Trump: “Senza accordo sul nucleare il blocco navale resta. L’economia dell’Iran al collass…

AGI - Tra minacce e ultimatum, proseguono sottotraccia e tra (nuoveschermaglie incrociate i negoziati tra Iran e Stati Uniti. Una soluzione che porti alla fine della guerra al momento appare ancora lontana.

Teheran (secondo la Cnn) presenterà a giorni una nuova proposta dopo il no di Washington all’offerta – lo Stretto libero in cambio della revoca del blocco navale ma il programma sull’uranio arricchito da affrontare solo in un secondo momento – consegnata dall’Iran nelle mani dei mediatori pachistani.

Tra i nodi principali da sciogliere c'è l'avvio del tavolo sul nucleare che gli Usa non sono disposti a rimandare. “Preparatevi a un blocco prolungato di Hormuz”, l’allerta di Trump ai suoi collaboratori in modo da esercitare – questa l’analisi del Wall Street Journal –  la “massima pressione economica” su Teheran e costringere un regime già "al collasso economico" (sostiene The Donald) ad abbandonare il programma sull’uranio arricchito.

Del resto Trump nel suo discorso alla cena di Stato alla Casa Bianca, alla presenza di Re Carlo III, ha rivendicato che gli Stati Uniti hanno “sconfitto militarmente” l’Iran. “Non permetteremo mai che possieda un’arma nucleare”. Poi 'aumenta' la pressione sul regime mostrandosi sul suo social Truth  (con l'utilizzo dell'intelligenza artificiale) con occhiali da sole e mitra tra le mani. "L'Iran deve darsi una regolata", minaccia il capo della Casa Bianca. 

La diretta 

20.52 Iran: Trump, accordo solo se rinunciano alle armi nucleari

Donald Trump ha confermato che stringerà un accordo con l'Iran solo se Teheran rinuncerà a dotarsi di armi nucleari. "Hanno fatto molta strada, la questione è se ne abbiano fatta abbastanza", ha detto a margine del suo incontro alla Casa Bianca con l'equipaggio di Artemis II. "Non ci sarà mai un accordo a meno che non accettino di rinunciare alle armi nucleari", ha aggiunto. 

Il presidente americano è tornato a descrivere la situazione economica dell'Iran come disastrosa. "La economia è al collasso, la loro valuta non ha più alcun valore e hanno, un'inflazione mai vista prima". Da qui la conferma che intenderà mantenere il blocco di Hormuz e che all'Iran ora non resta che arrendersi. "Il blocco è geniale - ha detto alla Casa Bianca -. Militarmente li abbiamo annientati, ora non gli resta che dire 'ci arrendiamo'". 

20.12 Iran: media, la portaerei Gerald Ford rientrerà negli Usa

La portaerei Gerald Ford lascerà il Medio Oriente e i suoi 4.550 marinai inizieranno il viaggio di rientro verso casa nei prossimi giorni. Lo ha riferisce il Washington Post citando fonti dell'amministrazione. La Ford, che si trova nel Mar Rosso, è una delle tre portaerei della regione insieme con la George H.W. Bush e la Abraham Lincoln che sono nel Mar Arabico per far rispettare il blocco degli Stati Uniti contro le navi che trasportano petrolio o merci dai porti iraniani. La Ford ha battuto il 15 aprile il record della missione più lunga dai tempi della guerra in Vietnam. A oggi, ha passato quasi 310 giorni in mare. 

18.13 Trump ad Axios, il blocco è più efficace dei bombardamenti

Il blocco navale americana contro l'Iran è "in qualche modo più efficace del bombardamento". Lo ha dichiarato il presidente americano, Donald Trump, parlando ad Axios.

17.59 Trump ad Axios, respinta proposta; blocco navale rimane

Il presidente americano, Donald Trump, respinge la proposta iraniana e mantiene il blocco navale su Hormuz. Lo riporta Axios che cita una conversazione con il presidente. "Il blocco navale contro l'Iran finché il regime non accetterà un accordo che affronti le preoccupazioni degli Stati Uniti riguardo al suo programma nucleare", scrive il sito americano riportando le affermazioni di Trump.

