Mia Diop e il Pd che si auto-coalizza: anatomia del laboratorio toscano

C’è un po’ di Giani in questa Giunta Schlein. La Regione Toscana è davvero il laboratorio della segreteria nazionale del Partito Democratico, quello dove poter fare gli esperimenti di Giunta migliori, altrove impossibili. Dove la ritrovi infatti una Regione in cui il presidente pur di ottenere la ricandidatura è disposto a venire a patti con se stesso fino a snaturarsi, una Regione dove il Pd può essere generosamente e testardamente unitario, consentendo al M5s di poter finalmente governare la Toscana, insieme a Avs e Casa Riformista, il sogno del campo largo finalmente compiuto, il socialismo democratico applicato prima ancora che Zohran Mamdani abbia preso servizio nella Grande Mela. In Toscana infatti la coalizione può essere accontentata facilmente; un assessore a Conte, uno a Bonelli-Fratoianni, uno a Renzi, il resto al Pd che già si è sacrificato molto perdendo sette consiglieri regionali rispetto a quelli eletti nel 2020. È il Pd a fare coalizione a sé, con tutte quelle anime e componenti che la tengono in piedi. Il Pd è la coalizione delle correnti di se stesso. 

Mia Diop e il Pd che si auto-coalizza: anatomia del laboratorio toscano
Sara Furnaro, Ely Schlein ed Eugenio Giani (Da Fb).

Mia Diop e la folgorazione per Elly Schlein

È in Toscana insomma che si può compiere l’operazione di ingegneria politico-istituzionale di mettere alla vicepresidenza della Regione una giovane studentessa di Scienze Politiche, Mia Diop, classe 2002, fin qui consigliera comunale a Livorno e poco più. Mozione Schlein, certamente: «Elly Schlein ha rappresentato tutte quelle persone che erano molto critiche verso il Pd su alcuni temi. A un certo punto hanno detto: “Oh,­ finalmente c’è qualcuno che ne parla”. Ha parlato, per esempio, della formazione dei giovani. Io non avevo mai sentito dire, da parte di un segretario, che c’è necessità di formare le nuove generazioni», disse Diop nel 2023 in un’intervista per Quale Pd (Laterza). «Anche attraverso una scuola di formazione di partito. Sono tutte cose che si pensano in privato, ma poi in pubblico non le dice nessuno. Un’altra cosa che ho apprezzato, e che secondo me ha fatto presa su tanti, è che fin da subito Schlein non ha mai voluto creare una gerarchia fra diritti civili e sociali. Sono anzi due elementi inscindibili fra di loro, che possono e devono coesistere. Infine, punta davvero sui giovani. Certo, il dialogo con i giovani c’è stato anche prima, ma finora era mancato un progetto condiviso. Schlein ha voluto un ricambio vero sia in Direzione sia in Assemblea, non ascoltando le correnti. Io stessa ho sempre fatto politica nella giovanile del partito senza mai far parte di correnti».

Mia Diop e il Pd che si auto-coalizza: anatomia del laboratorio toscano
Mia Diop con Eugenio Giani (da Instagram).

Il fuoco amico dei riformisti dem

Poi però anche lei è entrata a far parte della corrente di maggioranza schleiniana. I riformisti del Pd le contestano, fra le altre cose, la mancanza d’esperienza necessaria a governare una Regione. «Essere nominata vicepresidente della Toscana a 23 anni significa anche questo: non è vero che i giovani devono aspettare il loro turno, come sostengono quelli che ci vorrebbero tener lontani da tutto. La verità è che il turno non arriva mai, se non siamo noi a prendercelo», replica lei. Molto vicina a Marco Furfaro e a Emiliano Fossi, Diop risponde all’esigenza prioritaria di Schlein di iniziare ad avere finalmente una classe dirigente a sua immagine e somiglianza che stia saldamente nel Palazzo, che abbia rappresentanza nelle amministrazioni, nei Consigli regionali, in Parlamento. A New York Mamdani, a Firenze – via Livorno – Diop.

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Marco Furfaro con Mia Diop (da Instagram).

L’attacco di Vannacci (che ha piazzato in Consiglio il suo assistente)

La destra ne ha subito approfittato per farsi riconoscere. «Nel suo caso, nessuna esperienza e nessun curriculum sono richiesti per ricoprire il delicato e prestigioso incarico conferitole. Sono sufficienti la sua tessera del partito (Pd) e la pelle nera», ha detto Roberto Vannacci, che è riuscito a piazzare in Consiglio regionale – grazie al listino bloccato – il suo assistente parlamentare, Massimiliano Simoni. Pronta la risposta di Fossi, deputato e segretario regionale dem: «Le parole di Roberto Vannacci contro Mia Diop sono un attacco vergognoso e razzista che nulla ha a che vedere con la politica. Offendere la vicepresidente della Regione per il colore della pelle e per l’età è indegno di chi ricopre incarichi pubblici e rivela il livello a cui la destra vuole trascinare il dibattito. Mia Diop è stata scelta per capacità, impegno e responsabilità». In Toscana, ha detto ancora Fossi, «non si giudicano le persone per la provenienza e non si accetta che una giovane donna impegnata nelle istituzioni venga usata come bersaglio propagandistico da chi cerca visibilità insultando gli altri. Il vero problema non è la competenza, ma chi trasforma il razzismo in argomento politico».

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Roberto Vannacci (Ansa).

Le conferme schleiniane della Giunta Giani

La novità Diop è accompagnata anche da diverse conferme della nuova Giunta Giani. Sono state confermate infatti Alessandra Nardini, schleiniana molto vicina ad Andrea Orlando, fin qui assessora all’Istruzione (qualche giorno fa si è fatta notare per aver bollato come maschiliste le critiche politiche di Romano Prodi, Arturo Parisi e Luigi Zanda a Schlein), e Monia Monni, pure lei schleiniana, che avrà la delega alla Sanità, una delle cariche più importanti visto il peso nel bilancio regionale, e che nella precedente Giunta aveva ricoperto l’incarico di assessore all’Ambiente. Una Giunta zohraniana.