Di nuovo sotto pressione per il caso della grazia concessa a Nicole Minetti, il ministro della Giustizia Carlo Nordio è stato ricevuto alle 13 a Palazzo Chigi. Il Guardasigilli, spiegano fonti di governo, ha incontrato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Il colloquio non sarebbe legato al caso-Minetti, in quanto già previsto «per questioni pregresse» e sull’esame di alcuni provvedimenti. Nordio è stato nella sede del Governo per oltre un’ora.
La figlia del ministro Giorgetti valuta l’addio all’Inter
Mentre la questione delle elezioni a presidente della Figc sta agitando il governo, che spinge per il commissariamento della federazione calcistica mentre la Lega Serie A ha candidato l’ex numero uno del Coni Giovanni Malagò – in tempi rapidi e “inaspettati” per l’esecutivo, che sperava ci avrebbe messo più tempo nel selezionare un candidato in grado di vincere e quindi pensava di avere lo spazio di manovra per arrivare al commissariamento – c’è un altro tema più personale che coinvolge un membro del Cdm, ovvero il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Secondo quanto riportato da Calcio Finanza, sua figlia Marta potrebbe presto terminare il suo percorso lavorativo all’Inter (uno dei club che ha insistito per la candidatura di Malagò) dove attualmente ricopre la carica di Football Travel Officer. L’idea sarebbe quella di trasferirsi nella Capitale.
Il governo e la maledizione di Venezia e le altre pillole del giorno
Venezia non dà pace alla destra. Tra il caso Venezi, che pare tutt’altro che chiuso, la bufera alla Biennale e i presunti rapporti di amicizia tra Carlo Nordio e la famiglia Cipriani, il cui erede Giuseppe è il compagno di Nicole Minetti, l’epiteto Serenissima fa quasi sorridere.
La risposta di Venezi e l’ombra delle Comunali
Partiamo dalla Fenice. Dopo l’annullamento da parte del sovrintendente Nicola Colabianchi di tutte le collaborazioni future con la cosiddetta “Bacchetta nera”, la direttrice – pardon, direttore – d’orchestra 34enne si è tolta qualche sassolino dalla scarpa. «Prendo atto della dichiarazione del sovrintendente Nicola Colabianchi e della decisione della Fondazione Teatro La Fenice, che andrà comunque chiarita nelle motivazioni e a cui si dovrà rispondere in modo opportuno», ha scritto Beatrice Venezi in una nota, lasciando intendere un possibile ricorso alle vie legali.
Le dichiarazioni rese a La Nación, ufficialmente alla base del “siluramento”, «avrebbero dovuto essere lette nel contesto dell’intervista e non distorte e strumentalizzate». Di più: non solo Venezi assicura di non aver mai mancato di rispetto ai lavoratori, ma sarebbe lei stessa vittima delle maestranze del teatro veneziano che in otto mesi «mi hanno costantemente e sistematicamente diffamata, calunniata, offesa e bullizzata, sui social, giornali, tv, in Italia e in tutto il mondo, con l’intento dichiarato di danneggiare la mia immagine professionale e conseguentemente la mia carriera». Insomma «in Italia essere giovane è un handicap e poi donna una aggravante», prosegue la nota. «Il mio è il successo di una ragazza di provincia che si è fatta da sola. E questo non piace alla Casta». L’underdog della classica però non ha convinto il melonianissimo presidente della commissione Cultura alla Camera, Federico Mollicone, che a La Stampa ha ammesso che Venezi, a cui ha confermato la sua stima, «è andata troppo oltre». Anche se resta convinto che l’orchestra «sia stata strumentalizzata dalla sinistra». Nonostante il governo abbia prontamente negato di aver avuto un ruolo nell’affaire Fenice, c’è chi sostiene che dietro lo scaricamento della direttrice ci siano calcoli poco lirici e molto politici. Come scrive Il Fatto Quotidiano, infatti, alle Comunali del 25 e il 26 maggio dopo il decennio di Luigi Brugnaro, strenuo difensore di Venezi, il centrodestra che schiera l’assessore uscente Simone Venturini rischia di perdere. Stando a rilevazioni riservate e visionate da Fratelli d’Italia, il caso Venezi poteva costare 4-5 punti percentuali. Un lusso che non ci si poteva permettere. E poi, come ha ricordato Mollicone, «alcuni referenti dell’orchestra, non è certo un segreto, hanno legami con chi si candiderà alle prossime elezioni comunali di Venezia. Sono vicini a liste e comitati di centrosinistra»…

