Il caso dell’ereditiera scomparsa per cui l’Fbi ha offerto una ricompensa di 25 mila dollari

L’Fbi di Miami ha offerto una ricompensa fino a 25 mila dollari per chi possa fornire informazioni che portino al ritrovamento dei resti umani di Ana Maria Henao Knezevic, l’ereditiera quarantenne statunitense di origini colombiane scomparsa a Madrid il 2 febbraio 2024, le cui ricerche si svolsero anche nel Vicentino, nei pressi di Cogollo del Cengio. Sospettato della morte della donna era stato l’ex marito, David Knezevich, 37 anni, imprenditore americano di origini serbe trovato morto in carcere ad aprile 2025.

Le ricerche non hanno mai portato a nulla

Ana Maria Henao era arrivata a Madrid a dicembre 2023, in fuga dopo la separazione da Knezevich dopo 13 anni di matrimonio, e di lei si erano perse le tracce dal 2 febbraio successivo. L’ex marito fu arrestato all’aeroporto di Miami all’arrivo di un volo da Belgrado, per il presunto coinvolgimento nel sequestro di persona e nella sparizione della moglie, in un tragitto tra Madrid e la Serbia. Il 10 giugno 2024 era comparso davanti al giudice dello stato della Florida per la lettura formale delle accuse a suo carico. Dagli Usa era arrivato un input alle polizie spagnole e italiane di dare il via alle ricerche della 40enne in un’area boschiva lungo la “strada del Costo”, a Cogollo del Cengio. Le ricerche erano state avviate anche dopo alcune testimonianze sulla presenza di un uomo nella zona in quel periodo, ma non hanno mai portato a nulla. A gennaio 2025 erano state trovate alcune ossa, che si sono però rivelate di origine animale.

Stretto di Hormuz, l’allarme degli aeroporti Ue sul rischio di «carenza sistemica» di carburante

«Se il transito attraverso lo Stretto di Hormuz non riprenderà in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane, la carenza sistemica di carburante per aerei è destinata a diventare una realtà per l’Ue». È quanto si legge in una lettera inviata dall’associazione Aci Europe (che rappresenta gli aeroporti dell’Ue) al commissario europeo ai trasporti Apostolos Tzitzikostas, visionata dal Financial Times. Le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo, spiega Aci Europe, mentre «l’impatto delle attività militari» sta mettendo a dura prova le forniture.

Le preoccupazioni aumentano con l’avvicinarsi dell’alta stagione turistica

L’Europa finora non ha registrato carenze diffuse, anche se i prezzi del carburante siano raddoppiati e le compagnie aeree hanno avvertito della possibilità di cancellazioni. Aci Europe, nella lettera a Tzitzikostas, sottolinea che l’avvicinarsi dell’alta stagione estiva, «quando il trasporto aereo alimenta l’intero ecosistema turistico su cui fanno affidamento molte economie» ha intensificato preoccupazioni in tal senso.

Cede il ‘braccio’ di una gru: morti due operai a Palermo, erano in ‘nero’ e senza protezioni

AGI - Non avrebbero avuto un contratto regolare i due operai - Daniluc Tiberi e Najahi Jaleleddine, rispettivamente di 50 e 41 anni - morti questa mattina a Palermo precipitando nel vuoto dopo che il braccio della gru che sorreggeva il cestello aveva ceduto. E' uno degli elementi raccolti dagli investigatori della Squadra Mobile giunti oggi sul luogo dell'incidente, in via Marturano a Palermo, che indagano assieme ai vigili del fuoco e all'Ispettorato del lavoro. A coordinare le indagini la Procura della Repubblica che ha aperto un fascicolo con l'ipotesi di reato per omicidio colposo.

La dinamica dell'incidente sul lavoro a Palermo 

Secondo una prima ricostruzione il braccio telescopico della gru - che sorreggeva un carrello con gli operai - avrebbe ceduto, piegandosi e lasciando cadere nel vuoto il carrello dall'altezza del decimo piano.

