Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani

Lorenzo Mariani non è ancora arrivato, ma in Leonardo, come nelle migliori tradizioni, le indiscrezioni su chi sbarca e chi lascia sono già iniziate. E non poteva essere diversamente, visto che alcune nomine fatte dal suo predecessore Roberto Cingolani avevano avuto effetti molto divisivi in azienda. Ma cominciamo dalle new entry a Piazza Monte Grappa. Da MBDA, la società missilistica di cui proprio Mariani era diventato amministratore delegato una volta toccata con mano l’impossibilità di convivere con l’ex ministro del governo Draghi, è in arrivo Angelo Sena, suo stretto collaboratore nel ruolo del capo delle relazioni istituzionali Italia. Ancora imprecisato il ruolo, anche se molti lo vedrebbero al posto di Filippo Maria Grasso, Chief Corporate Bodies & Institutional Affairs Office, un manager molto apprezzato da Guido Crosetto, il ministro della Difesa che però da questa tornata di nomine in Leonardo è uscito sconfitto. Data in partenza, o destinata a nuovo ruolo, anche Helga Cossu, l’ex giornalista di Sky molto stimata da Cingolani che, dopo averle dato nel 2023 la direzione della fondazione Leonardo, proprio alla vigilia del rinnovo del consiglio di amministrazione l’ha nominata anche capo della comunicazione del gruppo.

Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani
Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani
Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani
Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani
Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani
Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani
Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani
Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani
Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani
Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani
Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani
Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani
Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani
Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani
Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani
Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani
Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani
Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani
Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani

Sondaggi politici Swg 13 aprile 2026: Avs supera di nuovo la Lega

Secondo i sondaggi politici realizzati da Swg per il TgLa7 del 13 aprile 2026, Fratelli d’Italia si conferma saldamente la prima forza del Paese con il 29,3 per cento (-0,2). Lieve flessione per il Partito democratico, che registra il 21,9 (-0,1), e per il Movimento 5 stelle, dato al 12,2 per cento (-0,1). Meno due punti percentuali per Forza Italia, che scende al 7,7 per cento, mentre Alleanza verdi-sinistra torna sopra la Lega con il 6,6 per cento (=). Il Carroccio registra il calo maggiore e scivola al 6,3 per cento (-0,3). Crescono invece tutti i partiti minori, con Azione e Futuro nazionale al 3,5 per cento (il primo cresciuto dello 0,1, il secondo dello 0,2), seguiti da Italia Viva al 2,4 per cento (+0,1). Infine, Più Europa guadagna lo 0,2 e sale all’1,6 per cento mentre Noi moderati lo 0,1, registrando l’1,2 per cento.

Sondaggi politici Swg 13 aprile 2026: Avs supera di nuovo la Lega
Sondaggio Swg 13 aprile 2026 (X).
Sondaggi politici Swg 13 aprile 2026: Avs supera di nuovo la Lega
Sondaggio Swg 13 aprile 2026 (X).

Cosa prevede il Memorandum sulla Difesa tra Italia e Israele

«In considerazione della situazione attuale, il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele». Lo ha annunciato Giorgia Meloni: il Memorandum non è stato dunque rinnovato per altri cinque anni a partire dal 13 aprile: ecco cosa prevede.

LEGGI ANCHE: La tempesta perfetta di Meloni ora in rotta con Israele e con l’amico Trump

Cosa prevede il Memorandum sulla Difesa tra Italia e Israele
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Quando è stato siglato e l’entrata in vigore dell’accordo

Il Memorandum sulla Difesa tra Italia e Israele, siglato il 16 giugno 2003 a Parigi e entrato in vigore l’8 giugno 2005 dopo la ratifica del Parlamento, è un accordo bilaterale quinquennale che prevede la cooperazione appunto tra i rispettivi ministeri della Difesa, inclusi accordi di sicurezza tra l’Esercito italiano e quello israeliano (IDF).

Tra gli aspetti più rilevanti c’è la cooperazione industriale

Il Memorandum di intesa in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa tra Italia e Israele è composto di 11 articoli. Tra gli aspetti più rilevanti c’è quello della cooperazione industriale: che prevede la collaborazione tra aziende dei due Paesi nell’ambito della sicurezza informatica, dell’aeronautica e dei sistemi elettronici.

Cosa prevede il Memorandum sulla Difesa tra Italia e Israele
Soldati israeliani (Imagoeconomica).

