L’Iran apre alle ispezioni nei siti nucleari, ma blinda il programma missilistico

In vista dei nuovi colloqui con gli Stati Uniti in programma a Ginevra, l’Iran apre alle ispezioni nei siti nucleari della Repubblica Islamica, compresi quelli sotterranei, ma blinda il suo programma missilistico, sul quale non intendere fare concessioni. Ali Larijani, segretario del Consiglio superiore per la sicurezza dell’Iran, ha dichiarato: «Per dimostrare che l’Iran non è alla ricerca di armi nucleari, permetteremo agli ispettori dell’Aiea di ispezionare i nostri siti nucleari, anche quelli che si trovano nel sottosuolo e sulle montagne». Poi ha aggiunto: «Sulla questione la questione missilistica, che riguarda la sicurezza nazionale, non siamo disponibili a negoziare».

Aragchi: «La sottomissione alle minacce non è sul tavolo»

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi, a Ginevra per nuovi colloqui dopo quelli che si sono svolti in Oman, ha affermato che «i negoziati devono essere equi, significativi e privi di tattiche dilatorie». La delegazione americana sarà guidata ancora dall’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff, e da Jared Kushner, consigliere di Donald Trump nonché suo genero. Prima di vedere gli americani, Araqchi ha in programma un incontro con Rafael Grossi, direttore generale dell’Aiea, e altri esperti nucleari. In un post su X il ministro degli Esteri iraniano ha sottolineato che «la sottomissione alle minacce non è sul tavolo dei negoziati».

L’Iran continua a escludere l’arricchimento zero dell’uranio

Gli Stati Uniti stanno tentando di ampliare la portata dei colloqui a questioni non nucleari, come l’arsenale missilistico dell’Iran, su cui però Teheran continua a fare muro. La Repubblica Islamica, che ha appunto aperto alle ispezioni dell’Aiea, si è detta disposta a disposta a discutere di limitazioni al suo programma nucleare solo in cambio di un allentamento delle sanzioni Usa, che stanno mettendo in ginocchio la sua economia, escludendo però l’arricchimento zero dell’uranio.

L’Iran apre alle ispezioni nei siti nucleari, ma blinda il programma missilistico
La USS Gerald R. Ford (Ansa).

Continua intanto a salire la tensione tra Usa e Iran

La tensione lungo l’asse Washington-Teheran continua intanto a salire. Con l’obiettivo di costringere la Repubblica Islamica a stringere un accordo sul suo programma nucleare, Donald Trump ha infatti inviato in Medio Oriente anche la portaerei più grande del mondo: la USS Gerald R. Ford, che va dunque ad affiancarsi alla USS Abraham Lincoln, da tempo presente nel Mar Arabico, rafforzando la potenza di fuoco statunitense nella regione. Come hanno riferito alla Reuters alcuni funzionari vicini alla Casa Bianca, gli Usa «si stanno preparando all’eventualità di una campagna militare prolungata se i colloqui non dovessero avere successo». Intanto, la protezione civile iraniana ha tenuto un’esercitazione di difesa nella Pars Special Economic Energy Zone per rafforzare la preparazione a potenziali incidenti chimici nel polo energetico situato nella parte meridionale del Paese.

Maltempo in Calabria: Musumeci, istruttoria in corso per lo stato di emergenza

AGI  - "Per la Calabria c’è l’istruttoria in corso da parte del Dipartimento". Lo ha detto il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, a margine della presentazione della proposta italiana per la strategia industriale marittima europea, a Roma, commentando la richiesta avanzata  dal presidente Roberto Occhiuto per dichiarare lo stato d'emergenza per il maltempo.  

L'iter dello stato di emergenza per la Calabria 

Musumeci ha spiegato sui prossimi passaggi per lo stato d'emergenza: "La Regione avanza la richiesta se non ce la fa da sola ad affrontare l’emergenza. La richiesta arriva al governo centrale, che dopo un’istruttoria del dipartimento di Protezione civile si riunisce per valutare se dichiarare o meno lo stato di emergenza nazionale e approntare le prime risorse”.