Cipriani, i presunti legami con Nordio e l’affaire Minetti
Se Pietrangelo Buttafuoco inaugurerà la Biennale senza il ministro Alessandro Giuli dopo la rottura sul padiglione della Russia, Venezia resta al centro della cronaca, sebbene in modo indiretto, anche per l’ultima grana del governo Meloni: il caso della grazia concessa a Nicole Minetti. Dopo la richiesta da parte del Quirinale di ulteriori verifiche al ministero della Giustizia e alla Procura di Milano, dalle parti di Via Arenula c’è chi punta il dito contro Giusi Bartolozzi, l’ex zarina “dimissionata”, che avrebbe gestito il dossier. Ma c’è anche chi ricorda i (presunti) rapporti di amicizia tra il Guardasigilli Carlo Nordio, che in Laguna fu procuratore aggiunto, e la famiglia Cipriani, legata al celebre Harry’s Bar aperto nel 1931 da Giuseppe Cipriani a due passi da Piazza San Marco. Erede della dinastia è un altro Giuseppe Cipriani, 60 anni, compagno dell’ex igienista dentale del Cav ed ex consigliera regionale in Lombardia…

Festa all’Ucid con Abodi
Il cardinale Giovanni Battista Re, classe 1934, alla fine non ha partecipato alla cena sociale dell’Unione cristiana imprenditori dirigenti (Ucid) Lazio, organizzata da Riccardo Pedrizzi, preferendo una cena casalinga. Grande protagonista dell’evento è stato il ministro dello Sport, Andrea Abodi, tempestato di domande su chi governerà il calcio italiano, ben sapendo che Giancarlo Abete è sempre stato ai vertici proprio dell’Ucid, il gotha del potere (quasi totalmente romano) legato al Vaticano e ai suoi molteplici interessi. Abete è il “concorrente” di Giovanni Malagò nella corsa alla conquista della poltrona che è stata di Gabriele Gravina. Tra l’altro, e pochi lo ricordano, Abodi è stato presidente della Lega Nazionale Professionisti Serie B. Comunque, se non c’è stato Re, era presente l’avvocato Giorgio Assumma, anche lui classe 1934, «che senz’altro è più potente del nostro amico cardinale», spifferavano i maligni nella sala dell’Eur.

Giavazzi torna a Roma. E Tremonti parla con Fratoianni
Francesco Giavazzi torna a farsi vedere a Roma. Tanto che davanti a Palazzo Chigi si sente dire che «appena un governo scricchiola, subito arrivano nella Capitale i cosiddetti tecnici». Pronti a rientrare nell’edificio simbolo del potere (o di quel che ne rimane): Giavazzi, ai tempi di Mario Draghi “regnante”, entrava e usciva dalla Presidenza del Consiglio a velocità supersonica, impegnatissimo con i dossier delle nomine delle società statali. Nella mattina di martedì, al Senato, nella sala Nassiryia, si tiene l’incontro intitolato “Tornare a crescere. Oltre l’Italia dello zero virgola”, con il docente milanese Marco Leonardi autore del volume Il prezzo nascosto, Giavazzi, i parlamentari del Partito Democratico Lia Quartapelle e Giorgio Gori. Poi, nel pomeriggio, altro evento imperdibile: in piazza della Minerva, alla Biblioteca del Senato dedicata a Giovanni Spadolini, nella sala degli Atti Parlamentari, va in scena la presentazione del libro Libercomunismo di Emiliano Brancaccio, con Peppe De Cristofaro capogruppo al Senato di Avs, Giulio Tremonti, presidente commissione Esteri della Camera e Nicola Fratoianni. Davvero curioso, come incontro per parlare di economia. Tanto che qualcuno si domanda: «Non è che pure Giulio Tremonti sta facendo un pensierino per un mandato presidenziale, un domani, sul Colle?».

