Non si era mai visto nell’ultimo partito leninista rimasto in Italia, la Lega di Matteo Salvini, un tale livello di insoddisfazione. Forse nemmeno quando l’attuale segretario prese il potere rottamando Umberto Bossi, travolto dall’età, dal malessere e dalle vicende politico-giudiziarie. Lo stile della casa è sempre stato un altro rispetto al Partito democratico, dove i panni si lavano in pubblico – un’ostensione quotidiana di cenci volanti, ovviamente prima che arrivasse Elly Schlein alla guida – grazie a dichiarazioni social e interviste e convegni.

Le colpe per la disastrosa campagna elettorale in Toscana
A far rompere l’ordine e la disciplina del Carroccio ci ha pensato Roberto Vannacci, generale in pensione con la passione per le incursioni. L’autore di bestseller della destra italiana, diventato vicesegretario federale, è stato anche responsabile della campagna elettorale in Toscana, invero disastrosa. Sarebbe naturalmente ingeneroso attribuire tutta la responsabilità al Gip (Generale in pensione) Vannacci per i mali della Lega, partito che ha cercato l’evoluzione da etno-regionalista a nazionale e nazionalista riuscendoci solo in parte.
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Il salvatore della patria che non poteva permetterselo per davvero
Ma sarebbe pure fin troppo generoso non vedere che Vannacci si è auto-trasformato in salvatore della patria senza poterselo permettere per davvero. Non sapremo mai se l’effetto Vannacci esista o sia un’illusione ottica. Fatto sta che nella Lega ormai lo possono davvero sopportare in pochissimi. Da Luca Zaia ad Attilio Fontana passando per Gian Marco Centinaio, è lunga la lista di leghisti di peso ad avercelo sul gozzo.
Ribattezzato “Generale Badoglio”, ma qualcuno suggerisce “Generale Cadorna”
Sembra averlo capito persino Salvini, che in questi mesi è stato sollecitato da diversi esponenti leghisti sull’argomento. Susanna Ceccardi, europarlamentare, già candidata alle elezioni regionali in Toscana nel 2020, ha più volte spiegato al suo segretario che Vannacci – che nella Lega è stato ribattezzato “Generale Badoglio”, anche se qualcuno suggerisce che sarebbe meglio chiamarlo “Generale Cadorna” – è soltanto un peso per il Carroccio. In diversi, spinti dalle pulsioni identitarie di Vannacci per la Decima Mas, hanno persino rispolverato il vecchio e leggendario antifascismo di Bossi, che ai tempi tuonava contro Jean-Marie Le Pen. Invece Salvini, parecchi anni dopo, stringeva accordi con la figlia Marine.

Nell’ultima riunione del Consiglio federale, al quale Vannacci non s’è presentato (e non è neanche la prima volta), è stato deciso che i Team Vannacci non potranno fare concorrenza politica alla Lega e dovranno limitarsi ad attività meramente culturali (anche se lui vuole tirare dritto e ha detto che «l’azione e l’impegno dei team va avanti senza esitazione, come prima e più di prima»).
Farà la fine di Flavio Tosi, normalizzato e poi buttato fuori?
La verità è che nessuno ormai è in grado di bloccare lo strapotere vannacciano. Magari un giorno, chissà quando, Vannacci farà la fine di Flavio Tosi, che pure era un leghista vero e non importato, verrà normalizzato e buttato fuori. Non adesso però, con tutti questi appuntamenti elettorali regionali. Non adesso che Vannacci ha già portato a casa dei risultati per sé.

Il tentativo di vannaccizzare la Lega non sta funzionando
In Toscana è riuscito a far eleggere il suo assistente parlamentare, Massimiliano Simoni, ex finiano di cui la nostra rubrica Pigiama Palazzi si è già occupata. È, al momento, l’unico consigliere regionale che la Lega ha eletto in Toscana. Anche altrove il generale in pensione ha provato a vannaccizzare la Lega, inserendo nelle liste nomi di fiducia del suo “Mondo al contrario”. In Veneto, dove si vota il 23 e 24 novembre, non c’è spazio per incursioni, ha spiegato alla Cronaca di Verona il segretario provinciale Paolo Borchia, eurodeputato molto vicino a Salvini: «Toscana e Veneto sono partite molto distinte, diverse. Noi abbiamo liste con molti sindaci e amministratori, abbiamo una classe dirigente di alto livello, tanti consiglieri regionali uscenti che hanno fatto bene».

L’elettorato non vuole fare a meno degli stilemi comunicativi populisti
Vannacci però rivendica di aver preso 72 mila voti in Veneto alle Europee del 2024, a dimostrazione del fatto che a non volerlo non è il popolo, semmai i vecchi tromboni attaccati alle poltrone. Decisamente più preferenze di quelle di Borchia, arrivato secondo con 20.500. Finché è presente, nella Lega, e finché è vicesegretario federale, Vannacci potrà agilmente dimostrare che, almeno dal punto di vista personale, non è secondo nemmeno a se stesso. D’altronde la logica della rottamazione e del tutti a casa ha sempre un certo fascino sull’elettorato, che non sembra più poter fare a meno degli stilemi comunicativi populisti.















