Intesa Sanpaolo, 110 milioni a Techbau per la costruzione di un polo logistico sostenibile

Intesa Sanpaolo sostiene lo sviluppo di Techbau mettendo a disposizione 110 milioni di euro per supportare i piani di crescita dell’azienda, general contractor attivo nello sviluppo di progetti nei diversi ambiti dell’ingegneria civile e delle infrastrutture, con particolare attenzione ai più elevati standard di sostenibilità, qualità e sicurezza. Il finanziamento è stato erogato attraverso la divisione Banca dei territori guidata da Stefano Barrese, in collaborazione con la struttura Corporate finance mid cap della divisione IMI CIB, per supportare la realizzazione di un ampio polo logistico nel Comune di Alessandria.

L’attenzione ai criteri Esg e alla valorizzazione del territorio

Il progetto prevede lo sviluppo di un’area di circa 187 mila metri quadrati, con la copertura degli edifici tramite impianto fotovoltaico, e punta al conseguimento della certificazione LEED Platinum, il più alto livello riconosciuto a livello internazionale in ambito di sostenibilità energetica e ambientale degli edifici. Techbau è orientata allo sviluppo di piattaforme logistiche di nuova generazione progettate secondo avanzati criteri Esg e con particolare attenzione ai territori in cui i progetti vengono realizzati. Questo approccio è alla base dell’attività di sviluppo della società ed è già stato adottato in numerosi interventi realizzati negli ultimi anni. Nel 2025 tale attenzione si è tradotta anche in iniziative di qualificazione ambientale e paesaggistica, con la realizzazione di 462.981 mq di aree verdi e oltre 86 mila nuove piantumazioni tra alberi e arbusti nei contesti urbani interessati.

L’impegno di Intesa nel sostenere investimenti orientati alla transizione sostenibile

L’operazione si inserisce quindi nel più ampio impegno di Intesa Sanpaolo nel sostenere investimenti orientati alla transizione sostenibile, accompagnando le imprese nei percorsi di efficientamento energetico, riduzione delle emissioni e sviluppo di infrastrutture innovative. Attraverso soluzioni finanziarie dedicate e servizi di consulenza specialistica, la banca supporta i clienti nella realizzazione di progetti che coniugano crescita industriale, sostenibilità ambientale e competitività di lungo periodo.

Il caso dei mancati contributi pubblici al documentario su Regeni approda alla Camera

La decisione del Ministero della Cultura di escludere l’opera dai finanziamenti per le opere cinematografiche il documentario Giulio Regeni: Tutto il male del mondo, che racconta la storia del ricercatore ucciso in Egitto nel 2016, è diventato un caso politico: la questione è infatti arrivata alla Camera dei deputati, con tre interrogazioni presentate ad Alessandro Giuli da Pd, +Europa e Avs. Domani, mercoledì 8 aprile, il ministro della Cultura sarà in Aula per rendere conto dei mancati contributi pubblici per la pellicola, che è già uscita nella sale e ha vinto il Nastro della Legalità.

Il docufilm ha vinto il premio Nastro della Legalità

Il film, diretto da Simone Manetti e prodotto da Mario Mazzarotto per Ganesh e da Domenico Procacci per Fandango, racconta gli eventi relativi alla morte di Regeni, dal rapimento alle torture fino appunto all’uccisione, con la ricostruzione della sua famiglia e dell’avvocata Alessandra Ballerini. Per l’omicidio di Regeni è ancora in corso (tra ostacoli giuridici di ogni tipo) il processo a quattro militari dei servizi segreti egiziani. Come detto, il documentario ha vinto il premio Nastro della Legalità. Ma, a differenza di altri progetti cinematografici oggettivamente meno rilevanti dal punto di vista civile e sociale, non ha ricevuto alcun contributo dal MiC.