Le due vittime inoltre non avrebbero indossato i dispositivi di sicurezza né ci sarebbero state cinture o altri dispositivi. Al momento non ci sono indagati ma - in vista delle autopsie che si terranno lunedì all'istituto di medicina legale del policlinico - presto i primi ad essere iscritti potrebbero essere proprio i titolari della impresa Ediltec che stava eseguendo i lavori di ristrutturazione e il committente dell'appartamento al decimo piano.

"Palermo si ferma". Il cordoglio del sindaco 

"Palermo oggi si ferma, si raccoglie e si unisce nel dolore. La tragedia avvenuta oggi in via Ruggero Marturano colpisce nel profondo l’intera comunità palermitana. Due lavoratori hanno perso la vita mentre svolgevano il proprio lavoro, in un contesto che dovrebbe essere sempre sinonimo di dignità, sicurezza e tutela. A loro va il nostro pensiero più commosso e rispettoso". E' il cordoglio del sindaco di Palermo, Roberto Lagalla.

"A nome della città di Palermo esprimo il più sincero cordoglio alle famiglie delle vittime, alle quali ci stringiamo con affetto e partecipazione autentica in questo momento di dolore incolmabile", prosegue il sindaco. 

 "Desidero, inoltre, rivolgere un pensiero al lavoratore rimasto ferito - aggiunge - attualmente ricoverato in gravi condizioni: a lui va il nostro augurio più forte di pronta guarigione, insieme alla vicinanza ai suoi familiari che stanno vivendo ore di angoscia. Non è accettabile che si continui a morire mentre si lavora. Il rispetto della vita deve essere sempre la priorità assoluta. Da questo dolore deve nascere un impegno ancora più forte affinché tragedie come questa non si ripetano mai più".

La Uil: "Emergenza nazionale" 

La segretaria generale della Uil Sicilia, Luisella Lionti, esprime "profondo cordoglio" per la terribile tragedia avvenuta questa mattina in via Ruggero Marturano, a Palermo, dove due operai hanno perso la vita precipitando da una gru mentre lavoravano.

"Siamo di fronte all’ennesima drammatica conferma – dice Lionti – di quanto la sicurezza nei luoghi di lavoro continui a essere una vera emergenza nazionale. È inaccettabile che si possa morire mentre si lavora. Ogni vita spezzata è una ferita per tutti noi e un richiamo alla responsabilità di istituzioni e imprese. Bisogna investire in prevenzione, formazione e controlli continui, perché dietro ogni numero ci sono persone e famiglie".

La Uil Sicilia si stringe alle famiglie delle vittime e chiede che venga fatta piena luce sulle cause dell’incidente. "Serve una svolta concreta e immediata – conclude la segretaria - affinché la sicurezza non resti solo una parola nei protocolli ma diventi realtà quotidiana per ogni lavoratore".

La Cgil si mobilita a Palermo 

"Siamo molto amareggiati, l’ennesima gravissima strage di operai a Palermo. Non si può più accettare una situazione del genere. Proprio ieri in un cantiere siamo intervenuti per rimproverare rendere alcuni operai che lavoravano senza imbracatura. Questo è lo spaccato del settore delle costruzioni, che negli ultimi anni non abbiamo mai smesso di denunciare a gran voce, queste sono le condizioni di insicurezza in cui lavorano i nostri operai edili". Lo dice il segretario generale Fillea Cgil Palermo, Piero Ceraulo, che aggiunge: "L’ennesimo operaicidio nella nostra città ci dice a chiare lettere che questa tragedia senza fine sta diventando una piaga sociale".

"Vanno individuate subito le responsabilità, senza vie di fuga per i colpevoli. Valuteremo anche con le altre sigle sindacali iniziative di mobilitazione e di confronto con le istituzioni. Ma la politica in tutto questo che fa? Cosa aspetta il governo, sia regionale che nazionale, per intervenire subito con norme più stringenti in materia di salute e sicurezza? Esprimiamo solidarietà alla famiglia e siamo immediatamente disponibili a intervenire in supporto ai familiari", conclude Cerauolo. 

