L’ultima di Trump contro i dem: Vance diventa “zar delle frodi”

Il vicepresidente americano JD Vance, che si prepara a volare a Budapest per supportare Viktor Orban in vista delle elezioni politiche ungheresi del 12 aprile, ha appena ottenuto un nuovo incarico da Donald Trump: quello di “zar delle frodi”. Lo ha annunciato il capo della Casa Bianca su Truth.

Nell’annuncio social, Trump ha usato le virgolette per la parola “frode”. Non è dato sapere perché, ma ad ogni modo il tycoon ha spiegato che «si tratta di un fenomeno enorme e pervasivo», aggiungendo che il lavoro affidato a Vance sarà «determinante» per il futuro degli Stati Uniti. «Lo chiameremo “zar delle frodi” e la sua attenzione sarà rivolta “ovunque”», ha poi scritto ancora usando le virgolette, precisando che Vance e il suo team agiranno «soprattutto negli Stati a maggioranza democratica dove i politici democratici corrotti, come quelli di California, Illinois, Minnesota (attenzione, Somalia!), Maine, New York e molti altri, hanno avuto carta bianca nel furto senza precedenti di denaro dei contribuenti». Infine: «Le cifre sono talmente elevate che, in caso di successo, potremmo letteralmente pareggiare il bilancio americano. Le perquisizioni sono già iniziate a Los Angeles».

Teramo, arrestato un giovane che progettava attentati ispirandosi a Unabomber

Un ragazzo italiano residente a Teramo è stato arrestato con l’accusa di addestramento ad attività con finalità di terrorismo e apologia di reato. L’indagine, coordinata dalla procura distrettuale dell’Aquila, ha delineato il profilo di un uomo profondamente radicalizzato all’interno delle correnti anarco-primitiviste e accelerazioniste, il cui obiettivo dichiarato era la distruzione violenta del sistema tecnologico e democratico. Secondo gli inquirenti, l’indagato pianificava azioni terroristiche ispirandosi aTheodore Kaczynski, noto come Unabomber.

Forniva guide per fabbricare fucili e creare esplosivi

Attraverso canali telematici, diffondeva proclami volti a scatenare una rivoluzione antitecnologica, accompagnando i suoi messaggi con immagini di uomini armati e travisati per esaltare la lotta sovversiva. La sua non era solo propaganda teorica ma un vero e proprio supporto tecnico per la lotta armata attraverso la pubblicazione di guide dettagliate per la fabbricazione di pistole e fucili, suggerendo persino l’utilizzo di stampanti 3D. Oltre alla produzione di armi, l’uomo distribuiva istruzioni e manuali per la creazione di esplosivi e munizioni artigianali, indicando con precisione i bersagli strategici da colpire. Tra gli obiettivi individuati figuravano non solo i centri nevralgici della vita civile e dei servizi pubblici, ma anche data center e grandi società di gestione patrimoniale americane.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro

Gianmarco Mazzi è diventato, nel venerdì santo che precede Pasqua, il nuovo ministro del Turismo: oltre che un segnale politico, è anche un messaggio all’ex presidente del Coni Giovanni Malagò e a chi lo riteneva pronto a diventare il successore di Daniela Santanchè, oltre che un assist a coloro che lo vogliono sulla sedia lasciata vuota alla Figc da Gabriele Gravina.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Giovanni Malagò con Daniela Santanchè (Imagoeconomica).

Il ministero della Cultura gli stava un po’ stretto

Il potentissimo Mazzi lascia la compagnia del ministero della Cultura, dove era sottosegretario. Un ambiente che in realtà “gli stava un po’ stretto”, prima con Gennaro Sangiuliano (quando Genny si dimise travolto dal caso Boccia, il suo nome circolò tra i papabili successori) e poi con Alessandro Giuli. Ora è diventato, quasi per caso, un “ministro a tutto tondo”.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
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Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro

Mazzi tra l’altro era finito anche nella polemica sull’annullamento del concerto del direttore d’orchestra russo Valery Gergiev alla Reggia di Caserta, come ha subito ricordato la dem Pina Picierno puntandogli il dito contro.