I genitori: «Forse tutto questo dà fastidio o fa paura»

Procacci, uno dei produttori del documentario, ha dichiarato che la “bocciatura” di Giulio Regeni: Tutto il male del mondo «non è una scelta artistica», ma «solo politica», spiegando: «Posso anche capire se vengano commessi errori da un punto di vista artistico, per scarsa competenza. Puoi decidere di non finanziare un film perché non sai come sarà, come verrà, e pensi che non sia un bel lavoro. Ma il documentario è stato fatto, è uscito, ha già vinto premi». Il Coordinamento delle associazioni di autori e autrici (100autori, ANAC, WGI, AIR3, AIDAC, ACMF) ha espresso sorpresa per l’esclusione dal finanziamento «di alcuni titoli che apparivano, per qualità e rilevanza, tra i più meritevoli di sostegno pubblico», chiedendo un confronto urgente con il Ministero sulle commissioni esaminatrici. «Forse tutto questo a qualcuno dà fastidio o fa paura», hanno dichiarato Paola e Claudio Regeni, genitori di Giulio. Il documentario, a conferma del suo valore, verrà proiettato il 5 maggio al Parlamento europeo.

Il caso dei mancati contributi pubblici al documentario su Regeni approda alla Camera
Claudio e Paola Regeni, genitori di Giulio (Imagoeconomica).

Le dimissioni di due componenti della commissione

Dopo le polemiche sul mancato finanziamento del docufilm su Regeni si sono dimessi due dei componenti della commissione che assegna i contributi selettivi al cinema del MiC: il noto critico cinematografico Paolo Mereghetti e lo story editor Massimo Galimberti. Contattato dall’Ansa, Mereghetti ha spiegato che, pur non facendo parte della Commissione che aveva esaminato il film su Regeni, ha ritenuto necessario «per coerenza» prendere le distanze dall’organo che non ha considerato il documentario meritevole dei finanziamenti. Galimberti, raggiunto da Adnkronos, ha spiegato di aver inviato «una semplice lettera di dimissioni, dopo molti anni di lavoro nella commissione» per «una difformità di vedute sui criteri di valutazione delle opere», che «non riguarda solo un caso».

Il caso dei mancati contributi pubblici al documentario su Regeni approda alla Camera
Alessandro Giuli (Imagoeconomica).

Giuli risponderà durante il question time alla Camera

Come detto, sono tre le interrogazioni presentate dall’opposizione al ministro Giuli, che l’8 aprile risponderà nel corso del question time alla Camera. L’atto del Pd, a prima firma della segretaria Elly Schlein, sostiene che la decisione «appare difficilmente comprensibile e priva di adeguata motivazione» e che dunque sia «soltanto politica». Secondo il Pd, le nuove regole avrebbero «ridotto i meccanismi automatici e trasparenti», orientando di fatto anche le scelte artistiche. Nel mirino anche la «composizione della commissione incaricata della selezione», con «dubbi circa la piena imparzialità delle scelte».

Verderami al posto di Chiocci al Tg1? Gli spifferi del giorno

Fermi tutti: a Roma, durante la pausa pasquale, è ricominciata la giostra dei direttori dei telegiornali della Rai. Colpa, si dice, del tanto strombazzato arrivo (che però sembra sempre più simile all’attesa di Godot…) a Palazzo Chigi di Gian Marco Chiocci da Gubbio, che attualmente guida il Tg1 della Rai e che da ormai un anno e mezzo viene indicato come il “salvatore” della comunicazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni (con Mario Sechi invece, in quell’esperienza flash di meno di quattro mesi, nel 2023, fu un mezzo disastro). «A furia di aspettare una decisione abbiamo perso il referendum», sbotta un meloniano doc, spingendo per il trasferimento di Chiocci a Piazza Colonna, lato edificio del governo. E a quel punto chi si prenderebbe la briga di dirigere il telegiornale della rete ammiraglia del servizio pubblico radiotelevisivo? La risposta è spiazzante, un vero scoop: «Ora sta brillando una stella, quella di Francesco Verderami del Corriere della Sera, con i suoi commenti taglienti». Uno che, non a caso, dopo la vittoria del no aveva detto in televisione, spazientito: «Non parteciperò più a trasmissioni dove si parla di giustizia». In Fratelli d’Italia qualcuno lo definisce «volitivo e spietato, molto più di Chiocci. E poi è pure calabrese, una terra che piace tanto ai siciliani di Messina». Un modo astuto per evocare le origini di Giovanbattista Fazzolari, “il panzer” di Palazzo Chigi.