A Di Foggia è andata male. In passato, invece…
«A Giuseppina Di Foggia con Terna è andata male, la buonuscita da 7,3 milioni di euro è svanita… In passato invece c’è chi si ha incassato», sibila un vecchio agente di Borsa davanti a un gin tonic. E continua: «Senza bisogno di andare troppo in là con gli anni, per esempio con il caso di Biagio Agnes alla Stet, pensionato a 55 anni, tra i tanti che mi vengono in mente, nel settembre 2022 ci fu un caso che andò liscio come l’olio, altro che Di Foggia». Qual era? «Mentre i giornali erano concentrati sulla vittoria di Giorgia Meloni, Giuseppe Gola lasciava l’incarico di ad di Acea per fare spazio a Fabrizio Palermo. La nota ufficiale parlava di uno “scioglimento consensuale” del rapporto di lavoro “in essere con l’ingegner Gola”, riconoscendogli oltre al Tfr un importo lordo di 2,46 milioni di euro “a titolo di incentivazione all’esodo e di transazione generale e novativa”. Senza dimenticare l’importo relativo al Mbo 2022 pari a 172.500 euro e quelli di Lti 2021 e 2022, pari alla somma lorda di 153.333 euro. Che da maggio 2020 a settembre 2022 pare davvero un ottimo affare. E a naso possiamo dire che Terna vale tre volte tanto, e a Di Foggia quindi è andata davvero male». Che poi Gola ovviamente ha conquistato un’altra splendida poltrona, quella di ad di Open Fiber. Qual è la morale della storia? Che un manager che vuole incassare cifre cospicue deve puntare a uno “scioglimento consensuale” senza attendere la fine del mandato e poi aspettare qualche mese in pieno relax prima di tornare a lavorare. Si sa, la fretta genera errori…

Minetti: “Ingiustificata esposizione mediatica per mio figlio”. Meloni: “Escludo le dimiss…
AGI - Sul caso della grazia a Nicole Minetti si muove la Procura generale di Milano che promette verifiche “a tutto campo” in collaborazione con l’Interpol. "Abbiamo chiesto all'Interpol di svolgere con urgenza le indagini", dice la procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni. "Quelli che abbiamo letto sono fatti gravissimi e da verificare": la pg insieme al collega Gaetano Brusa - i due magistrati che hannno espresso parere favorevole alla grazia - svolgerà accertamenti "su tutte le persone" di cui si parla negli articoli del Il Fatto Quotidiano, compreso Giuseppe Cipriani, compagno della ex consigliera regionale lombarda.
Saranno acquisiti documenti dall’Uruguay anche in merito a eventuali procedimenti penali. Dopo avere raccolto gli elementi utili Nanni e Brusa invieranno al Ministero un parere. "Forse non siamo stati perspicaci e intelligenti” ma afferma la procuratrice generale “voglio verificarlo prima come cittadina e poi come magistrato. Ora vediamo se coi nostri metodi riusciamo a fare chiarezza nell'interesse di tutti".
Minetti: adozione nel rispetto della legge. Mai indagata in Uruguay e Spagna
"Sono state diffuse ricostruzioni false, gravemente lesive della mia reputazione, accompagnate dalla divulgazione di informazioni riguardanti un minore che, per legge, non avrebbero mai dovuto essere rese pubbliche, in palese violazione dei principi posti a tutela dei minori". Cosi' l'ex consigliere regionale della Lombardia, Nicole Minetti, in merito alla vicenda legata alla concessione della Grazia ricevuta dal Presidente della Repubblica e alla successiva messa in discussione della stessa.
"È particolarmente grave che siano state attribuite alla mia persona circostanze e dichiarazioni mai rese, costringendomi a difendermi da fatti del tutto inesistenti - continua Nicole Minetti, in una nota attraverso i suoi legali - preciso, con assoluta chiarezza, di non essere mai stata indagata nè di aver mai ricevuto comunicazioni di indagini a mio carico, nè in Uruguay nè in Spagna".
"Di fronte a una grave patologia che ha colpito mio figlio, io e la mia famiglia ci siamo rivolti a strutture sanitarie di eccellenza, al fine di garantire le migliori cure possibili - ha continuato - In tale contesto, è stata individuata una struttura altamente specializzata a Boston, dove mio figlio è stato sottoposto a un intervento chirurgico molto delicato e complesso".
"Smentisco categoricamente di aver mai intrapreso contenziosi con i genitori biologici di mio figlio, che non ho mai conosciuto - ha sottolineato Minetti - l'intero percorso adottivo si è svolto nel pieno rispetto della legge, seguendo la procedura ordinaria, dalla fase di pre-adozione fino all'affidamento definitivo, come documentalmente dimostrato e allegato". "In relazione alle notizie apparse sui quotidiani, ritengo doveroso intervenire per tutelare la mia persona, la mia famiglia e, soprattutto, mio figlio, gravemente esposti a una indebita e ingiustificata esposizione mediatica". Ha aggiunto Nicole Minetti.
