Carne artificiale: a che punto siamo e le cose da sapere

La ricerca sta facendo passi da gigante. E i primi prodotti sintetici potrebbero arrivare sul mercato Usa già nel 2020. Alcune curiosità sulla bistecca Frankenstein.

La chiamano «carne pulita», «carne anti-macellazione», «carne coltivata», «lab-meat» o anche «carne in vitro». Si tratta della carne artificiale prodotta in laboratorio a partire da cellule animali estratte tramite biopsia. C’è chi scommette che quella in provetta sarà la carne del futuro. Soprattutto una soluzione per ovviare ai tanti problemi economici, etici e ambientali che pone la produzione di carne, la cui richiesta – secondo le stime della FAO – potrebbe crescere di più del 50% nei prossimi 30 anni, passando da 258 milioni di tonnellate nel 2005/2007 a 455 milioni di tonnellate nel 2050. 

IL PRIMO HAMBURGER SINTETICO

Il primo hamburger prodotto da cellule staminali di manzo è stato creato Mark Post della Maastricht University e fondatore della Mosa Meat. Era appena 150 grammi per 20 mila fibre muscolari nutrite ciascuna da siero fetale bovino. In realtà, la strada per la creazione di carne in vitro era stata aperta dalle ricerche di Willem van Eelen sulla coltivazione di popolazioni di cellule per fini alimentari, ma è stato Post che a Londra, nel 2013, ha presentato la “carne coltivata” dall’esorbitante costo di 250 mila euro. Il costo di produzione è sceso poi a 500 euro. Mentre l’israeliana Aleph Farm è arrivata alla cifra di 50 euro per il prototipo di una bistecca.

Il primo a presentare la bistecca sintetica è stato Mark Post della Maastricht University nel 2013.

LA PROFEZIA DI CHURCHILL

Già nel 1931 Sir Winston Churchill auspicava che la tecnologia avrebbe presto permesso di «superare l’assurdità di far crescere un intero pollo per poterne mangiare il petto o le ali, facendo sviluppare queste parti separatamente». Insomma, produrre carne, bypassando l’allevamento di animali. 

LEGGI ANCHE: Progettare la carne del futuro

UNA COPIA QUASI PERFETTA

Alcuni ricercatori della Harvard John A. Paulson School of Engineering and Applied Sciences (Seas), come riporta la rivista scientifica Nature Science of Food, sono riusciti a conferire alla carne in provetta una texture molto simile all’originale. Come si legge nel comunicato ufficiale, la tecnica utilizzata dai ricercatori è l’«immersione rotante Jet-Spinning» (iRJS) e consiste nell’utilizzare «la forza centrifuga per avvitare lunghe nanofibre di forme e dimensioni specifiche». Secondo quanto riportato, il gruppo di ricerca «ha filato le fibre di gelatina per alimenti per formare la struttura di base per le cellule che vi sarebbero cresciute sopra. Le fibre imitano la matrice extracellulare del tessuto muscolare naturale, la colla che tiene insieme il tessuto e contribuisce alla sua consistenza». Proprio sulle fibre i ricercatori hanno coltivato cellule muscolari di coniglio e mucca «le quali si sono ancorate alla gelatina e sono cresciute in strutture lunghe e sottili». L’effetto è stato quello di creare una bistecca con una consistenza difficilmente distinguibile dalla carne vera.

UNA BISTECCA STAMPATA IN 3D

Nel 2018 la start up spagnola Novameat ha fatto parlare di sé per la prima carne fibrosa a base vegetale stampata in 3D, simile a una bistecca di manzo. Al timone un italiano, l’ingegnere biomedico Giuseppe Scionti che ha ottenuto nuovi fondi dalla società d’investimento New Crop Capital per proseguire le sue ricerche e perfezionare la tecnologia di stampa 3D. «La tecnologia basata sulla biostampa di Novameat», ha commentato Dan Altschuler Malek di New Crop Capital, «fornisce un metodo flessibile e regolabile per produrre carne a base vegetale, con l’utilità di creare texture diverse da un’ampia varietà di ingredienti, il tutto all’interno di un unico pezzo di carne». 

