Meloni a Niscemi: il decreto in Cdm e Ciciliano commissario straordinario

La premier Giorgia Meloni si è recata in visita a Niscemi per toccare con mano i danni e la situazione complessiva dopo il ciclone Harry e la frana che ha provocato oltre 1.500 sfollati. Dopo aver effettuato un sopralluogo, ha partecipato a una riunione al Centro operativo comunale con rappresentanti, tra l’altro, di Esercito, Protezione civile e Anas. Ha quindi annunciato che mercoledì 18 febbraio arriverà in Consiglio dei ministri il decreto che stanzia le risorse per la ricostruzione, 150 milioni solo per Niscemi. Le ordinanze spetteranno a Fabio Ciciliano, capo della Protezione civile, che verrà nominato commissario straordinario.

Meloni a Niscemi: il decreto in Cdm e Ciciliano commissario straordinario
Meloni a Niscemi (Ansa).

Cosa prevede il decreto per i territori colpiti dall’alluvione

Il decreto, ha spiegato Meloni, non riguarda solo il comune siciliano ma tutti i territori colpiti dal maltempo, e stanzia diverse centinaia di milioni di euro per il ripristino della rete infrastrutturale e dei servizi. Prevede poi indennizzi e iniziative di sostegno per le attività economiche coinvolte, particolarmente per quello che riguarda il campo dell’agricoltura. C’è la sospensione dei tributi fino ad aprile, il che vuol dire rimandare il pagamento almeno a ottobre. Ci sono ammortizzatori sociali sui quali sta lavorando il ministero del Lavoro sia per i lavoratori dipendenti sia per i lavoratori autonomi che non possono lavorare a causa degli eventi. «Io non posso e non voglio dare una tempistica della quale non sono certa. Posso dire che oggi Niscemi è il comune più monitorato d’Europa perché ci sono tutte le migliori eccellenze. Il genio militare, la Protezione civile e i vigili del fuoco stanno lavorando per dare risposte su quale sia la fascia che bisogna purtroppo considerare non sicura e qual è quella che si può recuperare. Per fare questo c’è bisogno del tempo e non è una decisione che si può forzare, politicamente sarebbe irresponsabile», ha detto Meloni.

Il dopo-Conti a Sanremo? Le voci su De Martino e il possibile guastafeste

Sanremo non è ancora cominciato, ma Carlo Conti pensa già al dopo. Prima dei bilanci, dei confronti, degli share mattutini, delle inevitabili polemiche, il direttore artistico della kermesse ha annunciato che con il 2026 si chiude un ciclo. Questo sarà il suo ultimo Festival, buona la quinta (edizione) dunque. La domanda allora è: chi sarà il suo successore? A radio Subasio, Conti non aveva dato alcuna indicazione ovviamente: «C’è solo l’imbarazzo della scelta, ma al di là del conduttore o della conduttrice, la figura centrale resta quella del direttore artistico». Un professionista con l’esperienza necessaria per riuscire a guidare e a gestire «una macchina del genere».

Il dopo-Conti a Sanremo? Le voci su De Martino e il possibile guastafeste
Carlo Conti sul palco di Sanremo 2025 (Ansa).

De Martino sogna l’Ariston

Se è ancora nebbia fitta sul prossimo direttore artistico, sul possibile frontman invece le voci girano e da tempo. Il più quotato, e non da oggi, è il re dei pacchi, Stefano De Martino. I faretti sullo showman campano si erano riaccesi a gennaio quando lo stesso Conti, ospite del podcast Pezzi – Dentro la musica, sul futuro del Festival aveva detto: «Intanto facciamo questo, ma spero che il prossimo anno ci sia qualcun altro, anche più giovane, aitante e belloccio». Un identikit che corrisponde perfettamente a quello dell’ex ballerino di Amici, oggi 36enne.

Il dopo-Conti a Sanremo? Le voci su De Martino e il possibile guastafeste
Stefano De Martino (Ansa).

Savino scalda i motori ma c’è l’incognita Fiorello

Il team #DeMartino e il diretto interessato, però, non hanno considerato i superpoteri di Conti che avrebbe già in testa il suo successore, per lo meno sul palco dell’Ariston. Un personaggio che è già suo ‘vice’ visto che condurrà per la quarta edizione consecutiva il Dopofestival: Nicola Savino (reduce dalla conduzione di quattro puntate di Tali e Quali, a proposito di eredità). In Rai qualcuno ne è più che certo: «Conti e Savino solo alleati contro De Martino. Ne dovrà mangiare di polvere, il povero Stefano, prima di mettere le mani sul Festival». Savino – quello che «da vecchio sarà come Massimo D’Alema, e tra poco come Tommaso Labate», scherza la fonte – sarebbe già pronto a incassare. C’è solo un big che potrebbe rovinargli la festa ed è Fiorello.