Anche la Cgil Sicilia, con il segretario confederale Francesco Lucchesi, esprime cordoglio. "Formazione, controlli anche dei mezzi e degli strumenti di lavoro, tutte cose che continuano a mancare in Sicilia”, dice Lucchesi. La Cgil chiede "l’immediata convocazione dell’osservatorio regionale su salute e sicurezza" e annuncia per il 6 maggio una propria iniziativa sull’argomento. Non ci stancheremo di batterci – aggiunge l’esponente sindacale – perché questa scia di sangue si arresti. Nonostante le denunce sindacali e gli incidenti che si verificano in continuazione, si continua a procedere a rilento con le verifiche. Si contano in tutta la regione meno di un centinaio di ispettori e questa è una lacuna che va colmata quanto prima".

L'appello della Cisl Palermo Trapani

"Siamo avviliti, stanchi, con un dolore immenso e con il pensiero rivolto ai familiari, ai colleghi di questi due lavoratori morti in un modo assurdo e inaccettabile, e al terzo ferito. Non riusciamo a comprendere come un’emergenza nazionale di questa portata, che ogni giorno conta feriti e spesso, come accaduto oggi anche vittime, non sia la priorità per tutti, come dovrebbe essere invece la tutela della salute e della vita dei lavoratori. Siamo dell’idea che un’emergenza come questa vada combattuta con strumenti emergenziali". Lo affermano la segretaria generale Cisl Palermo Trapani Federica Badami e il segretario generale Filca Cisl Palermo Trapani Francesco Danese, dopo aver appreso del grave incidente sul lavoro accaduto stamani a Palermo in via Marturano, il crollo del braccio meccanico della gru.

"Il bilancio del gravissimo incidente poteva anche essere ancora più tragico. Devono essere chiarite le responsabilità, perché - aggiungono - non possiamo più accettare che accadano questi gravissimi incidenti e che ci siano, anche oggi, famiglie che non vedranno più i loro cari fare ritorno dal lavoro".

"Controlli a tappeto sull’uso dei dispositivi di sicurezza, l’applicazione delle normative e dei giusti contratti che tutelano i lavoratori, un maggior numero di ispettori, una costante programmazione sul tema della prevenzione e della formazione rivolte sia ai lavoratori che ai datori di lavoro, un impegno comune tra le istituzioni e parti sociali per fermare la scia di sangue. Serve tutto questo, ma oggi non riusciamo a dire altro, oggi a Palermo a piangere è tutto il mondo del lavoro", concludono i segretari.

Il cordoglio di Renato Schifani 

"Esprimo il cordoglio di tutto il governo regionale, e il mio personale, alle famiglie dei due operai deceduti questa mattina a Palermo, mentre lavoravano alla ristrutturazione di un palazzo. Si tratta, purtroppo, di un'ennesima tragedia che evidenzia ancora una volta quanto sia importante garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro. Su questo tema è massima l'attenzione dell'esecutivo regionale al fianco dei sindacati e delle forze dell'ordine, nonostante i nostri Ispettorati del lavoro siano decisamente sotto organico". Lo afferma il presidente della Regione siciliana, Renato Schifani. 

"Per questo lo scorso dicembre abbiamo avviato la procedura per selezionare 52 nuove unità di personale, tra ispettori del lavoro e funzionari ispettivi, nell'ottica del rafforzamento della nostra azione e del ricambio generazionale. La procedura  - assicura Schifani - va avanti, gli uffici stanno lavorando alla costituzione delle commissioni esaminatrici e contiamo di disporre dei nuovi ispettori nel più breve tempo possibile".

