AGI - C'è un settimo indagato nell'inchiesta della procura di Napoli sul caso del trapianto di un cuore danneggiato a Domenico, bambino di due anni e mezzo deceduto sabato mattina nella Rianimazione dell'ospedale Monaldi. Secondo quanto apprende l'AGI, si tratta di un'altro sanitario dell'ispedale. I pm titolari del fascicolo hanno anche chiesto un incidente probatorio al momento dell'esame autoptico della perizia del medico legale collegiale.
Sale dunque a sette il numero degli indagati inseriti nel registro della procura di Napoli, che oggi ha deciso di richiedere l'incidente probatorio al momento dell'esame autoptico e della perizia medico legale collegiale, per il caso del piccolo Domen. I reati ipotizzati in via provvisoria dal sostituto Giuseppe Tittaferrante riguardano il fatto che in concorso tra loro e con condotte colpose indipendenti, con negligenza, imprudenza e imperizia, e con colpa specifica, che sarebbe stata causata dalla violazione delle linee guida in materia di conservazione e trasporto degli organi destinati al trapianto e delle buone pratiche clinico assistenziali e chirurgiche, cagionavano il decesso del minore.
Diversi quesiti dal pm per l'incidente probatorio
Con la richiesta di incidente probatorio e l'autopsia, gli inquirenti puntano ad avere diverse risposte dai tecnici, che dovranno essere nominati, per ricostruire la catena di eventi che ha portato alla morte di Domenico Caliendo, il bambino di due anni sottoposto a un trapianto di un cuore danneggiato, morto dopo 59 giorni dall'intervento durante i quali è stato tenuto in vita da un macchinario in attesa di un nuovo trapianto ritenuto possibile fino a un paio di giorni prima del decesso.
La richiesta è stata inoltrata anche agli indagati, che da oggi sono sette, da quanto emerge dalla richiesta di incidente probatorio visionata dall'AGI. I quesiti posti dal pm sono focalizzati sulla sussistenza di profili colposi e il riscontro di negligenze, imprudenze ed imperizia da parte dei sanitari che hanno prestato assistenza al bambino.
I consulenti dovranno chiarire se le operazioni di prelievo chirurgico, di trasporto e conservazione del cuore, donato e prelevato dall'equipe di espianto a Bolzano il 23 dicembre scorso, siano avvenute secondo le linee guida vigenti in materia di trapianti. Dovranno essere dunque verificate le condizioni dell'organo impiantato al bambino di due anni e la presenza di alterazioni anatomiche e funzionali collegate a errori dei sanitari dell'equipe del prelievo e del trapianto. Inoltre, i periti dovranno anche esprimersi sulla correttezza e l'adeguatezza delle scelte chirurgiche e terapeutiche dell'equipe dell'ospedale Mondali di Napoli, che ha operato il trapianto.
I magistrati chiedono di chiarire se l'intervento chirurgico sia stato correttamente eseguito nei modi e nei tempi con particolare riferimento al momento in cui è stato asportato il cuore malato del paziente e i tempi di arrivo e presentazione in sala operatoria dell'equipe di espianto. Le risposte dovranno anche riguardare la prevedibilità e la prevenibilità della morte del bambino e quanto questo sia collegabile all'attività del personale del Monaldi, in particolare se erano possibili scelte alternative, da fare non solo nella fase del trapianto ma anche dopo il trapianto fallito. Scelte che avrebbero consentito una diversa evoluzione clinica.
Gli inquirenti puntano anche alla verifica del rispetto, nelle cure prestate, delle linee guida e delle buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica.
La madre: "La giustizia va avanti, scopriremo tutto"
"All'ospedale non voglio dire niente. Penso che tutto quello che c'è fuori all'ospedale parli da se'", ha detto Patrizia Mercolino, la mamma del bambino. "La giustizia sta andando avanti - aggiunge - e scopriremo tutto. Ora io non ho niente da dire su questo. Confido nella giustizia, faranno il loro lavoro. La cosa che mi ha fatto più male è stata perdere mio figlio".
"Nessun bambino deve soffrire come il mio"
La costituzione di una fondazione nasce dall'idea evitare altri casi di mala sanità e spingere maggiormente per agevolare i trapianti, ha spiegato Mercolino prima di recarsi con il suo legale dal notaio per la costituzione della fondazione. "Vedremo meglio come utilizzare questa fondazione - spiega - non ci dimentichiamo che mio figlio aveva bisogno di un trapianto. Non dovrà succedere più a nessun altro bambino e a nessuna famiglia di dover soffrire come abbiamo sofferto noi".
Il legale della famiglia: "l'espianto poteva essere posticipato"
"Il momento dell'espianto poteva essere posticipato, in quanto Domenico non era un bambino moribondo". Lo dice Francesco Petruzzi, l'avvocato della famiglia del bambino di due anni deceduto sabato scorso all'ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore fallito. "Domenico era affetto da una patologia - ricorda il legale - ma attendeva un cuore da due anni e ne poteva aspettare anche altri due"
