AGI - Dopo un attacco hacker avvenuto a febbraio, le Gallerie degli Uffizi avrebbero ricevuto una richiesta di riscatto per riavere indietro i dati rubati.
E dopo quell'intrusione nel sistema informatico, alcune opere, come il Tesoro dei Granduchi, sono state trasferite nel caveau della Banca d'Italia e sono stati avviati dei lavori in una zona di Palazzo Pitti oggi chiusa per "manutenzione straordinaria". Ne dà notizia il 'Corriere della Sera'. Secondo quanto riferito dal quotidiano, è in corso anche un'indagine, che coinvolge anche l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, avviata dopo la denuncia del direttore degli Uffizi, Simone Verde. Lo stesso Verde, nelle scorse settimane, avrebbe ricevuto la richiesta di riscatto da parte degli hacker.
Dati sottratti e rischi
Tra i dati sottratti, ci sarebbe l'archivio del gabinetto fotografico ma il rischio è che gli hacker possano essere entrati in possesso anche di password e altre informazioni sensibili.
La procura di Firenze apre un'inchiesta contro ignoti
Dopo l'attacco hacker subìto dalle Gallerie degli Uffizi a febbraio, la procura di Firenze ha aperto un fascicolo per tentata estorsione e accesso abusivo ai sistemi informatici è stata aperta dalla Procura di Firenze. Al momento l'indagine, affidata alla Polizia postale e all'Agenzia per la cybersicurezza, è a carico di ignoti. E' stata la direzione del museo a sporgere denuncia. Dopo il furto di dati - che secondo una nota delle Gallerie diffusa oggi non avrebbe comunque portato a nessun danno, avendo recuperato tutto tramite back-up -, gli hacker avrebbe 'ricattato' il museo chiedendo soldi in cambio della restituzione dei dati.
Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al nuovo decreto legge carburanti che proroga il taglio delle accise fino al primo maggio. Oltre a questo, ha spiegato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il testo prevede un intervento mirato sulle aziende agricole, cui viene esteso il taglio delle imposte già adottato per le pesca. Il provvedimento recepisce infine l’accordo con le associazioni di categoria Transizione 5.0. Per la copertura del decreto sono stati stanziati 500 milioni, risorse recuperate sull’Ets.
Gianmarco Mazzi, finora in carica come sottosegretario al ministero della Cultura, è stato scelto come nuovo ministro del Turismo. Il governo Meloni colma così la casella rimasta vuota dopo le dimissionidi Daniela Santanchèdal dicastero, arrivate il 25 marzo. Questa mattina il giuramento al Quirinale.
L’elezione alla Camera e la nomina a sottosegretario
Mazzi è approdato in Parlamento nel 2022, quando è stato eletto alla Camera dei deputati con Fratelli d’Italia nel collegio plurinominale Veneto 2 – 01. Da allora ha ricoperto anche il ruolo di sottosegretario alla Cultura con delega alla musica e allo spettacolo dal vivo, affiancando prima Gennaro Sangiuliano e poi Alessandro Giuli.
È stato tra i promotori della Nazionale italiana cantanti
La delega affidata a Mazzi non è certo casuale, visto che la sua carriera lavorativa è stata caratterizzata tra produzioni musicali/televisive di alto profilo e la gestione di eventi live di prestigio. Nato a Verona nel 1960, all’inizio degli Anni 80 è stato tra i promotori della Nazionale italiana cantanti con Gianni Morandi e Mogol. I suoi rapporti con il mondo della musica l’hanno portato a collaborare – tra gli altri – con Miguel Bosè, i Pooh, Caterina Caselli, Lucio Dalla, Adriano Celentano e Riccardo Cocciante. Dal 2017 al 2022 ha ricoperto il ruolo di direttore artistico e amministratore delegato dell’Arena di Verona. Nel 2017 è stato inoltre tra gli ideatori del programma Sanremo Young, condotto per due edizioni da Antonella Clerici.
L’attacco hacker che tra fine gennaio e inizio febbraio 2026 ha colpito i servizi amministrativi del polo delle Gallerie degli Uffizi — che comprende anche Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli — ha costretto la direzione a chiudere un intero pezzo di Palazzo Pitti, trasferire i gioielli più pregiati nel caveau della Banca d’Italia e murare porte e uscite di sicurezza con calce e mattoni. Secondo quanto riportato dal Corriere della sera, il gruppo hacker che ha violato la rete informatica del polo museale fiorentino avrebbe svuotato i server rubando archivio fotografico, codici di accesso, password, sistemi di allarme, mappe interne, ingressi, uscite e percorsi di servizio. Le informazioni così rubate, se utilizzate, consentirebbero di muoversi tra le sale sapendo esattamente dove passare e cosa disattivare. I ladri avrebbero minacciato di vendere questi dati sul dark web se le Gallerie non pagheranno un riscatto. Al lavoro, dopo la denuncia degli Uffizi, ci sono procura e polizia postale con il supporto dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale.