Fratelli d’Italia non vuole mollare nemmeno una poltrona

Si tratta di «una trincea, quella di Giorgia Meloni», dicono da Forza Italia, sottolineando che «Fratelli d’Italia non vuole mollare nemmeno una poltrona, come quella del Turismo, per darla a un esterno». In effetti sul post Santanchè, uscita dal ministero dopo il disastro referendario e associata alla cacciata del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, dopo le voci di un «nome famoso ma non politico» era stato il gruppo di Ignazio La Russa a puntare i piedi. Ma da Palazzo Chigi pare ci sia stata una presa di posizione contro gli esponenti dello stesso partito della premier provenienti dalla Sicilia.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Gianmarco Mazzi e Ignazio La Russa (foto Imagoeconomica).

Dentro il partito è stato Gianluca Caramanna a farne le spese

Così chi ne ha fatto le spese, in primo luogo, è stato Gianluca Caramanna, che nonostante all’anagrafe sia nato in Germania, con studi al liceo romano Righi, esperto di turismo tanto da ricoprire l’incarico di capo del dipartimento settoriale nel partito di via della Scrofa, è stato eletto in Trinacria nel collegio plurinominale. Isola che per Fratelli d’Italia è un’autentica polveriera, con il caso dell’addio di Manlio Messina che ancora non ha finito di produrre i suoi effetti.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Gianluca Caramanna (foto Imagoeconomica).

Un trampolino per diventare poi sindaco di Verona?

E allora Meloni ha puntato decisamente a un nome del Nord, ma non nella Lombardia dominata da ‘Gnazio (a cui comunque il nome di Mazzi va certamente bene, visto che i due sono molto vicini) che fa venire il mal di testa ad Arianna Meloni, bensì in quel Veneto, e precisamente Verona, che ha sempre dato grandi soddisfazioni alla destra, nonostante le spaccature che alle ultime elezioni comunali hanno permesso di consegnare la città all’ex calciatore Damiano Tommasi, che non ha tessera di partito ma guida una compagine alternativa alla maggioranza di governo, in carica dal 2022.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Il sindaco di Verona Damiano Tommasi (Imagoeconomica).

Non è un mistero che Mazzi abbia spesso pensato di diventare primo cittadino di Verona, e non manca troppo al termine del mandato di Tommasi: vestendo i panni di ministro la visibilità è assicurata, e in futuro la strada verso Palazzo Barbieri, sede del municipio scaligero, potrebbe farsi brevissima.

Primo appuntamento, non a caso, al Vinitaly di Verona

Mazzi, classe 1960, vanta un curriculum dove si legge: «Dirigente d’azienda, produttore televisivo, autore televisivo». È stato direttore artistico del Festival di Sanremo dal 2004 al 2006 e dal 2009 al 2012. Sempre dominando gli uffici, anche al Collegio Romano, con pugno di ferro. Quale sarà la sua prima grande uscita ufficiale? In casa, naturalmente, a Verona, dove va in scena Vinitaly: dal 12 al 15 aprile 2026 Veronafiere diventa l’epicentro del settore vinicolo e non solo, dato che è il salone internazionale di riferimento a livello europeo, con quattro giorni dedicati al business.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Francesco Lollobrigida (da Fb).

Immancabile la presenza della premier Giorgia Meloni e quella del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida (che proprio sul vino ne ha dette di cotte e di crude). L’unico “esterno” sarà il governatore della Regione Veneto, Alberto Stefani, leghista, il successore di Luca Zaia. Testimonial perfetto del Prosecco.

Venezia dichiara guerra al “turismo-cafone”. Scendono in strada i Guardians

AGI - Sono tornati in azione oggi i Guardians in piazza San Marco e nell'area di Rialto per vigilare contro il "turismo cafone". Da oggi fino al primo novembre la nuova squadra, composta da undici operatori e un caposervizio, vigilerà dalle ore 10 alle ore 18 sul comportamento dei turisti in centro storico, informandoli sulle buone pratiche da adottare per rispettare e tutelare la fragilità della città.

In caso di comportamenti scorretti, scatterà la segnalazione alla Polizia locale per gli interventi del caso.

"Il loro ruolo è di primaria importanza - commenta l'assessore al Turismo Simone Venturini - privilegeremo un approccio collaborativo e informativo, spiegando in più lingue come poter vivere e conoscere l'unicità della nostra città al meglio. Ci sono turisti che provengono da ogni parte del mondo, i Guardians saranno il nostro biglietto da visita. Venezia è una città accogliente che però pretende rispetto e cura da parte di tutti".

 

 

Al via anche il contributo d'accesso

A questo va ad aggiungersi l'ormai celebre contributo d'accesso a Venezia che proprio oggi, 3 aprile, inaugura la stagione 2026.

