Volodymyr Zelensky ha dichiarato che negozierà con Donald Trump il piano per la fine della guerra delineato dagli Stati Uniti, un documento che richiede all’Ucraina concessioni dolorose per bloccare l’invasione russa. Il presidente ucraino ha assicurato che Kyiv non farà nulla per ostacolare «nessuno sforzo diplomatico», anticipando un confronto diretto con Trump nei «prossimi giorni» sulle «opportunità diplomatiche esistenti» e sui «punti necessari per la pace». L’Ucraina ha ricevuto la bozza del piano solo giovedì, dopo che secondo Axios è stato negoziato segretamente tra Russia e Stati Uniti. La prudenza di Zelensky contrasta con le reazioni molto dure di diversi funzionari ucraini, che hanno definito il testo «assurdo» e «inaccettabile», sostenendo che il progetto equivarrebbe alla fine dell’Ucraina come Stato indipendente. Anche l’Unione europea ha criticato l’iniziativa di Washington: «Noi non siamo stati interpellati. Qualsiasi progetto deve essere discusso con Bruxelles e Kyiv», ha detto l’Alto rappresentante per gli affari esteri, Kaja Kallas.

Cosa contiene il piano di Trump sull’Ucraina
Fonti americane citate dal Guardian riferiscono che Washington punta a una tempistica «aggressiva» e al raggiungimento dell’intesa nel «più breve» periodo possibile. Dai dettagli riportati da Axios emerge un piano sbilanciato a favore della Russia. Il documento istituisce un armistizio e una garanzia di sicurezza modellata sui principi dell’Articolo 5 della Nato: un attacco russo oltre la linea concordata sarebbe considerato una minaccia alla sicurezza transatlantica, autorizzando gli Stati Uniti – dopo consultazioni immediate – a rispondere con forza armata, intelligence, supporto logistico, misure economiche e azioni diplomatiche. Saranno inoltre stanziati jet europei in Polonia a protezione di Kyiv. Il piano, valido per 10 anni, prevede: elezioni in Ucraina entro 100 giorni dall’accordo; una zona demilitarizzata; controllo russo sull’intero Donbas; congelamento delle linee a Kherson e Zaporizhzhia; la rinuncia dell’Ucraina a Crimea e Donbas; assenza permanente di truppe Nato in Ucraina e il divieto permanente di adesione alla Nato; ridimensionamento dell’esercito ucraino a 600 mila militari; 100 miliardi di dollari di asset russi congelati destinati alla ricostruzione; la creazione di un Fondo di Sviluppo per l’Ucraina e un percorso per la futura revoca delle sanzioni e la reintegrazione economica della Russia. Alla Russia si chiede di sancire per legge la sua politica di non aggressione nei confronti dell’Europa e dell’Ucraina, sarà reinvitata a fare parte del G8 e dovrà accettare di estendere la validità dei trattati sulla non proliferazione e il controllo delle armi nucleari.