Verderami al posto di Chiocci al Tg1? Gli spifferi del giorno
Verderami al posto di Chiocci al Tg1? Gli spifferi del giorno
Verderami al posto di Chiocci al Tg1? Gli spifferi del giorno
Verderami al posto di Chiocci al Tg1? Gli spifferi del giorno
Verderami al posto di Chiocci al Tg1? Gli spifferi del giorno
Verderami al posto di Chiocci al Tg1? Gli spifferi del giorno
Verderami al posto di Chiocci al Tg1? Gli spifferi del giorno
Verderami al posto di Chiocci al Tg1? Gli spifferi del giorno
Verderami al posto di Chiocci al Tg1? Gli spifferi del giorno

Gualtieri alla guerra dei ponti con Salvini

Roberto Gualtieri vuole battere Matteo Salvini. Come? Con la guerra dei ponti. Sì, perché nella Capitale il primo cittadino del Partito democratico ha dato il via all’operazione “Ponte dei Congressi”, un cantiere da 300 milioni di euro che dovrà collegare il quartiere dell’Eur e il litorale romano. I lavori sono affidati al Consorzio Eteria e la progettazione al gruppo coordinato da Via Ingegneria, che ha progettato Piazza Pia. Nel conto entrano anche 8,6 milioni di euro di fondi giubilari, da sommare a 299 milioni di euro divisi equamente tra risorse comunali e finanziamenti del ministero dei Trasporti. Il Ponte sullo Stretto di Messina, caro al leghista Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, chissà invece quando comincerà (se comincerà)…

Verderami al posto di Chiocci al Tg1? Gli spifferi del giorno
Matteo Salvini e Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

Alla Camera si ricomincia, c’è anche l’inchiesta su David Rossi

Martedì 7 aprile la Camera dei deputati ricomincia a lavorare a tutto spiano. Dopo Pasqua e Pasquetta, nel pomeriggio ecco il ministro della Difesa Guido Crosetto protagonista dell’informativa urgente del governo sull’utilizzo delle basi militari nel territorio italiano da parte delle Forze armate statunitensi. Da non dimenticare la commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di David Rossi, con l’audizione a testimonianza di Giovanna Ricci, già dipendente del Comune di Siena. Imperdibile, nella commissione Cultura presieduta da Federico Mollicone, l’audizione di Maddalena Fossati, presidente del Comitato promotore per la candidatura della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità Unesco, in vista dell’inserimento «delle arti culinarie e dell’ospitalità tra le discipline artistiche tutelate e riconosciute nell’ambito del sistema Afam». Un acronimo che a molti evoca la fame, ma che in realtà significa Alta formazione artistica, musicale e coreutica, in capo al ministero dell’Università e della Ricerca.

Trump a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum: «Un’intera civiltà morirà»

A poche ore dalla scadenza dell’ultimatum concesso all’Iran per trovare un accordo, fissato alle 20 di martedì 7 aprile 2026, Trump torna a minacciare Teheran. «Stasera un’intera civiltà morirà, per non tornare mai più. Non voglio che ciò accada, ma probabilmente accadrà. Tuttavia, ora che abbiamo un cambiamento di regime completo e totale, in cui prevalgono menti diverse, più intelligenti e meno radicalizzate, forse potrà accadere qualcosa di rivoluzionalmente meraviglioso, CHI LO SA? Lo scopriremo stasera, in uno dei momenti più importanti della lunga e complessa storia del mondo. 47 anni di estorsioni, corruzione e morte finiranno finalmente. Dio benedica il grande popolo iraniano!», ha scritto in un post su Truth.