L’accordo è stato rinnovato tacitamente ogni cinque anni

L’accordo bilaterale si rinnova tacitamente ogni cinque anni, salvo il recesso di una delle parti. In tal caso cessa di avere efficacia al sesto mese successivo alla sua notifica. Il rinnovo saltato sarebbe stato il quarto: avrebbe esteso gli effetti fino al 2031.

Le critiche al Memorandum sulla Difesa tra Italia e Israele

Da sempre viene contestata la segretezza con cui il Memorandum copre le attività e gli scambi di informazioni tra Italia e Israele, mentre comporta oneri per il bilancio dello Stato. Negli anni più recenti l’accordo è stato oggetto di ulteriori critiche riguardanti la questione etica, visti i bombardamenti di Israele sulla Striscia di Gaza e gli attacchi contro l’Iran. Lo stop al rinnovo del Memorandum arriva nella fase in cui i rapporti tra Roma e Tel Aviv sono al livello più basso per i ripetuti incidenti in cui l’IDF ha attaccato o ostacolato i caschi blu dell’Unifil, di cui l’Italia ha il comando.

La tempesta perfetta di Meloni ora in rotta con Israele e con l’amico Trump

Prima la sconfitta al referendum (con annesse purghe tardive), poi la guerra scatenata dall’amico Donald Trump (colui per il quale si pensava al Nobel per la pace) e Benjamin Netanyahu contro l’Iran, crisi che rischia di mettere in ginocchio l’economia europea. Quindi la batosta subita da un altro amico, Viktor Orbán, in Ungheria. Infine l‘attacco sempre di The Donald a papa Leone XIV. Su Giorgia Meloni si è scatenata la tempesta perfetta. Ciliegina sulla torta, proprio a una manciata di giorni dall’uscita negli States del libro Giorgia’s Vision (in italiano un molto più prosaico La versione di Giorgia, in cui la premier è intervistata da Alessandro Sallusti) con la prefazione del vicepresidente JD Vance, lo stesso che ha intimato al pontefice di occuparsi «solo di questioni morali».

La tempesta perfetta di Meloni ora in rotta con Israele e con l’amico Trump
La versione inglese di La versione di Giorgia.

L’infilata ha spinto la leader di Fratelli d’Italia a smettere i panni di gran mediatrice e prendere, seppur con i suoi tempi, posizione contro amici e alleati diventati anche per lei scomodi.

La tempesta perfetta di Meloni ora in rotta con Israele e con l’amico Trump
Giorgia Meloni al Vinitaly alla Fiera di Verona, 14 aprile 2026 (Ansa).

Il governo sospende il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele

Così dal Vinitaly la presidente del Consiglio ha annunciato che il governo sospenderà «il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele». La decisione è stata comunicata dal ministro della Difesa Guido Crosetto all’omologo Israel Katz. La distanza tra Roma e Tel Aviv – già messa a dura prova dagli “incidenti” causati dall’esercito israeliano contro i caschi blu italiani dell’Unifil – era cresciuta dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani che, in visita a Beirut, aveva definito su X «inaccettabili gli attacchi israeliani contro la popolazione civile», facendo scoppiare un caso diplomatico, con l’ambasciatore italiano Luca Ferrari convocato dal governo israeliano.

Traballa l’amicizia con Washington

Ma è il rapporto con Washington ora a pesare come un macigno su Meloni, soprattutto dopo le intemerate della Casa Bianca contro Prevost e i santini con Trump Cristo guaritore pubblicati – e poi rimossi – su Truth Social.

La tempesta perfetta di Meloni ora in rotta con Israele e con l’amico Trump
Donald Trump in versione Gesù su Truth, post poi cancellato.

Il legame con gli Usa, ha ribadito la premier da Verona, «non riguarda il singolo governo. Noi cerchiamo di fare il nostro meglio, considerando gli Stati Uniti un nostro alleato strategico e prioritario. Però quando si è amici, e quando si hanno degli alleati, particolarmente se sono strategici, bisogna anche avere il coraggio di dire quando non sei d’accordo, che è quello che io faccio ogni giorno». Insomma va bene essere «testardamente unitaria» (cit) nel rapporto con gli States, ma guai a toccare il papa o la Chiesa. «Ho espresso ed esprimo la mia solidarietà a papa Leone», ha aggiunto la premier. «Francamente, io non mi sentirei a mio agio in una società nella quale i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici. Non in questa parte del mondo, per cui non sono d’accordo con il presidente Usa Donald Trump e l’ho detto». Parole che dall’altra parte dell’Atlantico sono arrivate forti e chiare. Tanto che Trump parlando al Corriere ha bocciato «one of the real leaders of the world»: «Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo». Prendi e porta a casa.

