Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti torneranno a testare armi nucleari per la prima volta in 33 anni. In un post su Truth Social, il presidente americano ha scritto: «A causa dei programmi di test di altri Paesi, ho incaricato il Dipartimento della Guerra di iniziare a testare le nostre armi nucleari per ristabilire la parità. Quel processo inizierà immediatamente». Il messaggio è arrivato meno di un’ora prima dell’incontro con il leader cinese Xi Jinping in Corea del Sud, il primo tra i due dal 2019.
Gli Stati Uniti non fanno un test atomico dal 1992, quando il presidente George H. W. Bush ne sospese ufficialmente l’uso. Trump ha detto di voler reagire ai test di Russia e Cina, ma non ci sono prove che Mosca o Pechino abbiano effettuato esplosioni nucleari negli ultimi decenni. Washington, Mosca e Pechino hanno infatti limitato le verifiche a simulazioni digitali e test “subcritici”, come le esercitazioni con missili che possono trasportare bombe atomiche, ma senza effettuare detonazioni. Solo la Corea del Nord, nel 2017, ha fatto esplodere un ordigno nucleare.
Il ritorno ai test nucleari ha poco senso
L’annuncio di Trump è arrivato alcuni giorni dopo che Vladimir Putin ha reso noto il test di due nuove armi – il missile Burevestnik e il siluro Poseidon – entrambe capaci di trasportare testate nucleari. Il Cremlino le ha definite «strumenti per garantire la sicurezza nazionale», ma dal punto di vista strategico non fanno guadagnare alla Russia nessun reale vantaggio. Per questo, il ritorno ai test esplosivi annunciato da Trump ha poco senso: gli arsenali americani sono già verificati tramite simulazioni e test subcritici, e una detonazione reale aumenterebbe le tensioni internazionali senza vantaggi pratici. Rischiano, anzi, di spingere Mosca a fare lo stesso.