CARNE “SPAZIALE” IN MICROGRAVITÀ

Lo scorso 26 settembre la società israeliana Aleph Farms si è cimentata  nella creazione di carne in laboratorio a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (Iss), in collaborazione con la società russa 3D Bioprinting Solutions e altre due aziende alimentari statunitensi. «La maturazione di organi e tessuti creati con la biostampa 3D a gravità zero», ha dichiarato Yoav Reisler di Aleph Farms, «procede molto più velocemente rispetto allo stesso processo sul nostro Pianeta. Il tessuto viene stampato simultaneamente da tutti i lati, come quando si fa una palla di neve, mentre la maggior parte delle altre bioprinter lo crea strato per strato». A godere di più di questa tecnologia, va da sé, potrebbero essere proprio gli astronauti.

La carne creata in laboratorio potrebbe essere commercializzata in Usa già nel 2020.

IL 75% DEGLI ITALIANI CONTRO LA CARNE IN VITRO

Secondo lo studio messo a punto da Ixè per Coldiretti rispetto alla “bistecca” spaziale stampata in 3D, ben il 75% degli italiani non vede di buon occhio la carne sintetica. Mentre il 45% orienta le scelte sulla carne che deriva da allevamenti italiani. Il 29% dello stesso campione opta invece per carni locali. La carne in laboratorio, che mira a modificare radicalmente le abitudini di consumo alimentare, fa storcere il naso a molti, a cominciare da Assocarni e Coldiretti: «Si tratta di una abile operazione di marketing», ha commentato l’associazione degli agricoltori, «che punta a modificare stili alimentari naturali fondati sulla qualità e la tradizione».

DAL LABORATORIO AL SUPERMERCATO

Ma quando la carne sintetica raggiungerà le nostre tavole? Al momento, l’autorizzazione alla sua commercializzazione è stata data negli Stati Uniti. Il mercato di carne sintetica potrebbe essere attivo già dal 2020.  «L’Fda (Food and Drug Administration) si occuperà della raccolta e della conservazione delle cellule, della crescita e della differenziazione», si legge nel comunicato, «mentre l’Usda (United States Department of Agriculture) si occuperà della produzione e dell’etichettatura dei prodotti». E nel resto del mondo? Dipenderà da come ciascun Paese riuscirà a superare gli ostacoli culturali, economici, ambientali. Secondo le stime della società di consulenza americana AT Kearney, entro 20 anni, il 35% della carne in commercio potrebbe essere coltivata in laboratorio.

I PRO E I CONTRO DELLA CARNE SINTETICA

Ma quali sono i pro e i contro della carne in laboratorio? Per rispondere a queste domande, il Comitato Etico della Fondazione Veronesi ha redatto il documento Dagli allevamenti intensivi all’agricoltura cellulare per sostenere la diffusione delle tecniche che mirano a produrre carne e derivati animali da colture di cellule staminali. Fra i punti a favore: la riduzione della sofferenza animale; il maggiore controllo sulla carne coltivata con una riduzione del rischio di malattie di origine animale e del ricorso agli antibiotici; una migliore efficienza produttiva e una maggiore sostenibilità e cioè minore uso di energia, di acqua, ed emissioni. Destano invece qualche perplessità sia l’utilizzo di siero fetale bovino, quindi di un sottoprodotto della macellazione, che non eliminerebbe dunque sofferenza animale, ma anche la drastica riduzione di posti di lavoro nell’allevamento e nella produzione di carni e infine il rischio che queste tecnologie avanzate restino in mano a pochi attori in un regime di oligopolio.

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La falla di TikTok che ha messo a rischio i dati personali

Gli hacker possono caricare video non autorizzati e cancellarne altri, ma anche modificarne la privacy. Per proteggersi occorre aggiornare l'app.

Una falla in TikTok, la chat cinese popolare tra i giovanissimi, ha messo a rischio la sicurezza dei dati personali e la privacy dei video. A scoprirla i ricercatori di sicurezza di Check Point Research. La vulnerabilità è stata segnalata a TikTok ed è stata corretta, bisogna aggiornare l’app per proteggersi. Gli hacker, potenzialmente, possono caricare video non autorizzati e cancellarne altri; cambiare la privacy dei video di un utente da privata a pubblica; estrarre dati personali sensibili come nome e cognome, e-mail e data di nascita.

