Potenziale svolta nel caso sul delitto di Garlasco. La nuova analisi biostatistica della genetista Denise Albani del gabinetto di polizia scientifica, infatti, non sembra ammettere repliche: evidenziata infatti «piena concordanza» tra l’aplotipo Y rilevato nel 2007 sotto due unghie di Chiara Poggi e la linea paterna del profilo biologico di Andrea Sempio: un profilo condiviso solamente da un numero molto ristretto di persone, limitato ai familiari maschi. Lo riportano Corriere, Repubblica e Messaggero, secondo cui la comunicazione preliminare è stata trasmessa nella tarda mattinata di mercoledì 26 novembre tramite Pec ai consulenti delle parti e della procura. La valutazione sarà formalizzata nella perizia definitiva che verrà depositata a inizio dicembre e discussa nell’udienza fissata a Pavia il 18.

Garlasco, la relazione di Albani ribalta quanto stabilito in passato
Il risultato della nuova analisi di Albani ha dunque ribaltato la relazione del genetista Francesco De Stefano, perito della Corte d’Appello che 11 anni fa aveva deciso di escludere quel Dna ritenendolo «non consolidato». Una valutazione che aveva contribuito alla condanna di Alberto Stasi e alla prima archiviazione di Sempio chiesta nel 2017 dall’allora procuratore aggiunto Mario Venditti, oggi sotto indagine per corruzione in atti giudiziari. Secondo i nuovi accertamenti, le prove di laboratorio di De Stefano furono condotte con campioni non omogenei. Il 18 dicembre, le parti discuteranno per quale motivo tale traccia biologica sia finita sulle mani di Poggi: al vaglio diverse ipotesi, dal contatto diretto nei momenti del delitto al trasferimento indiretto tramite un oggetto toccato da Sempio nelle altre occasioni in cui avrebbe frequentato casa Poggi.
La difesa di Sempio: «Non siamo preoccupati»
«Le indiscrezioni riguardano meri dati biostatistici, non una perizia completa: anche ove fossero stati correttamente interpretati, non saremmo né sorpresi né preoccupati», hanno dichiarato in una nota Liborio Cataliotti e Angela Taccia, legali Andrea Sempio, e i loro periti, Armando Palmegiani e Marina Baldi. «Sarebbe solo confermato quanto sostenevano, cioè che non è una comparazione individualizzante e, soprattutto, che il Dna è misto: quindi se venisse confermato che l’autore dell’omicidio è uno non avrebbe già per questo valore probatorio. Soprattutto, mancano i dati decisivi che rendano quel Dna probante rispetto all’omicidio: fu da contatto diretto fra i due corpi o da contatto con lo stesso oggetto? E quando avvenne il contatto? Senza queste risposte ogni valutazione è affrettata».