Trump a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum: «Un’intera civiltà morirà»
Da Truth.

Attacchi a Qom e sull’isola di Kharg

Intanto continuano gli attacchi da parte di Usa e Israele sul suolo iraniano. La televisione di Stato iraniana ha riferito, citando il vice governatore della provincia, che è stato colpito un ponte vicino alla città di Qom, a sud di Teheran. Due persone sono inoltre state uccise in un attacco al ponte ferroviario Yahya Abad nella città di Kashan. L’agenzia di stampa Mehr ha infine riferito che aerei da guerra statunitensi e israeliani hanno effettuato diversi raid aerei sull’isola di Kharg, causando molteplici esplosioni.

Istanbul, sparatoria vicino al consolato israeliano

Secondo quanto riferito dall’emittente turca Ntv, fuori dal consolato israeliano a Istanbul, chiuso da tempo, si è verificata una sparatoria a opera di tre assalitori. Lo scontro, iniziato intorno alle 12 ora locale, è durato circa 10 minuti. Gli aggressori sono arrivati sul posto con armi a canna lunga, abiti mimetici e uno zaino e hanno aperto il fuoco contro gli agenti che si trovavano nei pressi dell’edificio, situato nel quartiere di Levent sulla sponda europea della città. Due poliziotti sono rimasti feriti. I tre assalitori sono stati neutralizzati – due uccisi e uno catturato dopo essere rimasto ferito.

Accertata l’identità degli assalitori

Il ministro della Giustizia Akin Gurlek ha affermato che è stata aperta un’inchiesta sull’accaduto. Il ministro dell’Interno, Mustafa Ciftci, ha definito «terroristi» gli assalitori spiegando che la loro identità è stata accertata. Provenivano da Izmit, località a circa un centinaio di chilometri a est di Istanbul, ed erano arrivati in città a bordo di un veicolo a noleggio. Uno degli individui risultava avere legami con un’organizzazione che strumentalizza la religione mentre un altro ha precedenti penali legati al traffico di droga. Al momento della sparatoria, non vi era personale al consolato israeliano.

Il ministero degli Esteri israeliano: «Il terrore non ci fermerà»

Sulla vicenda è intervenuto il ministero degli Esteri israeliano, che su X ha commentato: «Condanniamo fermamente l’attacco terroristico odierno al consolato israeliano di Istanbul. Apprezziamo la tempestiva azione delle forze di sicurezza turche che hanno sventato questo attacco. Le missioni israeliane in tutto il mondo sono state oggetto di innumerevoli minacce e attacchi terroristici. Il terrore non ci fermerà».

Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai

Quanto costano le “moderazioni” di Claudia Conte, la donna al centro del caso politico che ha coinvolto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che in molti atti ufficiali risulta con il nome Anna Claudia Conte? Spulciando un po’, si trova un esempio molto interessante del suo “cachet”. E riguarda Andrea Covotta, storico giornalista Rai che da sempre si occupa di politica: il suo nome non è tra quelli più famosi, ma comunque ricopre il ruolo di direttore di Rai Quirinale. Ebbene, nel Comune di Colleferro, Città metropolitana di Roma Capitale, «l’Amministrazione comunale il giorno 30 ottobre 2024, alle ore 17.30, ha organizzato presso la Biblioteca Riccardo Morandi la presentazione del libro di Andrea Covotta, giornalista, responsabile della Struttura Rai Quirinale, dal titolo Politica e pensiero – Storie e personaggi dei partiti del Novecento». E indovinate chi c’era? Nella determinazione dirigenziale 985 del 30 ottobre 2024 del Comune l’oggetto è «incarico professionale di moderatrice alla dott.ssa Anna Claudia Conte».

