Mose, Bettin: «L’unico modo di salvare Venezia è sollevarla»

Secondo l'esponente dei Verdi, l'aumento del livello dei mari e la maggiore frequenza di fenomeni estremi hanno reso l'opera obsoleta e inutile: «Innalzare città e isole è l'unica via per risolvere un problema destinato a peggiorare».

Sono passati 35 anni dalla nascita del progetto Mose e Venezia resta ancora in balia delle mareggiate. Le paratie della diga mobile non entreranno in funzione prima del 2022, con un drammatico ritardo di sei anni rispetto al termine previsto del 2016.

Dal 1984, anno di fondazione del consorzio a tutela della Laguna, il mondo è cambiato e l’aqua granda che ha sommerso la città nel 1966 (record di 194 cm) è diventata l’innalzamento globale del livello del mare.

Il cambiamento climatico e lo scioglimento dei ghiacci non erano certo previsti negli Anni 80, e secondo molti l’idea stessa del Mose è diventata obsoleta nel frattempo. «Si è cominciato a discuterne negli Anni 80, a progettarlo negli Anni 90 e a costruirlo all’inizio degli anni 2000», ha detto a Lettera43 Gianfranco Bettin, ex deputato ed esponente dei Verdi, «nel frattempo è cambiato il mondo e bisogna attrezzarsi per un’alternativa più duratura». Attualmente presidente della Municipalità di Porto Marghera, Bettin è sempre stato portatore delle istanze ambientaliste contrarie al Mose.

Gianfranco Bettin.

DOMANDA: La marea record a Venezia ha riportato subito i fari sul Mose, che doveva essere in funzione già dal 2016. Come mai non è ancora operativa?
RISPOSTA: Al netto di tutti i discorsi relativi alla corruzione e alla storia giudiziaria che hanno circondato l’opera, sono subentrati problemi tecnici imprevisti come il continuo logoramento delle paratie, la corrosione e lo stato delle cerniere. Mentre si fanno gli ultimi sforzi per finire il lavoro ci si accorge di carenze che mettono in discussione la tenuta dell’opera, al di là del problema principale.

Ovvero?
Il Mose è stato studiato per fronteggiare le maree eccezionali, quelle sopra 1,10 metri, per qualche ora e qualche giorno all’anno. Ma tra gli Anni 80 e oggi ci sono di mezzo il riscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacci, l’innalzamento del livello del mare e l’aumento di fenomeni climatici estremi. La frequenza delle maree eccezionali a Venezia è aumentata in maniera imprevedibile, così come il generale innalzamento del livello del mare.

Quindi è diventata un’opera inutile?
Oggi l’urgenza è di capire se è possibile adeguare la struttura rispetto al progetto originario – che prevedeva di alzare le paratie solo in casi eccezionali – impiegandola decine di volte all’anno. Intanto bisogna riparare i guasti alla struttura e evitare che il giorno in cui lo si accenderà venga su solo a metà o crolli.

mose venezia situazione funziona

La domanda che sorge spontanea è: quali potrebbero essere le alternative al Mose?
La strada da seguire comprende la protezione del litorale, ma soprattutto quella che è l’unica vera soluzione a un problema destinato a peggiorare: il sollevamento di Venezia.

Detta così sembra un’ipotesi fantascientifica.
È un’opera faraonica, ma è l’unica veramente necessaria a contrastare l’esposizione costante della struttura della città al mare. Una serie di sollevamenti delle isole della città era già stata tentata ed era la via maestra che molti suggerivano. Poi tutte le risorse sono state dirottate nel Mose.

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Quanto è costato il Mose e quando è prevista la fine dei lavori

Al 2018 erano già stati spesi 5,5 miliardi di euro, ma l’insieme delle opere deliberate raggiungerebbe 8 miliardi. Doveva essere ultimato nel 2016, ma l'inaugurazione è slittata a fine 2021.