LA TERZA APP PIÙ SCARICATA

TikTok, ad oggi, secondo la stime della società di analisi SensorTower è stata scaricata oltre 1 miliardo e mezzo di volte, è la terza app più scaricata dietro WhatsApp e Messenger e davanti a Facebook e Instagram. È inoltre disponibile in oltre 150 mercati e utilizzata in oltre 75 lingue. Pochi giorni fa l’esercito Usa ne ha vietato l’uso considerandola «una cyberminaccia». Lo scorso dicembre gli stessi ricercatori di Check Point hanno individuato una falla su WhatsApp con cui un singolo malintenzionato poteva recapitare, in una chat di gruppo, un «messaggio distruttivo» che produceva un rapido e completo crash dell’intera app per tutti i membri. Anche in questo caso hanno avvisato la chat di proprietà di Facebook e la vulnerabilità è stata corretta.

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Gli hacker possono caricare video non autorizzati e cancellarne altri, ma anche modificarne la privacy. Per proteggersi occorre aggiornare l'app.

Una falla in TikTok, la chat cinese popolare tra i giovanissimi, ha messo a rischio la sicurezza dei dati personali e la privacy dei video. A scoprirla i ricercatori di sicurezza di Check Point Research. La vulnerabilità è stata segnalata a TikTok ed è stata corretta, bisogna aggiornare l’app per proteggersi. Gli hacker, potenzialmente, possono caricare video non autorizzati e cancellarne altri; cambiare la privacy dei video di un utente da privata a pubblica; estrarre dati personali sensibili come nome e cognome, e-mail e data di nascita.

LA TERZA APP PIÙ SCARICATA

TikTok, ad oggi, secondo la stime della società di analisi SensorTower è stata scaricata oltre 1 miliardo e mezzo di volte, è la terza app più scaricata dietro WhatsApp e Messenger e davanti a Facebook e Instagram. È inoltre disponibile in oltre 150 mercati e utilizzata in oltre 75 lingue. Pochi giorni fa l’esercito Usa ne ha vietato l’uso considerandola «una cyberminaccia». Lo scorso dicembre gli stessi ricercatori di Check Point hanno individuato una falla su WhatsApp con cui un singolo malintenzionato poteva recapitare, in una chat di gruppo, un «messaggio distruttivo» che produceva un rapido e completo crash dell’intera app per tutti i membri. Anche in questo caso hanno avvisato la chat di proprietà di Facebook e la vulnerabilità è stata corretta.

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Buon 2030, viaggio in un futuro di crescita e innovazione

Pil globale salito di oltre il 30%. Vita media allungata fino alle soglie dell'immortalità con l’upload cerebrale. Più potere d'acquisto e frenata demografica. Surriscaldamento globale sconfitto. Uno scenario razionale e senza ansie sulla fine del prossimo decennio.

Quando la mattina del primo gennaio la cara zia Clelia suonerà il campanello saprò che è giunto il nuovo anno, poco importerà che la sua sarà telepresenza, perché dopo aver fatto l’upload della sua mente in un droide si è liberata della decadenza del suo corpo fisico. Certo viene da chiedersi come saranno le tavolate di Natale fra qualche anno, con le famiglie che non smetteranno più di allargarsi, ma siamo praticamente nel 2030 ed è ora di adeguarci alle novità. Non si può continuare a vivere nel passato, come se fossimo ancora – che so io – nel 2020 e il presidente degli Stati Uniti fosse ancora Donald Trump (uh, e chi se lo ricordava più? Che tempi, quei tempi).

IL FUTURO CI APPARE SEMPRE PIENO DI INCERTEZZE

È sempre così: guardandosi indietro vediamo tutto come scontato, acquisito, chiaro, definito. Ma allora come ora il futuro appariva pieno di incertezze. Non sapevamo che cosa ci aspettava. Anche se col senno di poi sappiamo che qualche indizio era disponibile.

