Ancora manifestazioni in strada. Bagarre tra il fronte politico pro Pechino e quello schierato con gli attivisti pro democrazia.
Le proteste pro-democrazia a Hong Kong, giunte al terzo giorno di fila, stanno semiparalizzando la città creando pesanti problemi ai trasporti. Il parlamento ha sospeso i lavori per la bagarre scoppiata tra i fronti pan-democratico e pro-Pechino. Molte scuole sono chiuse. L’Ue chiede «che tutte le parti esercitino moderazione».
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Il 13 novembre la città si è svegliata contando i danni, i morti - 2 a Pellestrina - e aspettando un nuovo picco di mareggiata,.
Venezia si è risvegliata il 13 novembre attendendo un’altra super-marea, vicina al metro e 45, prevista alle 10.20 Lo stesso Centro Maree è stato vittima della mareggiata, che ha danneggiato le linee telefoniche, e per questo – spiega – non è contattabile, se non con i canali Telegram Centro Maree Informa, Centro Maree avvisa, e il sito internet. La prossima massima era stata prima stimata a 155 centimetri, poi a 160, infine a 14.
DUE MORTI A PELLESTRINA
Sono due le persone morte la sera del 12 novembre a Pellestrina mentre infuriava la mareggiata che ha devastato la città lagunare e le sue isole, con una punta di marea di 187 centimetri. All’anziano di 78 anni, rimasto fulminato mentre cercava di far ripartire le elettropompe nella sua casa allagata, si è aggiunto un secondo abitante dell’isola, trovato deceduto anche lui in casa, probabilmente per cause naturali.
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Il voto del Congresso sul genocidio armeno. Le nuove sanzioni per le operazioni in Siria. La richiesta di estradizione di Gulen. Il business delle armi e il riavvicinamento tra Turchia e Russia. I nodi e le incognite della visita del Sultano alla Casa Bianca.
Visita confermata. Il 13 novembre Recep Tayyp Erdogan è pronto a incontrare Donald Trump alla Casa Bianca. Una telefonata tra i due presidenti ha fatto sciogliere le riserve ad Ankara dopo le tensioni scatenate dalla recente mozione del Congresso Usa sul genocidio armeno e dalle nuove sanzioni imposte da Trump. Tutti nodi che evidentemente restano sul tavolo del bilaterale.
Il presidente Usa Donald Trump.
LE TENSIONI PER IL GENOCIDIO ARMENO E LE NUOVE SANZIONI USA
Andiamo per ordine. Ankara, come era prevedibile, non ha gradito il voto del Congressoamericano che a larghissima maggioranza ha riconosciuto il genocidio armeno in Turchia, il massacro di almeno 1,5 milioni di armeni sotto l’impero ottomano tra il 1915 e il 1916. Il governo turco si è limitato a definire l’eccidio come «un fatto tragico», ma non ammette la parola «genocidio». «Nella nostra fede il genocidio è assolutamente vietato», ha sottolineato Erdogan. «Consideriamo questa accusa come il più grande insulto al nostro popolo». A complicare la situazione, però, è stata anche una seconda risoluzione dei deputati statunitensi su nuove sanzioni alla Turchia per l’operazione militare nel Nord della Siria. A cui va aggiunta la recente incriminazione da parte degli States di Halkbank, la seconda banca statale turca accusata di aver aver aiutato l’Iran a violare le sanzioni economiche.
Fetullah Gulen.
LA RICHIESTA DI ESTRADIZIONE DI GULEN
Altro tema caldo tra Ankara e Washington è la richiesta di estradizione di Fethullah Gulen. Il magnate ed ex imam residente in Pennsylvania è considerato dalla Turchia la mente del fallito golpe del 2016. Ankara ha proposto uno scambio di quelli che definisce «terroristi»: Gulen al posto della sorella di Abu Bakr al Baghdadi, l’ex Califfo del sedicente Stato islamico, catturata dai turchi (arresto al quale è seguito anche quello della moglie dell’ex leader di Daesh). «Gulen è importante per la Turchia quanto al Baghdadi lo era per gli Stati Uniti», ha ribadito Erdogan. Finora da Washington è arrivato un secco no, che però potrebbe ammorbidirsi alla luce degli interessi economici e militari americani.