Mentre si contano i danni a Venezia il pensiero non può che andare subito al Mose, il colossale sistema di barriere mobili contro le acque alte che attende ancora di essere ultimato. E lascia intanto la Laguna in balia di catastrofi naturali come questa. Secondo il progetto originario – l’opera è stata pensata negli anni ’80, i lavori sono iniziati nel 2003 – il Mose doveva essere ultimato nel 2016. Problemi tecnici e giudiziari, in primis il commissariamento nel 2014 del consorzio che si occupava dei lavori, hanno fatto slittare l’inaugurazione a fine 2021.

GIÀ SPESI QUASI 6 MILIARDI DI EURO

Nel frattempo, il costo complessivo dell’opera è arrivato a quasi 6 miliardi di euro. Di questi, 5.493 milioni di euro sono già stati spesi, mentre altri 221 sono stati messi in conto dallo Stato. Se si considerano tutte le opere deliberate per la salvaguardia della Laguna, faceva sapere L’Espresso, la cifra complessiva raggiunge quota 8 miliardi. «Chiediamo al governo di partecipare», ha detto il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, «e di capire a che livello è l’organizzazione del Mose, perché qui si rischia veramente di non farcela più. Domani chiederemo lo stato di calamità. Adesso il Mose si capisce che serve».

⚠ Anche oggi stiamo affrontando maree che segnano record negativi. Domani dichiareremo lo stato di calamità.👉 Chiediamo al #Governo di aiutarci, i costi saranno alti. Questi sono gli effetti dei cambiamenti climatici. Il Mose va terminato presto.▶ Domani scuole chiuse a #Venezia e isole.

Posted by Luigi Brugnaro on Tuesday, November 12, 2019

«Purtroppo ci sarà un’altra alta marea, a spanne mezzo miliardo di danni. Il Mose è pronto ad entrare in azione ma servono 100 milioni per la manutenzione annua. Uscito da qui andrò al Senato per un emendamento alla manovra per trovare questi soldi», ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, a Mattino 5. In realtà l’opera non è affatto pronta a entrare in azione: il 31 ottobre è arrivato un nuovo stop alla fase di test delle paratoie. Il Consorzio Venezia Nuova ha reso noto che è stato rinviato a un’altra data il sollevamento completo della barriera posata alla bocca di porto di Malamocco.

VIBRAZIONI IRREGOLARI IN ALCUNI TRATTI

La ragione è dovuta al riscontro, avvenuto durante i sollevamenti parziali delle dighe mobili, il 21 e 24 ottobre scorso, di alcune vibrazioni in alcuni tratti di tubazioni delle linee di scarico. Un comportamento che ha indotto i tecnici del Consorzio allo stop, in attesa di verifiche dettagliate e di interventi di soluzione del problema. I lavori, in particolare per Malamocco, non sarebbero comunque finiti: la struttura installata sarà infatti oggetto fino a tutto il 2020 di ulteriori opere di consolidamento e ripristino.

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Incubo a Venezia, previsto un nuovo picco di acqua alta

Il 13 novembre la città si è svegliata contando i danni, i morti - 2 a Pellestrina - e aspettando un nuovo picco di mareggiata,.

Venezia si è risvegliata il 13 novembre attendendo un’altra super-marea, vicina al metro e 45, prevista alle 10.20 Lo stesso Centro Maree è stato vittima della mareggiata, che ha danneggiato le linee telefoniche, e per questo – spiega – non è contattabile, se non con i canali Telegram Centro Maree Informa, Centro Maree avvisa, e il sito internet. La prossima massima era stata prima stimata a 155 centimetri, poi a 160, infine a 14.

DUE MORTI A PELLESTRINA

Sono due le persone morte la sera del 12 novembre a Pellestrina mentre infuriava la mareggiata che ha devastato la città lagunare e le sue isole, con una punta di marea di 187 centimetri. All’anziano di 78 anni, rimasto fulminato mentre cercava di far ripartire le elettropompe nella sua casa allagata, si è aggiunto un secondo abitante dell’isola, trovato deceduto anche lui in casa, probabilmente per cause naturali.

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