Presidenziali Portogallo, sconfitta che sa di vittoria per l’ultradestra

Il socialista moderato António José Seguro ha ottenuto una larga vittoria al secondo turno delle elezioni presidenziali in Portogallo, trionfando sul suo avversario di estrema destra André Ventura, leader di Chega. Che, però, è comunque riuscito a ottenere una quota record di voti nella storia del partito, fondato nel 2019.

Presidenziali Portogallo, sconfitta che sa di vittoria per l’ultradestra
António José Seguro (Ansa).

Al ballottaggio Ventura ha ottenuto il 33,18 per cento

Seguro, che al primo turno aveva ottenuto il 31,11 delle preferenze, al ballottaggio ha vinto con il 66,82 per cento delle preferenze. Ventura, dopo l’exploit del primo turno del 18 gennaio, in cui aveva raggiunto il 23,52 per cento, nel secondo è arrivato al 33,18 per cento: insomma, un portoghese su tre (almeno tra quelli che si sono recati alle urne) ha scelto l’ultradestra. E questo nonostante gli appelli trasversali per scongiurare una vittoria di Chega, anche da parte di personalità della destra che hanno appoggiato il candidato di centro-sinistra per impedire a Ventura di succedere a Marcelo Rebelo de Sousa, giunto al limite di mandati. Il risultato di Chega supera di gran lunga il 22,8 per cento ottenuto alle elezioni generali di maggio 2025 e persino il 31,2 per cento che ha permesso all’Alleanza Democratica di centrodestra di andare al governo e, dunque, di portare Luís Montenegro alla carica di primo ministro.

Presidenziali Portogallo, sconfitta che sa di vittoria per l’ultradestra
André Ventura (Ansa).

La campagna elettorale anti-immigrati di Chega

Quello di presidente del Portogallo è un ruolo prevalentemente cerimoniale. Ma il capo di Stato detiene alcuni poteri importanti, tra cui la possibilità di sciogliere il parlamento in determinate circostanze. Ventura aveva affermato che avrebbe interpretato l’incarico in modo «più interventista». In vista del voto, Chega aveva ancora una volta fatto dell’immigrazione un tema chiave della campagna elettorale, installando cartelloni pubblicitari in tutto il Paese con le scritte: «Questo non è il Bangladesh» e «Agli immigrati non dovrebbe essere permesso di vivere di assistenza sociale».