Garantire il non-digitale è un diritto, non un ritorno al passato

La modernità ci è arrivata addosso con la forma di una finestra blu: “Accedi con SPID”. L’innovazione amministrativa italiana si gioca ormai tutta lì: piattaforme, codici temporanei, app, autenticazioni a due fattori. Ci hanno detto che è progresso, che «così funziona meglio», che «il futuro è digitale». È vero: la digitalizzazione semplifica, velocizza, riduce code, uniforma procedure. Ma solo per chi riesce a starci dentro. Per tutti gli altri, per quelli che davanti allo schermo si perdono, il futuro ha preso la forma di una porta chiusa. Senza nemmeno il cartello “spingere”.

La metà degli italiani ha difficoltà ad accedere ai servizi pubblici via web

In Italia questo non è un dettaglio sociologico: è una frattura. Secondo l’Istat, nel 2024 solo il 45,9 per cento delle persone tra 16 e 74 anni possiede competenze digitali almeno adeguate. Significa che più della metà della popolazione vive in difficoltà quando deve accedere ai servizi pubblici via web. Tra gli over 65, il divario è ancora più netto: non si tratta solo di avere il telefono o avere Internet. Si tratta di sapere cosa farne nel momento in cui devi prenotare una visita, scaricare una certificazione, iscrivere un nipote a scuola, presentare un’istanza, chiedere un sussidio. La cittadinanza oggi passa da uno schermo. Chi non sa attraversarlo, resta fuori.

Garantire il non-digitale è un diritto, non un ritorno al passato
(foto di Vitaly Gariev via Unsplash).

Appuntamenti, certificati, esenzioni: senza web si è esclusi

Lo si vede ogni giorno nelle storie piccole, che non fanno notizia. L’anziana che prende l’autobus alle sei del mattino per andare in Comune, ma il Comune ormai riceve solo su appuntamento, e l’appuntamento si prende online. Il padre migrante che ha bisogno di un certificato scolastico, ma la scuola usa solo una piattaforma digitale con accesso SPID. Il pensionato che deve rinnovare l’esenzione sanitaria ma la pagina “non risponde, riprova più tardi”. Non si tratta di resistenza al cambiamento. È la constatazione che una parte del Paese non ha avuto il tempo, le condizioni o l’età per imparare un linguaggio nuovo.

In Belgio il digitale non può essere l’unico canale

Il digitale è una lingua. E ogni lingua, per essere inclusiva, deve essere insegnata. Non presupposta. Il Belgio, qualche mese fa, ha detto una cosa che sembra banale e invece è rivoluzionaria. La Corte costituzionale di Bruxelles ha stabilito che la pubblica amministrazione non può imporre l’accesso digitale come unico canale. La sentenza del 25 settembre, nata da un ricorso di 24 organizzazioni civiche, afferma che perché la cittadinanza sia universale, deve esistere sempre anche una via non digitale: uno sportello, un telefono che risponde, modulistica su carta. Non per bloccare il digitale. Ma per non perdere le persone. A Bruxelles quel principio nasce da un dato: il 36 per cento dei residenti è in vulnerabilità digitale. Non si tratta solo di tecnologia. Si tratta di diritti. La digitalizzazione, se non accompagnata, produce esclusione. E l’esclusione non si vede più in fila davanti a un ufficio: si disperde silenziosa, invisibile, nel clic che non arriva.

Garantire il non-digitale è un diritto, non un ritorno al passato
(foto di Jon Tyson via Unsplash).

Volete fare qualcosa di sinistra? Garantite un’alternativa

In Italia nessuna Corte lo ha ancora detto con quella chiarezza. Eppure l’evidenza è lì: l’innovazione della PA sta correndo senza corrimano. Le iscrizioni scolastiche avvengono solo online. Le prenotazioni sanitarie si spostano sulle piattaforme regionali. I servizi di welfare territoriale chiedono credenziali elettroniche. L’idea è che «prima o poi impareranno tutti». Ma questo è l’inganno più crudele: non tutti possono imparare. Non alla stessa età, non nelle stesse condizioni, non con lo stesso supporto. Ci sono intere generazioni per cui l’alfabetizzazione digitale non è più un traguardo realistico. E allora sì, qui la questione diventa politica. Volete fare qualcosa di sinistra — non nei discorsi, non negli slogan — ma nella vita reale delle persone fragili? Garantite per legge il diritto a un canale umano. Stabilite che per ogni servizio digitale deve esistere sempre un’alternativa fisica o telefonica funzionante. Non come gentile concessione, non come “servizio ridotto”, ma come diritto pieno.

Il progresso non può diventare un nuovo censo

Questo non è essere contro il progresso. È impedire che il progresso diventi un nuovo censo. È riconoscere che modernità significa includere, non selezionare. È dire che l’innovazione vale solo se nessuno resta indietro. La sinistra, se vuole tornare dove si è sempre collocata — dalla parte di chi rischia di essere escluso — ha qui un terreno concreto, misurabile, verificabile. Non un progetto astratto, non una bandiera simbolica. Un diritto. Semplice. Radicale. Umano. Garantire il non-digitale non è tornare al passato. È impedire che qualcuno venga cancellato dal presente.