La giunta del Comune di Venezia ha infatti approvato gli indirizzi per l’applicazione del contributo di accesso a Venezia per l’anno 2026. Il provvedimento individua complessivamente 60 giornate di applicazione, le fasce orarie e le aree di esclusione.

Ecco quali sono le giornate in cui dalle 8.30 alle 16 sarà richiesto il pagamento del contributo

Aprile

Il contributo sarà attivo nei giorni 3, 4, 5, 6, 10, 11, 12, 17, 18, 19, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30

Maggio

Il contributo sarà attivo nei giorni 1, 2, 3, 8, 9, 10, 15, 16, 17, 22, 23, 24, 29, 30, 31

Giugno

Il contributo sarà attivo nei giorni 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 12, 13, 14, 19, 20, 21, 26, 27, 28

Luglio

Il contributo sarà attivo nei giorni 3, 4, 5, 10, 11, 12, 17, 18, 19, 24, 25, 26.

Anche per il 2026, il contributo non sarà applicato alle isole minori, così come individuate dal Regolamento comunale.

"L’approvazione di questi indirizzi - sottolinea l’assessore al Bilancio Michele Zuin - è un passaggio fondamentale per poter programmare con largo anticipo l’organizzazione del contributo di accesso, che rappresenta uno strumento utile a gestire i flussi turistici e a garantire un migliore equilibrio tra residenti e visitatori. Viene confermato l'impianto generale, sia come numero complessivo delle giornate (da 54 del 2025 alle 60 del 2026), sia come weekend lungo venerdì-domenica, sia come orario, sempre dalle 8.30 alle 16. Venezia è la prima città al mondo ad aver intrapreso questa strada e continuiamo a farlo con l’obiettivo di tutelare la vivibilità della città e al tempo stesso qualificare l’esperienza dei visitatori".

 

Gattuso lascia la Nazionale: risolto il contratto con la federazione

Dopo quello del presidente della Figc Gabriele Gravina e del capo delegazione Gigi Buffon, è arrivato anche il passo indietro di Rino Gattuso. Dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali, il ct della Nazionale ha risolto il contratto con la federazione. Si dovrà ora cercare un allenatore che lo sostituisca. Verrà scelto dopo il 22 giugno, giorno dell’assemblea elettiva, dal nuovo presidente federale. I nomi che circolano maggiormente sono quelli di Allegri e Conte.

Netflix, rincari degli abbonamenti illegittimi: rimborsi fino a 500 euro ai clienti

Il tribunale di Roma ha accolto l’azione promossa da Movimento Consumatori contro Netflix Italia dichiarando illegittimi gli aumenti unilaterali degli abbonamenti applicati dalla piattaforma nel 2017, 2019, 2021 e a novembre 2024. In particolare, il colosso streaming ha omesso di inserire nei contratti una clausola richiesta dal Codice del consumo per giustificare il motivo dell’aumento. L’ha introdotta solo nei contratti da gennaio 2024. Ciascun abbonato avrà ora diritto a una riduzione del prezzo attuale dell’abbonamento, alla restituzione delle somme indebitamente pagate e all’eventuale risarcimento del danno. Il giudice ha infatti chiesto a Netflix di avvisare i clienti impattati, anche ex, dicendo che hanno diritto al rimborso. Se vuole applicare loro gli aumenti dovrà proporre un nuovo contratto, con la clausola in questione. Gli utenti potranno quindi scegliere se rifiutare il contratto (e quindi dismettere Netflix) o accettarlo con i nuovi prezzi.

Quanto valgono i rimborsi

Per il piano premium, gli aumenti illegittimi applicati negli anni 2017, 2019, 2021 e 2024 ammontano ad oggi complessivamente a 8 euro al mese, mentre per il piano standard gli aumenti ammontano ad oggi complessivamente a 4 euro al mese. Un cliente premium che abbia pagato ininterrottamente Netflix dal 2017 ad oggi ha diritto alla restituzione di circa 500 euro, mentre un cliente standard alla restituzione di circa 250 euro. Gli aumenti illegittimi riguardano anche il piano base che ha visto un aumento di 2 euro a ottobre 2024. L’abbonamento che nel 2017 costava 11,99 euro ora costa 19,99 euro, quello di 9,99 euro è aumentato a 13,99 euro.