Però non”bisogna parlare più di eccezionalità. Non è qualcosa di ordinario. Purtroppo dobbiamo convivere con questa amara realtà - ha aggiunto Musumeci -  E abbiamo la necessità di adottare anche la prevenzione non strutturale, quella che si fa nelle scuole”. "Il tempo di risposta alla richiesta dipende dal dipartimento e dipende anche dal tipo di interventi che devono essere finanziati ed eseguiti.

Manca ancora una perimetrazione dettagliata, anche se già il grosso è stato individuato. Stiamo lavorando perché nei prossimi giorni si possa adottare il successivo provvedimento che sarà gestito come vuole la legge dai presidenti delle Regioni”, ha concluso Musumeci.

"In Sicilia risorse per consolidamento aste fluviuali" 

“Purtroppo il fiume Imera non è il primo ad esondare e non sarà l’ultimo a esondare, dobbiamo convivere con il cambiamento climatico", così Musumeci commenta  l’esondazione del fiume Imera avvenuta nella serata di ieri in Sicilia, nei pressi di Palermo.

"Le Regioni hanno il compito di pianificare e intervenire sulla rete idrografica - ha aggiunto Musumeci - bisogna cominciare a dirottare risorse nel consolidamento delle aste fluviali”.    

“Dopo l’esondazione dell’Imera è ripresa la circolazione ed è una bella notizia”, ha concluso il ministro confermando la riapertura al traffico della statale 113.

Crans-Montana, il rapporto che segnalava gravi carenze già nel 2023

Il Comune di Crans Montana era a conoscenza di disfunzioni nei servizi comunali da almeno due anni prima che accadesse la strage di Capodanno al Constellation. È quanto emerge da un audit interno realizzato nel 2023, il quale rivela che in quell’anno il Municipio era stato informato di carenze all’interno dei servizi comunali, in particolare quello incaricato dei controlli antincendio degli esercizi pubblici. Il rapporto, dal titolo Sintesi di un audit sommario sul modo di funzionamento del Comune di Crans-Montana in termini di management, organizzazione e comunicazione, è datato 31 agosto 2023.

Il report segnala sovraccarichi di lavoro e ritardi nelle scadenze

L’audit mette in luce problemi di gestione del personale, evocando «casi disciplinari non gestiti o ignorati» nonché «rifiuti di incarico» da parte di alcuni collaboratori. Il documento segnala poi una mancanza di mezzi: «Le risorse, il personale e il tempo a disposizione rispetto alle missioni attese (dai capi servizio) sono inadeguati. (…) Questa situazione genera un sovraccarico di lavoro in alcuni servizi (…) e ritardi nelle scadenze». Questa problematica riguarda direttamente il servizio incaricato dei controlli antincendio che non ha effettuato le visite annuali obbligatorie, come quella del Constellation, in violazione della legislazione vallesana. L’ultima ispezione risale al 2019 per il bar. L’audit è stato consegnato al Municipio di Crans-Montana il 31 ottobre 2023 e, secondo diverse fonti anonime, il Comune ha applicato solo marginalmente le misure correttive suggerite, in particolare all’interno del servizio della sicurezza pubblica.

Nessun commento da parte del Comune

Contattato dai media svizzeri, il Municipio ha dichiarato: «Il Comune di Crans-Montana non commenta quanto rientra nella procedura in corso. Di conseguenza per il momento non viene concessa alcuna intervista. Il Comune di Crans-Montana collabora con le autorità giudiziarie per permettere loro di stabilire i fatti e determinare le responsabilità. Nell’ipotesi in cui la responsabilità del Comune sia coinvolta, questa sarà assunta»

Bimbo col cuore bruciato: attesa per la decisione sul trapianto

AGI - E' atteso l'esito del consulto dell'Heart team dell'ospedale Monaldi di Napoli, che farà il punto della situazione sulle condizioni di Tommasino, il bambino di due anni ricoverato in gravi condizioni in seguito al trapianto di cuore ricevuto lo scorso 23 dicembre. A quanto apprende l'AGI, è in corso la riunione dell'equipe di medici e specialisti che hanno in cura il bambino e che dovranno pronunciarsi sugli esami diagnostici effettuati.