STIPENDI EROGATI IN TOKEN AZIENDALI

Per esempio nel 2019 molti avevano ormai capito che il Giappone era “estremo Occidente” nel senso che anticipava tendenze che avrebbero coinvolto poco a poco gli altri, ma nessuno aveva intuito che il modello retributivo della nipponica Disco Corporation sarebbe diventato lo standard con cui tutti oggi abbiamo familiarità: parte del salario erogata in token (monete digitali) aziendali, con cui si alimenta un mercato (efficiente) interno all’azienda, comprando la collaborazione di altri uffici, noleggiando le sale riunioni (usandole quindi solo quando servono).

QUASI IMMORTALI GRAZIE ALL’UPLOAD CEREBRALE

A pochi giorni dall’inizio del 2030 possiamo ormai dire che anche il decennio che abbiamo alle spalle è stato ancora una volta un decennio di crescita economica. Il Pil globale è cresciuto in questi ultimi 10 anni di oltre il 30%, la vita media si è allungata ancora e con l’upload cerebrale siamo ormai alle soglie dell’immortalità.

GLI STORICI PIANIFICHERANNO IL DOMANI

Non mi sono ancora abituato all’idea che potrò dialogare coi miei trisnipoti e trasmettere loro le mie esperienze in forma diretta, e non credo che socialmente abbiamo ancora compreso le implicazioni di tutto questo. Per esempio, dico io, diventerà ovvio che il lavoro degli storici non sarà conoscere il passato, come archivisti, ma attraverso lo studio della Storia governare il presente e pianificare il futuro.

ASSISTENZA SANITARIA MIGLIORATA ANCORA

A proposito di futuro, sembrerà che le cose stiano peggiorando o almeno che stiano per peggiorare, come sempre ci accade: siamo una specie plasmata dall’evoluzione a prestare estrema attenzione ai pericoli (il patrimonio genetico dei più disattenti non è giunto fin qui… Reagire in modo eccessivo ai falsi allarmi di attacchi nemici è stata a lungo la cosa giusta da fare per sopravvivere), ma per quanto i nostri cervelli siano più attratti dai problemi, i fatti ci dicono che il genere umano continua a progredire e a migliorare le sue condizioni. L’assistenza sanitaria è migliorata ancora, grazie ad altre stupefacenti scoperte mediche, e la crescente attenzione per l’alimentazione ha portato la mortalità infantile globale a nuovi minimi storici.

UN DECENNIO DI REGULATION SUI NOSTRI DATI

Ma il decennio che abbiamo alle spalle è stato anche il decennio della regulation. Ricordate nel 2020, prima dello split di Facebook, come una manciata di grandi player si spartivano l’intero mercato dei dati e spadroneggiavano nel mercato pubblicitario. Il Gdpr, per regolare e proteggerci dall’uso improprio dei dati, c’era solo in Europa. Incredibile, a pensarci, sembra ieri.

I RECORD LI FANNO GLI ATLETI AUMENTATI

Peraltro il 2020 era l’anno in cui molti aspettavano la cosiddetta “recessione Godot”, quella che non arrivava mai e che impiegò ancora un po’ a manifestarsi, ma è stato anche l’anno delle Olimpiadi di Tokyo, le ultime a registrare tutti quei record. Oggi i record si registrano tutti alle Paralimpiadi con gli straordinari “atleti aumentati”, ma chi ci pensava dieci anni fa?

BUONE NOTIZIE DALLA DINAMICA DEMOGRAFICA

Nel frattempo la dinamica demografica mondiale sembra dare buone notizie sia per l’umanità sia le altre specie del Pianeta. Il calo della crescita della popolazione sta avendo certamente degli impatti economici rilevanti (per consumi e sistemi pensionistici innanzitutto), ma quantomeno ci aiuta a vivere in maggior equilibrio con il resto dell’ecosistema della Terra. Secondo le statistiche preparate dalla Banca mondiale, la crescita della popolazione ha raggiunto un picco di circa il 2% annuo alla fine degli Anni 60. Nel 2020 era circa l’1%, oggi è al di sotto di 0,9% ed è probabile che continuerà a scendere verso lo zero.