AGI - Il Centro-Sud Italia emerge a fatica da un’ondata di maltempo che, per oltre 48 ore, ha paralizzato intere regioni tra nevicate record e dissesti strutturali. L’episodio più critico riguarda il crollo parziale del ponte sul fiume Trigno, lungo la strada statale Adriatica, che ha interrotto i collegamenti tra Molise e Abruzzo.
Le autorità sono impegnate nelle ricerche di un uomo di 50 anni, di origini pugliesi, la cui vettura sarebbe stata investita dal cedimento. Secondo le prime ricostruzioni, due auto transitavano sul viadotto al momento del crollo: una è riuscita a mettersi in salvo, mentre della seconda si sono perse le tracce nelle acque del fiume. L'allarme è stato lanciato dai familiari del disperso.
L'inchiesta della Procura sui danni del maltempo
La Procura di Larino ha aperto un fascicolo per crollo colposo, sotto la direzione del procuratore Elvira Antonelli. Le indagini sono state affidate alla sezione di polizia giudiziaria del Compartimento Abruzzo della Polizia Stradale.
"Qualora dovesse essere confermato il coinvolgimento dell'auto – si legge in una nota – si procederà anche per omicidio colposo. La Procura ha assunto tempestivamente la direzione delle indagini".
Nel pomeriggio di ieri, una motovedetta della Guardia Costiera ha tentato un pattugliamento in mare, ma è stata costretta al rientro a causa delle proibitive condizioni meteo.
Viabilità in ginocchio sui Monti Dauni
In Puglia, la situazione è critica sui Monti Dauni. La strada provinciale 130, nel tratto tra Roseto Valfortore e Alberona, è collassata sotto la furia delle piogge, costringendo i tecnici alla chiusura immediata. Il sindaco di Roseto Valfortore, Lucilla Parisi, monitora l'area insieme a Protezione Civile e Carabinieri per scongiurare l'isolamento del comune.
"L'obiettivo – ha dichiarato il primo cittadino – è valutare se esistano le condizioni per mantenere aperta, anche solo parzialmente, la porzione residua della carreggiata oppure se sarà necessario individuare, in collaborazione con la Provincia, percorsi alternativi per assicurare i collegamenti".
Il rischio di isolamento è definito dal sindaco come "una possibilità sempre più concreta dopo il cedimento strutturale causato anche dalle abbondanti piogge degli ultimi giorni, che hanno compromesso gravemente la stabilità del tratto stradale". Il presidente della Provincia, Giuseppe Nobiletti, ha confermato l'attivazione delle procedure d'urgenza con il Ministero e la Protezione Civile nazionale.
Emergenza maltempo: l'accusa dell'USB
L'ondata di fango non ha risparmiato gli insediamenti informali del Foggiano. A Torretta Antonacci, alla periferia di San Severo, centinaia di braccianti agricoli sono rimasti isolati a causa dell'impraticabilità dell'unica via di accesso. L’Unione Sindacale di Base (USB) denuncia che baracche e container sono attualmente sommersi.
"Torretta Antonacci – evidenzia il sindacato – è di fatto isolata, irraggiungibile, senza qualsiasi forma di soccorso e aiuto. Non si tratta di una calamità naturale imprevedibile".
Il sindacato punta il dito contro la gestione dei fondi pubblici: oltre 100 milioni di euro stanziati per il superamento dei ghetti che, secondo l'USB, non sono stati utilizzati.
"Nessun intervento strutturale è stato realizzato. Nessun progetto di superamento è mai partito concretamente. Le baracche sono ancora lì. Le persone sono ancora lì, abbandonate dentro strutture che non proteggono da nulla né dal sole dell'estate, né dall'acqua d'inverno, né dalla violenza di un sistema che le vuole invisibili".
Previsioni
Mentre Abruzzo e Molise hanno avanzato richiesta per lo stato di emergenza, i bollettini meteorologici indicano un imminente miglioramento. L'espansione di un'area di alta pressione dovrebbe attenuare i fenomeni entro le prossime 24 ore, favorendo il ripristino delle condizioni primaverili e agevolando le operazioni di soccorso e messa in sicurezza dei tratti stradali compromessi.