"Aspettiamo che l'Heart team stamattina si pronunci sugli esami strumentali praticati ieri al bimbo, per confermare la mantenibilità in lista trapianto", ha detto all'AGI l'avvocato Francesco Petruzzi, che questa mattina in procura ha depositato anche la consulenza dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma sul caso.

"Oggi andrò in procura a parlare con il pubblico ministero per vedere se ci sono svolte sulle indagini e se ha intenzione di nominare un collegio come ho chiesto per l'incidente probatorio", esplicita.

Richiesta di parere terzo 

Mentre le indagini proseguono e si attende la conferma della possibilità di effettuare un nuovo trapianto, la famiglia ha richiesto un altro parere terzo, questa volta da richiedere a centri specializzati in ritrapiantologia: "Abbiamo chiesto di avere una third opinion dai maggiori centri europei di Londra, Parigi, Berlino e anche a Utrecht in Olanda, che sono specializzati in ritrapiantologia e in ECMO di lunga durata - spiega Petruzzi - proprio per andare a districare queste due posizioni nette e contraddistinte tra Bambino Gesù e Monaldi, per capire se ci sono altre possibilità".

Il parere del Bambino Gesù

Secondo l'ospedale Bambino Gesù, il bambino ricoverato al Monaldi di Napoli, trapiantato con un cuore 'bruciato', "non è più trapiantabile". Lo ha detto l'avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, precisando però che per il Monaldi resta in lista trapianti. "Ci hanno comunicato dalla Direzione del Monaldi che il Bambino Gesù ha dato parere negativo sulla trapiantabilità, ma secondo il medico che ha operato il bambino al Monaldi, il bambino è ancora trapiantabile. Quindi quanto meno fino a lunedì il bambino rimarrà in lista trapianti. Lunedì poi si aggiorneranno sulla questione".

Il bimbo è collegato a una macchina cuore polmone

La mamma del piccolo aveva chiesto un secondo parere all'ospedale pediatrico romano. La donna aveva precedentemente comunicato che il Ministero aveva posto il figlio al primo posto nella lista dei trapiantandi italiani, sperando nell'arrivo immediato di un cuore compatibile, ma oggi è arrivato il drammatico parere del Bambino Gesù.

Schillaci: "Fare chiarezza sulla vicenda"

"Bisogna fare chiarezza e togliere i dubbi. Dobbiamo aspettare i risultati, abbiamo fiducia nella magistratura, nei carabinieri dei NAS. Gli ispettori del ministero faranno, come hanno sempre fatto in tante situazioni, il loro dovere e poi terremo le conclusioni". Lo ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci ai microfoni di RaiNews 24 parlando del caso del bimbo trapiantato con un cuore danneggiato.

Il ministro Schillaci ha sottolineato l'importanza di un'indagine approfondita. La fiducia è riposta pienamente nelle forze dell'ordine e negli organi di controllo. I carabinieri dei NAS e gli ispettori del ministero sono chiamati a svolgere il loro dovere per accertare i fatti relativi al trapianto. L'obiettivo primario è fare chiarezza e attendere che le conclusioni ufficiali vengano rese note.

«Per il momento – ha aggiunto il ministro – ribadisco che siamo vicini al bambino, alla sua famiglia e speriamo ancora che si possa trovare una soluzione per questo piccolo paziente che sta soffrendo".

 

Israele riavvia la registrazione di terre in Cisgiordania

Il governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu ha approvato ulteriori misure per rafforzare il controllo dello Stato ebraico sulla Cisgiordania e facilitare il possesso di terreni da parte dei coloni. Domenica 15 febbraio è infatti arrivato il semaforo verde all’avvio di un processo di registrazione dei terreni occupati della West Bank che permetterà di dichiararli come “proprietà statale”, se i palestinesi non saranno in grado di presentare documenti che ne attestino la titolarità. Tutto questo dopo decenni di occupazione e guerra, in cui la documentazione potrebbe essere andata persa o distrutta: di fatto, l’obiettivo è l’espropriazione di massa dei territori palestinesi. «Stiamo proseguendo la rivoluzione degli insediamenti e rafforzando la nostra presa su tutte le parti del nostro territorio», ha dichiarato Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze, tra i promotori del piano assieme a Yariv Levin (Giustizia) e Israel Katz (Difesa).