La tempesta perfetta di Meloni ora in rotta con Israele e con l’amico Trump
Papa Leone XIV e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Il nuovo nemico? Bruxelles

Intanto, come in ogni assaggio di crisi che si rispetti, nella narrazione del centrodestra ha fatto capolino un nuovo nemico-capro espiatorio: «È un enorme errore sottovalutare la crisi, bisogna agire subito sullo stop del patto di stabilità», ha ribadito Meloni dopo che la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen aveva spiegato che non c’erano i presupposti per allentare i vincoli di bilancio. Una battaglia condivisa – e non poteva essere altrimenti – dal vicepremier Matteo Salvini: «La priorità è sbloccare le norme europee che ci impediscono di aiutare gli italiani in difficoltà, tutto il resto viene dopo», ha detto lunedì il segretario a un gazebo della Lega a Milano. «O lo cambiano ‘sto Patto di stabilità oppure, se continueranno a non sentirci, faremo da soli». Lega e FdI restano però ancora distanti sul gas russo dopo l’apertura del neo-confermato ad di Eni Claudio Descalzi.

L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno

Dopo essersi dimesso da capogruppo di Forza Italia alla Camera (al suo posto arriva Enrico Costa) e aver lanciato una stoccata velenosa ai figli di Berlusconi («I partiti si guidano dall’interno») Paolo Barelli è pronto a occupare la poltrona di viceministro per i Rapporti con il parlamento, dove ora c’è Matilde Siracusano. Quest’ultima, per fargli posto, si trasferisce ai Beni Culturali, dove sedeva il neo ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. Che ha sostituito Daniela Santanchè, travolta dalle indagini a suo carico e dalla furia meloniana post batosta referendaria. Il nuovo incarico sarà senza portafoglio e permette dunque a Barelli di mantenere la presidenza di Federnuoto. Anche se, a dare un’occhiata alle sue dichiarazioni patrimoniali pubbliche, in quella casella dedicata alla Fin si legge una curiosa annotazione: «Funzione delegata a terzo». Barelli probabilmente ha ceduto in passato ai vice la gestione operativa e la rappresentanza a causa degli impegni politici e anche di pregresse sospensioni internazionali, poi annullate dal Tribunale arbitrale dello sport. Se fosse stato dirottato al ministero delle Imprese e del Made in Italy, con Adolfo Urso, non avrebbe potuto invece restare al suo posto alla Fin. Dunque quel trasferimento è saltato: Valentino Valentini, attuale viceministro del dicastero di via Veneto, rimane al suo posto. L’intricato gioco di incastri è destinato a concludersi con la nomina dell’attuale sottosegretario all’Economia, il leghista Federico Freni, alla presidenza della Consob, di cui si parla da gennaio, ma che è sempre stata frenata da fibrillazioni dentro il centrodestra. Da tempo Matteo Salvini spinge sul suo nome, incontrando le resistenze di Antonio Tajani. Che dopo gli ultimi scossoni politici ha dato il via libera. Appuntamento al Consiglio dei ministri che dovrebbe tenersi giovedì 16 aprile per l’ufficializzazione di tutti gli spostamenti.

L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno
L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno
L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno
L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno
L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno

Manlio Messina non sa che il 16 c’è lo sciopero?

Manlio Messina, ex big di Fratelli d’Italia ora in rotta con la famiglia Meloni, cioè le sorelle Giorgia e Arianna, ha detto: «È arrivato il momento di aprire il mio telefono e far capire cosa muove me e cosa invece muove chi gestisce il partito di Fratelli d’Italia». Annunciando poi che «giovedì 16 aprile in una conferenza stampa alla Camera dei deputati» vuoterà il sacco sul suo addio al partito. Qualcuno però dovrà ricordargli che quel giorno è in programma lo sciopero dei giornalisti. Comunque l’attesa è forte, per quello che potrà dire: qualche anticipazione è stata vista a Report, con la storia dei finanziamenti alle iniziative culturali in terra siciliana.

L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno
Manlio Messina (foto Imagoeconomica).

Giuli ai Lincei per Cibele

Appuntamento imperdibile per il mondo della cultura: nel pomeriggio di martedì 14 aprile a Roma, nell’Accademia nazionale dei Lincei, è in programma la presentazione del libro Venne la Magna Madre. I riti, il culto e l’azione di Cibele Romana di Alessandro Giuli. Che poi è il ministro della Cultura. Attesi Roberto Antonelli, in qualità di presidente dell’Accademia, e professori di chiara fama come Luigi Capogrossi, Paola Corrente e Mario Mazza.

