Report, il caso Ghiglia e la destra in subbuglio: le pillole del giorno

Il caso Agostino Ghiglia non è ancora finito, e nella maggioranza di governo cominciano a serpeggiare malumori e imbarazzi. «Crede di essere Gianni Letta», è uno dei commenti meno negativi che circolano nei confronti del componente del Garante della protezione dei dati personali, uno che ha tanti amici a destra, dove è nato politicamente. La puntata di domenica 2 novembre di Report – dopo la legnata della sanzione emessa contro Sigfrido Ranucci, che era stato oggetto di un attentato solo pochi giorni prima – ha fatto il botto di ascolti, con 1 milione e 700 mila telespettatori e il 9,7 per cento di share: è andata in onda nonostante i tentativi di bloccarla proprio da parte di Ghiglia, che aveva chiesto di non divulgare «conversazioni acquisite illecitamente» visto che riguardavano la sua «corrispondenza riservata». Ranucci però ha mostrato ugualmente un messaggio della chat dell’ufficio di Ghiglia in cui si parlava della sua contestata visita a via della Scrofa, sede di Fratelli d’Italia, proprio il giorno prima della multa da 150 mila euro per il caso Sangiuliano, in cui si legge: «Vado da Arianna (Meloni, ndr)». Ghiglia però si era giustificato dicendo di essere andato lì per parlare col direttore del Secolo d’Italia Italo Bocchino.

Le opposizioni intanto che fanno? Provano ad alzare i toni dello scontro. Il Partito democratico, con una nota dei suoi componenti nella commissione di Vigilanza Rai, ha chiesto «un passo indietro, chiaro e netto, da parte di chi oggi riveste ruoli di responsabilità all’interno dell’Autorità», visto che «è venuta meno, se mai è davvero esistita, la credibilità e l’autonomia dell’attuale governance». Il Movimento 5 stelle si è accodato, dicendo che «dopo quanto ulteriormente emerso dalla puntata di Report sul conflitto di interessi che coinvolge Agostino Ghiglia, ribadiamo con forza la richiesta che si dimetta. Ma l’inchiesta ha rivelato fatti gravissimi che gettano un’ombra sull’imparzialità e la credibilità dell’intera Autorità: contatti politici, rapporti ambigui e un comportamento che appare tutt’altro che indipendente. Chiediamo l’azzeramento dell’intero collegio del Garante della privacy, affinché si possa ricostruire da zero un’istituzione che sia davvero indipendente, autorevole e al servizio dei cittadini». Dai pentastellati anche un messaggio alla sorella della premier, Arianna Meloni: «Come fa a continuare a stare zitta? Anche oggi parlerà domani? Non sente il dovere di spiegare nel dettaglio cosa si è detto nel suo incontro con Ghiglia?».

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A proposito di dem, Report tra l’altro ha messo in luce anche la straordinaria rete di relazioni a destra del presidente dell’Authority Pasquale Stanzione: eppure la sua nomina era stata caldeggiata dal Pd, tanto che in molti parlano, citando il romanzo di Carlo Emilio Gadda, del «pasticciaccio brutto del Garante della Privacy». Che poi: nel Garante non sono obbligati a tenere un registro degli incontri con qualsiasi persona, in particolare con i politici, e renderli pubblici? Nel centrodestra c’è molta preoccupazione: «Chi ci ha dato un problema una volta, tornerà a farlo anche per una seconda volta, e sarà peggio della precedente», sussurra qualcuno…

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Pasquale Stanzione (foto Imagoeconomica).

I meloniani vogliono una nuova authority

Dopo il caos sul Garante della privacy, ecco da Fratelli d’Italia la proposta che nessuno si aspettava: creare una nuova authority, come se non ce ne fossero già abbastanza, diventate ormai cimiteri di politici riciclati. Ma a cosa servirebbe? A velocizzare le procedure di sfratto di abitazioni, in affitto a inquilini morosi da almeno due mesi consecutivi. La proposta di legge è stata presentata al Senato da Paolo Marcheschi di FdI, e prevede appunto la nascita di una Autorità per l’esecuzione degli sfratti, collegata al ministero della Giustizia. La proposta prevede che, dopo il mancato pagamento di due mensilità consecutive e la segnalazione del proprietario dell’immobile, l’inquilino ha 15 giorni per pagare. Se non lo fa, ecco l’intervento all’Authority per l’esecuzione degli sfratti che, valutati i documenti, dispone il rilascio dell’immobile entro sette giorni dal ricevimento dell’istanza. Sfratto eseguito entro 30 giorni da quando è stato emesso, prorogabili al massimo in 90 giorni. C’è già chi la chiama “legge anti-Salis”…

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Paolo Marcheschi, senatore di Fratelli d’Italia (foto Imagoeconomica).

Metsola va per Formiche e scommesse

Due giornate romane, lunedì 3 e martedì 4 novembre, per Roberta Metsola, presidente del parlamento europeo. Nella sua agenda c’è una lunga serie di visite istituzionali, compreso un incontro con il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, senza dimenticare di vertici con il capo di Coldiretti, Ettore Prandini, e il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti. Il board con Coldiretti è in programma nel pomeriggio di lunedì, e al termine Metsola sarà presente assieme al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani nella Galleria del Cardinale, a Palazzo Colonna, alla cena-evento organizzata da Formiche. Qui, nel think-tank di Paolo Messa, parteciperanno i presidenti e gli amministratori delegati di numerosi gruppi pubblici e privati: tavoli acquistati da sponsor e mecenati per un totale di 200 persone. Metsola e Tajani saranno insieme anche alla Fiera di Roma, all’evento “Sigma Central Europe Summit 2025”, la kermesse del settore del gioco e delle scommesse. Ma questo non ditelo a Giuseppe Conte e ai pentastellati, che contro quel comparto hanno sempre lottato, specie quando c’era Luigi Di Maio

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Roberta Metsola, presidente del parlamento europeo (foto Imagoeconomica).