17.31 Ghalibaf, Trump vuole dividerci per la resa. Restiamo uniti

Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Ghalibaf, ha fatto appello all'unità di fronte ai tentativi degli Stati Uniti di dividere il Paese e obbligarlo ad arrendersi. Il presidente americano Donald "Trump separa esplicitamente il Paese in integralisti e moderati, e poi parla di un blocco navale per costringere l'Iran alla resa attraverso la pressione economica e la divisione interna", ha dichiarato in un messaggio al Paese diffuso dall'agenzia Tasnim.
"La soluzione per contrastare il nuovo complotto del nemico è una sola: mantenere l'unita'", ha assicurato Ghalibaf, sulla carta capo negoziatore con gli Stati Uniti e indicato spesso da Trump come esponente dell'ala più moderata e pronta i negoziati, mentre i falchi tra i Pasdaran sono per la linea dura.

16.49 Pentagono, finora guerra costata 25 miliardi dollari

"Approssimativamente, a oggi stiamo spendendo circa 25 miliardi di dollari per l'Operazione Epic Fury". Lo ha dichiarato il sottosegretario all'Esercito al Pentagono, Jules Hurst, in audizione in commissione Forze Armate alla Camera Usa. "La maggior parte di questa somma e' destinata alle munizioni. Ovviamente, comprende anche le spese di gestione e manutenzione, le attrezzature e il personale", ha spiegato.

15.05 Iran, risposta senza precedenti se Usa continuano pirateria

L'Iran ha minacciato "risposte senza precedenti" se gli Stati Uniti non toglieranno l'assedio allo stretto di Hormuz. A riferlo è stata una fonte di alto rango di Teheran citata da Press tv.
"La continua pirateria marittima e il brigantaggio americano sotto forma di cosiddetto blocco navale saranno presto accolti con un'azione militare pratica e senza precedenti", ha detto la fonte all'emittente vicina al regime.
Le forze armate dell'Iran, che operano sotto il comando del quartier generale di Khatam al-Anbiya, "credono che la pazienza abbia dei limiti e che una risposta punitiva sia necessaria se Washington mantiene il suo blocco navale illegale intorno allo stretto di Hormuz", ha proseguito la fonte.

12.23 Il commissario europeo al Commercio: "E' fondamentale riaprire Hormuz" 

"Tutti noi desideriamo il cessate il fuoco in Iran e in Libano e sosteniamo l'obiettivo finale di stabilire la pace e la stabilità attraverso mezzi diplomatici". Lo ha dichiarato il commissario europeo al commercio, Maros Sefcovic, intervenuto nel dibattito sul Medio Oriente e la crisi energetica nella plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo.   "Ciò include, naturalmente, il ripristino della piena e permanente libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. E questo vale per tutti gli stretti e tutte le vie navigabili del mondo. Come sicuramente saprete, l'85% delle merci scambiate viene trasportato via mare. Per noi, i maggiori commercianti del mondo, questo è di fondamentale importanza", ha concluso Sefcovic.

11.11 L'Onu: "In Iran almeno 21 esecuzioni dall'inizio della guerra"

L'Iran ha giustiziato almeno 21 persone e ne ha arrestate più di 4.000 dall'inizio della guerra con Usa e Israele. Lo ha dichiarato l'ufficio per i diritti umani dell'Onu. Da quando gli attacchi israelo-americani hanno dato inizio alla guerra alla fine di febbraio, "almeno nove persone sono state giustiziate in relazione alle proteste del gennaio 2026, dieci per presunta appartenenza a gruppi di opposizione e due con l'accusa di spionaggio", si legge in una nota, "dal 28 febbraio, si stima che oltre 4.000 persone siano state arrestate in Iran con accuse legate alla sicurezza nazionale". 

10.29 Trump su Truth con il mitra: "L'Iran si dia una regolata" 

L'Iran deve "darsi una regolata" e accettare di includere nel negoziato in corso il programma nucleare, invece di rimandare la questione alla trattativa successiva. Lo scrive il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un post su Truth accompagnato da un'immagine, presumibilmente realizzata con l'IA, che lo mostra imbracciare un mitra sullo sfondo di quelli che appaiono impianti nucleari su una montagna punteggiata da esplosioni. A corredo dell'immagine la scritta 'No More Mr. Nice Guy', titolo di una celebre canzone di Alice Cooper traducibile come 'basta fare il bravo ragazzo'. "L'Iran non riesce a darsi una regolata. Non sanno come firmare un accordo non nucleare. Farebbero meglio a farsi furbi in fretta!", scrive Trump.