EFFETTO RICCHEZZA CHE DURERÀ A LUNGO

Quindi da una parte abbiamo ancora molti anni davanti a noi dove la demografia continuerà a sostenere la crescita economica. Inoltre, siccome i gruppi di popolazione più numerosi e in più rapida crescita stanno ancora recuperando il ritardo rispetto agli standard di vita del mondo sviluppato, la crescita del potere d’acquisto della popolazione mondiale continua (e continuerà) a crescere più velocemente dell’espansione demografica. Un “effetto ricchezza” che garantisce ancora sostegno alla crescita economica e ai rendimenti degli investimenti per i prossimi decenni.

SALVATO ANCHE LO STRATO DI OZONO

Insomma, il futuro è pieno di prospettive luminose, ma lo percepiamo come oscuro, e probabilmente sarà sempre così, è una deformazione insita nel nostro essere, ed è anche utile: se non ci preoccupassimo del futuro, non ci attrezzeremmo per evitarne i rischi. Il futuro sarà migliore, ma solo se crediamo che non lo sarà. Per esempio: saremmo riusciti a fermare l’impoverimento dello strato di ozono senza tutte quelle storie di paura di un’imminente catastrofe ambientale?

NUOVE TECNICHE DI SMALTIMENTO DELLA CO²

Con che spirito dobbiamo quindi guardare al futuro? Pensiamo al decennio che abbiamo alle spalle: tra il 2020 e oggi abbiamo rilanciato le missioni su Marte, e ci stiamo avvicinando a realizzare il primo viaggio umano interplanetario. Abbiamo affrontato sempre più coesi le sfide della sostenibilità e del cambiamento climatico (e ancora molto resta da fare, anche se le recenti innovazioni della genetica applicata alla botanica ci hanno permesso di realizzare nuovi strumenti di smaltimento della CO²). Abbiamo visto arrivare i taxi volanti, le super car elettriche e la medicina personalizzata, riuscendo nel frattempo a regolamentare i giganti della tecnologia, imponendo loro una tassazione più equa e meno facile da eludere.

UNO SFORZO: ALLONTANARE ANSIE E DUBBI

Avremo davanti, come sempre abbiamo avuto, alti e bassi. Oggi il 2020 lo guardiamo con occhio nostalgico, sta nel passato e quindi è privo di incertezze o incognite, mentre il 2030 che abbiamo davanti è fonte di ansie e dubbi. Dobbiamo ricordarcene ogni volta che guardiamo al futuro, cercando di fare uno sforzo. Lo sforzo di essere razionali e non concedere troppo spazio ai meccanismi insiti nel nostro cervello. Buon 2030 a tutti.

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Upday lancia earli e punta a raggiungere tutte le piattaforme iOS e Android

Axel Springer pronto a lanciare la nuova famiglia di app. Già pronta earliAudio per i podcast, in arrivo anche quella per le "flash news".

Upday si espande. La società dell’editore tedesco Axel Springer che cura l’app di news Upday for Samsung, ha lanciato una nuova gamma di prodotti sotto il marchio earli con l’obiettivo di approdare su tutti gli smartphone oltre quelli del marchio coreano.

LANCIATA LA PRIMA APP PER PODCAST

La prima app, già disponibile su Play Store e App Store, è stata earliAudio dedicata tutta al mondo del podcasting e che propone agli utenti podcast basati sui propri interessi. L’app di podcast è disponibile in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, olandese e polacco. Le diverse edizioni possono essere utilizzate in contemporanea. EarliAudio, però, prepara il terreno anche ai prossimi prodotti. L’app infatti è dotata di una sezione per le “Flash News” dedicata alle principali notizie del giorno.

VERSO UN APP PER LE NEWS

Al fianco di earliAudio nelle prossime settimane arriverà anche un’altra applicazione per le news, earliNews, app di notizie concepita come Upday e che unisce l’esperienza giornalistica con l’intelligenza artificiale. Come per la gemella dedicata ai podcast, anche earliNews sarà disponibile in 12 lingue e 16 Paesi europei, tra cui l’Italia.

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Upday lancia earli e punta a raggiungere tutte le piattaforme iOS e Android

Axel Springer pronto a lanciare la nuova famiglia di app. Già pronta earliAudio per i podcast, in arrivo anche quella per le "flash news".