 

 

 

Il rebranding dell’Università Pegaso argento ai Transform awards Europe

La nuova identità visiva di Università Pegaso, ateneo digitale del Gruppo Multiversity, ha vinto la medaglia d’argento ai Transform awards Europe 2026, tra i più autorevoli riconoscimenti internazionali dedicati al branding, nella categoria Best visual identity from the education sector. A firmare il progetto è FutureBrand che ha accompagnato l’ateneo in un percorso che ha tradotto in modo chiaro e lineare la visione di un’università accessibile, innovativa e capace di rispondere alle esigenze del presente.

L’ateneo conferma il proprio ruolo nel panorama nazionale e internazionale della formazione

Al centro del rebranding il cavallo alato, simbolo storico di Pegaso, oggi ripensato con linee essenziali e dinamiche, che esprimono apertura, dinamicità e orientamento al futuro. La nuova visual identity si inserisce in una più ampia strategia di sviluppo dell’ateneo, con l’obiettivo di rafforzarne il posizionamento nel panorama dell’education digitale, e traduce in modo efficace la missione dell’Università Pegaso, orientata alla creazione di opportunità e alla diffusione di un modello formativo vicino alle esigenze delle persone. Ogni anno i Transform awards Europe premiano i progetti più significativi nel campo dello sviluppo e della gestione del brand, riconoscendo le migliori realizzazioni in termini di qualità progettuale, coerenza e impatto. Con questo risultato, Università Pegaso conferma il proprio ruolo nel panorama nazionale e internazionale della formazione.

La nuova mina vagante dopo Claudia Conte, i retroscena sulle nomine e le altre pillole

Dopo anni di intensissima attività tra i politici, alla fine è arrivato il semaforo rosso per Claudia Conte, che ha reso nota a tutti la sua presunta relazione con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, scatenando un caso politico che ha messo in difficoltà il governo Meloni. Ma tra i corridoi del potere c’è ancora allarme, per «un’altra mina vagante in giro», si sente dire davanti a Palazzo Chigi. Già, perché da tempo si agita una scalpitante presenza a Roma, che chiede incontri diretti ai ministri, con alcune nette somiglianze nei metodi che evocano la “strategia Claudia Conte”. Viene persino definita «bellissima e vistosissima, molto più di CC». Di sicuro ha più follower sui social (oltre il triplo, e la giornalista ciociara sfonda comunque la soglia dei 300 mila), ma la stessa implacabile attitudine al collezionismo di selfie col potente di turno. Fatto sta che le antenne sono alzate al massimo livello da parte delle potenziali “vittime”. Dopo gli scandali scoppiati attorno a Maria Rosaria Boccia e Claudia Conte, è pronto a esploderne un altro a breve? Intanto è arrivata la giornata di venerdì, e nella romana piazza del Popolo è andata in scena la festa della polizia di Stato, con la presenza del titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, alla sua prima uscita pubblica dall’inizio della vicenda Conte, sulla quale l’ex capo di gabinetto di Matteo Salvini non ha ancora detto una parola.

La nuova mina vagante dopo Claudia Conte, i retroscena sulle nomine e le altre pillole
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Monteduro, l’Enel e la «Chiesa che soffre»

Sta facendo molto discutere la nomina di Alessandro Monteduro nel consiglio di amministrazione di Enel. Fedelissimo del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, è il suo capo di gabinetto. Nel curriculum, Monteduro sottolinea il ruolo svolto come direttore della fondazione internazionale di diritto pontificio “Aiuto alla Chiesa che soffre”. È il modo in cui spiega l’incarico che preoccupa molti: «Cura le attività di fundraising incrementando la raccolta progressivamente di oltre il 200 per cento, sviluppa le attività di advocacy a livello nazionale e sovranazionale collegate alla tutela della libertà religiosa, struttura relazioni consolidate con le più alte gerarchie della Chiesa cattolica, incontra sistematicamente i rispettivi vescovi nelle diverse diocesi italiane, partecipa a conferenze nazionali e internazionali nella veste di relatore, organizza eventi di sensibilizzazione dalla eco mondiale, visita ripetutamente le aree di maggiore sofferenza per le comunità cristiane, Egitto, Iraq, Siria, Pakistan, Venezuela, Sri Lanka, Burkina Faso, Libano, Ucraina, sviluppando una relazione strutturata con i principali rappresentanti delle Chiese locali». Insomma, con l’Enel tutto questo cosa c’entra?