Il caso di Nicole Minetti
Il caso è esploso ieri, due mesi dopo la grazia concessa a Nicole Minetti, ex igienista dentale di Silvio Berlusconi, con il Quirinale che ha chiesto al ministero della Giustizia di “verificare con cortese urgenza” i presupposti in base ai quali è arrivato il semaforo verde al provvedimento di clemenza. La grazia a Minetti, già consigliera regionale in Lombardia, ha di fatto cancellato la condanna a 2 anni e dieci mesi per favoreggiamento della prostituzione (nell’inchiesta Ruby-bis) e quella a un anno e un mese per peculato nella cosiddetta rimborsopoli lombarda.
La bolla è scoppiata dopo gli articoli del "Il Fatto Quotidiano" che hanno alimentato dubbi sulla regolarità di una circostanza determinante per la concessione della grazia: l’adozione di un minore con gravi problemi di salute.
Il caso politico
In poche ore la vicenda Minetti si è trasformata in un caso politico, con le opposizioni che chiedono le dimissioni del ministro Nordio, già indebolito dalla sconfitta nel referendum sulla Giustizia e dalle dimissioni forzate della sua (ex) capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi.
La posizione del ministero della Giustizia
Il ministero della Giustizia, dal canto suo, ha fatto sapere che "nessuno degli elementi negativi presentati in recenti articoli di stampa consta agli atti della procedura", ed ha autorizzato la Procura generale ad avviare nuove verifiche. E oggi alle 13 il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha incontrato il aottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, "per questioni pregresse".
Meloni esclude le dimissioni di Nordio
"Mi fido del ministro Nordio. La competenza della grazia non è la mia". Così la premier Giorgia Meloni ha risposto in conferenza stampa a Palazzo Chigi alle domande dei giornalisti sul caso Minetti. "Bisogna ricostruire le cose, ho appreso della grazia a Nicole Minetti dalla stampa", ha detto la premier. Quindi ha aggiunto: "Escludo le ipotesi di dimissioni del ministro Nordio. Ho parlato con il ministro per chiedere cosa fosse accaduto". Poi ha spiegato: "Il ministero non ha strumenti per operare indagini, il ministero si avvale della magistratura e la magistratura della polizia giudiziaria", ha osservato la premier. "Come fa il ministero ad avere più informazioni di chi fa indagini?", si chiede la premier.
Melania «vedova in attesa», Jimmy Kimmel replica alle accuse dei Trump
«Sono d’accordo sul fatto che la retorica d’odio e violenta sia qualcosa da rifiutare, e penso che un bel modo di iniziare ad abbassare i toni sarebbe avviare una conversazione a riguardo con suo marito». Così Jimmy Kimmel, durante il suo talk show in onda su ABC, ha replicato a Melania Trump che l’aveva attaccato per averla definita «vedova in attesa» in un discorso-parodia, tre giorni prima del fallito attentato durante la cena dei giornalisti all’hotel Hilton di Washington.

La battuta su Melania Trump nel discorso-parodia
La battuta sulla «vedova in attesa» faceva parte di una parodia del discorso che, per tradizione, viene fatto da un comico alla cena di gala e in cui solitamente vengono presi ironicamente di mira i presenti, compreso il presidente degli Stati Uniti. Per non urtare la sensibilità di Trump, tornato a partecipare dopo 11 anni all’evento, il discorso era stato cancellato. E così Kimmel ne aveva realizzato una parodia, in cui diceva: «La nostra first lady, Melania, è qui. Guardate Melania, così bella, signora Trump, avete un bagliore come una vedova in attesa».
Jimmy Kimmel: "Our First Lady is here. Mrs. Trump… you have a glow like an expectant widow." pic.twitter.com/LdloPzMyXr
— Breaking911 (@Breaking911) April 26, 2026

La first lady aveva auspicato il licenziamento di Kimmel
Dopo gli spari all’Hilton, Melania Trump aveva “ripescato” la battuta, definendo il conduttore «codardo» su X: «La retorica violenta e piena d’odio di Kimmel è pensata per dividere il nostro Paese. Il suo monologo sulla mia famiglia non è comicità: le sue parole sono corrosive e approfondiscono la malattia politica che affligge l’America». Scrivendo poi «quando è troppo è troppo», la moglie del presidente Usa aveva poi chiesto a ABC di rimuovere Kimmel.
Kimmel’s hateful and violent rhetoric is intended to divide our country. His monologue about my family isn’t comedy- his words are corrosive and deepens the political sickness within America.