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LANCIATA LA PRIMA APP PER PODCAST

La prima app, già disponibile su Play Store e App Store, è stata earliAudio dedicata tutta al mondo del podcasting e che propone agli utenti podcast basati sui propri interessi. L’app di podcast è disponibile in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, olandese e polacco. Le diverse edizioni possono essere utilizzate in contemporanea. EarliAudio, però, prepara il terreno anche ai prossimi prodotti. L’app infatti è dotata di una sezione per le “Flash News” dedicata alle principali notizie del giorno.

VERSO UN APP PER LE NEWS

Al fianco di earliAudio nelle prossime settimane arriverà anche un’altra applicazione per le news, earliNews, app di notizie concepita come Upday e che unisce l’esperienza giornalistica con l’intelligenza artificiale. Come per la gemella dedicata ai podcast, anche earliNews sarà disponibile in 12 lingue e 16 Paesi europei, tra cui l’Italia.

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Cosa sappiamo sull’esposizione dei dati di 267 milioni di utenti di Facebook

Nuova fuga di dati per il gigante di Menlo Park. Tra il 4 e 19 dicembre comparso online un database con milioni di dati. La società: «Dati rubati prima del cambio di policy».

Nuova tegola per il gigante di Menlo Park. Facebook è alle prese con un altro caso di esposizione dei dati personali degli utenti. La società di sicurezza Comparitech avrebbe individuato un database contenente dati personali di 267 milioni di utenti del social network e ne ha dato notizia sul suo sito. La mole di informazioni personali poteva essere consultata liberamente in rete, senza necessità di inserire password. Il database è rimasto online per circa due settimane, dal 4 al 19 dicembre, ed è risultato scaricabile anche tramite un forum hacker fino a che il provider che lo ospitava non ha deciso di rimuoverlo, a seguito della segnalazione da parte dei ricercatori.

DISPONIBILI ID, NOMI UTENTE E NUMERI DI TELEFONO

Secondo Comparitech i dati potrebbero essere stati estrapolati dalla piattaforma legata gli sviluppatori di applicazioni (API). Oppure attraverso una operazione di ‘scraping‘, una tecnica di estrazione dei dati da un sito usando appositi software. Nell’archivio erano contenute informazioni come lo ‘user ID’, che identifica l’utente, nome e numero di telefono. Oltre al complesso scandalo Cambridge Analytica, non è la prima volta che i dati di milioni di utenti di Facebook vengono divulgati in rete. Lo scorso settembre, un ricercatore ha scoperto un database ancora più grande di questo: 419 milioni di dati collegati agli account del social network.

LA SOCIETÀ: «FUGA DI DATI PRECEDENTE AL CAMBIO DELLA PRIVACY»

Facebook, per bocca di uno dei suoi portavoce, ha fatto sapere che sono incorso approfondite analisi in merito alla pubblicazione del database. «Stiamo esaminando questo problema», hanno spiegato, «ma crediamo che si tratti di informazioni ottenute molto probabilmente prima dei cambiamenti che abbiamo apportato negli ultimi anni per proteggere meglio le informazioni delle persone».

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Cosa sappiamo sull’esposizione dei dati di 267 milioni di utenti di Facebook

Nuova fuga di dati per il gigante di Menlo Park. Tra il 4 e 19 dicembre comparso online un database con milioni di dati. La società: «Dati rubati prima del cambio di policy».

Nuova tegola per il gigante di Menlo Park. Facebook è alle prese con un altro caso di esposizione dei dati personali degli utenti. La società di sicurezza Comparitech avrebbe individuato un database contenente dati personali di 267 milioni di utenti del social network e ne ha dato notizia sul suo sito. La mole di informazioni personali poteva essere consultata liberamente in rete, senza necessità di inserire password. Il database è rimasto online per circa due settimane, dal 4 al 19 dicembre, ed è risultato scaricabile anche tramite un forum hacker fino a che il provider che lo ospitava non ha deciso di rimuoverlo, a seguito della segnalazione da parte dei ricercatori.