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Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Andrea Covotta (foto Imagoeconomica).

L’opera di Covotta viene sintetizzata così: «Il libro è una sorta di viaggio nelle culture politiche italiane (cattolica, comunista, socialista e della destra) attraverso un ritratto dei suoi principali protagonisti, ripercorre la storia del pensiero politico italiano dagli inizi del Novecento fino al 1978, anno emblematico con la morte tragica di Moro, l’elezione di Pertini al Quirinale e la particolarità dei tre “papi”: Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II». E ancora, si legge: «Interverranno alla presentazione il senatore Luigi Zanda e Claudio Sordo, giornalista parlamentare dal 1987» (che poi si chiama Sardo, ma tant’è).

Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai

Compenso di 1.500 euro, anche perché aveva già condotto «egregiamente»…

Quindi ecco la parte sul compenso: «Considerato che: – occorre affidare l’incarico di moderatore dell’iniziativa de quo; – per tale motivo è stata contattata la dott.ssa Anna Claudia Conte che ha già condotto egregiamente incarichi simili per il Comune di Colleferro; Preso atto del preventivo della dott.ssa Claudia Conte che, per lo svolgimento della performance, ha richiesto un compenso di €. 1.442,30 + oneri 4 per cento (€.57,70) per un totale di €. 1.500,00; Considerata la validità sociale e culturale dell’iniziativa; Dato atto che l’attività di moderatrice di cui trattasi è da considerarsi come prestazione artistica occasionale e rappresentazione artistica unica che, ai sensi dell’art. 50 del D. Lgs 36/2023, prevede l’affidamento diretto a specifici operatori economici specializzati nel campo delle arti dello spettacolo e della musica».

Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
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Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai

Quindi viene «dato atto che il presente affidamento diretto è motivato da: a) specificità della fornitura e tipo di servizio trattato; b) congruità dell’offerta, economicità della fornitura proposta; c) possesso, da parte dell’operatore economico, dei requisiti di serietà, professionalità e competenza nel settore richiesti dal contratto, nonché dei requisiti di legge».

Claudia Conte e quella presentazione a peso d’oro del libro di un giornalista Rai
Il compenso destinato dal Comune di Colleferro a Claudia Conte.

Un cachet a peso d’oro probabilmente per il suo ruolo di attrice?

Cosa si deduce da questo atto pubblico? Innanzitutto che Conte è laureata, o almeno viene dichiarata tale: è «un operatore economico», vanta su carta bollata «requisiti di serietà, professionalità e competenza», e soprattutto che moderare la presentazione di un libro è una «prestazione artistica occasionale», anzi, peggio, «una performance», e che «ha già condotto egregiamente incarichi simili per il Comune di Colleferro». Quindi non nei panni della giornalista, ma dell’attrice, evidentemente, e con un compenso a peso d’oro. Alla faccia dell’Ordine dei giornalisti, del quale fa parte Covotta, fratello di Domenico, già sindaco di Ariano Irpino. Andrea Covotta è presidente dell’Avellino Club Roma, sodalizio che annovera i tifosi vip irpini che abitano nella Capitale. Da rilevare che l’evento vedeva protagonisti esponenti del Partito democratico

Nomine, prossimi i rinnovi per 842 incarichi in 155 società del Mef

Con le assemblee di bilancio dei prossimi mesi, saranno rinnovati 214 organi sociali, di cui 118 consigli d’amministrazione e 96 collegi sindacali, per un totale di 842 persone, in 155 società del ministero dell’Economia e delle finanze. L’ha rilevato l’analisi del Centro Studi CoMar, presieduto da Massimo Rossi, sul governo di tutte le partecipate dello Stato. Il 2026 è particolarmente significativo, perché si concludono i mandati triennali di molte società tra le maggiori in assoluto, dalle quotate Banca Mps, Enav, Enel, Eni, Leonardo, Poste Italiane, Terna fino a Amco, Consap, Equitalia Giustizia, Infratel, Ipzs, PagoPa, Ram, Rfi, Trenitalia e Sogesid.