IL NODO SIRIANO E LA VISITA DELL’EX COMANDANTE DEL PKK
I rapporti tra Usa e Siria rappresentano un altro motivo di tensione. Erdogan, infatti, aveva chiesto di cancellare un’altra visita programmata alla Casa Bianca: quella del capo delle Syrian Democratic ForcesFerdi Abdi Sahin, ex comandante del Pkk che sia la Turchia che gli Usa hanno riconosciuto come organizzazione terroristica. La Casa Bianca non ha smentito l’incontro, scatenando la reazione del governo turco: gli Usa «sanno che razza di terrorista sia, di quali razza di atrocità si sia reso responsabile in passato», hanno dichiarato alcune fonti vicine al presidente Erdogan citate da Middle East Eye. «Sanno che caos si scatenerebbe se il Congresso trattasse da eroe uno che difende l’Isis».
Erdogan e Putin.
IL BRACCIO DI FERRO CON MOSCA
Infine a preoccupare Washington è anche il riavvicinamento tra Turchia e Russia. Mosca si è detta pronta a vendere il proprio sistema di difesa anti missilistico S-400 e la prima reazione statunitense è stata l’interruzione della fornitura di F35, non senza conseguenze economiche e strategiche dal momento che la Turchia rappresenta il secondo esercito in termini numerici della Nato. A pochi giorni dall’incontro tra Trump e Erdogan, inoltre, il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha confermato una esercitazione congiunta in Russia proprio sul sistema missilistico S-400, spiegando che per la Turchia è necessario difendersi da una doppia minaccia terroristica: l’Isis e i curdi. L’ennesima ombra sull’incontro tra il tycoon e il Sultano.
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Piazza Affari si prepara all'apertura dopo una giornata positiva. Il differenziale Btp-Bund a 147 punti base. I mercati in diretta.
La Borsa italiana si prepara alla sessione del 13 novembre 2019 dopo una giornata in Piazza Affari terminata in rialzo (+1,2%), come il resto delle Borse europee, tranne per la tendenza negativa di Madrid. Le trimestrali hanno condizionato in parte il listino, a partire dalle banche.
La migliore è stata Ubi (+2,7%) coi conti, insieme a Unicredit (+2). Volata per Banca popolare di Sondrio (+13,58%) sulle attese della vendita di 1 miliardo di npl. Il Tesoro intanto ha collocato Bot a un anno per 5,5 miliardi di euro con tasso in rialzo, il giorno prima dell’asta dei Btp. Bene Fineco (+2,6%), Azimut (+2,5%) e Stm (+2,2%). Su anche Poste (+2,1%) e Mediobanca (+2%) col piano industriale. Su buoni livelli Exor (+1,8%) e Fca (+1,2%), come Enel (+1,8%) e Generali (+1,6%). Mediaset ha guadagnato (+2%) salita al 15% nella tedesca Prosieben (-2,8%). Rialzo per Salini Impregilo (+4,4%) tra i favoriti per un nuovo contratto in Australia. In rosso invece Prysmian (-1,5%) il giorno dei conti, Moncler (-0,6%), Campari e A2a (-0,4%).
LO SPREAD CHIUDE IN CALO A 147 PUNTI
Lo spread tra Btp e Bund chiude in calo a 147 punti base dai 150 punti di ieri. Il rendimento del titolo decennale italiano si attesta all’1,21%.
I MERCATI IN DIRETTA
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Mentre Salvini prepara la kermesse al PalaDozza,, il Pd corteggia i cinque stelle. Che, però, non escludono più di saltare un giro. La Lega a Bologna attesa dalle contestazioni.
Mentre Matteo Salvini prepara la kermesse al PalaDozza, in vista delle Regionali in Emilia-Romagna del 26 gennaio, prosegue la corte serrata del Partito democratico al Movimento 5 stelle per mettere in piedi un’alleanza che ricalchi la maggioranza di governo. Anche se, in casa cinque stelle, prende sempre più quota l’ipotesi di un giro di riposo, di una sorta di desistenza in chiave anti-Lega, senza il simbolo sulla scheda.