DISPONIBILI ID, NOMI UTENTE E NUMERI DI TELEFONO

Secondo Comparitech i dati potrebbero essere stati estrapolati dalla piattaforma legata gli sviluppatori di applicazioni (API). Oppure attraverso una operazione di ‘scraping‘, una tecnica di estrazione dei dati da un sito usando appositi software. Nell’archivio erano contenute informazioni come lo ‘user ID’, che identifica l’utente, nome e numero di telefono. Oltre al complesso scandalo Cambridge Analytica, non è la prima volta che i dati di milioni di utenti di Facebook vengono divulgati in rete. Lo scorso settembre, un ricercatore ha scoperto un database ancora più grande di questo: 419 milioni di dati collegati agli account del social network.

LA SOCIETÀ: «FUGA DI DATI PRECEDENTE AL CAMBIO DELLA PRIVACY»

Facebook, per bocca di uno dei suoi portavoce, ha fatto sapere che sono incorso approfondite analisi in merito alla pubblicazione del database. «Stiamo esaminando questo problema», hanno spiegato, «ma crediamo che si tratti di informazioni ottenute molto probabilmente prima dei cambiamenti che abbiamo apportato negli ultimi anni per proteggere meglio le informazioni delle persone».

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La bulimia di like può inghiottire i creativi

Travolti dalla fretta e dalla fame di seguito, rischiano di diventare vittime di Instagram. Perdendo innovazione ed estro. Qualche consiglio da tenere a mente.

Che i social media abbiano rivoluzionato e complicato la nostra vita è, oramai, cosa nota. Come abbiamo raccontato insieme ad altri autori nel mio nuovo libro Comunicazione integrata e reputation management, dal 1997, anno del lancio del primo social media nella storia, Sixdegrees.com, le “reti sociali” hanno fatto molta strada. Attualmente, la classifica mondiale dei social media, secondo quanto redatto dal sito Statista, vede al primo posto Facebook con oltre 2 miliardi di utenti. A seguire, Youtube (1,9 miliardi), WeChat (1,1 miliardi) e Instagram (1 miliardo). Sopra il miliardo di utenti si trovano anche i servizi di messaggistica, oramai indispensabili anche per la comunicazione lavorativa, come WhatsApp (1,5 miliardi) e Facebook Messenger (1,3 miliardi).

OLTRE AL NUMERO DI UTENTI C’È DI PIÙ

Il numero degli utenti è certamente un indicatore cruciale per comprendere il peso dei social network, ma non è l’unico elemento da tenere in considerazione per comprenderne il funzionamento e il ruolo all’interno del mondo virtuale. Infatti, è essenziale tenere a mente che, ad ogni social, corrisponde un preciso pubblico di riferimento. La diversificazione rappresenta la forza di queste piattaforme e ne garantisce la sopravvivenza e la coesistenza.

Instagram non solo ha rivoluzionato il nostro modo di comunicare, ma ha anche sfidato, a colpi di foto, stories e like, modelli consolidati, quali il ruolo delle figure professionali esistenti

In particolare, Instagram non solo ha rivoluzionato il nostro modo di comunicare, ma ha anche sfidato, a colpi di foto, stories e like, modelli consolidati, quali il ruolo delle figure professionali esistenti. Il social ha infatti permesso il consolidamento del ruolo e della figura dell’influencer. Questa è una persona in grado di influenzare le scelte degli altri attraverso la condivisione e la sponsorizzazione di prodotti e idee. Spesso gli influencer sono scelti da agenzie che coordinano le loro attività e dicono loro come e quando postare i contenuti sponsorizzati. Infatti, brand famosi si rivolgono a queste figure del web per chiedere di fare spazio ai loro prodotti nei post su Instagram. L’influencer sta diventando, dunque, un vero e proprio lavoro. Non a caso, come abbiamo avuto modo di analizzare negli articoli precedenti, è stato predisposto un programma universitario dedicato alla preparazione di queste figure in grado di esercitare la propria attività in maniera professionale. Incrementando notevolmente l’ambizione di piacere agli altri, gli influencer devono trovare ogni giorno un modo di raccontare la vita in modo personale, rendendo intorno a sé tutto perfetto e, appunto, “instagrammabile”. Dalla cucina, al design, al marketing, gli influencer hanno cambiato il modo di esercitare alcune professioni, tra cui quelle del designer e del creativo.