09.17 von der Leyen: "Le conseguenze della guerra si faranno sentire per anni" 

C’è una dura realtà che tutti dobbiamo affrontare: le conseguenze" del conflitto in Iran "potrebbero farsi sentire per mesi o addirittura anni a venire". Lo ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo intervento nella plenaria del Parlamento europeo.    "Il nostro obiettivo comune", insieme ai partner della regione, "è ora vedere una fine duratura della guerra. Ciò include il ripristino della piena e permanente libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz senza pedaggi", ha affermato von der Leyen, aggiungendo che "è altrettanto chiaro che qualsiasi accordo di pace dovrà affrontare il programma nucleare e missilistico balistico dell’Iran".  

09.08 Von der Leyen: "Il costo della crisi energetica è arrivato a 27 miliardi di euro" 

 "In soli 60 giorni di conflitto, la nostra spesa per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 27 miliardi di euro. Stiamo perdendo quasi 500 milioni di euro al giorno". Lo ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, intervenuta in sessione plenaria al Parlamento europeo, a Strasburgo.   
"Questa è la seconda grande crisi energetica nel breve arco di quattro anni. La lezione dovrebbe essere chiara per tutti. In un mondo turbolento come il nostro, semplicemente non possiamo dipendere eccessivamente dall'energia importata", ha aggiunto.   "La strada da seguire è ovvia: dobbiamo ridurre la nostra eccessiva dipendenza dai combustibili fossili importati e potenziare la nostra produzione interna di energia pulita, accessibile e dalle energie rinnovabili al nucleare, nel pieno rispetto della neutralità tecnologica", ha concluso von der Leyen.

07.27 Trump al suo staff: "Preparatevi a un lungo blocco dello Stretto"

 Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha chiesto ai suoi collaboratori di prepararsi a un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz durante la riunione di lunedì scorso nella Situation Room. È quanto riferisce il Wall Street Journal.    Trump intende quindi esercitare la massima pressione economica sulla Repubblica Islamica, impedendole di esportare carburante, per cercare di costringerla ad accettare la sua richiesta di abbandonare il programma nucleare. Secondo le fonti consultate dal quotidiano Usa, Trump ritiene un lungo blocco una soluzione meno rischiosa di riprendere i bombardamenti o abbandonare il conflitto. 

08.12 Panama ribadisce la neutralità del Canale 

 Il governo panamense ha ribadito la "neutralità" del Canale di Panama e la "necessità di preservare" le rotte di transito marittimo a fronte del blocco dello Stretto di Hormuz imposto dagli Stati Uniti nel loro conflitto con l'Iran. Il Canale di Panama sta registrando un aumento della domanda a causa della chiusura del cruciale passaggio marittimo nel Golfo, attraverso il quale transitava il 20% del petrolio mondiale.   

03.14 Trump: "Abbiamo sconfitto militarmente l'Iran"

Donald Trump nel suo discorso alla cena di Stato alla Casa Bianca, alla presenza di Re Carlo III ha detto che gli Stati Uniti hanno "sconfitto militarmente" l'Iran. "Abbiamo sconfitto militarmente questo avversario e non permetteremo mai che possieda un'arma nucleare", ha dichiarato il presidente americano in apertura della cena ufficiale. 

 

 

Trump afferma di aver sconfitto l’Iran, Teheran replica: «La guerra non è finita»

Durante la cena di Stato per re Carlo III, Donald Trump ha affermato che gli Stati Uniti hanno «sconfitto militarmente» l’Iran, aggiungendo: «Non permetteremo mai a quell’avversario di dotarsi di un’arma nucleare». La replica di Teheran non si è fatta attendere. «Per noi la guerra finita non è finita con il cessate il fuoco», ha detto il portavoce dell’esercito iraniano Mohammad Akraminia: «Non ci fidiamo degli Stati Uniti e dei nostri nemici. Abbiamo continuato ad aggiornare la nostra lista di bersagli come quando gli attacchi erano in corso. Abbiamo continuato l’addestramento e usato l’esperienza della guerra e abbiamo sia prodotto che aggiornato i nostri equipaggiamenti. Per noi la situazione è ancora di conflitto».

Trump vuole continuare a oltranza il blocco navale dei porti iraniani

Tutto lascia pensare che, in fondo, sia Trump a voler la fine dei combattimenti, più che Teheran: la guerra in Medio Oriente è infatti costata tantissimo agli Stati Uniti (circa un miliardo di dollari al giorno) e, secondo più fonti, il conflitto ha prosciugato le scorte di missili americani. Il Wall Street Journal scrive che, in recenti incontri nella Situation Room, è stato deciso di continuare a comprimere l’economia e le esportazioni di petrolio di Teheran con un blocco navale a oltranza dei porti iraniani, anziché riprendere i bombardamenti o ritirarsi dal conflitto, opzioni che comporterebbero rischi maggiori. L’Iran, intanto, ha inviato una lettera al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite denunciando la «pirateria statunitense».