DI MAIO NON ESCLUDE A PRIORI LA DESISTENZA
Dell’ipotesi aveva parlato nei giorni scorsi Max Bugani, capogruppo in Comune a Bologna e membro del direttivo di Rousseau. Il capo politico Luigi Di Maio, che nei giorni scorsi aveva assicurato che il M5s sarebbe stato della partita con un proprio candidato alternativo sia al Pd sia alla Lega, per la prima volta non ha escluso la possibilità. «Dove non saremo pronti non ci presenteremo. Nei prossimi giorni prenderemo decisioni su questo», ha detto. La decisione dovrebbe essere presa il 15 novembre, in un incontro al quale parteciperanno i parlamentari del territorio con il capo politico Luigi Di Maio.
L’APPELLO DEL MINISTRO DE MICHELI
Intanto, dal Pd, agli appelli più volte ripetuti da Bonaccini, si è aggiunto quello di un membro del governo che è anche esponente di spicco del Pd emiliano-romagnolo, la ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli. «Mi piacerebbe» – ha detto – «se il ‘primo bacio’ tra Pd e M5s fosse in Emilia, ma capisco che ci sono dei problemi. Con i colleghi dei cinque stelle ho lavorato bene. Ma continuo a rimanere un’emiliano-romagnola che vorrebbe e farà di tutto affinché Bonaccini continui a essere governatore».
PRODI BENEDICE LA CANDIDATURA DI BONACCINI
A Bonaccini è arrivata intanto anche la ‘benedizione’ di Romano Prodi «Questi» – ha detto Prodi riferendosi alla giunta uscente – «hanno governato bene, mentre Salvini porta per mano la candidata. L’elettore riflette non solo sui grandi slogan, ma anche sulle cose e su cosa un’alternativa a questo potrebbe produrre. La disoccupazione cala e tutti vengono a farsi curare qui». La Lega, intanto, Lucia Borgonzoni, puntando a riempire il PalaDozza di Bologna e lanciando le proprie parole d’ordine. Il clima si preannuncia caldissimo: oltre al flashmob delle ‘6 mila sardine’ in piazza Maggiore ci sarà un corteo dei centri sociali e dei collettivi universitari, che cercherà di avvicinarsi il più possibile alla convention del Carroccio, sicuramente ‘blindata’ dalle forze dell’ordine. Nella vicina Porta Lame, prevista anche una biciclettata organizzata dagli anarchici. Appuntamenti che potrebbero rendere molto delicata la gestione dell’ordine pubblico.
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Tensione alle stelle tra Tel Aviv e i membri della Jihad Islamica dopo la morte del comandante Brigate al-Quds. Oltre 200 razzi verso i territori, mentre l'esercito rinforza il confine lungo la Striscia. E Hamas resta in attesa.
Alta tensione in Medio Oriente. L’uccisione nella mattinata del 12 novembre da parte di Israele del comandante militare della Jihad Islamica a Gaza, Baha Abu al-Ata, responsabile di lanci ripetuti di razzi le passate settimane verso lo Stato ebraico, ha immediatamente riacceso il conflitto con la Striscia.
Subito dopo, e per tutta la giornata, oltre 200 razzi sono piovuti su Israele, con le sirene di allarme risuonate anche a Tel Aviv e nel centro del Paese, aeroporto compreso. In serata il bilancio a Gaza era di 10 morti nella Striscia – inclusi Baha Abu al-Ata e sua moglie Asma – e 45 feriti nei raid israeliani contro i miliziani. Raid poi ripresi in serata.
In Israele, dove circa il 90% dei missili è stato intercettato dal sistema di difesa Iron Dome, si contano decine di feriti per le cadute mentre la gente correva nei rifugi. Lo scontro in atto, la Jihad è appoggiata dall’Iran, è il più grave da mesi e gli esiti non sono prevedibili.
LA MINACCIA DI NUOVI ATTENTATI
Da segnalare infatti che la scorsa notte, quasi in contemporanea con i fatti di Gaza, un altro comandante della Jihad Islamica, Akram Ajuri, è stato oggetto a Damasco di un attacco che la stampa siriana ha attribuito agli israeliani. «Israele», ha detto il premier Benyamin Netanyahu al termine di una riunione del Consiglio di difesa, «non vuole un’escalation ma farà tutto il necessario per difendersi. Occorre avere pazienza e freddezza». Poi ha denunciato che «Baha Abu al-Ata era il principale organizzatore di terrorismo a Gaza. Stava per organizzare nuovi attentati. Era una bomba in procinto di esplodere».