Il dopo-Conti a Sanremo? Le voci su De Martino e il possibile guastafeste
Nicola Savino (Ansa).

Le baruffe alla Pennicanza

Tra l’altro lo showman siciliano recentemente ha scazzottato amabilmente proprio con Conti, buttando una bombetta a La Pennicanza sulla possibile partecipazione al Festival Adriano Celentano. Conti non ha né confermato né smentito il presunto spoiler. È stato il prezzo per aver ‘mentito’ a Fiorello sulla partecipazione di Eros Ramazzotti. «Quando io l’ho chiamato qua gli ho chiesto “Senti ma c’è Ramazzotti?”, lui mi ha risposto “non mi risulta”…bugiardo sei!!!». L’uomo è avvisato.

Il dopo-Conti a Sanremo? Le voci su De Martino e il possibile guastafeste
Fiorello in videochiamata con Carlo Conti (Ansa).

Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta

Avanti, al Cnel c’è sempre posto. Il carrozzone presieduto da Renato Brunetta e vicino all’abolizione 10 anni fa, quando la sua cancellazione fu infilata nel referendum costituzionale Renzi-Boschi (ma sappiamo tutti poi come andò a finire), vive e lotta insieme a noi e adesso ha anche un nuovo capo della comunicazione. Si tratta di Giuseppe Stamegna, 35 anni, che in passato ha lavorato da Comin & Partners, società di consulenza strategica, e in Autostrade per l’Italia, dalla quale si è preso un periodo di aspettativa per diventare portavoce del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, con cui è rimasto poco più di due anni. Rientrato in Autostrade, ora ecco il salto con Brunetta al Cnel, acronimo che sta per Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro: Stamegna avrà il suo bel daffare col vulcanico ex ministro e premio Nobel per l’economia mancato, che ultimamente era finito in qualche polemica per questioni di super stipendi e aumenti vari (poi rimangiati).

Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta
Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta
Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta
Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta
Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta
Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta
Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta
Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta
Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta
Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta
Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta

L’ultima di Telemeloni: Brumotti verso un programma in prima serata su Rai 2

Dopo Tommaso Cerno, ecco un altro esterno a cui dovrebbe andare un’importante casella (potenzialmente) destinata a giornalisti Rai. È infatti pronto ad approdare sulla tivù pubblica Vittorio Brumotti, l’ex inviato di Striscia la notizia e campione di bike trial, noto al pubblico per i servizi su chi parcheggia nei posti destinati ai disabili e contro i piccoli spacciatori (da cui ha ricevuto anche qualche botta). Secondo quanto riportato da Repubblica, a Brumotti – in passato pure presentatore di Paperissima Sprint – sarebbe stato offerto «un contratto con parecchi zeri, in esclusiva e per due anni» per andare in onda in prima serata su Rai 2, con un programma itinerante in grado di unire (almeno nelle idee) intrattenimento e racconto di territori. Sempre il quotidiano romano scrive che a voler puntare su Brumotti è in particolare Paolo Corsini, direttore degli approfondimenti Rai, «sempre sensibile ai suggerimenti che gli vengono dal partito di riferimento, ovvero Fratelli d’Italia». La notizia al momento non è stata confermata né dalla Rai, né dallo stesso Brumotti.

L’ultima di Telemeloni: Brumotti verso un programma in prima serata su Rai 2
Vittorio Brumotti (Imagoeconomica).

Banca Progetto: pm di Milano chiedono di indagare altri 6 mesi per associazione a delinquere

AGI - La procura di Milano chiede al gip di indagare altri 6 mesi su Paolo Fiorentino, ex amministratore delegato di Banca Progetto, indagato - secondo quanto emerge dalla richiesta di proroga di cui AGI è in possesso -, per i reati di associazione per delinquere, truffa aggravata, falso in bilancio e bancarotta fraudolenta.

Insieme a Fiorentino sono altri 7 gli indagati, tutti ex vertici dell'Istituto di banca. E, mentre a Milano si indaga ancora, a Roma, sul tavolo del procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, è finito un lunghissimo rapporto riservato della Banca d’Italia che conclude l’istruttoria e dà conto, soprattutto, del ruolo rivestito dall'ex ad, Fiorentino, che si è dimesso dal ruolo alla fine di febbraio del 2025. Sul suo operato, i giudizi degli ispettori di Palazzo Koch sono impietosi. 