Trump afferma di aver sconfitto l’Iran, Teheran replica: «La guerra non è finita»
Trump col mitra in un’immagine postata si Truth.

Trump risponde all’Iran pubblicando un’immagine in cui imbraccia un mitra

Dopo la risposta di Teheran, Trump ha replicato postando un’immagine su Truth in cui lo si vede imbracciare una mitragliatrice, mentre sullo sfondo è in corso un bombardamento – evidentemente – sulla Repubblia Islamica: «L’Iran non riesce a darsi una regolata. Non sanno come firmare un accordo sul nucleare. Farebbero meglio a darsi una svegliata in fretta! Basta fare il bravo ragazzo».

Mandato di arresto per James Comey, ex direttore dell’Fbi

Per l’ex direttore dell’Fbi James Comey è stato emesso un mandato d’arresto con l’accusa di «minaccia alla vita e all’integrità fisica del presidente degli Stati Uniti» Donald Trump. Lo ha annunciato il ministro della Giustizia ad interim Todd Blanche. Comey, nominato da Barack Obama e confermato dal tycoon durante il suo primo mandato, è stato accusato per un post sul Instagram di un anno fa in cui si vedeva una serie di conchiglie a formare i numeri “86 47“, accompagnata dal commento «una curiosa formazione di conchiglie durante la mia passeggiata in spiaggia». Nel gergo della ristorazione, il numero “86” indica l’atto di eliminare o rimuovere definitivamente una voce dal menu, mentre il “47” farebbe riferimento, secondo le accuse, al 47° presidente Usa, Trump.

Mandato di arresto per James Comey, ex direttore dell’Fbi
Il post Instagram.

I capi di imputazione

Il post, poi cancellato da Comey con la giustificazione di «non essersi reso conto che alcune persone associano quei numeri alla violenza» e di essere «contrario alla violenza di qualsiasi tipo», fu subito interpretato dai repubblicani come una minaccia contro The Donald. Di qui la mossa di un gran giurì del Distretto orientale della North Carolina che, martedì 28 aprile 2026, ha emesso un atto d’accusa per due capi d’imputazione. Il primo è di aver minacciato con consapevolezza e volontà «di uccidere e di infliggere lesioni fisiche» al presidente americano, mentre il secondo è di «aver trasmesso consapevolmente e volontariamente una comunicazione interstatale contenente una minaccia di morte» a Trump.

Comey: «Non finirà qui, sono innocente»

Dal canto suo, Comey ha ribadito la sua innocenza e si è detto fiducioso che sarà scagionato in tribunale in un video pubblicato su Substack: «Non finirà qui. Tuttavia, per quanto mi riguarda, nulla è cambiato. Sono ancora innocente. Non ho ancora paura. E continuo a credere nell’indipendenza della magistratura federale. È però fondamentale che tutti noi ricordiamo una cosa, che questo non è il modo in cui il dipartimento di Giustizia dovrebbe operare. La buona notizia è che, giorno dopo giorno, ci avviciniamo sempre più al ripristino di quei valori. Non perdete la speranza».

Grazia a Minetti, dal ministero della Giustizia nessun input per verifiche all’estero

Il ministero della Giustizia non aveva chiesto alla procura generale di Milano di fare indagini all’estero in vista della possibile grazia per motivi umanitari da concedere a Nicole Minetti. Come spiega Repubblica, Via Arenula aveva inviato ai magistrati solo un modulo nel quale non c’era alcun riferimento a eventuali accertamenti fuori dall’Italia, in questo caso particolare in Uruguay e negli Stati Uniti.

Grazia a Minetti, dal ministero della Giustizia nessun input per verifiche all’estero
Giuseppe Cipriani (Imagoeconomica).