LA RABBIA PALESTINESE PRONTA A ESPLODERE
Da parte sua la Jihad, subito dopo l’uccisione di Al-Ata, ha annunciato che la sua reazione «farà tremare l’entità sionista». «Israele», ha accusato Ziad Nahale, uno dei leader della fazione, «ha oltrepassato tutte le linee rosse. Reagiremo con forza». Mentre da Ramallah, in Cisgiordania, il presidente palestinese Abu Mazen ha bollato l’azione di questa mattina come «un crimine israeliano contro il nostro popolo a Gaza».
NUOVI RINFORZI ISRAELIANI LUNGO IL CONFINE
Israele – che ha inviato al confine con la Striscia rinforzi di mezzi blindati, di unità di fanteria e anche ufficiali della riserva – al momento sembra voler tenere fuori dallo scontro Hamas, che pure governa l’enclave palestinese. Per questo ha fatto sapere ai suoi comandanti che se non si unirà al fuoco della Jihad, non colpirà i suoi obiettivi. Ma il leader Ismail Haniyeh ha garantito che «la politica israeliana delle esecuzioni mirate non avrà successo». Le prossime ore saranno dunque decisive per capire se il conflitto si allargherà, mentre l’Egitto sta mediando con l’obiettivo di riportare la calma.
VITA SOSPESA PER GLI ABITANTI DI GAZA
A Gaza intanto la popolazione si è chiusa nelle abitazioni e le strade sono piombate nel buio a causa delle ripetute interruzioni di elettricità. Di fronte ai panifici si sono viste code di persone accorse a fare scorte nella preoccupazione che un’escalation militare con Israele sia questione di ore. Mentre in Israele il Comando militare ha dato disposizioni alla gente di seguire le istruzioni impartite e di stare vicino ai rifugi. Le zone intorno alla Striscia, con in testa Sderot, sono martellate dai razzi e in molte cittadine non lontano dal confine e vicino a Tel Aviv domani le scuole rimarranno chiuse. L’Ue ha affermato che «il lancio di missili sulle popolazioni civili è totalmente inaccettabile e deve immediatamente cessare» e che «una rapida e completa de-escalation è necessaria per salvaguardare la vita e la sicurezza dei civili palestinesi e israeliani».
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L'imprenditore ligure è il padre dello scooter conosciuto in tutto il mondo. Il successo del mezzo su due ruote sembra intramontabile. Almeno quanto lo è il nome del suo inventore.
Il suo nome di battesimo era Enrico Piaggio. Ma il titolo con cui ha preso per sempre posto nella storia d’Italia è “padre della Vespa”. L’imprenditore di Pegli (Liguria), classe 1905, ha inventato lo scooter più venduto al mondo. Ed è per merito suo che generazioni di italiani (e non solo) hanno sperimentato per la prima volta la brezza sul viso, cavalcando le due ruote.
LA BIOGRAFIA DI ENRICO PIAGGIO
Enrico Piaggio nacque il 22 febbraio del 1905. Insieme al fratello maggiore Armando, ereditò l’azienda di famiglia alla morte del padre Rinaldo. Era il 1938 e il mondo sarebbe stato presto inghiottito dalle devastazioni della seconda guerra mondiale. A quell’epoca l’attività della Piaggio era concentrata nel campo ferroviario, elettrodomestico e aeronautico (rafforzatosi durante la Grande guerra e durante l’espansione coloniale dettata da Benito Mussolini). Enrico e il fratello progettarono la spartizione degli stabilimenti: quelli liguri, specializzati nel settore navale e ferroviario, finirono nelle mani di Armando. Mentre i due dedicati alla branca aeronautica in Toscana, a Pisa e Pontedera, andarono sotto il controllo di Enrico Piaggio. L’industria aeronautica continuava a essere un settore penalizzato da una domanda interna limitata. E durante il secondo conflitto mondiale l’azienda risentì, oltre che della scarsa richiesta, delle devastazioni dovute alla guerra.
