Dopo il secondo via libera del Senato, per l’adozione della riforma della magistratura che mira a separare le carriere di giudici e pubblici ministeri manca solo un ultimo step: il referendum confermativo. Sia la maggioranza che l’opposizione hanno fatto sapere di essere intenzionate ad avviare le procedure per la consultazione referendaria: serviranno le firme di un quinto dei parlamentari di una Camera o di 500 mila elettori o la richiesta da parte di cinque Consigli regionali. Le cose da sapere.
Separazione delle carriere: quando si terrà il referendum

Il referendum confermativo (o costituzionale) sarà necessario perché in occasione del voto in Parlamento non è stata raggiunta la maggioranza qualificata dei due terzi. Con il secondo sì del Senato si è aperta una finestra di tre mesi durante la quale sarà possibile fare richiesta di referendum: la consultazione referendaria è prevista per la primavera del 2026.
Separazione delle carriere: servirà il quorum?

Per il referendum sulla riforma della giustizia non servirà il quorum. Nelle consultazioni referendarie confermative, con cui il popolo decide se confermare o meno una legge di riforma costituzionale già approvata da Camera dei deputati e Senato, ma senza la maggioranza qualificata dei due terzi, il quorum non è infatti richiesto. Si procederà dunque al conteggio dei voti espressi indipendentemente dalla partecipazione o meno alla consultazione della maggioranza degli aventi diritto. E il risultato, ovviamente, sarà valido.
Separazione delle carriere: le posizioni dei partiti
Come detto, entrambi gli schieramenti hanno fatto sapere di essere intenzionati ad avviare le procedure per il referendum. Le opposizioni, in particolare, hanno già annunciato il ricorso alla consultazione con la raccolta di firme dei propri parlamentari. Per quanto riguarda le posizioni dei partiti, la maggioranza è sempre stata compatta nel sostenere la riforma. Forza Italia ha esultato in modo particolare per il quarto via libera parlamentare: «Siamo orgogliosi di aver realizzato il sogno di Silvio Berlusconi, che ha creduto fino all’ultimo giorno in questa riforma», ha dichiarato Licia Ronzulli, vicepresidente del Senato. Favorevole anche Azione: come ha spiegato Carlo Calenda, la riforma della magistratura figura nel programma del partito fin dalla sua fondazione. Il resto dell’opposizione, contrario, ha evidenziato che già la riforma Cartabia del 2022 ha introdotti consistenti limiti ai passaggi di carriera dei togati, che avvengono peraltro in numeri molto limitati: ce ne può essere solo uno, e solo nei primi nove anni dall’entrata in servizio. Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha parlato di «riformicchia» e di «bandierina ideologica che non risolve nemmeno uno dei problemi della giustizia». Proprio Renzi si dimise da primo ministro nel 2026, dopo l’esito avverso di un altro referendum costituzionale che lui stesso aveva promosso: Giorgia Meloni ha già precisato che, indipendentemente dal risultato della consultazione, non farà alcun passo indietro.
Cosa prevede la riforma della giustizia
La riforma, che verrà adottata in caso di vittoria del sì, prevede la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, con concorsi distinti e l’impossibilità di passare da una funzione all’altra nel corso della carriera. La riforma stabilisce inoltre la divisione del Consiglio Superiori della Magistratura in due organismi separati, uno requirente e l’altro giudicante. Rappresenta poi un’ulteriore trasformazione l’istituzione di un’Alta Corte per i procedimenti disciplinari, finora gestiti dal Csm.