Le società interessate esprimono ricavi per oltre 200 miliardi di euro

CoMar ha calcolato, sugli ultimi bilanci, che le società per cui è previsto il rinnovo esprimono ricavi per 206 miliardi di euro, utili per 16,5 miliardi e hanno 288.120 dipendenti. Al 2 aprile, la loro capitalizzazione in Borsa era superiore ai 282,6 miliardi di euro. Più in dettaglio, delle 842 persone totali in scadenza (tra consiglieri e sindaci), 158 siedono in 21 società controllate direttamente dal Mef, mentre 684 sono in 134 controllate indirette attraverso le sue diverse capogruppo.

Meloni, la foto col pentito del clan Senese è un caso: «Il mio impegno contro le mafie è cristallino»

«Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo. E ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento». Così Giorgia Meloni ha risposto – via social – alla “redazione unica”, composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report», che ha mostrato una foto del 2019 dell’attuale premier assieme a Gioacchino Amico, referente del clan Senese in Lombardi diventato poi collaboratore di giustizia nel processo Hydra a Milano nel tentativo (spiega la presidente del Consiglio) di «sostenere la bizzarra tesi» di una sua «vicinanza ad ambienti malavitosi».

L’anticipazione di Report col selfie scattato il 2 febbraio 2019 a Milano

Tutto nasce da un’anticipazione di Report, che dopo il caso dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro in società con la figlia di Mauro Caroccia, prestanome dei Senese, è tornato a indagare (il servizio verrà trasmesso il 12 aprile) sui rapporti tra esponenti di Fratelli d’Italia e ambienti legati al clan malavitoso, partendo da un selfie scattato il 2 febbraio 2019 all’Hotel Marriott di Milano, dove si era riuniti i vertici del partito. Amico, all’epoca non ancora indagato per associazione mafiosa ma con la fedina penale tutt’altro che immacolata, nei mesi successivi all’evento – spiega Report – aveva fatto circolare la foto tra le sue conoscenze, «dicendo di avere agganci importanti dentro Fratelli d’Italia», presentendosi inoltre «come referente territoriale del partito e molto vicino» al deputato Carlo Fidanza.

Il presunto tesserino per Montecitorio e la smentita della Camera

Secondo il racconto di un ex parlamentare che aveva ricevuto il selfie con Meloni, nella seconda metà del 2018 Amico avrebbe portato negli uffici di FdI alla Camera, «come se avesse un tesserino o un accredito speciale», per un incontro informale con Giovanni Donzelli. Quest’ultimo, interpellato da Report, ha però negato. «In riferimento alle notizie apparse su alcuni organi di informazione, la Camera dei deputati rende noto che non è mai stato rilasciato alcun tesserino permanente intestato al soggetto citato dalle fonti di stampa», si legge in una nota di Montecitorio.

Meloni: «Ai “professionisti dell’informazione” importa solo gettare fango»

Meloni, sempre sui social ha aggiunto: «Questi signori fanno inoltre un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre, per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata. Ma questi imparziali e onesti giornalisti sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni. Così come sanno benissimo che, in decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie». E poi: «A questi “professionisti dell’informazione” non importa niente. Tutto serve a gettare fango nel ventilatore e a fare da grancassa mediatica agli interessi di partito. Nessun giornalismo, solo politica».

Perché la distruzione di infrastrutture e centrali elettriche in Iran può essere un crimine di guerra

Il tempo stringe: Donald Trump ha fissato alle 20 ora di New York (le 2 in Italia) di martedì 7 aprile (sarà già mercoledì da noi) la nuova scadenza entro la quale l’Iran dovrà raggiungere un accordo e riaprire lo Stretto di Hormuz. Altrimenti, ha spiegato, gli Stati Uniti faranno «saltare in aria» tutti i ponti e le centrali elettriche del Paese. Un evento bellico che costituirebbe un crimine di guerra, anche se al tycoon, parole sue, «non interessa per niente».