Portacontainer francese attraversa lo Stretto di Hormuz: è la prima nave europea

La Kribi, nave portacontainer appartenente al gruppo armatoriale transalpino Cma Cgm e battente bandiera maltese, ha attraversato lo Stretto di Hormuz da ovest a est per lasciare il Golfo Persico, mostrando sul suo segnale di navigazione il messaggio “armatore francese” mentre seguiva il corridoio approvato tra le isole di Qeshm e Larak. È quanto emerge dai dati di tracciamento marittimo del sito web MarineTraffic. Si tratta della prima nave europea riuscita a varcare dall’inizio della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran il passaggio che divide la penisola arabica dalle coste della Repubblica Islamica. Secondo MarineTraffic, questa mattina la Kribi si trovava al largo di Muscat. La portacontainer sarebbe diretta verso Pointe-Noire, città portuale della Repubblica del Congo.

L’elenco dei supermercati aperti a Pasqua e Pasquetta 2026

In vista di Pasqua e Pasquetta 2026, torna centrale per i consumatori il tema delle aperture dei supermercati. La maggior parte sono chiusi domenica 5 aprile, mentre lunedì 6 molti sono aperti, seppur spesso con orari ridotti o festivi. Le principali insegne della grande distribuzione hanno fornito indicazioni sulle aperture durante le festività ma, per evitare inconvenienti, il consiglio resta quello di verificare sempre in anticipo gli orari del proprio supermercato di fiducia, consultando i siti ufficiali o le app dedicate.

Supermercati aperti a Pasqua e Pasquetta 2026

Per quanto riguarda Aldi, la catena conferma la chiusura totale nel giorno di Pasqua. Diversa la situazione a Pasquetta, quando i punti vendita seguiranno generalmente l’orario domenicale, pur con possibili variazioni locali. Stesso schema per Bennet, che non alzerà le serrande a Pasqua ma garantirà l’apertura nel Lunedì dell’Angelo. Anche in questo caso, gli orari possono cambiare a seconda della zona. Carrefour si muove su una linea simile: la maggior parte dei supermercati resterà chiusa a Pasqua, mentre molti riapriranno a Pasquetta. In particolare, i punti vendita più piccoli e centrali, come i Carrefour Express, risultano spesso operativi anche nei giorni festivi. Per Conad, la domenica di Pasqua sarà prevalentemente di chiusura, mentre a Pasquetta numerosi negozi torneranno accessibili, sebbene con orari ridotti. Una situazione più articolata riguarda invece Coop e Ipercoop, dove alcuni punti vendita potrebbero restare aperti a Pasqua (con orario limitato) e chiudere il giorno successivo. Grande variabilità per Crai, dove la gestione degli orari festivi è demandata ai singoli esercenti: ciò significa che le aperture possono cambiare sensibilmente da città a città. Anche Despar lascia margine ai territori, con alcuni supermercati aperti sia a Pasqua che a Pasquetta, ma spesso con fasce orarie ridotte. Per Esselunga si parla di chiusura totale a Pasqua e riapertura parziale a Pasquetta, soprattutto nei grandi centri urbani e nei centri commerciali. Lidl, infine, adotta una gestione flessibile, con aperture e chiusure che dipendono dalla località del punto vendita.

Rovigo, striscione di CasaPound con minacce alla deputata dem Nadia Romeo

Sulla sede della Cgil a Rovigo è comparso uno striscione intimidatorio rivolto alla deputata del Pd Nadia Romeo, con frasi di odio esplicite e violente, firmato con il simbolo di CasaPound Veneto e accompagnato da una croce celtica: «Sei solo una povera comunista di merda. Guardati le spalle, amica dei negri di merda».

Romeo: «Non è solo un attacco personale, ma a intere comunità»

«Ecco chi sono le persone che abbiamo tenuto fuori dalla Camera dei deputati», ha scritto su Facebook la deputata rodigina Romeo, che è stata sospesa per cinque giorni dai lavori parlamentari per aver impedito (con altri 31 deputati) che nella sala stampa di Montecitorio si tenesse un incontro sulla “remigrazione”, che prevedeva l’intervento di esponenti di CasaPound (e altre organizzazioni di estrema destra). «Non è solo un attacco personale: è odio, intimidazione, violenza verbale che colpisce anche intere comunità con parole razziste e inaccettabili», ha aggiunto Romeo. E poi: «Ricordiamoci chi sono e cosa rappresentano: ideologie che la nostra Repubblica, nata dalla Resistenza, ha già condannato senza ambiguità. Non possiamo permettere che qualcuno si senta protetto mentre semina odio».