— First Lady Melania Trump (@FLOTUS) April 27, 2026
People like Kimmel shouldn’t have the opportunity to enter our homes each evening to…
«Kimmel dovrebbe essere licenziato immediatamente da Disney e ABC», aveva scritto da parte sua Donald Trump su Truth. Successivamente la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, aveva definito «disgustose» le parole del comico e conduttore.
Kimmel ha parlato di «sensazione di deja vu»
«Mi dispiace che lei e il presidente e tutti quelli che erano in quella sala sabato avete dovuto affrontare quella esperienza, anche se nessuno è stato ucciso non vuol dire che non sia stato traumatico e dobbiamo essere uniti, ma volete farci credere che una battuta che ho fatto tre giorni prima abbia avuto un qualche effetto su quello che è successo?», ha replicato Kimmel, sottolineando che quanto detto «non era in nessun modo un’incitazione all’assassinio e loro lo sanno». Quanto alle richieste di un suo siluramento da parte di ABC, Kimmel ha affermato di avere una «sensazione di deja vu»: il suo show era stato infatti lo scorso autunno dopo alcune battute sull’assassinio di Charlie Kirk.
Le telecamere riprendono il momento in cui il cadavere avvolto in un lenzuolo viene carica…
Domenica mattina la vittima è stata trovata senza vita a Mitogio, frazione di Castiglione di Sicilia, con numerose ferite forse provocate da un'arma da taglio al volto e all'addome.
Le indagini e il ritrovamento dell'auto
Dalle indagini è stato possibile ricostruire come l'omicidio fosse però avvenuto da un'altra parte, nel Messinese, con il cadavere poi trasportato avvolto in alcune lenzuola e sacchi di plastica. Non lontano dal luogo del ritrovamento del corpo è stata anche recuperata l'auto dell'uomo, data alle fiamme.
Precompilata al via, 730 disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate dal 30 aprile
Dal pomeriggio di giovedì 30 aprile 2026, sul sito dell’Agenzia delle entrate, saranno disponibili in modalità consultazione le dichiarazioni 730 già predisposte con i dati in possesso del Fisco o inviati dagli enti esterni, come datori di lavoro, farmacie e banche. In totale, sono più di 1 miliardo e 300 milioni le informazioni trasmesse per le precompilate 2026. L’invio del 730 ed eventuali modifiche saranno possibili dal prossimo 14 maggio fino al 30 settembre.
Come consultare la propria dichiarazione
Per visualizzare e scaricare la dichiarazione occorre accedere alla propria area riservata tramite Spid, Cie o Cns. Il contribuente che possiede i requisiti per presentare il modello 730 potrà decidere se consultare la dichiarazione in modalità semplificata o ordinaria. Scegliendo la modalità semplificata, l’utente avrà a disposizione un’interfaccia intuitiva e facilmente navigabile, in cui sono presenti i dati da confermare o modificare: “casa e altre proprietà”, “famiglia”, “lavoro”, “altri redditi”, “spese sostenute”. Una volta confermate o aggiornate le informazioni fiscali, queste verranno automaticamente riportate all’interno del modello dichiarativo.
I dubbi di Vance sulla gestione del Pentagono da parte di Hegseth
In colloqui privati con Donald Trump e non solo, JD Vance ha espresso forte preoccupazione per il modo in cui il Dipartimento della Difesa guidato da Pete Hegseth sta gestendo il conflitto in Medio Oriente. Lo scrive The Atlantic in un articolo intitolato “Il Pentagono potrebbe non star dicendo a Trump tutto quello che c’è da sapere sulla guerra”, citando fonti vicine all’Amministrazione Usa. Vance, in particolare, avrebbe messo in discussione le smentite di Hegseth e del generale Dan Caine (presidente del Joint Chiefs of Staff) sull’esaurimento delle scorte missilistiche statunitensi e anche i loro resoconti sui danni subiti dalle forze iraniane.

Hegseth sembre sempre dire ciò che Trump vuole sentire
Alcuni dei più stretti collaboratori di Vance, scrive The Atlantic, ritengono che i resoconti di guerra eccessivamente ottimistici di Hegseth e il suo approccio a tratti combattivo con la stampa sembrano studiati per dire a Trump ciò che vuole sentirsi dire. Solo per fare un esempio, secondo fonti di intelligence la Repubblica Islamica conserva ancora due terzi della sua aviazione e la maggior parte della sua capacità di lancio missilistico, mentre Hegseth ha esplicitamente parlato di «completo controllo dei cieli» iraniani. Inoltre il capo del Pentagono tiene spesso conferenze stampa alle 8 del mattino, molto presto, quando però è risaputo che Trump guarda Fox News. «La sua esperienza televisiva lo ha reso davvero abile nel sapere come parlare con Trump, come pensa Trump», ha detto a The Atlantic un ex funzionario dell’attuale Amministrazione Usa. Prima di diventare segretario alla Difesa, Hegseth è stato conduttore di Fox News per otto anni.

