Girano i nomi dei “generaloni” anche per il prossimo turno di presidenza dell’Eni. Dopo Giuseppe Zafarana, l’ex comandante generale della Guardia di finanza arrivato al grattacielo dell’Eur a maggio 2023 e già sul punto di essere “archiviato” da tutti, per la successione si parla di Andrea De Gennaro, attuale numero uno delle Fiamme gialle. Il mandato dura tre esercizi, ma la battaglia per conquistare l’ambitissima poltrona è già cominciata. Va detto che nelle segrete stanze del potere, quando arriva un ex militare o un ex esponente di altissimo livello delle forze dell’ordine alla guida di una grande società legata al mondo statale, anche se quotata in Borsa, si parla del classico giro di giostra, che somiglia più a una buonuscita, molto ben pagata, per il lavoro svolto quando non si era ancora in pensione. Può apparire come una cinica malignità, ma è sempre stato il ragionamento fatto dai politici, sia nella Prima Repubblica sia nella Seconda e pure nella Terza, se esiste. Anche perché con la durata di un mandato pieno da presidente si può mettere in cascina più o meno 1 milione di euro, che è sempre un bel tesoretto per la terza età. Ma potrebbe esserci una sorpresa, in Eni. Che al momento è top secret. Già, perché con la riconferma, scontatissima, di Claudio Descalzi come amministratore delegato, un super esperto del settore che non ha eguali – roba che pure i sauditi ce lo invidiano – spunta l’esigenza della parità di genere, e quindi di piazzare alla presidenza una donna. Tema importante, anche in termini di immagine. Visto che non ci sono generali di sesso femminile in uscita per andare in pensione, che si fa? Ecco così la pazza idea, che pare inverosimile ma è senz’altro considerata suggestiva da molti, fa spuntare per la presidenza di Eni il nome di Augusta Iannini. Che poi è la moglie di Bruno Vespa. Attenzione, perché ha un curriculum inattaccabile: “Tina”, come la chiamano le amiche e gli amici di lungo corso, dopo una vita passata nella magistratura attualmente è consigliere d’amministrazione, indipendente, di Snam. Quindi è già nel settore energetico. E come si legge nel suo cv, che sta girando “dove si decide”, è stata vicepresidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali (ossia la Privacy) dal 2012 al 2020, è presidente degli organismi di vigilanza di Esselunga e delle consociate Atlantic ed Esserebella, ha un posto nel cda di Lottomatica Group e dell’Ospedale San Raffaele. Sarebbe una candidatura di tutto rispetto, quella di Iannini. E consoliderebbe ancora di più il legame tra Bruno Vespa e Giorgia Meloni, si sente dire nei corridoi di Palazzo Chigi.
Piano Mattei, tornano le navi tra Italia e Libia
In fondo è anche questo il Piano Mattei, quello che piace tanto a Giorgia Meloni: far tornare a viaggiare le navi tra Italia e Libia: così da Vado Ligure ecco che la compagnia Blue Lines, napoletana ma degli imprenditori libici Rodwan El Magrebi e Mohamed Ghola Aimen, collegherà il nostro Paese con il porto di Misurata. Tre le navi mercantili in mare: Marin, Lider Trabzon e Lider Haluk, lunghe fino a 150 metri, capaci di trasportare dalla frutta alle automobili, fino ai cosiddetti “fuori sagoma”, i contenitori che non richiedono temperatura controllata e i rotabili, come sottolineano dal porto della Liguria. La banchina vanta un’area dedicata ai libici in grado di far sostare nel piazzale 800 vetture in attesa del viaggio, previsto nello scalo ogni 20 giorni.
Ma Tajani aveva letto la manovra?
Si agitano, contestano la manovra elaborata da Daria Perrotta, la ragioniera generale dello Stato e “protetta” del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ma gli alleati di Meloni avevano letto le cifre che erano state inserite? Un esempio è utile: il vicepremier e ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, dalle colonne del quotidiano Milano Finanza aveva detto «molto bene» il 18 ottobre, iniziando il commento alla manovra, per continuare affermando che «è parte di una strategia complessiva che comprende i cinque anni della legislatura. La nostra visione è chiara: ridurre la pressione fiscale, aiutare il ceto medio, far crescere i salari poveri, aiutare le imprese e continuare a batterci per la sanità». Poi però il testo è stato letto a Cologno Monzese, e allora il giudizio ufficiale di Forza Italia è cambiato. Facendo venire il dubbio che il povero Tajani, di quel testo, forse aveva letto solo i titoli e non era entrato nei dettagli, come invece viene sempre fatto dalla famiglia Berlusconi quando si parla di soldi e si tocca quella che l’indimenticato Cavalier Silvio definiva la “carne viva” delle attività imprenditoriali del gruppo…

Ferragamo piace in America, però al Borro chi ci va?
Nel Nord America le vendite di Ferragamo crescono del 15,6 per cento secondo i dati del terzo trimestre diffusi dal gruppo della moda, e non solo. Per la verità il fatturato cala, in milioni di euro, da 744 a 695. Comunque il brand Salvatore Ferragamo sta attuando una nuova strategia aziendale: certo che alla tenuta Il Borro, in Toscana, quella che una volta era del duca Amedeo d’Aosta prima di passare alla famiglia di origine avellinese che ha avuto successo nella moda, e in particolare grazie alle calzature, nessuno vuole andare a lavorare nel settore della comunicazione. Sarà perché il contratto offerto è solo della durata di un anno, e soprattutto che occorre trasferirsi per l’intero periodo nella tenuta, e quindi lontano dai centri dove i gruppi editoriali “producono” le notizie, fatto sta che nel borgo aretino ancora manca il classico ufficio stampa dedicato. Chissà se un giorno lo troveranno.
Al funerale di Ghigliani, ad di La7
Che fosse amato e apprezzato dai colleghi era cosa nota, ma a giudicare dall’afflusso di partecipanti al suo funerale era stimato anche nel mondo economico e politico. A Roma, a piazza del Popolo, si sono presentati in tanti per l’ultimo saluto a Marco Ghigliani, l’amministratore delegato di La7 morto all’età di 60 anni. Tra la folla c’era ovviamente l’editore Urbano Cairo e il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana. Sul lato sinistro fuori dalla chiesa però due persone si sono messe a parlare tra loro, lontano da orecchi indiscreti. Chi erano? Il comunicatore di Sergio Mattarella, Giovanni Grasso, e la vicedirettrice del Corriere, Fiorenza Sarzanini. «La prossima direttrice di via Solferino», sussurrava qualcuno…






