Sotto il (poco) sole della Toscana, si ritroveranno tra venerdì, sabato e domenica le correnti nuove ed eventuali del Partito Democratico, riunite per l’occasione a Montepulciano e a Prato. Filo-schleiniani con tanto di Elly Schlein in carne e ossa in provincia di Siena, impegnati a «costruire l’alternativa». Riformisti in terra pratese con Giorgio Gori e Matteo Biffoni, dediti a innovare per competere (e viceversa).

I filo-Schlein di Franceschini &Co a Montepulciano
La ditta guidata da Andrea Orlando, Dario Franceschini e Roberto Speranza alzerà il bandone nel pomeriggio alle 15.30, non più nella Sala della Contrada di Voltaia, diventata troppo piccola dopo le molte adesioni pervenute, bensì all’aperto, sotto una tensostruttura riscaldata, nei giardini di Poggiofanti. «Apertura lavori e dibattito», recita il programma («no, il dibattito no!», si direbbe in un film di Nanni Moretti), segue intervento di Gianrico Carofiglio, “Parole per una resistenza civile”, alle ore 19.30. Sabato si continuerà con: “I compiti dei progressisti nel disordine globale”; “Lo Stato di diritto, verso il referendum costituzionale”; “Crescere, insieme. Contrastare il declino dell’Italia e le diseguaglianze”; “Le forme della partecipazione, il nuovo Partito Democratico”; “Oltre i confini. Una Patria chiamata Repubblica”, con Michela Ponzani, ospite fissa di La7. Domenica il gran finale con Schlein alle 12.30, accompagnata dalla segreteria nazionale ma anche dalla segreteria toscana del Pd, che proprio in questi giorni ha deciso di autoriformarsi.

La crisi a Firenze e il rinnovo della segreteria regionale
La vittoria di Eugenio Giani ha infatti portato con sé anche non poche ombre, a partire dal risultato del Pd a Firenze parecchio sotto le aspettative, per non parlare del fatto che nella mitologica provincia, nella Piana, non è stato eletto neanche un consigliere regionale di centrosinistra. Sicché, Emiliano Fossi, deputato, segretario regionale, per evitare il commissariamento di Marco Furfaro, deputato, responsabile delle iniziative politiche del Pd nazionale (commissariamento che qualcuno in realtà sostiene nei fatti già esserci stato) ha deciso di azzerare l’attuale segreteria: «Il 6 dicembre abbiamo convocato la direzione regionale e lì porterò le linee guida per la nuova segreteria che costruiremo entro Natale puntando su esperienze, amministratori e novità, fuori e oltre le correnti», ha detto all’edizione fiorentina di Repubblica. «Faremo una nuova segreteria. E partirà una fase 2. Un partito nuovo, aperto e all’altezza delle sfide, comprese le amministrative 2026 per cui siamo già a lavoro: con il centrosinistra ci riprenderemo i Comuni in mano alla destra». E auguri.

A Prato nuova tappa del tour riformista
A Prato, sabato, dalle 10 in poi, al teatro Garibaldi, si ritrovano invece i riformisti, già in tour italiano da un mese, pronti a ospitare, tra gli altri, Lucia Aleotti, Marco Bentivogli, Claudio Bettazzi, Andrea Bontempi, Marco Buti e Tommaso Nannicini. Conclusioni di Biffoni, mister 22.155 preferenze in Consiglio regionale, e Gori, europarlamentare, vicepresidente della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia.

Dopo tre anni di pax armata, riprendono forza le correnti
Insomma: dopo quasi tre anni di segreteria Schlein (era il 26 febbraio 2023) e di pace armata, il Pd ha ricominciato a dibattere, persino a litigare. Quasi come un tempo, quando l’iniziativa politica del leader di turno veniva criticamente accompagnata da scazzi, dichiarazioni quotidiane, interviste, manifestazioni e contromanifestazioni, post sui social. Al contempo, sono rinate le correnti, che non sono una parolaccia, né un’invenzione dei tempi nostri. La Dc era costruita sulle componenti dei leader. C’era Iniziativa Democratica di Amintore Fanfani, c’era Primavera di Giulio Andreotti, c’era Centrismo Popolare di Mario Scelba, e via così. D’altronde, le correnti servono. Lo ha scritto una volta sul quotidiano Europa Antonio Funiciello, già capo dello staff di Paolo Gentiloni alla presidenza del Consiglio: «Sono indispensabili. E non c’è niente di male se costruiscono protezione tra i correntisti, purché questi siano legati da un vissuto culturale comune». Le correnti «costituiscono naturalmente un sistema di convenienze reciproche fondato su convinzioni condivise. Le filiere, viceversa, costruiscono un sistema di convinzioni fondato su convenienze». Nel Pd chi fa parte di una corrente si schermisce e dice di non voler far parte di correnti e accusa gli avversari di far parte di una corrente. È tutta una catena di affetti che nessuno può spezzare.

Il campo largo alle prese con il nodo della leadership
Resta da capire dove condurrà questo nuovo gigantografico e ritrovato dibattito interno al Pd. La segretaria non è riuscita, almeno finora, a definire un’identità politica condivisa nel suo partito. Ha puntato molto sul linguaggio dei diritti, ha interpretato la sinistra come un movimento culturale più che come una forza di governo, e questo – a due anni dalle elezioni del 2027, salvo sorprese – rischia di essere esiziale. Così come esiziale, nel campo largo, resta il problema della leadership. In questi tre anni di segreteria Schlein sono successe molte cose. Compresa la recente vittoria di Zohran Mamdani a New York che ha riaperto, a sinistra, la stagione della ricerca della guida politica. «Fare come Zohran» sembra diventato il nuovo imperativo morale dei progressisti di casa nostra, convinti che basti replicare modelli che hanno trionfato all’estero per tornare al governo in Italia.
Gli aspiranti capi del centrosinistra
Sicché: chi lo fa il prossimo capo del campo largo? Il centrosinistra farà le primarie per individuarlo? Domande che ci domandiamo. Richierebbero peraltro di essere delle primarie piuttosto affollate. C’è Schlein, certo, che non deve guardarsi solo dai compagni di partito; c’è infatti anche un “nuovo” avversario che si sta attrezzando per le elezioni politiche del 2027. Ed è l’alleato Giuseppe Conte, che anzitutto ha un vantaggio competitivo invidiabile: il M5s ha solo un leader riconosciuto ed è lui. Ci sono poi i sindaci aspiranti leader nazionali, dalla sindaca di Genova, Silvia Salis, al sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. Tutti in procinto di fare qualcosa. Convegni, riunioni, movimenti civici, petizioni, assemblee, iniziative. Tutto un convergere, un urgere, tutto un dibattere, un ricostruire, un lanciare alternative. Il Pd ha egemonizzato almeno la fase nannimorettiana del campo largo.