PIAGGIO PENSAVA A UN MEZZO CHE POTESSERO GUIDARE ANCHE LE DONNE
Il 25 settembre 1943 il padre dello scooter rischiò la vita all’Hotel Excelsior di Firenze. Un ufficiale della Repubblica di Salò gli sparò, accusandolo di non essersi alzato in piedi durante il discorso alla radio del generale Rodolfo Graziani contro gli alleati. Fu l’asportazione del rene a salvarlo, permettendogli di continuare la sua vita, che lo avrebbe visto unirsi in matrimonio a Paola dei conti Antonelli, (vedova del colonnello Alberto Bechi Luserna), della quale adottò la figlia Antonella Bechi Piaggio. Dopo quell’incidente quasi fatale, Piaggio imboccò un sentiero imprenditoriale del tutto nuovo. Decise di testare un nuovo mezzo di trasporto. Le caratteristiche principali? Doveva essere semplice, a due ruote, a basso costo. E soprattutto, sarebbe stato adatto anche alle donne. Così nacque la vespa.
IL MOTORE DEL MODELLO DEL 1946 SIBILAVA COME UNA VESPA
Il primo prototipo vide la luce nel 1944. Era un MP5 messo a punto a Biella e fu ribattezzato Paperino dagli stessi operai, per la strana forma. Il richiamo al goffo personaggio della Disney, tuttavia, rimarcava anche la contrapposizione all’allora mezzo di trasporto concorrente, la Fiat 500, soprannominata appunto Topolino. Il primo abbozzo di Vespa fu il punto di partenza per il modello definitivo, a cui lavorò l’ingegnere Corradino D’Ascanio, sfruttando i materiali un tempo usati per i velivoli. Si arrivò così, nel 1946, a un motociclo, il cui motore sibilava come una piccola Vespa (da qui il nome). Dei primi 2.500 esemplari, ne vennero venduti 2.181 solo nel 1946: a decretarne il successo fu il bisogno di facili spostamenti di un popolo uscito dal conflitto. Ma anche la possibilità di pagare a rate le 68 mila lire richieste per l’acquisto aiutò le vendite. Con l’uscita nel 1948 della Vespa 125, la crescita andò alle stelle. Nel 1951 Piaggio fu insignito della laurea in ingegneria honoris causa dall’Università di Pisa e solo due anni dopo, nel 1953, furono prodotti 171.200 esemplari del mezzo a due ruote. La rete commerciale della Piaggio si estese in 114 Paesi in tutto il mondo, con oltre 10.000 punti vendita. Le vendite ebbero un lieve calo soltanto appena dopo il boom. Il rallentamento causò diverse agitazioni sindacali e fu proprio durante uno sciopero nel 1965 che Enrico Piaggio si sentì male nel suo ufficio. La corsa all’ospedale di Pisa non servì a nulla e l’uomo della Vespa si spense definitivamente il 16 ottobre di quello stesso anno.
Uno dei modelli della Vespa, lo scooter più venduto al mondo
IL FILM DI RAI FICTION CHE RACCONTA L’INVENTORE DELLO SCOOTER
La biografia dello storico imprenditore ligure ha ispirato il film firmato dalla Rai Enrico Piaggio. Un sogno italiano. La pellicola, trasmessa in prima serata su Rai 1 il 12 novembre 2019, ripercorre le tappe che hanno reso intramontabile l’inventore della Vespa. Dall’intuizione nel comprendere che la gente aveva bisogno di muoversi per rimettere in moto il Paese, alla lungimiranza nel convincere William Wyler, il regista di Vacanze romane, a usare la Vespa nella sua pellicola. Il film, ambientato nell’immediata crisi economica del dopoguerra, è prodotto da Rai Fiction e Movieheart, con la regia di Umberto Marino. Nel cast, oltre ad Alessio Boni che interpreta Enrico Piaggio ed Enrica Pintone nei panni della moglie Paola Piaggio, ci sono anche Roberto Ciufoli, Francesco Pannofino e Violante Placido.