L’avvertimento dell’IDF: «Non prendete treni»

In previsione di attacchi su larga scala, l’esercito israeliano ha avvisato tutti i cittadini iraniani di non viaggiare in treno fino alle 21 (ora della Repubblica Islamica). Inoltre un funzionario iraniano, identificato dalla tv di Stato come segretario del Consiglio Supremo della Gioventù e degli Adolescenti, ha invitato «tutti i giovani, gli atleti, gli artisti, gli studenti, gli universitari e i professori» a «formare catene umane» attorno alle centrali elettriche, «a prescindere da qualsiasi opinione politica, in quanto appartengono al futuro dell’Iran e alla gioventù iraniana».

Cosa dice la Convenzione di Ginevra

Gli oggetti indispensabili alla sopravvivenza di una popolazione, ad esempio gli impianti di depurazione delle acque, sono vietati come obiettivi militari dalle Convenzione di Ginevra. Un’infrastruttura civile come una ferrovia potrebbe essere considerata un obiettivo legittimo se avesse una duplice utilità per l’esercito iraniano. Ma Trump ha minacciato non solo di distruggere tutte le infrastrutture: ferrovie, appunto, ma anche i ponti, oltre alle varie centrali elettriche del Paese. Un portavoce di Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha dichiarato all’Associated Press che il diritto internazionale vieta di attaccare tali infrastrutture «anche se dovessero essere considerate obiettivi militari», in quanto ciò potrebbe comportare il rischio di «eccessivi danni collaterali alla popolazione civile».

La condanna della Mezzaluna Rossa

In una dichiarazione pubblicata su X la Mezzaluna Rossa iraniana, denunciando come crimini di guerra gli ultimi attacchi condotti da Stati Uniti e Israele che hanno colpito 17 obiettivi civili, che «non c’è alcuna giustificazione per attaccare civili indifesi e che farlo costituisce un crimine di guerra».

Gli appelli dei Paesi del Golfo a Trump

Preoccupate che l’Iran possa colpire le loro infrastrutture civili per rappresaglia, diversi Paesi del Golfo avrebbero contattato privatamente l’Amministrazione Trump per tentare di far desistere gli Usa. Teheran ha già accusato Washington e Tel Aviv di aver preso di mira infrastrutture civili, con il bombardamento del nuovo ponte B1, appena fuori dalla capitale iraniana, e della centrale nucleare di Bushehr.

Nuove regole sullo smart working: ora le aziende rischiano sanzioni

Al via, da martedì 7 aprile 2026, le nuove regole per lo smart working in Italia introdotte dalla Legge annuale per le piccole e medie imprese (Legge pmi). Le misure puntano a garantire che il lavoro da remoto avvenga nel pieno rispetto delle tutele previste dal Testo unico sulla sicurezza. Riguardano infatti principalmente la sicurezza sul lavoro e prevedono sanzioni severe per i datori di lavoro inadempienti. Le multe scatteranno in caso di mancata consegna dell’informativa scritta al lavoratore e al Rls (Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza) sui rischi connessi alla prestazione lavorativa svolta fuori dai locali aziendali. Le sanzioni vanno dall’arresto da due a quattro mesi fino ad ammende da 1.708,61 euro fino a 7.403,96 euro.

Cosa deve contenere l’informativa

Non si tratta di un documento formale. L’informativa in questione deve indicare i rischi generali e specifici connessi al lavoro agile, con particolare attenzione all’utilizzo dei videoterminali e agli effetti correlati – affaticamento visivo, problemi posturali, stress. E deve essere fornita almeno una volta all’anno, in modo da restare aderente alle modalità concrete di svolgimento dell’attività.