L’ispezione, che si è conclusa con un giudizio sfavorevole, ha evidenziato "gravi irregolarità nel processo del credito e una marcata sottostima del rischio del portafoglio prestiti", si legge: "a seguito delle verifiche ispettive sono emerse gravi perdite patrimoniali per effetto delle quali i fondi propri al 31/12/2014 sono scesi da 296 milioni a 184". Gli ispettori hanno rilevato forti carenze nel sistema di governo e controllo della banca.

In particolare - secondo Bankitalia -, "Paolo Fiorentino ha promosso un modello di crescita non prudente, ispirato ad un accentuato sviluppo di volumi, senza sostanziali adeguamenti dei presidi". E ancora, si legge nel documento: "l’amministratore delegato ha sempre minimizzato la portata del deterioramento della qualità dell’attivo sulla scorta della copertura assicurata dalla garanzia pubblica". Tanto pagava Pantalone, evidentemente. 

Carenze e controlli

Nel mirino della vigilanza di Via Nazionale, è finito l’intero consiglio d’amministrazione di Banca Progetto, "la cui azione è risultata insoddisfacente, avendo sempre criticamente avallato le condotte dell’amministratore delegato", ma sono risultate carenti anche le funzioni di sorveglianza rivestita dal collegio sindacale, nonché quella di controllo (risk management e internal auditing).

Più in generale, con riguardo al processo creditizio, sono emerse carenze in tutte le fasi: istruttoria, monitoraggio, classificazione, valutazione della recuperabilità. Inoltre, l’Uif, che è l’unità finanziaria di Bankitalia, ha più volte comunicato anche in passato i propri rilievi rispetto ai presidi antiriciclaggio, ma la banca non ha assolto ai propri obblighi di collaborazione attiva. Di più: sono poi emerse altre, ulteriori criticità rispetto ai controlli sulla destinazione dei mutui

Così, alla luce delle irregolarità emerse in sede ispettiva, la Banca d’Italia ha disposto l’avvio di procedure sanzionatorie nei confronti sia di Banca Progetto che dei dipendenti e del personale dello stesso istituto di credito. "Omesse segnalazioni di operazioni sospette, carenze in materia di organizzazione, procedure e controlli interni, mancanza di collaborazione prevista dalla normativa antiriciclaggio, carenze nel governo, nella gestione e nel controllo dei rischi", sono queste le contestazioni mosse al legale rappresentante di Banca Progetto e, nel frattempo, sono state già avviate procedure sanzionatorie nei confronti dell’intero consiglio di amministrazione.

Di Matteo risponde a Nordio: «La riforma costituzionale aggrava la degenerazione del Csm»

Dopo essere stato chiamato in causa dal ministro della Giustizia Carlo Nordio in merito alle correnti del Consiglio superiore della magistratura (Csm), il magistrato Nino Di Matteo ha affermato che «proprio perché ho sempre contrastato la degenerazione del sistema di autogoverno per le improprie ingerenze di correnti e cordate, oggi ho le mani ancora più libere nel denunciare che questa riforma costituzionale (ndr quella che si voterà al referendum del 22 e 23 marzo) invece di risolvere il problema finisce per aggravarlo, accentuando il rischio di un sempre più stringente controllo politico sul Csm e sull’intera magistratura, con grave rischio per la tutela delle garanzie e dei diritti di ogni cittadino».

Cos’aveva detto Nordio

Nell’intervista al Mattino che ha causato polemiche tra le opposizioni e la stessa magistratura, Nordio aveva definito le correnti del Csm come parte di un «meccanismo para-mafioso», parlando di «verminaio correntizio» e «mercato delle vacche». Dopo le critiche ricevute, si era giustificato sostenendo di aver espresso la stessa opinione di alcuni magistrati, tra cui proprio Di Matteo: «Non capisco tanta indignazione scomposta alle mie dichiarazioni sulle correnti del Csm. Io mi sono limitato a citare le affermazioni di Nino Di Matteo, un noto pm preso a modello dal Pd e dalla sinistra, riportate dal Fatto quotidiano e da altri giornali, quindi fonti non particolarmente vicine a noi, nel settembre 2019. Di Matteo parlò di mentalità e metodo mafioso». Di qui la replica del pm, che ha accusato il Guardasigilli di aver strumentalizzato le sue dichiarazioni.