La registrazione dei terreni riguarderà l’Area C

Era dal 1967 che Tel Aviv non procedeva alla registrazione dei terreni occupati in Cisgiordania. Il nuovo piano riguarderà l’Area C della West Bank individuata dagli Accordi di Oslo, dove vivono oltre 300 mila palestinesi. Essa costituisce circa il 60 per cento dell’intera Cisgiordania, di fatto sotto il pieno controllo militare israeliano.

Israele riavvia la registrazione di terre in Cisgiordania
Bezalel Smotrich e Benjamin Netanyahu (Ansa).

Anp: «Flagrante violazione del diritto internazionale»

«Una grave escalation e una flagrante violazione del diritto internazionale», che equivale a una «annessione de facto». Così l’ufficio di Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), ha definito il piano di Israele, invitando la comunità internazionale e in particolare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a intervenire immediatamente. Hamas ha definito quello del governo di Netanyahu un «tentativo nullo e privo di valore» di «giudaizzare» la Palestina. Anche Giordania, Egitto, Qatar e Turchia hanno condannato la mossa di Tel Aviv, che già la scorsa settimana aveva annullato il divieto di vendita di terreni in Cisgiordania agli israeliani ebrei e la pubblicazione dei registri catastali. Il divieto di cessione di terreni ai non musulmani risaliva al periodo di amministrazione da parte della Giordania (1948-1967): finora le persone non di fede islamica non potevano acquistare terreni a titolo personale, ma solo tramite società private.

Valanga killer a Courmayeur, morto anche il terzo freerider

AGI - È morto questa mattina all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino il freerider francese di 35 anni travolto ieri da una valanga a Courmayeur.

L’uomo era stato estratto dalla neve in stato di grave ipotermia e arresto cardiaco. Subito trasferito all'ospedale Giovanni Bosco di Torino, i medici hanno applicato tecniche di supporto e riscaldamento extracorporee, ma non c’è stato nulla da fare.

Il video della valanga 

 

Travolti da una valanga nel Canale del Vesses

Il 35enne si trovava insieme a due amici di 29 e 31 anni, entrambi deceduti. La valanga aveva travolto i tre nel Canale del Vesses.

Una delle tre vittime era stata estratta già senza vita, mentre un'altra era stato tirato fuori dalla massa nevosa ancora vivo ma in gravissime condizioni, morendo poco dopo in ospedale.

Sul posto ieri era intervenuto il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza (Sagf) di Entrèves.

La dinamica dell'incidente

Secondo i soccorritori intervenuti nel canale del Vesses, gli sciatori stavano effettuando fuoripista. Sul posto oltre al  il Soccorso alpino valdostano erano presenti anche i militari della Guardia di Finanza di Entreves. Utilizzati per le operazioni di soccorso anche tre elicotteri che hanno captato i segnali dall’Artva, lo strumento di rilevazione delle persone travolte dalla valanga

 

Giustizia, continua lo scontro tra Nordio e Gratteri sul referendum

Non si placa lo scontro politico e istituzionale sul referendum sulla giustizia. Dopo lo scalpore per le dichiarazioni del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, secondo cui «voteranno Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente», sono le parole del ministero della Giustizia Carlo Nordio a gettare benzina sul fuoco. Il Guardasigilli ha infatti definito le correnti del Consiglio superiore della magistratura (Csm) parte di un «meccanismo para-mafioso», scatenando reazioni durissime da parte dell’opposizione, della magistratura associata e di numerosi esponenti istituzionali.

Cos’ha detto Nordio sulle correnti del Csm

Entrando più nel dettaglio, in un’intervista al Mattino Nordio ha criticato duramente il funzionamento interno del Csm, sostenendo che le correnti avrebbero creato una «consorteria autoreferenziale» basata su logiche di potere e carriera. Secondo lui, l’iscrizione alle correnti sarebbe determinante per l’avanzamento di carriera, perché senza l’appoggio di una di esse o di un “padrino” un magistrato sarebbe penalizzato. Durante le elezioni del Csm, inoltre, si creerebbero dinamiche di scambio di favori. Il ministro ha quindi difeso la proposta del sorteggio per la selezione dei membri del Consiglio, sostenendo che questo sistema potrebbe «rompere il meccanismo para-mafioso» e superare quello che ha definito un «verminaio correntizio» e un «mercato delle vacche».