Le ombre sull’adozione del bambino in Uruguay

Ora, su input del Quirinale che ha chiesto approfondimenti, c’è da capire (con colpevole ritardo) ogni passaggio dell’adozione del minore, compresa la contrarietà dei genitori biologici che non l’avrebbero abbandonato alla nascita. L’Uruguay, peraltro, non è un Paese con cui l’Italia ha un trattato sulle adozioni internazionali. E Minetti non è nemmeno sposata con Giuseppe Cipriani: altro elemento che avrebbe dovuto suggerire cautela al ministero della Giustizia, che raramente ha aperto un’istruttoria per la grazia nei confronti di una persona che non è in custodia cautelare. E poi c’è l’intervento chirurgico subito dal bimbo a Boston, dopo il supposto parere contrario di due ospedali italiani che, però, hanno smentito di averlo avuto come paziente. C’è inoltre da capire che tipo di feste venissero organizzate nella tenuta in Uruguay di Cipriani, citato negli Epstein Files. Altro aspetto sotto la lente d’ingrandimento le circostanze della morte dei due avvocati della famiglia d’origine del bambino, di cui ha scritto Il Fatto Quotidiano. «Potremmo anche ammettere di non essere stati perspicaci», ha detto la procuratrice generale Francesca Nanni. Sul caso è stata attivata «con massima urgenza» anche l’Interpol. Saranno acquisiti documenti dall’Uruguay anche in merito a eventuali procedimenti penali.

Grazia a Minetti, dal ministero della Giustizia nessun input per verifiche all’estero
Giorgia Meloni e Carlo Nordio (Imagoeconomica).

Meloni esclude le dimissioni del ministro Nordio

Intanto il ministro Carlo Nordio è sempre più sotto pressione. Ieri il Guardasigilli è stato ricevuto a Palazzo Chigi dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano per un colloquio che non sarebbe legato al caso-Minetti, bensì già previsto «per questioni pregresse». Le opposizioni sono tornate a invocare le dimissioni di Nordio, già indebolito dall’addio forzato della sua (ex) capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, che però sono state escluse categoricamente dalla premier Giorgia Meloni: «Il ministero non ha strumenti per operare indagini, il ministero si avvale della magistratura e la magistratura della polizia giudiziaria. Come fa il ministero ad avere più informazioni di chi fa indagini?».

Il diavolo veste Prada 2, il giornalismo duro e puro in crisi e la schiavitù delle views

Il secondo capitolo de Il diavolo veste Prada, 20 anni dopo, ci offre un ritratto spietato sulla trasformazione del mondo dell’editoria e sulle difficoltà estreme delle vecchie generazioni ad adattarsi all’universo digitale, dove influencer e content creator hanno spazzato via interi giardinetti di competenze.

Ce n’è un po’ per tutti. Sia per quel giornalismo duro e puro che in tempi grami come questi non disdegna di scendere a compromessi, mettendo da parte gli ideali di gioventù; sia per il mondo dell’editoria dei femminili, quello dominato per decenni da Vogue & co., che invece non detta più le tendenze, non intercetta investimenti pubblicitari come una volta, e deve lottare per sopravvivere tra social, visualizzazioni e viralità.

Il diavolo veste Prada 2, il giornalismo duro e puro in crisi e la schiavitù delle views
Meryl Streep interpreta Miranda Priestly.

Prima la shitstorm, poi la rabbia degli investitori pubblicitari

Runway, la rivista di fashion guidata da Miranda Priestley (Meryl Streep), viene travolta da una shitstorm sui social perché ha pubblicato un articolo elogiativo dedicato a un’azienda che, invece, si scopre essere disinvolta sfruttatrice della manodopera. Pure gli investitori pubblicitari chiedono una sorta di risarcimento per lo scandalo che ha colpito Runway, e in particolare Dior, il cui business retail è ora guidato da Emily (Emily Blunt), l’antica assistente di Miranda.

Il diavolo veste Prada 2, il giornalismo duro e puro in crisi e la schiavitù delle views
Emily Blunt.

Messa alle strette sui due fronti (contenuti editoriali e raccolta adv), la casa editrice di Runway decide di chiamare Andrea (Anne Hathaway) come responsabile dei contenuti editoriali, poiché nel frattempo l’ex ragazza del 2006 è diventata un’apprezzata giornalista che vince premi ma che è appena stata licenziata, insieme a tutta la redazione, dal quotidiano Guardian. Miranda, con un inatteso bagno di umiltà, è d’altro canto costretta ad andare a trattare con gli investitori pubblicitari, Emily compresa.

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Anne Hathaway.

«In quanti hanno cliccato sull’articolo? Non è diventato virale»

Possiamo quindi usare alcuni touchpoint della sceneggiatura del film, in sala dal 29 aprile, per allargare il discorso a un’analisi del settore fashion ed editoriale. Innanzitutto, i pur brillanti articoli di Andrea, nuova responsabile contenuti, hanno sul web un buon numero di commenti da parte della élite, ma… «in quanti hanno cliccato sull’articolo? Quante visualizzazioni ha fatto? Non è diventato virale», è il cinico commento dell’editore di Runway.