Il compito di impersonare il genio che ha contribuito a risollevare le sorti dell’economia italiana è spettato ad Alessio Boni. L’attore bergamasco (classe 1966) è un volto noto delle fiction Rai. Si è infatti già prestato all’interpretazione di Heathcliff, nella miniserie del 2004 dedicata a Cime tempestose, per esempio. Ma è entrato anche nei panni di Walter Chiari nella miniserie del 2012, Fino all’ultima risata. Il 2019 è stato invece il turno di Enrico Piaggio, di cui l’attore ha detto: «Era un autentico visionario, un pioniere. Comprese che la gente aveva bisogno di muoversi. Si inventò la Vespa pensando per prima alle donne e ai preti che hanno l’abito talare. Poi inventò le rate per il pagamento».
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L'imprenditore ligure è il padre dello scooter conosciuto in tutto il mondo. Il successo del mezzo su due ruote sembra intramontabile. Almeno quanto lo è il nome del suo inventore.
Il suo nome di battesimo era Enrico Piaggio. Ma il titolo con cui ha preso per sempre posto nella storia d’Italia è “padre della Vespa”. L’imprenditore di Pegli (Liguria), classe 1905, ha inventato lo scooter più venduto al mondo. Ed è per merito suo che generazioni di italiani (e non solo) hanno sperimentato per la prima volta la brezza sul viso, cavalcando le due ruote.
LA BIOGRAFIA DI ENRICO PIAGGIO
Enrico Piaggio nacque il 22 febbraio del 1905. Insieme al fratello maggiore Armando, ereditò l’azienda di famiglia alla morte del padre Rinaldo. Era il 1938 e il mondo sarebbe stato presto inghiottito dalle devastazioni della seconda guerra mondiale. A quell’epoca l’attività della Piaggio era concentrata nel campo ferroviario, elettrodomestico e aeronautico (rafforzatosi durante la Grande guerra e durante l’espansione coloniale dettata da Benito Mussolini). Enrico e il fratello progettarono la spartizione degli stabilimenti: quelli liguri, specializzati nel settore navale e ferroviario, finirono nelle mani di Armando. Mentre i due dedicati alla branca aeronautica in Toscana, a Pisa e Pontedera, andarono sotto il controllo di Enrico Piaggio. L’industria aeronautica continuava a essere un settore penalizzato da una domanda interna limitata. E durante il secondo conflitto mondiale l’azienda risentì, oltre che della scarsa richiesta, delle devastazioni dovute alla guerra.
PIAGGIO PENSAVA A UN MEZZO CHE POTESSERO GUIDARE ANCHE LE DONNE
Il 25 settembre 1943 il padre dello scooter rischiò la vita all’Hotel Excelsior di Firenze. Un ufficiale della Repubblica di Salò gli sparò, accusandolo di non essersi alzato in piedi durante il discorso alla radio del generale Rodolfo Graziani contro gli alleati. Fu l’asportazione del rene a salvarlo, permettendogli di continuare la sua vita, che lo avrebbe visto unirsi in matrimonio a Paola dei conti Antonelli, (vedova del colonnello Alberto Bechi Luserna), della quale adottò la figlia Antonella Bechi Piaggio. Dopo quell’incidente quasi fatale, Piaggio imboccò un sentiero imprenditoriale del tutto nuovo. Decise di testare un nuovo mezzo di trasporto. Le caratteristiche principali? Doveva essere semplice, a due ruote, a basso costo. E soprattutto, sarebbe stato adatto anche alle donne. Così nacque la vespa.