La nuova mina vagante dopo Claudia Conte, i retroscena sulle nomine e le altre pillole
Alfredo Mantovano e Alessandro Monteduro (foto Imagoeconomica).

Belloni, l’ennesima sconfitta

Era stata candidata al Quirinale, ma un fuoco di sbarramento ha bloccato ogni ambizione. Con Ursula von der Leyen tutti sanno com’è finita, dopo pochi mesi di collaborazione. Di cariche importanti ne sono sfumate tante, all’improvviso. Ora si parlava di lei per la presidenza dell’Eni, ma alla fine a vincere la partita è stata Giuseppina Di Foggia, che così lascia il posto di ad di Terna a favore di Pasqualino Monti. A Elisabetta Belloni non ne va bene una. E tanti si chiedono: «Ma davvero Matteo Renzi è così potente da riuscire a stopparla sempre? Oppure è la stessa Belloni che ci mette del suo?».

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Fiorini all’Eni. Aveva bocciato il film su Regeni…

Promozione improvvisa per Benedetta Fiorini, che è stata catapultata nel consiglio d’amministrazione di Eni. L’ex deputata di Lega e Forza Italia, che si trovava nel cda di Enac, era diventata famosa qualche giorno fa in qualità di componente della commissione cinema del ministero della Cultura per la bocciatura del finanziamento del film dedicato alla tragedia di Giulio Regeni, ucciso in Egitto. E pochissimi giorni fa era apparsa una notizia: «Scoperto gas in Egitto. Stimati 56 miliardi di metri cubi. Eni ha scoperto gas e condensati in Egitto, a seguito della perforazione con successo del pozzo esplorativo Denise W1 nella concessione Temsah». Che strani intrecci offre a volte la cronaca politica…

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Benedetta Fiorini (foto Imagoeconomica).

Macron a Roma passeggia e… soccorre

Emmanuel Macron nei panni del buon samaritano. A Roma il presidente francese, tra un incontro e l’altro, un omaggio al beato Floribert Bwana Chui, il giovane congolese martire della Comunità di Sant’Egidio, una sosta nella basilica di Santa Maria in Trastevere, ha cercato di depistare il luogo dove cenare, optando alla fine per il ristorante di piazza del Popolo “Al Bolognese”. Macron voleva il bagno di folla, con selfie e saluti: ma passeggiando per via del Corso, ecco un anziano steso per terra. Accasciato su un gradino, ha avuto la fortuna di essere visto da Macron, che ha ordinato al suo staff di soccorrerlo. I suoi medici personali hanno impiegato un quarto d’ora a rimettere in sesto il malcapitato, e Macron lo ha salutato stringendogli la mano, tra le foto. Un prologo perfetto della visita a papa Leone XIV in Vaticano

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Trump e Starmer hanno discusso di opzioni militari per Hormuz

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso di «opzioni militari» per rendere nuovamente navigabile lo Stretto di Hormuz nel corso di una telefonata con il presidente americano Donald Trump. «Stiamo mettendo insieme una coalizione di Paesi, lavorando a un piano politico e diplomatico, ma anche valutando le capacità militari e la logistica per il transito effettivo delle navi attraverso lo Stretto», ha dichiarato Starmer, che si trova in visita in Qatar. Il premier ha anche ricordato al leader Usa la necessità di coinvolgere gli alleati del Golfo rispetto alle trattative con l’Iran sulla tregua tra Washington e Teheran. «Gli Stati del Golfo sono i vicini dell’Iran. Se il cessate il fuoco deve reggere, e ci auguriamo che regga, deve coinvolgerli. Hanno posizioni molto nette sullo Stretto di Hormuz».

