Record di abbonati per il britannico Spectator: una lezione per l’Italia?

Il depresso mondo dell’editoria, tra il fantastiliardario Jeff Bezos che licenzia centinaia di giornalisti al Washington Post, e John Elkann che mette in vendita Repubblica e tutto il gruppo Gedi, non è solo una geremiade di copie in calo e un declino inarrestabile. Dalla Gran Bretagna arriva una notizia: lo Spectator, periodico di riferimento dell’area Tory e dell’alta borghesia intellettuale, ha toccato il numero più alto di sempre di abbonati. E non è un record qualsiasi perché la rivista è il settimanale più antico del mondo: da quasi 200 anni infatti esce puntualmente ogni settimana.

Record di abbonati per il britannico Spectator: una lezione per l’Italia?
John Elkann (Ansa).

In 10 anni gli abbonamenti sono passati da 40 mila a 120 mila

L’autorevole testata, famosa per le sue copertine di vignette, solo pezzi di analisi e commenti senza foto o immagini, veleggia poco sotto i 120 mila abbonati, mentre 10 anni fa languiva attorno alle 40 mila copie. Sono numeri da far invidia a un quotidiano, in un Paese come l’Italia dove il Corriere della Sera è l’unico giornale sopra le 100 mila copie (secondo i dati ADS dello scorso dicembre) e dove peraltro ancora una grossa fetta di abbonati è su carta. Oltremanica la cadenza ogni sette giorni piace perché, in un mondo dove tutto passa per lo schermo del telefonino, il lettore sente il bisogno di sfrondare e capire la realtà. E sfogliare la carta aiuta.

La scommessa dell’editore

Il record, mentre gli altri settimanali inglesi sono fermi o in calo (l’Economist, la cui prima azionista è ancora la Exor di Elkann, è stabile attorno alle 160 mila copie in abbonamento) arriva peraltro dopo una fase di forte incertezza: negli ultimi anni, lo Spectator era stato di proprietà dei gemelli Barclay, tra gli uomini più ricchi d’Inghilterra, che detenevano anche il quotidiano Daily Telegraph, anch’esso voce, ma più popolare, del mondo conservatore. Ma la famiglia Barclay è finita travolta dai debiti e da litigi interni, il gruppo è stato pignorato dalle banche, e i giornali sono stati messi in vendita per fare cassa. Lo Spectator è così finito in mano alla finanziere d’assalto Sir Paul Roderick Clucas Marshall. Sembrava una mossa azzardata, tanto più perché il nuovo editore aveva scelto come direttore un uomo senza esperienza di carta stampata: l’ex deputato Tory Michael Gove (un po’ come quando l’ex premier Matteo Renzi divenne direttore del Riformista). Ma, contro ogni aspettativa, Gove ha dato una sterzata al settimanale, su una posizione di feroce critica all’attuale governo laburista, portandolo a livelli mai visti, cosa che conferma una verità fondamentale del mondo dell’editoria: il giornale d’opposizione premia sempre.

Record di abbonati per il britannico Spectator: una lezione per l’Italia?
Michael Gove (Ansa).

La rivincita del settimanale

Dati per morti, perché dinosauri fuori tempo nel mondo dell’informazione in tempo reale e dei social media, i settimanali hanno invece ancora un futuro e il caso dello Spectator indica la via: giornalismo di qualità, firme, cura estrema degli articoli e della scrittura, argomenti mai banali e senza paura di andare contro-corrente. I giornali italiani dovrebbero prendere nota.