IL MOTORE DEL MODELLO DEL 1946 SIBILAVA COME UNA VESPA
Il primo prototipo vide la luce nel 1944. Era un MP5 messo a punto a Biella e fu ribattezzato Paperino dagli stessi operai, per la strana forma. Il richiamo al goffo personaggio della Disney, tuttavia, rimarcava anche la contrapposizione all’allora mezzo di trasporto concorrente, la Fiat 500, soprannominata appunto Topolino. Il primo abbozzo di Vespa fu il punto di partenza per il modello definitivo, a cui lavorò l’ingegnere Corradino D’Ascanio, sfruttando i materiali un tempo usati per i velivoli. Si arrivò così, nel 1946, a un motociclo, il cui motore sibilava come una piccola Vespa (da qui il nome). Dei primi 2.500 esemplari, ne vennero venduti 2.181 solo nel 1946: a decretarne il successo fu il bisogno di facili spostamenti di un popolo uscito dal conflitto. Ma anche la possibilità di pagare a rate le 68 mila lire richieste per l’acquisto aiutò le vendite. Con l’uscita nel 1948 della Vespa 125, la crescita andò alle stelle. Nel 1951 Piaggio fu insignito della laurea in ingegneria honoris causa dall’Università di Pisa e solo due anni dopo, nel 1953, furono prodotti 171.200 esemplari del mezzo a due ruote. La rete commerciale della Piaggio si estese in 114 Paesi in tutto il mondo, con oltre 10.000 punti vendita. Le vendite ebbero un lieve calo soltanto appena dopo il boom. Il rallentamento causò diverse agitazioni sindacali e fu proprio durante uno sciopero nel 1965 che Enrico Piaggio si sentì male nel suo ufficio. La corsa all’ospedale di Pisa non servì a nulla e l’uomo della Vespa si spense definitivamente il 16 ottobre di quello stesso anno.
Uno dei modelli della Vespa, lo scooter più venduto al mondo
IL FILM DI RAI FICTION CHE RACCONTA L’INVENTORE DELLO SCOOTER
La biografia dello storico imprenditore ligure ha ispirato il film firmato dalla Rai Enrico Piaggio. Un sogno italiano. La pellicola, trasmessa in prima serata su Rai 1 il 12 novembre 2019, ripercorre le tappe che hanno reso intramontabile l’inventore della Vespa. Dall’intuizione nel comprendere che la gente aveva bisogno di muoversi per rimettere in moto il Paese, alla lungimiranza nel convincere William Wyler, il regista di Vacanze romane, a usare la Vespa nella sua pellicola. Il film, ambientato nell’immediata crisi economica del dopoguerra, è prodotto da Rai Fiction e Movieheart, con la regia di Umberto Marino. Nel cast, oltre ad Alessio Boni che interpreta Enrico Piaggio ed Enrica Pintone nei panni della moglie Paola Piaggio, ci sono anche Roberto Ciufoli, Francesco Pannofino e Violante Placido.
Il compito di impersonare il genio che ha contribuito a risollevare le sorti dell’economia italiana è spettato ad Alessio Boni. L’attore bergamasco (classe 1966) è un volto noto delle fiction Rai. Si è infatti già prestato all’interpretazione di Heathcliff, nella miniserie del 2004 dedicata a Cime tempestose, per esempio. Ma è entrato anche nei panni di Walter Chiari nella miniserie del 2012, Fino all’ultima risata. Il 2019 è stato invece il turno di Enrico Piaggio, di cui l’attore ha detto: «Era un autentico visionario, un pioniere. Comprese che la gente aveva bisogno di muoversi. Si inventò la Vespa pensando per prima alle donne e ai preti che hanno l’abito talare. Poi inventò le rate per il pagamento».
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Secondo gli analisti entro il 2025 il settore supererà i 500 milioni di abbonati. Netflix in testa con 235, seguita da Amazon Video 135 e dalla nuova piattaforma a 101.
Con l’arrivo del servizio Disney+ riparte tra i big della tecnologia la sfida sullo streaming video, un settore in crescita per utenti e propensione alla spesa. Stando ad un’analisi di Digital Tv Research, il settore raddoppierà entro il 2025 e andrà ben oltre la cifra di 500 milioni di abbonati nel mondo.
Netflix guiderà la lista, seguita a distanza da Amazon Prime Video. Per la neonata Disney+ si prevede un exploit. Nello specifico, gli analisti prevedono, entro sei anni, che Netflix raggiungerà 235,6 milioni di abbonati (un incremento di 70 milioni, solo 6 milioni negli Stati Uniti); Amazon Prime Video raggiungerà quota 135,9 milioni di utenti paganti; Disney+ 101,2 milioni; HBO Max 30,1 milioni e Apple TV+ 27,1 milioni. Per un totale di 529,9 milioni di abbonati nel mondo ai servizi video in streaming e a pagamento.
Gli Stati Uniti, sottolinea Digital Tv Research, sono «di gran lunga il paese più importante per queste piattaforme», ma anche «il più maturo» con «i mercati internazionali che stanno diventando sempre più significativi». «La concorrenza è intensa con una guerra dei prezzi in atto e offerte di distribuzione esclusive», ha spiegato Simon Murray, analista della società.