Il comunicato di Downing Street: «Al centro dei colloqui un piano concreto per ripristinare il traffico marittimo»

Il contenuto della telefonata era stato anticipato, nella serata del 9 aprile 2026, in un comunicato diffuso da Downing Street: «Il primo ministro ha parlato con il presidente Trump dal Qatar questa sera. Il primo ministro ha illustrato le sue discussioni con i leader del Golfo e i responsabili della pianificazione militare nella regione sulla necessità di ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, nonché gli sforzi del Regno Unito per riunire i partner al fine di concordare un piano fattibile. Hanno convenuto che ora che è in vigore un cessate il fuoco e c’è un accordo per riaprire lo Stretto, siamo alla fase successiva di trovare una soluzione. I leader hanno discusso della necessità di un piano concreto per ripristinare il traffico marittimo il più rapidamente possibile. Hanno concordato che si parleranno di nuovo presto».

Audio di Sangiuliano a Report, archiviata l’inchiesta su Ranucci

È stata archiviata dal Tribunale di Roma l’inchiesta che vedeva indagati il conduttore di Report Sigfrido Ranucci e il giornalista Luca Bertazzoni per interferenze illecite nella vita privata, in relazione alla diffusione di un audio tra l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini, durante un servizio sul caso-Boccia.

Audio di Sangiuliano a Report, archiviata l’inchiesta su Ranucci
Federica Corsini e Gennaro Sangiuliano (Imagoeconomica)

Secondo la gip è stato esercitato il diritto di cronaca

Secondo la gip Rosamaria De Lellis «nel caso in analisi non vi è alcun elemento per ritenere che i giornalisti di Report fossero consapevoli del luogo in cui avveniva la conversazione privata, intercorsa tra i coniugi Sangiuliano-Corsini», mandata in onda l’8 dicembre 2024. La diffusione dell’audio, pertanto, si configura come «una condotta espressione del diritto di cronaca, rispettosa dei canoni di veridicità della notizia riportata, della continenza espositiva e dell’interesse pubblico».

Audio di Sangiuliano a Report, archiviata l’inchiesta su Ranucci
Maria Rosaria Boccia (Imagoeconomica).

Incidente sul lavoro a Palermo, morti due operai caduti da una gru

Gravissimo incidente sul lavoro a Palermo, dove due operai sono morti dopo essere caduti dal carrello di una gru, che si è ribaltato. È successo in via Ruggero Marturano, all’incrocio con via Ammiraglio Rizzo, dove è in corso la ristrutturazione di un palazzo. Un terzo operaio si è invece salvato, per sua fortuna, finendo sui copertoni di un negozio di ricambio pneumatici. Un dipendente di questa attività è stato trasportato in ospedale con un trauma cranico. Sul posto i vigili del fuoco, i sanitari del 118 e gli agenti della polizia.

Le nomine calate dall’alto di Meloni e i rischi di una leader isolata nel suo fortino

Alla fine Roberto Cingolani è stato messo fuori da Leonardo. La notizia era nell’aria da settimane, ma fa comunque rumore, perché il manager ex ministro non è un burocrate di complemento: è uno con un profilo internazionale, capace di stare su qualsiasi palcoscenico senza fare figuracce, nonché capo della più grande industria della Difesa del Paese. Cosa che, in questi tempi di guerra, non è un dettaglio. D’accordo, ha un carattere spigoloso con tutti tranne che con i suoi favoriti, cui spiana con troppa disinvoltura le carriere. Ma defenestrarlo è stata una scelta politica, non industriale. Se, come auspicava Guido Crosetto, che di Leonardo è il ministro di riferimento, devono essere i numeri e il mercato a decidere, qui siamo agli antipodi. E si sa che le scelte di Palazzo travestite da scelte industriali hanno una storia che alla lunga non promette niente di buono.