LA “VETRINIZZAZIONE” DEI CREATIVI

La pratica della “vetrinizzazione”, che Instagram ha portato ai suoi massimi livelli, può essere sfruttata dai creativi. Infatti, se da un lato l’influencer si rivolge al personal trainer, al chirurgo plastico o all’esperto di Photoshop per migliorare il proprio aspetto e aumentare la propria visibilità, dall’altro il designer può progettare senza avere necessariamente bisogno di creare. Secondo Vanni Codeluppi, sociologo italiano studioso dei fenomeni comunicativi, il cui pensiero è stato riportato in un articolo di Exibart, con l’avvento delle piattaforme relazionali, nelle alte sfere della creatività e della progettazione, si può esibire soprattutto quello che non c’è. Al giorno d’oggi, non è più necessario produrre per esibire e fare profitto: nell’età di Instagram, tecniche avanzate come il rendering permettono di creare un progetto la cui essenza risiede nell’esistenza sul social.

INGHIOTTITI DALLA FAME DI LIKE

In conclusione, la bulimia di like e di esibizionismo degli influencer su Instagram ha colpito anche designer e creativi. Inghiottiti dalla fretta e dalla fame di like e seguito, anche i creativi possono diventare vittime del sistema social. Infatti, se da un lato le piattaforme online hanno permesso ai progettisti di confrontarsi e di collaborare, dall’altro la continua creazione di contenuti ha dato vita alla creazione di progetti non effettivamente applicabili che rischiano di risultare banali, piatti e poco innovativi. È necessario, dunque, fare attenzione. Se gli influencer, veicolati dalle agenzie, possono fare affidamento sulla sponsorizzazione di prodotti e servizi sempre più innovativi, i creativi dovrebbero ricordarsi che la comunicazione su Instagram è fittizia e strizzare meno l’occhio al successo per valorizzare contenuti, fattibilità e innovazione, alla base del loro processo comunicativo.

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Che cosa hanno cercato gli italiani su Google nel 2019

Nadia Toffa e Notre Dame le parole più digitate sul motore di ricerca nell'anno che sta per chiudersi. Ma ai primi posti si trovano anche Sanremo, le elezioni europee e Luke Perry.

Nadia Toffa e Notre Dame sono le parole emergenti dell’anno per gli utenti italiani di Google. La conduttrice del programma televisivo Le Iene, venuta a mancare lo scorso agosto, è anche in cima alla lista dei personaggi del 2019. La domanda più digitata dagli utenti di Google nel corso dell’anno che sta finendo è «perché è caduto il governo», ma anche «perché si chiamano Sardine», riferito al movimento che sta riempiendo le piazze italiane.

NADIA TOFFA PRIMA TRA LE RICERCHE PER IL TERZO ANNO DI FILA

Google, come ogni anno, condivide i trend più interessanti dei 12 mesi passati dividendoli in liste: ci sono le parole emergenti, i personaggi, fai da te, come fare, cosa significa, i perché, le mete di vacanza, le ricette, i biglietti degli eventi. Nelle ricerche degli italiani al primo posto emerge per il terzo anno di seguito Nadia Toffa (tra i personaggi più popolari anche nell’analisi di Twitter): è dal 2017, anno in cui rese pubblica la sua malattia, che la conduttrice de Le Iene catalizza l’attenzione degli utenti. Nella lista delle parole emergenti di Google c’è anche Notre Dame, la cattedrale di Parigi che è stata devastata da un incendio il 15 aprile 2019.

AI PRIMI POSTI SANREMO, LUKE PERRY E IL VOTO EUROPEO

Seguono Sanremo, le elezioni europee, l’attore Luke Perry, morto il 4 marzo scorso, e noto per aver recitato nella serie televisiva Beverly Hills 90210. Poi il governo, Joker, personaggio del film interpretato da Joquin Phoenix che ha vinto Il Leone d’Oro a Venezia, Mia Martini, Mahmood (che ha vinto il Festival di Sanremo 2019 con il brano Soldi) e il personaggio dei fumetti Thanos. Tra le ricerche più curiose, segno dei tempi, come fare domanda per navigator (la nuova figura professionale prevista nel decreto del reddito di cittadinanza per aiutare i cittadini a trovare un lavoro); cosa significa Macchu Picchu; mentre la meta di vacanze al top è Zanzibar e la ricetta emergente è di nuovo la pastiera napoletana

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