Vance in pubblico continua a elogiare l’operato di Hegseth
Da qui la preoccupazione del vicepresidente Usa – scettico fin dall’inizio sull’opportunità di attaccare l’Iran – che per evitare creare divisioni nel gabinetto di guerra di Trump ha preferito non accusare esplicitamente Hegseth (elogiato in pubblico) o Caine di aver ingannato il capo della Casa Bianca. Intervistato dal Daily Beast, il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha già smentito l’esistenza di contrasti interni, sottolineando che Hegseth e Vance «hanno un rapporto di lavoro eccellente, basato su un profondo rispetto reciproco e allineamento».
Il malcontento cresce anche tra i senatori repubblicani
Vance, peraltro, non sarebbe affatto solo nel suo crescente scetticismo nei confronti dell’operato del segretario alla Difesa. Vari senatori repubblicani hanno infatti confidato a The Hill che, se si votasse oggi, non confermerebbero Hegseth – già nel mirino dei democratici della Camera – a capo del Pentagono. Un esponente del Grand Old Party, esprimendo malcontento per le purghe che hanno investito i vertici delle forze armate americane, ha detto che da tempo all’interno del gruppo repubblicano al Senato ci sono perplessità riguardanti l’inesperienza di Hegseth, ritenuto inoltre eccessivamente arrogante.
Credito Lombardo Veneto, Fumagalli nuovo presidente, Gesa confermato ad
L’assemblea degli azionisti di Credito Lombardo Veneto ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione, in carica per il prossimo triennio. Marco Maria Fumagalli è stato nominato presidente, Aldo Bonomi e Carlo Jannone vice Presidenti. Confermate le deleghe in capo all’amministratore delegato Paolo Gesa, a cui è affidata la guida operativa del piano di rilancio. Il rinnovo degli organi sociali si inserisce nel percorso di marcata discontinuità avviato nella seconda parte del 2025, che ha visto il rafforzamento patrimoniale della banca, con il completamento dell’aumento di capitale da 20 milioni di euro lo scorso dicembre, l’ingresso nel capitale di investitori istituzionali ed industriali – tra i quali Banco di Desio e della Brianza e First Capital- e l’approvazione del Piano Industriale 2026-2029.
L’Istat risponde alle critiche del governo sulla verifica dei conti
Nella seconda giornata di audizioni sul Documento di Finanza Pubblica, presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli ha replicato ai recenti attacchi di Giorgia Meloni sulla verifica dei conti, sottolineando il ruolo «autonomo e indipendente» dell’istituto, che «segue modalità e tempistiche dettate dai regolamenti europei».

La spiegazione di Chelli
La verifica dei Conti di finanza pubblica, ha spiegato Chelli in audizione alla Camera, viene effettuata con cadenza semestrale (entro il primo aprile e il primo ottobre di ogni anno) «sotto il coordinamento tecnico di Eurostat». In questo contesto l’Istat, «pur mantenendo un ruolo autonomo e indipendente come responsabile ultimo della qualità dei dati prodotti», svolge anche «una funzione di coordinamento e di sintesi tra le diverse istituzioni nazionali coinvolte, a vario titolo, nella produzione dei dati di finanza pubblica», come la Banca d’Italia e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, «assicurando la coerenza tra le varie fonti informative nazionali».
Cosa aveva detto Meloni
Meloni se l’era presa con l’Istat sulla questione della mancata uscita dalla procedura di infrazione, affermando che non avrebbe calcolato le risorse recuperate dalle frodi Superbonus. La premier, in particolare, sui social aveva definito «una beffa per l’Italia e per gli italiani» la misurazione del Pil che ha portato l’istituto (e l’Eurostat) a collocare il rapporto tra deficit e prodotto interno lordo dell’Italia al 3,1 per cento, quindi in procedura d’infrazione: «Da molti anni ormai, i primi dati Istat sottostimano il Pil effettivo, per poi rivederlo al rialzo».