La Miranda del 2006 governava gli eventi, li determinava. Quella del 2026 è più passiva, li subisce, non detta più le regole, accetta senza fiatare le condizioni poste dagli investitori pubblicitari: «A risarcimento dello scandalo ci farete tre pagine di servizi e poi un’intervista celebrativa dedicata alla nostra nuova sede», le dice Emily. E a chi prova a chiedere a Miranda di essere un po’ meno accondiscendente, la direttrice risponde: «Abbiamo bisogno degli investimenti pubblicitari, il numero di Runway di settembre pare un filo interdentale», lasciando intendere che mancano le pagine pubblicitarie e la foliazione è ridotta al minimo.

Che fatica adattarsi alle nuove regole woke su diversity e body shaming

Lei, d’altronde, ragiona ancora guardando quasi solo all’edizione cartacea, percepisce come svilenti tutte le variazioni editoriali sul digitale, e quando partecipa alle riunioni in cui viene sommersa dai dati su metriche e visualizzazioni si annoia tremendamente. Fa anche molta fatica ad adattarsi alle nuove regole woke in tema di diversity e body shaming: «Ho detto ragazza grassa del New Jersey. Cos’è che non si può dire? Non posso dire che è del New Jersey?».

Il diavolo veste Prada 2, il giornalismo duro e puro in crisi e la schiavitù delle views
La locandina del film.

Ecco quindi emergere un suo gap sia tecnologico sia culturale con i nuovi standard dell’editoria. Nel passaggio generazionale dal vecchio proprietario, appassionato di editoria, a suo figlio, molto meno a suo agio tra redazioni e menabò, si evidenzia ancor di più il cambio di passo: i consulenti di McKinsey chiedono di tagliare i costi un po’ ovunque, e, preferibilmente, di vendere la società.

Convocazione nella mensa aziendale: ma chi l’ha mai vista?

Miranda è costretta a viaggiare da New York a Milano in economy e non più in business; vengono abolite le macchine con autista e si caldeggia l’utilizzo di Uber; il nuovo editore convoca Miranda alla mensa aziendale, «ma lei non ha mai messo piede in quel piano dell’azienda, non sapeva neppure che esistesse una mensa aziendale», dice il suo art director Nigel (Stanley Tucci), che poi ricorda i bei tempi in cui «per fare questo servizio potevo andare in Africa tre mesi col fotografo Richard Avedon. Ora vanno bene tre giorni in una location periferica di Brooklyn».

Il diavolo veste Prada 2, il giornalismo duro e puro in crisi e la schiavitù delle views
Stanley Tucci e Anne Hathaway nel film.

Quindi che fine farà l’editoria? Beh, non ci sono molte strade, come racconta il film. O ci si rifugia in modelli di grande successo tipo l’Economist o il New York Times, con grandi gruppi dove però un manipolo di azionisti illuminati conserva azioni di classe B, non contendibili, per governare l’indirizzo editoriale delle attività; oppure si trova un miliardario appassionato che compra e lascia mano libera a direttori e giornalisti. L’antica formula dell’imprenditore che si compra i media non per il business in sé, ma per appoggiare e fare lobbying a favore delle altre sue attività sembra invece avere i giorni contati (in Italia, tuttavia, sembra essere un grimaldello che va ancora di moda).

«Il primo iPhone è stato in qualche modo l’inizio della fine»

Di sicuro la rivoluzione che si è abbattuta sull’editoria è stata anche la molla per avviare, 20 anni dopo, la realizzazione del sequel de Il diavolo veste Prada. Come spiega infatti il regista di entrambi i film, David Frankel, «il mondo del giornalismo cartaceo è cambiato. Tutto il mondo è cambiato. Per mettere le cose in prospettiva, il primo iPhone è uscito soltanto un anno dopo il primo film e penso che quello sia stato in qualche modo l’inizio della fine. Mentre vedevamo il mondo del giornalismo cartaceo sempre più in declino anno dopo anno, ci sembrava sensato esplorare questo cambiamento e sviluppare una storia in cui questi personaggi finissero nuovamente per interagire. Volevamo esplorare i compromessi a cui loro devono scendere per mantenere le proprie carriere. Se il primo film era un romanzo di formazione in cui una giovane donna (Anne Hathaway, ndr) scopriva il proprio posto nel mondo, il sequel parla di una donna matura che affronta tutte le scelte che ha compiuto nella propria vita».