Nel 2018 la Nazionale non si qualificò al Mondiale di calcio in Russia, e l’asta per i diritti tivù, che avvenne dopo quella prima disfatta, vide Mediaset aggiudicarsi tutti i 64 match della manifestazione mettendo sul piatto 78 milioni di euro (la Rai si fermò a 60 milioni). Fuso orario favorevole, partite avvincenti, e alla fine del Mondiale i manager di Publitalia si dissero soddisfatti per essere riusciti anche a guadagnare una discreta cifra, portando a margine un tipo di torneo che invece, per concentrazione delle partite in pochi giorni e scarsità di break pubblicitari, in genere è sempre un bagno di sangue per il broadcaster che lo trasmette.
Il doloroso all-in della Rai nel 2022
Nel 2022 la Fifa, memore dell’Italia in bilico, decise di aprire l’asta per i diritti del Mondiale in Qatar ben prima della certezza di avere questa o quella nazione alla fase finale. E la Rai, ancora scottata dallo smacco subito nel 2018 (per la prima volta il Mondiale non figurava nei palinsesti del servizio pubblico), decise di fare un all-in: 166 milioni di euro a scatola chiusa per i diritti di tutte le partite del torneo organizzato tra novembre e dicembre (per ovviare al caldo torrido che ci sarebbe stato tra giugno e luglio in Qatar).
Giorgio Chiellini consola Giacomo Raspadori dopo la sconfitta nel 2022 ai playoff contro la Macedonia del Nord (foto Ansa).
Pure in quella occasione, tuttavia, l’Italia non si qualificò, eliminata agli spareggi dalla Macedonia del Nord. E per viale Mazzini fu un disastro, con perdite per decine di milioni di euro (la Rai, peraltro, a differenza di Mediaset ha tetti pubblicitari molto più stringenti) che influenzarono non poco i risultati del bilancio di esercizio.
Come ci si è tutelati per il 2026 con l’incognita Azzurri
Per il 2026 tutti i broadcaster operanti in Italia si sono mossi con più cautela. E, pur aggiudicandosi i diritti tivù già qualche settimana fa, si sono cautelati con azioni differenti in caso di partecipazione o meno degli Azzurri. Dopo l’eliminazione dell’Italia per mano della Bosnia, ecco scattare i nuovi prezzi: la Rai verserà alla Fifa solo 70 milioni di euro per 35 partite in chiaro del Mondiale Canada–Usa–Messico, mentre Dazn pagherà circa 50 milioni di euro per tutti i 104 match del torneo in pay tivù.
L’evento senza Italia sarà un massacro per le casse
A occhio e croce, comunque, per la Rai si tratterà ancora una volta di un bagno di sangue: più o meno la stessa cifra pagata da Mediaset nel 2018, ma per la metà delle partite. E, peraltro, non è detto che quelle fissate in calendario a orari comodi per l’Europa (occhio al fuso orario) siano anche le più interessanti. Tenuto conto della capacità di raccolta pubblicitaria del servizio pubblico, con i paletti fissati per legge, diciamo che il Mondiale porterà una perdita netta per la Rai nell’ordine dei 50 milioni di euro. Ovviamente, si può comprendere che il contratto di servizio pubblico comporti anche questi sforzi. Ma, limitandoci a un’analisi puramente economico-finanziaria, l’evento sarà un massacro per le casse della televisione di Stato.
Così come per Dazn, i cui 50 milioni di euro pagati li potremmo già classificare tutti come una perdita netta, tenuto conto che le partite a orari decenti saranno in chiaro sulla Rai, e che quelle a notte fonda avranno audience risibili sulla piattaforma in streaming a pagamento, senza stimolare molti nuovi abbonati.
Nello sconforto anche influencer, piattaforme social e podcast
Ma la sconfitta ai rigori con la Bosnia getta nello sconforto pure tutti gli influencer, le piattaforme social, i podcast che sul commento, il chiacchiericcio, la voglia di criticare o esultare avevano puntato grosso per i prossimi mesi di giugno e luglio, e che invece si ritroveranno solo a parlare con un ristretto pubblico di impallinati del calcio internazionale.
Rino Gattuso e la prima pagina della Gazzetta dopo la disfatta.
E il Mondiale 2026, proprio per i problemi di fuso orario dei match live, poteva essere un’occasione d’oro per progetti come Cronache di spogliatoio, con le sue dirette in orari di prime time dedicate ad analisi e opinioni (su YouTube dopo la débâcle di martedì sera c’erano addirittura 20 mila utenti collegati, cifra record per il canale, assatanati di commenti e giudizi post-partita).
