Curling e fascismo: il disastro Pd nella comunicazione sul referendum

Sul referendum della Giustizia il Pd non ne azzecca una. Almeno per quanto riguarda la comunicazione. Dopo il post in cui si associava il sì al fascismo – l’accostamento col saluto romano di Acca Larentia aveva fatto andare su tutte le furie anche chi nel partito voterà per la riforma Nordio, come Pina Picierno – i social media manager dem hanno ben pensato di cavalcare l’onda olimpica usando gli atleti azzurri del curlingStefania Constantini e Amos Mosaner – per promuovere il no. Naturalmente senza chiedere il permesso ai diretti interessati.

Curling e fascismo: il disastro Pd nella comunicazione sul referendum
Il post del Pd (Facebook).

I due azzurri si dissociano, Buonfiglio: «Sono esterrefatto»

Se il video è stato rimosso – “abbiamo scherzato, era un semplice meme“, la risposta in soldoni – non si può dire lo stesso della polemica. I primi a dissociarsi sono stati proprio i due involontari protagonisti. «Desidero precisare che non sono stato informato preventivamente dell’utilizzo di tali immagini né ho in alcun modo autorizzato l’associazione della mia performance sportiva a messaggi o iniziative di carattere politico», ha messo in chiaro Mosaner, seguito da Constantini. Indignato anche il presidente del Coni Luciano Buonfiglio: «Resto sbalordito che si utilizzino immagini di atleti per promuovere una scelta politica. Sono esterrefatto da una cosa del genere».

Curling e fascismo: il disastro Pd nella comunicazione sul referendum
Luciano Buonfiglio (Ansa).

Il tafazzismo dem colpisce ancora

E pensare che il no nei sondaggi stava riguadagnando posizioni: secondo l’ultima rilevazione di YouTrend per SkyTg24, in uno scenario ad alta partecipazione il sì è al 52,6 per centro contro il 47,4 per cento del no, mentre se l’affluenza fosse più bassa (al 46,5 per cento) la spunterebbe il no, 51,1 per cento contro 48,9. Eppure ha fatto comunque irruzione sulla scena il tafazzismo dem, porgendo così il fianco al centrodestra. E la contraerea è subito partita. «Utilizzare le immagini di due grandi campioni, che in questi giorni hanno portato l’Italia a un eccezionale medaglia olimpica per promuovere un messaggio di chiara valenza politica è davvero vergognoso. Oltre che irrispettoso nei confronti degli atleti, che sono stati coinvolti a loro insaputa», ha sbottato il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Paolo Barelli, che ha aggiunto: «È davvero vergognoso utilizzare l’immagine di due atleti italiani con l’obiettivo di pubblicizzare il “no” a una consultazione popolare. Così si politicizza il referendum e nello stesso tempo si offende lo sport intero e l’immagine dello stesso Pd». «Siamo entrati in un periodo di barbarie intellettuali tremende», ha commentato il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana. «La battaglia che si sta combattendo sul referendum vede una parte, purtroppo anche una parte dei giudici, che ha iniziato una campagna fondata sulle bugie. Questa è la conseguenza. È grave perché il referendum è uno strumento di democrazia, tutte le forze politiche dovrebbero mettere a disposizione l’impegno massimo di informare i cittadini nel modo migliore, non raccontando bugie».

Curling e fascismo: il disastro Pd nella comunicazione sul referendum
Attilio Fontana (Imagoeconomica).

L’accostamento del sì ai fascisti

Lo scivolone olimpico del Pd arriva dopo un altro autogol comunicativo. A inizio mese infatti l’account del partito aveva associato il sì al fascismo: «CasaPound annuncia il sostegno alla riforma del governo Meloni. Loro votano sì, noi difendiamo la Costituzione: il 22 e 23 marzo vota no», recitava il post lanciato con il video dell’adunata fascista a braccia tese che urla «Presente» ad Acca Larentia.

Minoranza dem sulle barricate

In quel caso però, oltre alla (chiamata) reazione di Fratelli d’Italia, era stata la minoranza interna dem ad alzare la voce. O, almeno una parte, perché il referendum sulla Giustizia è riuscito anche a spaccare i riformisti. Durissima Picierno: «La linea comunicativa che assimila al fascismo chi voterà sì al referendum del 22-23 marzo gravemente insultante e svilente», aveva dichiarato la vicepresidente dell’Europarlamento. «Io voterò sì, e lo farò in compagnia di molti elettori e militanti del Pd, per i quali chiedo rispetto: basta, vi prego, con accuse infamanti». Sulla stessa linea Stefano Ceccanti: «È un gioco alla campagna chi delegittima di più gli altri individuando sostenitori ‘impresentabili’ nello schieramento altrui. Da molti me lo posso aspettare, ma dalla campagna ufficiale di un partito serio come è ritenuto giustamente il Pd, anche da molti che non lo votano, no». Rilievi e critiche che la segretaria che Elly Schlein aveva liquidato, come al solito, velocemente: «Fa discutere il fatto che CasaPound abbia detto in una nota che voterà sì al referendum e ha avviato una campagna con linguaggio violento dicendo “Falli piangere, vota sì”. Quindi noi abbiamo semplicemente ripreso un fatto oggettivo».

Curling e fascismo: il disastro Pd nella comunicazione sul referendum
Pina Picierno (Imagoeconomica).

Le Olimpiadi invernali non stanno portando bene alla politica

Tornando al curling, va detto che queste Olimpiadi invernali non stanno portando granché bene alla politica. Il medagliere (bipartisan) delle figure barbine infatti si allunga ogni giorno di più. Prima il caso Petrecca che ha agitato e non poco il centrodestra, poi il post del Pd, senza contare gli innumerevoli selfie salviniani sulle piste con il vicepremier pronto a rubare la scena ai campioni. Ci si può consolare con l’iniziativa del tridente rosa leghista Cisint-Ceccardi-Sardone: «SI SCIA SENZA SHARIA». Un confronto pubblico, scrivono le tre europarlamentari, sui temi dell’islamizzazione dell’Europa organizzato per il 21 febbraio al Passo del Tonale. Con tanto di fiaccolata & rinfresco. Sofia Goggia e Federica Brignone, scansatevi.