Caso Beic: gli architetti Boeri e Zucchi a processo per turbativa d’asta

AGI - Il giudice di Milano, Fabrizio Fillice, ha rinviato a giudizio gli architetti Stefano Boeri Cino Zucchi per turbativa d’asta e false dichiarazioni sul conflitto d’interesse in relazione al concorso internazionale per la Beic, la nuova Biblioteca europea di informazione e cultura.

Il processo comincerà il 17 aprile e vedrà imputati oltre alle due archi-star anche altri 4 professionisti.

Zucchi, mai farò mai più una giuria 

Non farò mai più una giuria in vita mia”. È il commento di Cino Zucchi, presente oggi in udienza, alla decisione del gip Fabrizio Fillice di rinviarlo a giudizio per il caso Beic assieme a Stefano Boeri, come lui architetto di fama internazionale e docente al Politecnico.

"Quello di oggi è un passaggio formale, il giudice non è entrato nel merito - spiega ai cronisti -. Sono tranquillo e credo che il dibattimento, con le prove alla mano, dimostrerà che ho sempre agito con rigore e correttezza senza mai collegare gli elaboratori progettuali ai loro autori".

"Sono sempre stato chiamato nelle giurie perché considerato una persona molto rigorosa ma credo che non ne farò più una in vita mia”. Non era invece in aula Stefano Boeri.

Boeri, confermo la fiducia nella magistratura 

"Confermo la fiducia nella magistratura. Confido di poter dimostrare nel corso del dibattimento la mia totale estraneità ai fatti che mi sono contestati”. È il commento di Stefano Boeri alla notizia del suo rinvio a giudizio nel caso Beic.

Caso Beic, a processo gli architetti Boeri e Zucchi

Gli architetti di fama internazionale Stefano Boeri e Cino Zucchi, entrambi docenti al Politecnico di Milano, sono stati rinviati a giudizio per turbativa d’asta e false dichiarazioni sul conflitto d’interessi per il caso del concorso per la realizzazione della nuova Biblioteca europea di informazione e cultura (Beic) a Milano. Lo ha deciso il gup Fabrizio Filice, che ha mandato a processo anche gli altri quattro professionisti indagati, fissando la prima udienza per il 17 aprile.

Caso Beic, a processo gli architetti Boeri e Zucchi
Stefano Boeri (Ansa).

Cosa è emerso dalle indagini sul concorso del 2022

Stando alle indagini, Boeri e Zucchi non avrebbero dichiarato il loro conflitto di interessi in vista del concorso, conservando rispettivamente i ruoli di presidente e componente nella commissione aggiudicatrice che – a luglio 2022 – ha proclamato vincitrice una cordata di cui facevano parte alcuni loro allievi o partner professionali: Raffaele Lunati e Giancarlo Floridi, ricercatori sempre alla facoltà di Architettura del Politecnico, e Pier Paolo Tamburelli dello studio Baukuh, anche loro finiti a processo. Il caso riguarda anche l’imputato Andrea Caputo, progettista che arrivò terzo al concorso.

Caso Beic, a processo gli architetti Boeri e Zucchi
Cino Zucchi (Ansa).

Per le difese non ci furono favoritismi o accordi illeciti

Secondo l’accusa ci sarebbero stati accordi (documentati da chat) per assegnare la gara indetta dal Comune. Per le difese vinse invece il progetto migliore, senza favoritismi e tantomeno accordi illeciti. Quanto ai possibili conflitti di interessi, non furono segnalati perché le regole della gara prescrivevano di farlo solo per rapporti di collaborazione economica “in corso”.

Meloni nelle aree colpite dal ciclone Harry: “Subito 150 milioni. Ciciliano commissario”

AGI - La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni visita le aree colpite dal ciclone Harry. Meloni, dopo un sopralluogo nella zona rossa di Niscemi, prima di partecipare a una riunione in Municipio, insieme al capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano, per fare un punto della situazione e dei primi interventi nel corso di un vertice operativo. Tra i presenti il sindaco Massimiliano Conti. Al centro ancora le abitazioni, la ricollocazione degli sfollati e la viabilità. Giunta in elicottero, nell'agenda della presidente del Consiglio anche un sopralluogo nelle aree colpite dal Ciclone Harry. 

Meloni, saranno stanziati 150 milioni. Ciciliano commissario

"Saranno stanziati 150 milioni per Niscemi e sarà nominato un commissario straordinario nella figura del capo della protezione civile Fabio Ciciliano. I tempi saranno rapidi. Mercoledì arriva il decreto che è immediatamente operativo, con i mezzi e le risorse". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, dopo il vertice al Comune di Niscemi dedicato alle conseguenze della frana e agli interventi, aggiungendo che sarà un lavoro "molto complesso, che vorremmo si compia in velocità. Per noi è molto importante che non accada quando successo dopo la frana della fine degli anni Novanta", nel 1997. 