Gratteri: «Parole inaccettabili»

Dura la reazione di Gratteri, che in un’intervista a Repubblica ha definito le parole del ministro «inaccettabili», sostenendo che affermazioni di questo tipo non necessitano neppure di commento per la loro gravità.

Giustizia, continua lo scontro tra Nordio e Gratteri sul referendum
Nicola Gratteri (Ansa).

La reazione delle opposizioni

Le dichiarazioni del Guardasigilli hanno suscitato immediate proteste anche da parte delle opposizioni. Tra i più critici la segretaria del Partito democratico Elly Schlein e il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che l’hanno accusato di aver superato il limite del confronto politico, attaccando l’indipendenza della magistratura. Intervenendo a un evento a Bari, Schlein ha dichiarato: «Quando ho letto stamattina le parole di Nordio non potevo crederci. E ora non posso credere che siano passate le 11 e nessuno del governo abbia ancora detto qualcosa. Capisci quanto è grave tutto questo? Non è accettabile che un ministro della Repubblica utilizzi parole che alimentano uno scontro istituzionale. Nordio deve scusarsi e la presidente Meloni prendere le distanze. Una guerra tra istituzioni non fa bene al Paese. Ci sono limiti che non vanno superati nemmeno in campagna elettorale, soprattutto sapendo qual è stato l’altissimo prezzo pagato dalla magistratura nella lotta alle mafie. Paragonare i giudici ai mafiosi è un insulto insopportabile alla memoria di uomini come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Rosario Livatino, Rocco Chinnici, Cesare Terranova e tanti altri che hanno servito lo Stato pagando con la vita». Dal canto suo, Conte ha così commentato sui suoi social: «Dovrebbero solo chiedere scusa ai tanti che lavorano nel nostro sistema di giustizia, alla memoria dei tanti giudici che hanno perso la vita per combattere la mafia, quella vera. È davvero incredibile vedere un governo che getta fango e ombre sulle istituzioni e su servitori dello Stato solo per portare a casa una riforma che mira a salvare i politici e i governi dalle inchieste».

La replica: «Indignazione scomposta»

Nonostante le polemiche, Nordio ha respinto le accuse, definendo «scomposta» l’indignazione per le sue dichiarazioni e ribadendo di aver semplicemente citato opinioni espresse in passato da magistrati tra cui Nino Di Matteo. In un colloquio con il Corriere della sera, Nordio ha dichiarato di aver raccolto numerose dichiarazioni critiche sul correntismo e di essere pronto a citarle pubblicamente durante la campagna referendaria. Ha inoltre escluso qualsiasi rischio politico per il governo in caso di vittoria del No al referendum, affermando che la consultazione riguarda esclusivamente la riforma della giustizia e non la stabilità dell’esecutivo.

Tir sbanda e invade la carreggiata sull’A1, lunghe code

AGI - Un tir che viaggiava in direzione Roma è sbandato e ha invaso la corsia opposta sull'A1 tra Firenze sud e Incisa, in direzione Roma, dopo aver urtato il new jersey centrale con perdita di carico. Il tratto autostradale è stato riaperto. Intorno alle 13, in direzione di Roma, si registravano 6 km di coda, 7 km invece nella direzione opposta, verso Firenze. Sul posto sono presenti il personale di Autostrade per l'Italia e tutti i mezzi di soccorso

Sul posto anche due squadre dei Vigili del fuoco del comando di Firenze, sede centrale e distaccamento di Figline Valdarno ed è stata inviata anche un'autogru dal distaccamento di Fi-Ovest.

Non ci sono altri veicoli coinvolti

Il conducente, rimasto bloccato all'interno della cabina di guida del mezzo pesante, è stato estratto e una volta stabilizzato è stato trasportato in ospedale. Fortunatamente non ci sono altri veicoli coinvolti.