L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli (foto Ansa).

Che tempismo: Prodi tra papi e dollari

Un timing perfetto: la presentazione del libro di Massimo Franco intitolato Papi, dollari e guerre. Il potere dell’America in Vaticano dai tabù del passato a Leone XIV, in programma nella serata di martedì, cade proprio nel momento giusto, dopo l’attacco di Donald Trump al pontefice. E pensare che era stata inserita in agenda da mesi. Fatto sta che a Roma, al Teatro Manzoni, sono stati invitati Romano Prodi, monsignor Antonio Mennini e molti altri ancora. Per Franco, «con l’elezione di un papa statunitense, l’ultimo Conclave ha sancito il tramonto dell’eurocentrismo di un Vaticano impoverito e diviso. Il nuovo corso di Leone XIV va letto però alla luce di una lunga e tormentata marcia sotterranea, che ha visto il cattolicesimo americano giocare spesso un ruolo cruciale, al di là delle apparenze». Non solo: «Il flusso dei contributi provenienti da oltre Atlantico è un indizio che non si può ignorare: dai fondi affluiti a Roma tra gli Anni 20 e 30 del Novecento da una benefattrice, amica di Roosevelt e di Pio XI e XII, a quelli arrivati durante e dopo la Seconda guerra mondiale tramite il cardinale Francis Spellman. Più di recente emerge il ruolo della Papal Foundation creata da Giovanni Paolo II per cementare il cosiddetto “asse del Bene” con gli Usa di Ronald Reagan, e oggi guidata dal cardinale di New York, Timothy Dolan. E affiora la potenza finanziaria dei Cavalieri di Colombo e delle istituzioni caritative e culturali che hanno innaffiato di dollari i bilanci del Vaticano».

L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno
L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno
L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno

Tutti da Grasso mercoledì sera

Mercoledì 15 aprile, di sera, nella romana Fondazione Marco Besso c’è in calendario la presentazione del volume Finché durerà la terra di Giovanni Grasso. Qui il braccio destro del presidente della Repubblica, il comunicatore del Quirinale, mette «a nudo il cortocircuito tra la religiosità autentica e uno spregiudicato uso del sacro come fonte di potere e di arricchimento». Intanto, nel piccolo schermo, Grasso colleziona presenze ovunque, per parlare del suo libro. Mentre sui social, soprattutto l’ex Twitter, si è prodigato molto nel rispondere agli utenti che polemicamente chiedevano spiegazioni sulla grazia concessa da Sergio Mattarella a Nicole Minetti.

L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno
Giovanni Grasso dietro Mattarella (foto Imagoeconomica).

Crans-Montana, i coniugi Moretti indagati a Roma

La procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati Jacques Moretti e la moglie Jessica nell’ambito del procedimento legato alla strage di Capodanno a Crans-Montana. Nei confronti dei titolari de Le Constellation, il locale in cui si è consumata la tragedia che ha provocato 41 vittime, i pm capitolini contestano i reati di disastro colposo, omicidio plurimo colposo, incendio e lesioni gravissime aggravate dalla violazione della normativa antinfortunistica. I due, secondo quanto si apprende, non saranno al momento interrogati nella Capitale. Parallelamente prosegue l’inchiesta degli inquirenti svizzeri. Lunedì 13 aprile, a Sion, è stato interrogato il sindaco di Crans Montana Nicolas Féruad mentre il venerdì precedente era stato sentito il responsabile della sicurezza del comune, Baptiste Cotter. Entrambi avrebbero “scaricato” le eventuali responsabilità legate alla mancate misure di sicurezza o sui loro sottoposti (nel caso del sindaco) o sui superiori (la tesi del responsabile della sicurezza).

Global Sumud Flotilla, la Procura di Roma contesta anche il reato di tortura

Nell’indagine avviata dopo gli esposti presentati dai 36 attivisti italiani che hanno preso parte alla Global Sumud Flottila, dopo aver ipotizzato i reati di sequestro di persona, rapina e danneggiamento con pericolo di naufragio, la Procura di Roma contesta adesso anche il reato di tortura. Il pm Stefano Opilio, coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi, hanno aperto un fascicolo contro ignoti. L’Ansa riporta che gli inquirenti, dopo aver ascoltato i partecipanti alla missione umanitaria, sono pronti a inoltrare una richiesta di rogatoria a Israele.