Le risorse sono dedicate, ha spiegato la premier, "sostanzialmente alle tre grandi priorità: la demolizione delle case che devono essere abbattute, la messa in sicurezza del territorio e gli indennizzi per chi ha perso le case, per le attività produttive, al netto di quello che è già stato fatto e al netto di quello che prevede il resto del decreto che riguarda tutte e tre le regioni coinvolte nel fenomeno alluvionale", Sicilia, Calabria e Sardegna, "ma che incidono ovviamente anche su Niscemi". 

Nella zona rossa 1339 interventi, l'attività continua

Non si ferma l'attività dei vigili del fuoco a Niscemi, anche per accompagnare e aiutare i residenti nella zona rossa a rientrare nelle abitazioni allo scopo di recuperare i beni e i ricordi essenziali. Si continua anche oggi dopo che nella giornata di ieri sono stati espletati 36 interventi, per un totale di 1339 dall'inizio emergenza. Nella fascia tra i 50 e i 150 metri rimangono in coda due interventi. Nella fascia tra i 30 e i 50 metri, gli interventi attualmente in coda sono 22 attesa l'elevata complessità e la necessità che questi siano eseguiti in sicurezza a cura di squadre Usar. Tra 0 e 30 metri del fronte di frana gli interventi saranno oggetto di specifica valutazione, cosi' come quelli che rientrano nei 100 metri a valle della frana.

Il sindaco: "C'è chi specula sul dramma, reagiremo"

"C'è stata una grande risposta di solidarietà da parte della comunità niscemese a favore degli sfollati. Sono stati accolti da amici, parenti e presso seconde case. Questo è necessario sempre sottolinearlo. Niscemi merita rispetto e ci batteremo per la dignità del popolo niscemese, anche a fronte di certe ricostruzioni giornalistiche", ha detto il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, in una diretta social. "Chi vuole speculare su questa vicenda - ha avvertito - troverà noi a sbarrargli la strada, chi vuole costruire carriere su questo vicenda, gettando discredito su di noi, troverà il necessario senso di comunità e riscossa del nostro popolo".

Musumeci: "Strumentalizzazioni per demolirmo"

"Queste sono settimane particolarmente alimentate da una campagna di strumentalizzazione imbastite dai nostri avversari che vorrebbero demolire una, stavo per dire una delle poche, persone perbene che la politica italiana abbia avuto negli ultimi anni. Mi riferisco alla frana di Niscemi, per la quale sarei il responsabile numero uno di quanto non è stato fatto in 28 anni", ha detto il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, intervenendo dal palco a un evento dedicato alla strategia del mare, soffermandosi anche sulle polemiche legate al dissesto idrogeologico in Sicilia. Musumeci ha poi citato un episodio familiare: "Quando tua nipote ti dice 'nonno, ma io continuo a credere in te?', questa è una domanda che non avrei mai voluto ricevere da lei che vive nell'orgoglio del nonno, persona per bene, onesta, scrupolosa e intransigente. Questo dice mia nipote di me". "Quando io parlo con i miei nipoti, faccio un'analisi comparativa fra l'attività politica e l'attività del navigante. Quando ti imbarchi non sai che mare trovi, puoi trovare il mare calmo, puoi trovare i marosi con i quali devi necessariamente combattere. L'importante è tenere ferma la rotta e non smarrire la serenità", ha concluso.

Warner Bros valuta la riapertura delle trattative con Paramount

Warner Bros starebbe valutando di riaprire le trattative con Paramount. Secondo un’anticipazione di Bloomberg, i membri del Board starebbero valutando se l’azienda possa essere in grado di offrire un accordo migliore rispetto all’attuale intesa con Netflix. Nessuna decisione sarebbe ancora stata presa al riguardo, si starebbe semplicemente valutando se la nuova offerta migliorativa presentata da Paramount sia da tenere in considerazione. La casa di produzione americana ha mantenuto invariato il corrispettivo per azione ma ha offerto denaro cash aggiuntivo per ogni trimestre che trascorrerà dopo il 2026 senza accordo. Una sorta di “risarcimento” per gli azionisti, per compensarli del maggior tempo trascorso dopo il 31 dicembre 2026. La società si è anche impegnata a coprire l’eventuale penale prevista per la rottura dell’accordo con Netflix, per un valore di 2,8 miliardi di dollari, e si è anche offerta di sostenere il rifinanziamento del debito di Warner Bros.