La capogruppo Braga: «Inaccettabile il silenzio delle istituzioni»

Chiara Braga, capogruppo dem alla Camera, ha chiesto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di «intervenire per perseguire i responsabili di tale atto» e al presidente della Camera Lorenzo Fontana e a tutte le forze politiche, «anche a quelle di centrodestra», di «prendere una posizione chiara di condanna». E poi: «Abbiamo presentato denuncia e chiediamo che si faccia piena luce. Inaccettabile che CasaPound, covo neofascista, continui ad agire senza conseguenze». Inaccettabile, ha aggiunto, anche il silenzio delle istituzioni. Un concetto espresso anche da Romeo, secondo cui «rischia di essere percepito come una copertura, come un via libera implicito a chi usa odio e minacce».

Trump silura anche la procuratrice generale e il capo di stato maggiore dell’esercito

Dopo la Segretaria della sicurezza interna Kristi Noem, sollevata dall’incarico a marzo dopo le violenze dell’Ice in Minnesota, nel mirino di Donald Trump sono finiti anche la procuratrice generale Pam Bondi, licenziata da un presidente Usa sempre più frustrato dalla sua gestione del caso Epstein, e il capo di stato maggiore dell’esercito Army Randy George, silurato dal tycoon tramite il segretario della Difesa Pete Hegseth.

Trump silura anche la procuratrice generale e il capo di stato maggiore dell’esercito
Pete Hegseth e Donald Trump (Imagoeconomica).

La rimozione di Bondi era nell’aria da settimane

Annunciando su Truth la sua rimozione dall’incarico, Trump ha definito Bondi «una grande patriota americana e un’amica leale, che ha servito fedelmente» come procuratrice generale – ovvero come ministra della Giustizia – «nel corso dell’ultimo anno». Al suo posto è subentrato ad interim Todd Blanche, finora noto soprattutto per aver rappresentato Trump nel processo penale del 2024 a New York. Ma il favorito alla successione è Lee Zeldin, attualmente segretario all’Ambiente. La rimozione di Bondi, che non è stata in grado di tenere secretati migliaia di file delle indagini su Jeffrey Epstein (compromettenti per Trump) era nell’aria da settimane: secondo il Daily Mail avrebbe implorato invano il tycoon di non cacciarla durante un’accesa discussione alla Casa Bianca. In un post sui social, in cui ha ringraziato Trump e rivendicato i successi del “suo” Dipartimento della Giustizia Bondi, si è detta «entusiasta» del nuovo incarico – non è dato sapere quale – che andrà a ricoprire nel settore privato.

George era d’intralcio alla visione di Trump per l’esercito

A chiedere ritiro immediato di George, che era stato nominato da Joe Biden avrebbe potuto ricoprire il suo ruolo fino al 2027, è stato Hegseth. Che lo riteneva d’intralcio ai piani di sviluppo della U.S. Army secondo la visione di Trump. Un alto funzionario del Dipartimento della Difesa ha affermato che «era giunto il momento per un cambio di leadership»: al suo posto il generale Christopher LaNeve, vicecapo di stato maggiore dell’esercito ed ex aiutante militare di Hegseth, «leader collaudato con decenni di esperienza operativa e su cui il Segretario pone la sua totale fiducia». George è solo l’ultimo di alti ufficiali militari che hanno lasciato il posto col ritorno di Trump alla Casa Bianca: era già successo ad esempio a C.Q. Brown, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica, e a Jeffrey Kruse, ex direttore della Defense Intelligence Agency.

Trump silura anche la procuratrice generale e il capo di stato maggiore dell’esercito
Tulsi Gabbard (Imagoeconomica).

La prossima a saltare potrebbe essere Tulsi Gabbard

Il repulisti di Trump, che non disdegna i mini-rimpasti, potrebbe proseguire. Nel mirino del tycoon sarebbe finita Tulsi Gabbard, direttrice dell’Intelligence Nazionale: la sua colpa, sostanzialmente, è quella di aver pubblicamente criticato l’intervento militare contro l’Iran, smentendo che Teheran abbia tentato di ricostruire gli impianti di arricchimento dell’uranio dopo gli attacchi Usa del 2025. Ma Gabbard già da prima non era tenuta in grande considerazione dal presidente Usa: sembra infatti che a gennaio sia stata tenuta all’oscuro dell’operazione in Venezuela che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro. La goccia che ha fatto traboccare sarebbe però stato il suo rifiuto di stigmatizzare le parole del suo ex capo di gabinetto Joe Kent, che si è dimesso accusando Trump di essersi fatto manipolare da Israele.