Il diavolo veste Prada 2, il giornalismo duro e puro in crisi e la schiavitù delle views
Anne Hathaway e Meryl Streep.

Insomma «il cambiamento è ovviamente qualcosa che tutti noi sperimentiamo nelle nostre carriere professionali, e il modo in cui lo affrontiamo è una priorità assoluta; è una sfida che tutti i nostri personaggi devono superare, ma per Miranda la parola chiave era eredità, heritage. Come si fa a mantenere in vita qualcosa quando la sua influenza e la sua importanza culturale stanno svanendo? Come far sì che una testata che è chiaramente un heritage continui ad avere un significato per le persone? Si tratta anche della sua eredità personale. Se questo è ciò che ha fatto nella sua vita, lei deve trovare come vorrebbe che le persone ricordassero i suoi successi una volta che avrà smesso di farlo».

«Sono cambiate così tante cose nel mondo dell’editoria…»

Anche per Meryl Streep il cambiamento dell’editoria è stato lo spunto fondamentale per convincerla a interpretare il sequel: «Il motivo per cui oggi il film ha senso è che sono cambiate così tante cose nel mondo delle riviste, in quello dell’editoria e nel giornalismo in generale. Il settore si è praticamente dissolto, al punto che tutti stanno cercando di capire come farlo funzionare. Ed è in quell’atmosfera che entrano in gioco la tensione e la trama, e vengono messe in luce tutte le cose che le persone devono fare per tenere a galla la barca in questi tempi così turbolenti. Quello del 2006 era un film su una donna a capo di una grande azienda, e i personaggi principali erano donne, per di più donne ambiziose. Quindi era tutto nuovo e divertente. Ora penso che sia ancora rilevante esplorare come le donne ricoprano ruoli di leadership e in quali modi. Il mondo è turbolento e piuttosto cupo. Le notizie sono deprimenti, ed è fantastico avere qualcosa che ci ricordi tutto ciò che c’è di meraviglioso, libero, bello e sciocco nel mondo».

Spari a Roma per il 25 aprile: fermato un ventenne

Svolta nelle indagini sull’aggressione a colpi di pistola ad aria compressa esplosi contro una coppia di sessantenni militanti di Sinistra Italiana al parco Schuster di Roma alla fine del corteo del 25 aprile. È stato fermato un 21enne appartenente alla Comunità ebraica che, stando al Corriere della sera, avrebbe ammesso le proprie responsabilità dicendo di fare parte della Brigata ebraica. Decisivi per la sua identificazione i video delle telecamere della zona. Il ventenne a bordo di uno scooter con casco integrale aveva sparato almeno tre colpi con una postola soft air contro i due manifestanti – Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano – con al collo il fazzoletto dell’Anpi, ferendoli in modo lieve. Le motivazioni del gesto sono al vaglio di investigatori e inquirenti.

Spari al corteo del 25 aprile a Roma, fermato un 21enne: “Sono della Brigata Ebraica”

AGI - "Faccio parte della Brigata Ebraica": lo ha affermato Eithan B., 21 anni, bloccato, nella notte, dai poliziotti della Digos con l'accusa di aver esploso un colpo di pistola a piombini centrando due militanti dell'Anpi - un uomo e una donna -, al termine della manifestazione del 25 aprile nei pressi del Parco Schuster, vicino alla Basilica di San Paolo, a Roma.

Il giovane, difeso dall'avvocato Cesare Gai, è stato perquisito e dovrà essere interrogato dagli inquirenti della procura di Roma nei prossimi giorni. Le motivazioni sono al vaglio di investigatori e inquirenti.
Una frase che, secondo quanto si apprende, sarebbe destituita di ogni fondamento. La Brigata Ebraica, infatti, informa di avere appreso dalla stampa la notizia del fermo del 21enne quale presunto aggressore dei due iscritti Anpi il 25 aprile a Roma e dichiara "di non conoscerlo e di non avere tra i suoi membri persone che rispondano a questo nome".

Sottolinea anche "di non aver alcun rappresentante nè iscritto nella città di Roma". "Provo orrore e condanno nella maniera più risoluta, e senza alcuna giustificazione, chiunque si permetta di usare il nome della Brigata Ebraica per compiere atti di violenza", afferma Davide Romano.

