La contraerea riformista nel Pd è appena iniziata. Segnatevi questi due nomi, arrivano dalla Toscana, terra che sta dando molta soddisfazione ai cronisti foresti (cioè i non toscani) che si occupano di politica. Sono due neoconsiglieri regionali, rimasti esclusi dalla Giunta di Eugenio Giani: Matteo Biffoni, 22.155 preferenze, e Brenda Barnini, 13.682 preferenze. Il primo, ex sindaco di Prato, ha organizzato un altro appuntamento del tour riformista italiano. Dopo Milano con Giorgio Gori e Pina Picierno, c’è infatti un’altra data: 29 novembre, al Garibaldi Milleventi di Prato, alle ore 10. “Innovare per competere. Le nuove sfide della manifattura”. «Conta esserci», dice Filippo Sensi che chiama a raccolta i RAB, Riformisti Alternativi a Bonaccini: Gori, Picierno, Simona Malpezzi, Marianna Madia, Lia Quartapelle, Sandra Zampa, Walter Verini, Lorenzo Guerini, Graziano Delrio.

Il tour riformista in risposta all’appuntamento di Montepulciano
Non è che un altro debutto. Il tour proseguirà. Ogni città un tema. Una risposta alle accuse di Stefano Bonaccini di fare i riformisti da Palazzo, se non da strapazzo. Una risposta alla riunione di Montepulciano, provincia di Siena, con la riedizione del Correntone, con Andrea Orlando, Dario Franceschini e Roberto Speranza, nello stesso fine settimana (28-30 novembre): fedeli alla segretaria, sì, ma fino a prova contraria. Una risposta, quella di Biffoni, anche all’esclusione dalla Giunta e la nomina a presidente della Commissione Sanità. Un po’ poco per uno che in varie occasioni era stato persino indicato come possibile candidato presidente alle elezioni regionali. Un po’ poco anche per il record di preferenze preso in un territorio che negli ultimi anni è stato funestato da inchieste, alluvioni, calamità politico-giudiziarie, scandali, polemiche su affiliazioni massoniche. Biffoni in campagna elettorale l’aveva presa di punta, con la storia dell’orgoglio pratese ferito. Una campagna che ha funzionato, anche dal punto di vista mediatico. Ma non è bastata a entrare nella Giunta Schlein con un po’ di Giani dentro. «Se nella valutazione conta la residenza non so…», ha detto Biffoni in un’intervista alla Nazione: «Dico che ho fatto il consigliere comunale dal 2004, il parlamentare, il sindaco per 10 anni, il presidente della Provincia e dell’Anci Toscana. Ho preso 22.155 preferenze: questo è quello che metto a disposizione della mia città. Evidentemente si è ritenuto non sufficiente per entrare». Forse Biffoni ha scontato l’appartenenza all’area riformista? «Sconto più che altro il carattere, forse…», ha risposto lui. «Fino a prova contraria anche Giani fa parte di questo mondo, almeno per come l’ho capita io. Ma credo che siamo già oltre quella fase. Resta il fatto che, per quanto ne so, non era mai successo nella storia che chi arriva primo per preferenze non entra in Giunta».

Barnini e Biffoni per ora hanno incassato, ma tra cinque anni…
L’altro nome da segnare sul taccuino è quello di Brenda Barnini, ex sindaca di Empoli, già allieva dell’ex segretario regionale e deputato dalemiano Andrea Manciulli. Non ama alzare la voce, le sue dichiarazioni critiche sul Pd sono sempre poche e molto calibrate. Una l’ha fatta pochi giorni fa dopo l’esclusione dalla Giunta (parzialmente ricompensata con la nomina a presidente della Commissione che si occupa di sviluppo economico e lavoro): «In questi giorni ho ricevuto una quantità incalcolabile di messaggi, telefonate che mi hanno testimoniato stima, fiducia e allo stesso tempo delusione per la mancata nomina nella Giunta regionale. Ringrazio ciascuno di voi e so che le mie risposte educate non sempre avranno soddisfatto il vostro legittimo disappunto. Ciò che più mi preoccupa di questa ondata di affetto e sconcerto non ha però niente a che fare con la mia persona, ma con il rischio ahimè molto concreto che alcune scelte poco comprensibili per i cittadini e gli elettori facciano perdere di credibilità alla politica e in questo caso alle istituzioni». Per ora, insomma, Biffoni e Barnini hanno incassato lo stop di Giani, ma non rimangono in attesa degli eventi. D’altronde sono sufficientemente esperti da sapere che in politica la ruota gira e che fra cinque anni ci sarà da trovare un nuovo presidente di Regione, perché Giani sarà diventato come Michele Emiliano, Vincenzo De Luca e Luca Zaia: un venerato maestro del secondo mandato.
