Annunziata e altri che dimentichiamo, guai ad attribuirgli un solo colore. La coerenza è una virtù sopravvalutata, mentre la visibilità paga sempre puntuale.

Le porte girevoli di Sangiuliano e la morale intermittente
Le porte girevoli di Sangiuliano e la morale intermittente
Le porte girevoli di Sangiuliano e la morale intermittente

Sangiuliano dunque non è certo l’unico. Mario Sechi, per dire, ha inaugurato il modello ping pong: un colpo a Palazzo Chigi, uno in redazione, uno su X a ricordare che il giornalismo deve essere libero. E ancora prima, ormai persa nella notte dei tempi, una candidatura nelle liste della montiana Scelta Civica, perdonabile anche quella perché – come dice Osgood Fielding III a Daphne nella chiusa di A qualcuno piace caldo – nessuno è perfetto.

Le porte girevoli di Sangiuliano e la morale intermittente
Mario Sechi (Imagoeconomica).

Ci si scandalizza solo quando un magistrato lascia la toga

Il dato resta incontrovertibile. In questo Paese quello dei giornalisti è uno dei forni dove attinge la politica che, riconoscente, li assume in blocco: non importa se come portavoce, sottosegretari o semplici esperti di comunicazione. Non si sfornano idee, ma volti noti. La parte più comica, però, è la morale intermittente. Questi eroi della trasparenza sono i primi a scandalizzarsi se un magistrato lascia la toga per candidarsi. «Inaccettabile. Mette a rischio la credibilità delle istituzioni», gridano indignati magari durante un’intervista registrata tra un santino elettorale e una comparsata a Porta a porta.

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Gennaro Sangiuliano quando era ministro della Cultura e andava a Pompei assiem alla commissaria europea Elisa Ferreira (foto Ansa).

L’unico caso in cui l’autoreferenzialità diventa competenza

Ma quando la toga diventa giacca blu e la giacca torna microfono, allora tutto si sublima in percorso umano, testimonianza civile. Tradotto: vale per gli altri, ma non per noi che siamo professionisti della vocazione. Non c’è nulla di male, intendiamoci: in fondo è economia circolare. Il giornalista entra in politica, accumula un po’ di potere, poi torna a raccontarlo da esperto di se stesso. È l’unico caso in cui l’autoreferenzialità diventa competenza. Il pubblico oramai si è assuefatto: riconosce le facce, applaude le stesse battute, si commuove alle stesse indignazioni. È tutto molto coerente, se si accetta che la coerenza sia soltanto un’opinione.