Le nomine calate dall’alto di Meloni e i rischi di una leader isolata nel suo fortino
Le nomine calate dall’alto di Meloni e i rischi di una leader isolata nel suo fortino
Le nomine calate dall’alto di Meloni e i rischi di una leader isolata nel suo fortino
Le nomine calate dall’alto di Meloni e i rischi di una leader isolata nel suo fortino
Le nomine calate dall’alto di Meloni e i rischi di una leader isolata nel suo fortino
Le nomine calate dall’alto di Meloni e i rischi di una leader isolata nel suo fortino
Le nomine calate dall’alto di Meloni e i rischi di una leader isolata nel suo fortino

Manuale Cencelli e attenzione a soddisfare la propria tribù

Il resto dell’infornata nelle partecipate si è svolto come da copione. Manuale Cencelli in mano e spasmodica attenzione della maggioranza di governo ad accontentare i pretendenti della propria tribù. Nomi di provata fede in un giro di poltrone in cui contano solo gli equilibri di coalizione e l’osservanza dei requisiti di base: fedeltà personali e cambiali da riscuotere. Insomma, niente di nuovo sotto il sole, dove la tanto evocata meritocrazia resta quasi sempre in ombra. Poi, per carità, le prescelte saranno tutte persone brave e degne, ma non è questo il punto. Il problema, ovviamente, sta nel metodo.

Le nomine calate dall’alto di Meloni e i rischi di una leader isolata nel suo fortino
Guido Crosetto e Giorgia Meloni (foto Ansa).

Tutte queste aziende sono quotate in Borsa. Hanno grandi e piccoli azionisti, investitori istituzionali che non votano Fratelli d’Italia, il partito di Berlusconi o la Lega e che, quando vedono arrivare un nome calato dall’alto senza uno straccio di spiegazione, fanno due conti e tirano le loro conclusioni usando la sola arma in loro possesso: massiccio smobilizzo dei titoli e capitali che vanno altrove.

Nessuna spiegazione, nomine immotivate e inappellabili

Giorgia Meloni e il suo governo non hanno sentito il bisogno di spiegare nulla. Nessuna conferenza stampa o comunicato da cui si evinca una logica industriale nelle scelte. Le nomine sono arrivate come decreti del destino, immotivate e inappellabili, nella forma di uno scarno comunicato serale del Mef. Eppure questo è lo stesso governo che, a ogni occasione buona, recita il mantra del mercato e della concorrenza. Lo ha fatto con la voce grossa quando conveniva. Poi, quando le regole avrebbero imposto trasparenza e accountability che però non gli facevano comodo, si è girato dall’altra parte.

Le difficoltà di una quadra spartitoria che plachi gli appetiti

Si è visto nella vicenda Mps, dove si è trasformato da arbitro in giocatore con una disinvoltura che avrebbe fatto arrossire persino la dirigista Mediobanca dei tempi di Cuccia. E ancora bloccando Unicredit su Bpm con argomenti che hanno fatto inorridire gli stakeholders. E ora si ripete sui vertici delle partecipate, decisi all’ultimo minuto a riprova che (soprattutto) tra alleati trovare la quadra spartitoria che plachi gli appetiti di tutti è una fatica di Sisifo.

Le nomine calate dall’alto di Meloni e i rischi di una leader isolata nel suo fortino
Rocca Salimbeni, sede di Mps (Imagoeconomica).

Meloni si è chiusa ancora di più nel suo fortino

C’è chi legge questa invasività di Palazzo Chigi come una reazione alla botta del referendum, e l’ipotesi non è peregrina. Una sconfitta così netta lascia il segno, specie su una leader che ha costruito la sua immagine sull’essere invincibile. Il risultato, però, è paradossale: invece di aprirsi, di cercare un dialogo più largo, di ammorbidire i contorni di un profilo che il voto ha dimostrato non essere così granitico, Meloni si è chiusa ancora di più nel suo fortino.