Le conversazioni sulle partite erano potenti opportunità
Come sottolineato da Warc Media, piattaforma digitale che fornisce dati, insight e benchmark sull’efficacia del marketing e della pubblicità, «il Mondiale 2026 vale circa 10,5 miliardi di dollari di pubblicità incrementale a livello complessivo su tutto il globo, ma gli investimenti verranno divisi su più fronti, poiché i brand vorranno interagire con i tifosi e gli appassionati su più punti di contatto. Non solo attraverso i broadcaster tivù che, svenandosi, hanno comprato i diritti audiovisivi, ma pure con tutte le piattaforme che trarranno vantaggio dalle conversazioni relative al Mondiale senza sborsare un dollaro per i diritti: dai contenuti dei creator ai podcast, tutti touch point capaci di trasformare le conversazioni sulle partite in potenti opportunità di connessione e impatto».
Minori investimenti pubblicitari e mancati introiti per il sistema calcio
In Italia le conseguenze dell’eliminazione saranno pesanti: in base a stime Upa (Utenti di pubblicità associati, cioè le più importanti aziende che investono in pubblicità) per edizioni passate, la mancata presenza dell’Italia al Mondiale comporta minori investimenti pubblicitari nell’ordine di circa 100 milioni di euro. A cui sommare i circa 100 milioni di euro di mancati introiti per il sistema calcio. Per non parlare, poi, di tutto l’indotto che un Mondiale porta con sé in tema di bar, ristoranti, out of home. E della reputazione, quella del sistema Paese Italia, che dopo la bella immagine esportata nel mondo con le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 torna adesso a livelli bassissimi.
AGI - La Procura di Milano ha chiesto il processo per otto indagati nell'inchiesta sulla morte di Ramy Elgaml, il 19enne di origini egizianedeceduto nello schianto contro un palo di un semaforo all'incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta il 24 novembre 2024 dopo un inseguimento dello scooter su cui viaggiava da parte di tre pattuglie dei carabinieri.
Tra gli indagati ci sono il 22enne tunisino Fares Bouzidi, l'amico di Ramy che era alla guida dello scooter, accusato di omicidio stradale, e Antonio Lenoci, il conducente della gazzella che inseguì il T-Max e che risponde di omicidio stradale per eccesso colposo nell'adempimento del dovere.
Processo per altri sei militari
Per altri sei militari è stato chiesto il processo per favoreggiamento, depistaggio e falso del verbale d'arresto di un testimone.
La condanna di Fares per resistenza
Inizialmente Lenoci era finito sotto inchiesta per il solo omicidio stradale. Poi la nuova e più attenuata contestazione è maturata a seguito della condanna a due anni e otto mesi di reclusione che il gup Fabrizio Filice aveva inflitto con il rito abbreviato nel giugno dello scorso anno a Fares per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Il giudice aveva anche disposto a carico dell'imputato un risarcimento di 2 mila euro da versare a favore di ciascuno dei sei carabinieri che si erano costituiti parti civili.
Secondo quanto contestato dalla procura, Bouzidi sarebbe fuggito con una dinamica di "violenza e minaccia" consistite nel darsi a precipitosa fuga a velocità elevatissima per circa otto chilometri, attuando manovre pericolose per l'incolumità della persona trasportata e delle pattuglie che si erano poste al suo inseguimento.
AGI - Si deve tornare in aula per stabilire se è scattata per Raffaele Ventura la prescrizione del reato di omicidio del poliziotto Antonio Custra e se, quindi, Ventura, che vive in Francia dal 1981, può tornare in Italia da uomo libero. Lo ha deciso la Cassazione che ha annullato con rinvio la decisione con la quale la Corte d'Assise d'Appello di Milano aveva confermato un'ordinanza del 2024 che sanciva la 'fine' del reato per il trascorrere del tempo per l'ex militante delle Formazioni Comuniste Combattenti.
La Suprema Corte ha accolto il ricorso della procuratrice generale di Milano Francesca Nanni sancendo che le sei ore trascorse da Ventura negli uffici della polizia francese il 17 luglio 2017, sulla base di un mandato di arresto europeo, valsero a interrompere la prescrizione della pena e a revocarne l'estinzione dichiarata dai giudici d'appello. Ventura, oggi 77enne, era riparato in Francia negli anni della 'dottrina Mitterand' che garantiva l'ospitalità a chi avesse lasciato la lotta armata. Era stato condannato per concorso morale a 14 anni di carcere nel delitto Custra avvenuto il 14 maggio 1977 in via De Amicis a Milano.