AMERICANI DISPOSTI A SPENDERE 44 DOLLARI AL MESE
Per i big della tecnologia statunitensi, quindi, il resto del mondo sarà sempre più importante e dovranno lottare per ogni abbonamento con un occhio ai prezzi. Basti pensare ad Apple, entrata di recente nel settore della tv in streaming con una politica commerciale aggressiva, proponendo abbonamenti a 5 dollari al mese. Secondo il Wall Street Journal, gli americani sono disposti a spendere 44 dollari al mese già da ora, prima che tutte le piattaforme decollino. Un aumento di 14 dollari rispetto all’attuale spesa media.
LA CRESCITA DELLO STRAMING IN ITALIA
I fruitori dello streaming video sono in forte aumento anche in Italia. Nel 2018 – secondo l’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano – il 19% della popolazione Internet italiana ha utilizzato servizi di ‘Subscription video on demand’ rispetto all’8% dell’anno precedente, per un valore di mercato pari a 177 milioni di euro, in crescita del 46%. Si stima che già nel 2019 il numero di sottoscrizioni possa superare quello degli abbonamenti alla PayTv. Nei prossimi anni, inoltre, la banda ultralarga e la diffusione del 5G potrebbero migliorare la fruizione e incrementare ulteriormente il numero di abbonati.
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Secondo gli analisti entro il 2025 il settore supererà i 500 milioni di abbonati. Netflix in testa con 235, seguita da Amazon Video 135 e dalla nuova piattaforma a 101.
Con l’arrivo del servizio Disney+ riparte tra i big della tecnologia la sfida sullo streaming video, un settore in crescita per utenti e propensione alla spesa. Stando ad un’analisi di Digital Tv Research, il settore raddoppierà entro il 2025 e andrà ben oltre la cifra di 500 milioni di abbonati nel mondo.
Netflix guiderà la lista, seguita a distanza da Amazon Prime Video. Per la neonata Disney+ si prevede un exploit. Nello specifico, gli analisti prevedono, entro sei anni, che Netflix raggiungerà 235,6 milioni di abbonati (un incremento di 70 milioni, solo 6 milioni negli Stati Uniti); Amazon Prime Video raggiungerà quota 135,9 milioni di utenti paganti; Disney+ 101,2 milioni; HBO Max 30,1 milioni e Apple TV+ 27,1 milioni. Per un totale di 529,9 milioni di abbonati nel mondo ai servizi video in streaming e a pagamento.
Gli Stati Uniti, sottolinea Digital Tv Research, sono «di gran lunga il paese più importante per queste piattaforme», ma anche «il più maturo» con «i mercati internazionali che stanno diventando sempre più significativi». «La concorrenza è intensa con una guerra dei prezzi in atto e offerte di distribuzione esclusive», ha spiegato Simon Murray, analista della società.
AMERICANI DISPOSTI A SPENDERE 44 DOLLARI AL MESE
Per i big della tecnologia statunitensi, quindi, il resto del mondo sarà sempre più importante e dovranno lottare per ogni abbonamento con un occhio ai prezzi. Basti pensare ad Apple, entrata di recente nel settore della tv in streaming con una politica commerciale aggressiva, proponendo abbonamenti a 5 dollari al mese. Secondo il Wall Street Journal, gli americani sono disposti a spendere 44 dollari al mese già da ora, prima che tutte le piattaforme decollino. Un aumento di 14 dollari rispetto all’attuale spesa media.
LA CRESCITA DELLO STRAMING IN ITALIA
I fruitori dello streaming video sono in forte aumento anche in Italia. Nel 2018 – secondo l’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano – il 19% della popolazione Internet italiana ha utilizzato servizi di ‘Subscription video on demand’ rispetto all’8% dell’anno precedente, per un valore di mercato pari a 177 milioni di euro, in crescita del 46%. Si stima che già nel 2019 il numero di sottoscrizioni possa superare quello degli abbonamenti alla PayTv. Nei prossimi anni, inoltre, la banda ultralarga e la diffusione del 5G potrebbero migliorare la fruizione e incrementare ulteriormente il numero di abbonati.
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