Dossieraggio all’Antimafia, chiesto il processo per Striano e Laudati

Nell’ambito dell’indagine sulla diffusione di informazioni riservate e sugli accessi abusivi ai sistemi informatici delle forze dell’ordine e della banca dati della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per il finanziere Pasquale Striano e l’ex sostituto procuratore della Dnaa Antonio Laudati. In tutto sono a rischio processo una ventina di indagati. Nel procedimento, coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi e dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, sono coinvolti anche alcuni giornalisti: per uno di loro i magistrati di piazzale Clodio hanno chiesto l’archiviazione.

Dossieraggio all’Antimafia, chiesto il processo per Striano e Laudati
Guido Crosetto (Ansa).

L’inchiesta è nata da una denuncia di Crosetto

L’inchiesta era stata avviata dal procuratore di Perugia Raffaele Cantone dopo la denuncia del ministro della Difesa Guido Crosetto sull’eventuale violazione di informazioni secretate a seguito di un articolo del Domani, in cui venivano citati i compensi da lui stesso ricevuti per consulenze a Leonardo e altre aziende.

Dossieraggio all’Antimafia, chiesto il processo per Striano e Laudati
Raffaele Cantone (Ansa).

Ne è emersa una maxi operazione di dossieraggio condotta per anni su leader politici, imprenditori, volti noti del mondo dello sport e dello spettacolo, tramite accessi non autorizzati alla banca dati della Direzione nazionale antimafia. Tra i “dossierati” Matteo Renzi e Giuseppe Conte (così come il suo portavoce storico Rocco Casalino), ma anche Giuseppe Valditara, Marta Fascina e Francesco Totti.

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Antonio Laudati (Imagoeconomica).

Figura chiave della vicenda il già citato Striano, tenente della Guardia di Finanza in forza al nucleo di Polizia valutaria di Roma, distaccato all’Antimafia. Sarebbe stato lui ad accedere all’ufficio Sos (sigla che sta per Segnalazioni di operazioni finanziarie sospette) per acquisire informazioni finanziarie (movimentazioni bancarie, operazioni di ogni tipo) su vari personaggi, senza una reale giustificazione, girando poi i dati ai giornalisti che ovviamente, visto da dove arrivavano, li ritenevano assolutamente attendibili. Il tutto, secondo Perugia, con la connivenza di Laudati, allora pm della procura Antimafia (oggi in pensione). Da parte sua, Striano ha sostenuto invece di aver fatto ricorso alle banche dati per destinare le ricerche alle procure distrettuali, con l’obiettivo di dare seguito a iniziative investigative.