La caduta di Orbán e il silenzio imbarazzato di Salvini

La sconfitta di Viktor Orbán è un nuovo tassello che può indebolire il centrodestra italiano. Anche se largamente atteso, il risultato del voto ungherese non aiuta Giorgia Meloni e Matteo Salvini, già in difficoltà dopo la débâcle del referendum sulla separazione delle carriere. È rumoroso il silenzio del capo leghista nella notte dopo lo spoglio a Budapest.

Salvini aveva risposto all’appello di Orbán e aveva partecipato a un evento organizzato dai Patrioti europei nella capitale ungherese a sostegno della ricandidatura del presidente uscente, il 23 marzo scorso.

La caduta di Orbán e il silenzio imbarazzato di Salvini
Matteo Salvini e Viktor Orbán (Imagoeconomica).

Non si festeggia nemmeno in FdI

Ma anche dalle parti di Fratelli d’Italia non si festeggia. Il clima è tale che alcuni esponenti di spicco del partito, come Francesco Filini, sentono la necessità di usare il sarcasmo contro le opposizioni. Filini ha pubblicato sui social una vignetta di Giuseppe Conte ed Elly Schlein che esultano perché in Ungheria «ha vinto il centrodestra». «Vedere la sinistra che esulta per la vittoria di un esponente di destra è straordinario e ci dà la misura di quanto siano ridotti male», attacca.

Certo, Meloni si è congratulata immediatamente con Péter Magyar per la «chiara vittoria elettorale». Nel tweet, la premier è più onesta di Filini e ha tenuto a ricordare il legame che la lega a Orbán. «Ringrazio il mio amico Viktor Orbán», ha scritto, «per l’intensa collaborazione di questi anni e so che anche dall’opposizione continuerà a servire la sua nazione».

Tajani soddisfatto per la vittoria di un esponente del Ppe

Chi invece può festeggiare senza problemi, reduce dall’incontro a Mediaset con Marina e Pier Silvio Berlusconi, è Antonio Tajani, dal momento che il trionfatore delle elezioni ungheresi siede nel suo stesso gruppo in Europa, il Ppe di Manfred Weber. «In un momento di grande incertezza, ancora una volta, il Partito Popolare Europeo viene scelto come forza rassicurante e garante della stabilità in Europa», ha rivendicato il segretario di FI. Ma nella coalizione non è l’unico a brindare. Anche Noi moderati di Maurizio Lupi appartiene al Ppe.

La caduta di Orbán e il silenzio imbarazzato di Salvini
Antonio Tajani (X).

Nella Lega c’è chi brinda di nascosto…

E poi ci sono quei leghisti che, di nascosto, tengono il vino in fresco da settimane. In Veneto, qualcuno forse non era così felice di stappare un Prosecco da quando Roberto Vannacci ha lasciato la Lega. Non che in Lombardia non si brindi ai piani più alti: cambia solo il vino, rigorosamente Franciacorta. E anche dalle parti di Trieste c’è allegria. Forse se ne parlerà al consiglio federale. O forse no. Tutti pancia a terra per la quinta riunione convocata da Salvini sulla manifestazione dei Patrioti prevista in piazza Duomo sabato 18 aprile. Mancano pochi giorni all’evento e il segretario vuole la piazza piena. Il partito ha organizzato i bus gratuiti, i militanti ci saranno. Forse non ci sarà Orbán, a questo punto.

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Matteo Salvini a un gazebo della Lega a Milano (Ansa).