 

È morto il critico cinematografico e youtuber Federico Frusciante

È morto a 52 anni Federico Frusciante, noto su Internet per le recensioni e i video di analisi sul cinema pubblicati sul suo canale YouTube, che conta circa 120 mila iscritti. Nato a Pontedera nel 1973, aveva aperto a Livorno un negozio di videocassette e DVD a noleggio, chiamato Videodrome (omaggio al film di David Cronenberg), che in città – e non solo – era diventato un punto di riferimento per tanti cinefili e, in generale, un presidio culturale. E proprio nel suo videonoleggio (tenuto aperto fino al 2022) Frusciante aveva cominciato a pubblicare i primi video di critica cinematografica. Parallelamente all’attività commerciale, aveva costruito una forte presenza come divulgatore, tanto da essere invitato a tenere lezioni in ambito universitario e a far parte della giuria in festival internazionali. Di recente assieme a Davide Marra (Mr. Marra), Francesco Alò e Mattia Ferrari (Victorlaszlo88) aveva avviato il progetto collettivo I Criticoni.

È morto il critico cinematografico e youtuber Federico Frusciante
Federico Frusciante (YouTube).

Il ruolo di Giorgia Meloni nel divorzio Salvini-Vannacci

Neanche la suocera più invadente con la nuora più ribelle. Giorgia Meloni sembra aver gestito il divorzio tra Matteo Salvini e Roberto Vannacci come potrebbe fare una sovrana Windsor con il matrimonio in crisi dell’erede al trono. Una separazione diventata affaire di Stato, che sarebbe stata ‘controllata’ da remoto dagli sherpa più fidati della presidente del Consiglio.

Il ruolo di Giorgia Meloni nel divorzio Salvini-Vannacci
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Il braccio di ferro tra Lega e FdI sugli aiuti all’Ucraina

L’incrinatura dei rapporti tra il segretario leghista e il suo vice era evidente da mesi. E a metà settembre il raduno di Pontida ha fotografato una situazione che non poteva più essere risolta. La nomina di Vannacci a responsabile della campagna elettorale in Toscana e il risultato disastroso alle Regionali di ottobre hanno accelerato un processo irreversibile. Ma Salvini – si racconta – ha continuato a frenare per settimane. Sapeva che Vannacci se ne sarebbe andato, lo aveva confidato ai suoi ma continuava a ‘pregare’ il generale di ritardare l’annuncio. Fino a che qualcosa non si è rotto verso la fine dell’anno.

Il ruolo di Giorgia Meloni nel divorzio Salvini-Vannacci
Matteo Salvini e Roberto Vannacci a Pontida (Imagoeconomica).

Nel corso dell’ultima riunione del 2025, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto che prorogava gli aiuti all’Ucraina. Salvini era assente, già in vacanza con la fidanzata a New York, e aveva lasciato solo il senatore Claudio Borghi a commentare. Via libera, quindi, fino al 31 dicembre 2026 all’autorizzazione a cedere «mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari» alle autorità governative ucraine, con «interventi a supporto delle attività di assistenza alla popolazione». A cui si aggiungeva la clausola di «priorità» agli aiuti logistici o sanitari, richiesta dalla Lega. Un compromesso al ribasso per gli ex lumbard ma su cui il partito della premier non intendeva cedere. Ed è in questo iato tra FdI e Lega che ha cominciato ad ‘agitarsi’ Vannacci, brandendo la sua contrarietà al decreto.

Il ruolo di Giorgia Meloni nel divorzio Salvini-Vannacci
Il senatore leghista Claudio Borghi (Imagoeconomica).

