Mentre l’attenzione mondiale è concentrata sulla guerra in Iran e la sua appendice in Libano, c’è un altro fronte che per l’Italia è altrettanto importante, anzi sempre più cruciale, anche se dimenticato per ignavia: la Libia.
I nuovi giacimenti sono un’opportunità energetica per l’Italia
Il 16 marzo l’Eni ha annunciato la scoperta di giganteschi giacimenti di gas al largo delle coste libiche, complessivamente stimati in oltre 28 miliardi di metri cubi. La vicinanza alle esistenti strutture estrattive di Bahr Essalam, il maggiore campo offshore del Paese, in attività dal 2005, consentirebbe lo sfruttamento in tempi record. Ciò fornirebbe un cospicuo flusso di entrate di cui la Libia ha un disperato bisogno, oltre a risolvere quasi tutti i problemi di approvvigionamento energetico dell’Italia (e in parte di qualche altro grande Paese europeo) per le prevedibili turbolenze future, senza dover strisciare ai piedi di Vladimir Putin.

Il portafoglio della Libyan Investment Authority congelato dalle Nazioni Unite
Analogamente cruciale per la stabilità e lo sviluppo economico della Libia è il suo fondo sovrano, la Libyan Investment Authority (Lia), dotato di un considerevole patrimonio, stimato in circa 76 miliardi di dollari. Gran parte del portafoglio della Lia venne congelato nel 2011 dalla Risoluzione 1970 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, adottata durante le fasi più acute della guerra civile per proteggere gli asset accumulati durante il regime di Muammar Gheddafi da mala gestio, appropriazioni indebite o saccheggio da parte di fazioni o bande. A distanza di 15 anni, data la perdurante instabilità, la maggior parte delle attività della Lia rimane soggetta a rigidissime sanzioni.
Risorse che sarebbero fondamentali per lo sviluppo del Paese
Queste risorse sarebbero fondamentali per la ricostruzione e lo sviluppo del Paese, invece vengono lentamente dilapidate perché la risoluzione dell’Onu, stolidamente rigida, impedisce di investirle in modo utile. Addirittura, il management della Lia non può nemmeno rinnovare le obbligazioni in scadenza, per la felicità delle banche depositarie dei conti correnti congelati su cui pagano interessi ridicoli.
L’alto profilo internazionale che può sbloccare lo stallo
Ora si presenta un’opportunità di smuovere le acque. Il mandato dei vertici della Lia è scaduto. La scelta del nuovo ceo e delle altre cariche apicali è stata finora bloccata da veti incrociati del governo di Tripoli e di quello della Cirenaica che si contendono il potere nella nostra ex colonia. Al momento esistono due consigli di amministrazione nominati dai due governi rivali. Ciascuno afferma la propria legittimità, denunciando l’altro come usurpatore. Tuttavia, dalla confusione sta emergendo una candidatura che potrebbe sbloccare l’impasse e riportare la Lia a essere un’istituzione nazionale. Si tratta di Yusser Al-Gayed, personalità di vastissima esperienza internazionale coltivata tra Banca mondiale, Nazioni Unite, Chatham House, autorità di regolamentazione internazionali e organizzazioni non governative attive in materia di governance.

Un’esperienza così sarebbe preziosa per un’organizzazione costretta a operare nell’ambito di uno dei regimi sanzionatori più complessi al mondo. La gestione dei beni congelati richiede un coordinamento costante con i governi stranieri, le autorità giudiziarie, i partner finanziari globali e i vari stakeholder libici.
Una posizione neutrale tra i potentati dell’Est e dell’Ovest
Un’altra freccia nella faretra di Al-Gayed è la sua appartenenza alla componente indigena berbera del Paese, gli Imazighen, concentrata soprattutto in aree come Zuara e i monti Nafusa. Rappresentano una minoranza significativa con una forte identità linguistica e culturale di cui chiedono il riconoscimento costituzionale. Nella guerra civile hanno assunto una posizione sostanzialmente neutrale tra i potentati dell’Est e dell’Ovest. Il governo italiano avrebbe tutto da guadagnare se fornisse il suo appoggio a una tale scelta di alto profilo. Segnalerebbe una svolta decisiva verso una gestione professionale del fondo sovrano libico la cui leadership deve assicurare il massimo livello di competenza professionale e trasparenza.
Il più grande ostacolo del fondo alla credibilità internazionale
Per anni l’Ufficio di revisione contabile libico ha pubblicato rapporti che evidenziavano conflitti di interessi sistemici, sprechi fiscali e violazioni flagranti della governance, ma che sono stati accolti dal totale silenzio istituzionale. Al contrario, Al-Gayed è stato un critico feroce, dichiarando pubblicamente che la Lia a tutt’oggi non soddisfa gli standard di governance e di controlli interni che si era impegnata ad adottare circa 10 anni fa. Questo divario tra i proclami e la realtà operativa rimane il più grande ostacolo del fondo alla credibilità internazionale. E all’uso delle sue risorse a beneficio della popolazione.