"La Brigata Ebraica ha combattuto per la libertà e la dignità umana. Strumentalizzarne il nome per giustificare o coprire comportamenti violenti è un oltraggio alla sua memoria e a tutti coloro che si sono sacrificati sotto quella bandiera. Ringraziamo di tutto cuore le forze dell'ordine - aggiunge il direttore del museo della Brigata ebraica di Milano - per aver agito con tale rapidità. La loro prontezza è un segnale importante e un messaggio chiaro: certi atti non devono essere tollerati. Ci riserviamo inoltre di adire a vie legali contro tutti quelli che usano e useranno il nome della Brigata Ebraica per accostarlo a questo atto vergognoso. La violenza - conclude - non ha mai fatto parte dei nostri valori e non li rappresenterà mai". Allo stato le contestazioni al 21enne sono quelle di tentato omicidio e detenzione di armi.

L'episodio vicino alla Basilica di San Paolo

Sono una donna e un uomo, marito e moglie, i due feriti raggiunti da colpi di pistola a piombini esplosi al termine della manifestazione del 25 aprile nei pressi del Parco Schuster, a Roma, a pochi passi dalla Basilica di San Paolo. La coppia indossava i fazzoletti dell’Anpi al collo quando è stata colpita: l’uomo al collo, la donna alla spalla. Le ferite, fortunatamente lievi, sono state medicate sul posto dal personale sanitario.

Secondo quanto riferito ai poliziotti, i due stavano cercando un bar in via delle Sette Chiese quando un uomo in sella ad uno scooter di grossa cilindrata si sarebbe fermato davanti a loro. Indossava un casco integrale e un giubbotto di colore militare. Senza dire una parola, avrebbe estratto una pistola a piombini e fatto fuoco, per poi allontanarsi rapidamente.

La Comunità ebraica: "Sgomento e indignazione per il gesto di un nostro iscritto"

"Il fermo di un ragazzo iscritto alla Comunità Ebraica di Roma per i fatti del 25 aprile ci riempie di sgomento e indignazione. La Comunità Ebraica di Roma condanna e si dissocia senza riserve da qualsiasi forma di violenza antidemocratica. Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza ai feriti, Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano. Esprimiamo fiducia nel lavoro della Procura e delle Forze dell’ordine affinché sia fatta piena luce sulla dinamica dei fatti e su ogni responsabilità".  Lo afferma in una nota Victor Fadlun, presidente della Comunità Ebraica di Roma.  "In una fase così tesa - aggiunge - rivolgiamo un appello alle forze politiche e alla società civile a evitare ogni strumentalizzazione che possa alimentare l’odio e generare nuova violenza".

Il 21enne è stato trasferito a Regina Coeli

È stato trasferito nel carcere romano di Regina Coeli Eithan B., 21 anni, fermato, nella tarda serata del 28 aprile.

Il ragazzo, residente nella zona di viale Marconi, è iscritto all'università e lavora. A suo carico sono contestati i reati di tentato omicidio e porto e detenzione di armi illegale. Per questo è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria dagli investigatori della Digos e del commissariato Colombo, all'esito di un'attività di indagine condotta in stretto raccordo con la procura di Roma.

Nell'immediatezza dei fatti, le due vittime, assistite dal personale del commissariato di PS Colombo e della Digos, avevano sporto denuncia, fornendo una sommaria descrizione dei fatti. "Partendo dagli elementi informativi resi dai denuncianti, gli investigatori si sono messi immediatamente al lavoro, ricostruendo, con un'opera certosina, non solo la dinamica dei fatti, ma anche l'itinerario tracciato dall'autore del gesto lungo la direttrice di allontanamento da luogo in cui si è consumato l'aggressione", spiega la Questura di Roma.

"Attraverso un vero e proprio puzzle composto da frame estrapolati dalle numerose telecamere di videosorveglianza in dotazione al Comune di Roma e alla Questura capitolina, infatti, gli investigatori sono riusciti a risalire al modello dello scooter e, attraverso un processo di rielaborazione grafica ad alta risoluzione, a estrapolare i dati parziali della targa del motoveicolo - ricostruisce la polizia di stato -. Intrecciando i dati disponibili restituiti dalle attività di indagine nell'arco delle prime 48 ore con gli esiti degli approfondimenti esperiti attraverso le banche dati della motorizzazione, si è cosi' risalito all'intestatario nonché utilizzatore dello scooter che è stato cosi' sottoposto alla misura restrittiva della libertà personale".