Il nuovo giudizio sulla prescrizione
Se nel nuovo giudizio i giudici milanesi dovessero stabilire che la prescrizione non si è compiuta, l'orologio della prescrizione ripartirà dal 2017. "Il ricorso deve essere accolto in quanto la motivazione resa dalla Corte di assise di appello di Milano non ha approfondito in modo adeguato il tema costituito dalla temporanea privazione della libertà personale per alcune ore di Raffaele Ventura - si legge nelle motivazioni della Cassazione - onde verificare se essa abbia integrato un caso di arresto provvisorio all'estero idoneo a costituire inizio della procedura di esecuzione della pena". Ventura erano uno dei dieci terroristi che sarebbero dovuti tornare in Italia per scontare le pene dopo un accordo tra Francia e Italia nel 2021 poi bocciato dai giudici francesi.
L’ospedale San Camillo di Roma ha comunicato la morte del giornalista Roberto Arditti, che era stato colpito da un arresto cardiaco. La notizia del decesso dell’ex direttore de Il Tempo, circolata subito dopo il ricovero in terapia intensiva, era stata smentita ieri dalla famiglia. Arditti, però, non ce l’ha fatta. «La commissione medica nominata dalla direzione dell’ospedale ha confermato lo stato di morte cerebrale del paziente. È stato quindi constatato il decesso», si legge in una nota del San Camillo: «I supporti vitali vengono comunque mantenuti in attesa del trasferimento in sala operatoria per il prelievo degli organi, nel rispetto della volontà donativa espressa in vita».
Chi era Roberto Arditti
Da dicembre del 2008 a gennaio del 2010 Arditti era stato direttore de Il Tempo, continuando poi a collaborare con il quotidiano come editorialista. In precedenza, dal 1992 al 1997, era stato alla guida delle news di RTL 102.5. Aveva inoltre collaborato con Il Foglio e Linkiesta. Dal 2018 era direttore editoriale di Formiche. Prima di passare al giornalismo, Arditti – che era stato dirigente della Gioventù Repubblicana – aveva iniziato il suo percorso professionale nelle istituzioni, lavorando al Senato accanto a Giovanni Spadolini. Il ritorno alla comunicazione politica era avvenuto col governo Berlusconi II, insediatosi nel 2001, durante il quale era stato portavoce del ministro dell’Interno Claudio Scajola. Nel corso della carriera Arditti è stato anche autore della trasmissione Porta a Porta. Tra i tanti incarichi ricoperti pure quello di direttore comunicazione e relazioni esterne di Expo 2015. Aveva inoltre fondato insieme con Swg la società di consulenza strategica Kratesis.
Oltre a Gabriele Gravina, che ha finalmente lasciato la poltrona di presidente della Figc, dopo la mancata qualificazione ai Mondiali ha fatto un passo indietro anche Gianluigi Buffon. L’ex portiere ha annunciato sui social le dimissioni da capo delegazione della Nazionale italiana, rassegnate – ha spiegato – «un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia», prima della richiesta di «temporeggiare» arrivata dai piani alti: «Un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi».
«Ora che il presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità, perché, pur nella sincera convinzione di aver costruito tanto a livello di spirito e di gruppo con Rino Gattuso e tutti i collaboratori, nel pochissimo tempo a disposizione della Nazionale, l’obiettivo principale era riportare l’Italia al Mondiale», scrive Buffon. E poi: «È giusto lasciare a chi verrà dopo la libertà di scegliere la figura che riterrà migliore per ricoprire il mio ruolo. Rappresentare la Nazionale è per me un onore ed una passione che mi divora fin da quando ero un ragazzino». Buffon ha poi detto di aver «chiesto ed ottenuto l’inserimento di poche, importanti figure di forte esperienza, che insieme con le competenze già presenti, stanno dando vita» ai cambiamenti necessari per riportare in alto l’Italia: «Ho cercato di interpretare il mio incarico mettendoci tutte le mie energie, guardando a tutti i settori per essere anello di congiunzione, di dialogo e di sinergia tra le varie giovanili, cercando di strutturare, insieme ai vari responsabili, un progetto che partendo dai giovanissimi arrivi fino alla Nazionale Under 21. Il tutto per ripensare il modo nel quale si allevano i talenti della futura Nazionale maggiore».