L’uscita di Crosetto: «Parleremo noi con Vannacci»

Il 7 gennaio Salvini era rientrato da Nyc – mai fatte vacanze così lunghe in anni – ed era sulle piste del Trentino con la figlia. Attilio Pierro e Davide Bergamini stavano per lasciare la Lega per passare a Forza Italia. A un deputato che lo ha incontrato, il capo ha domandato se era a conoscenza di altre fuoriuscite imminenti di colleghi. E quando lo sventurato gli ha fatto il nome di Edoardo Ziello e Rossano Sasso, Salvini ha risposto serafico: «Ah ma no… non intendevo loro, loro lo so, vanno con Vannacci». Tutto dunque era già deciso e noto un mese prima. Il punto di non ritorno si è però raggiunto giovedì 15 gennaio. Quel giorno, l’Aula di Montecitorio ha approvato la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del ministro della Difesa, Guido Crosetto, impegnando il governo «a continuare a sostenere l’Ucraina» in coordinamento con Nato, Ue e alleati internazionali e valorizzando anche gli aiuti civili. Il dispositivo, nella parte sugli impegni, evitava il termine «militari» ma ne conteneva il riferimento nelle premesse. L’assemblea ha approvato il testo con 186 voti favorevoli, 49 contrari e 81 astenuti. Ma è sui voti leghisti che si è puntato il faro: sette erano assenti, otto in missione, due – Ziello e Sasso, appunto – hanno votato contro. Crosetto, intervenendo in Aula, ha difeso la necessità di continuare a sostenere Kyiv per proteggere popolazione e infrastrutture, evocando l’urgenza del contesto bellico per spiegare le ragioni dietro all’invio di mezzi ed equipaggiamenti. Terminato il discorso – si racconta -, si è avvicinato a un dirigente di peso della Lega e si sarebbe sfogato: «Il tuo capo non controlla più il partito. Parleremo noi con Vannacci».

Il ruolo di Giorgia Meloni nel divorzio Salvini-Vannacci
Galeazzo Bignami e Guido Crosetto (Imagecomica).

La premier ha preteso chiarezza prima dell’approdo in Aula del decreto

E probabilmente così deve essere stato. Da allora in poi nella Lega si è continuato a negare l’imminente uscita del generale, ma in FdI erano tutti certi dell’inevitabile rottura. E già si preparava la linea da tenere: Vannacci ha sbagliato i tempi, ha rotto troppo presto, un anno fino alle Politiche logorerebbe chiunque. È questa, del resto, la linea che prevale ora nel centrodestra dopo che la rottura si è consumata. Ma forse Matteo e il suo amico generale avrebbero aspettato ancora un po’ a lasciarsi. Forse – è il pensiero di alcuni – è stata Meloni a voler accelerare. Sicuramente, per la collocazione internazionale dell’Italia, la premier ha preteso chiarezza prima dell’approdo in Aula del decreto Ucraina.

Il ruolo di Giorgia Meloni nel divorzio Salvini-Vannacci
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Con la fiducia si è voluto “stanare” il generale

L’annuncio del divorzio Salvini-Vannacci risale a martedì 3 febbraio, i deputati vannacciani sono usciti dalla Lega venerdì 6, il decreto è approdato in Aula alla Camera lunedì 9. Una tempistica così scadenzata da sembrare programmata. Certamente, programmata è stata la reazione. L’idea di mettere la fiducia al decreto per ‘stanare’ il generale sarebbe tutta made in FdI.

Il ruolo di Giorgia Meloni nel divorzio Salvini-Vannacci
Edoardo Ziello, Rossano Sasso, Emanuele Pozzolo (Ansa).

Stando a quanto riferito da una fonte autorevole a L43, sarebbe stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, a prendere contatto con i leghisti per proporre la strategia ideata dalle parti di Palazzo Chigi. «Meloni vorrebbe mettere la fiducia, voi che ne pensate?», avrebbe chiesto Ciriani. L’emissario avrebbe inoltrato la proposta a Salvini, che non avrebbe trovato alcuna ragione per opporsi. Insomma, la fiducia sarebbe stata tutta farina del sacco della premier, e non una richiesta di Salvini come fatto attentamente trapelare sui quotidiani. «Ti voglio bene ma la mia strada è un’altra», ha scritto Vannacci a Salvini, stando alla narrazione leghista. Nei prossimi mesi forse capiremo cosa ha scritto alla ‘suocera’ Giorgia.

Il ruolo di Giorgia Meloni nel divorzio Salvini-Vannacci
Roberto Vannacci e sullo schermo alle sue spalle Giorgia Meloni (Imagoeconomica).