Il Nord-Ovest valuta una candidatura unitaria per le Olimpiadi estive

Le Regioni Piemonte, Lombardia e Liguria, insieme alle Città di Torino, Milano e Genova hanno annunciato l’avvio di un percorso congiunto per valutare la possibilità di presentare una candidatura unitaria del Nord-Ovest italiano per ospitare una futura edizione delle Olimpiadi estive. Un primo orizzonte temporale sono i Giochi del 2036 o, in alternativa, quelli del 2040. Le istituzioni promotrici si sono riunite martedì 14 aprile 2026 per un primo incontro operativo, avviando formalmente il confronto.

L’idea di un modello olimpico diffuso innovativo e sostenibile

Un elemento centrale della possibile candidatura, spiega una nota, è «l’impegno a costruire un progetto fortemente orientato alla sostenibilità ambientale ed economica, in linea con le più recenti indicazioni del Comitato internazionale olimpico». Il tutto valorizzando in larga parte infrastrutture e impianti già esistenti, anche con il coinvolgimento delle imprese del territorio. «Un modello olimpico diffuso che riduca l’impatto ambientale, ottimizzi le risorse pubbliche e generi benefici concreti e duraturi per le comunità locali», si legge nel comunicato. Le istituzioni coinvolte intendono avviare una fase preliminare di confronto con Coni, governo, mondo dello sport, università e i principali stakeholder territoriali, per verificare la fattibilità di una candidatura. L’obiettivo è costruire una proposta credibile, sostenibile e innovativa che metta al centro lo sport, i giovani e la cooperazione tra territori, rafforzando al contempo la vocazione internazionale del Paese e la capacità di promuovere l’Italia nel mondo attraverso un grande progetto condiviso. «Il Nord-Ovest italiano possiede tutte le caratteristiche per diventare un grande palcoscenico olimpico diffuso capace di unire città, regioni e comunità attorno ai valori universali dello sport», concludono le istituzioni.

Claudio Calabi entra nel cda di Cairo Communication

Claudio Calabi entrerà nel nuovo cda di Cairo Communication. L’Assemblea degli azionisti è stata convocata per il 7 maggio. Una nomina, quella di Calabi, che corona un rapporto ventennale con il patron di Rcs. Nel 2022 fu proprio grazie alla mediazione del manager che Urbano Cairo riuscì a sotterrare l’ascia di guerra con Blackstone e riacquistare la sede storica del Corriere della Sera in via Solferino 28. Oltre a Calabi e Cairo, della lista presentata dal socio U.T Communications spa che detiene il 44,59 per cento della società fanno parte anche Uberto Fornara, Marco Pompignoli, Roberto Cairo, Laura Maria Cairo, Federico Giuseppe Cairo, Luisa Maria Virginia Collina, Laura Guazzoni, Cesira Russo.

Claudio Calabi entra nel cda di Cairo Communication
Claudio Calabi (Imagoeconomica).

Da Rcs al Sole 24 Ore: chi è Claudio Calabi

Classe 1948, Calabi dallo scorso 23 dicembre è presidente di Arepo Fiduciaria, società controllata da Banca Profilo. Esperto in ristrutturazioni e rilanci aziendali – dopo il Pandoro gate nel 2024 è stato nominato amministratore unico di Fenice al posto di Chiara Ferragni – è stato amministratore delegato di grandi gruppi italiani come Rcs Editori, Camuzzi, I Viaggi del Ventaglio, Il Sole 24 Ore e Risanamento. È stato anche membro del cda e presidente del comitato esecutivo di Banca Carige, membro del cda del San Raffaele e presidente con deleghe di Capital Dev.

Forza Italia, Enrico Costa nuovo capogruppo alla Camera

Chiuso l’accordo sul nuovo capogruppo di Forza Italia alla Camera dopo le dimissioni di Paolo Barelli. A guidare i parlamentari azzurri a Montecitorio sarà Enrico Costa, mentre Barelli sarà viceministro ai Rapporti con il Parlamento, incarico ora ricoperto da Matilde Siracusano. L’effetto domino porterà quest’ultima ai Beni Culturali, dove siedeva l’attuale ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. Il nuovo incarico, poiché senza portafoglio, permetterà a Barelli di mantenere la presidenza di Federnuoto, cosa che non sarebbe stata possibile in caso di suo dirottamento al Mimit. Valentino Valentini, attuale viceministro del dicastero di via Veneto, resterà quindi al suo posto.