Le nomine calate dall’alto di Meloni e i rischi di una leader isolata nel suo fortino
Giorgia Meloni (foto Imagoeconomica).

La sindrome da accerchiamento è una malattia antica della politica italiana. Ne hanno sofferto in tanti, da Bettino Craxi in poi, e non è andata bene a nessuno. Chi si convince di avere il mondo intero contro di sé finisce per vedere nemici anche dove non ci sono, stringendo il cerchio dei suoi fidi fino a soffocare tra sospetti e rancori.

Il mondo esterno trasformato in un perfido complotto da cui difendersi

È la comfort zone di Palazzo Chigi, che trasforma il mondo esterno in un perfido complotto da cui difendersi. Inizialmente, l’intento di Meloni era di confermare tutti gli ad delle partecipate, e lasciar sfogare le brame dei partiti sulle presidenze. La disastrosa sconfitta referendaria le ha fatto subito accantonare gli antichi propositi. Il mercato, nel frattempo, prende nota. Gli investitori stranieri guardano l’Italia e vedono un Paese in cui le partecipate vengono gestite come feudi, dove le regole valgono solo per gli altri e la discontinuità manageriale dipende dagli umori di chi sta al potere e non dai risultati di bilancio.

Un altro piccolo chiodo nella bara di una certa narrazione

Meloni aveva vinto le elezioni con un’idea semplice e potente: un governo che fa quello che dice, la coerenza come arma vincente. Ma quell’idea, che già aveva cominciato a vacillare nei mesi a venire, adesso fatica a reggere. E ogni nomina calata dall’alto senza una riga di motivazione è un piccolo chiodo nella bara di quella narrazione. Il fortino protegge, ma isola. E un leader isolato, prima o poi, smette di leggere la realtà, finendo per leggere solo se stesso.

Chi è l’italiano in carcere negli Stati Uniti per vendita di armi alla Russia

Un cittadino italiano è stato arrestato negli Stati Uniti con l’accusa di aver esportato illegalmente armi in Russia e si trova in un carcere di Brooklyn in attesa di sentenza, dopo essersi dichiarato colpevole. Lo ha reso noto il Dipartimento di Giustizia Usa: il commerciante di armi Manfred Gruber – questo il nome dell’uomo – è stato fermato a ottobre 2025 mentre si stava recando a una fiera di settore a Washington.

Chi è Manfred Gruber, che si è dichiarato colpevole

Gruber, altoatesino di 61 anni, è direttore commerciale di un’azienda del nord Italia che produce armi e munizioni. Come spiega l’Eastern District of New York del Dipartimento di Giustizia, il manager è stato arrestato con l’accusa di aver esportato armi per 540 mila dollari in Russia, attraverso il Kirghizistan, violando le rigide normative Usa in materia. «I reati commessi da Gruber hanno contribuito ad alimentare la sanguinosa guerra contro l’Ucraina che ha causato innumerevoli vittime», si legge in un comunicato. Durante una prima udienza, il 30 marzo Gruber si è dichiarato colpevole di cospirazione per commettere violazioni delle norme sul controllo delle esportazioni.

Un presunto socio di Gruber è già stato condannato

«L’ammissione di colpevolezza dimostra le gravi conseguenze della violazione delle limitazioni sulle esportazioni statunitensi e l’impegno dell’Fbi nel perseguire chi alimenta illegalmente gli sforzi bellici dei nostri avversari stranieri», ha dichiarato Roman Rozhavsky, vicedirettore della Divisione spionaggio e controspionaggio dell’agenzia americana, che ha fatto anche riferimento all’utilizzo (per l’export) dell’aeroporto ‘John F. Kennedy’ di New York. A gennaio un presunto socio di Gruber di origine kirghisa, Sergei Zharnovnikov, era stato arrestato per lo stesso motivo: è già stato condannato a 39 mesi di carcere.