AGI - Firenze si ferma per ricordare la strage di via dei Georgofili che 33 anni fa sconvolse la città e l’intero Paese. Nella notte il rintocco della Martinella ha scandito i passi del corteo: all’1.04 un folto gruppo di rappresentanti delle istituzioni ha raggiunto l’angolo sotto la Torre del Pulci dove esplose l’autobomba imbottita con 277 chilogrammi di esplosivo piazzata dalla mafia il 27 maggio 1993.
Le indagini sulla strage che sconvolse Firenze e l'Italia
Le indagini si basarono sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Nel 1998 furono riconosciuti gli esecutori materiali, mentre nel 2002 la Cassazione confermò 15 ergastoli per i responsabili, tra cui Matteo Messina Denaro. In quell’anno altre bombe esplosero a Roma e Milano, secondo un progetto criminale che aveva come obiettivo quello di destabilizzare il funzionamento delle istituzioni democratiche e la vita civile del paese.
La matrice mafiosa della strage
Grazie all’impegno di magistrati coraggiosi, tra cui Gabriele Chelazzi e Pier Luigi Vigna, l’inchiesta giudiziaria acquisì la certezza che Firenze fu colpita da una strage mafiosa, attuata con la precisa volontà di condizionare la vita politica strappando situazioni di favore per i boss detenuti nelle carceri di massima sicurezza.
Il ricordo di Firenze
Alla commemorazione nella notte appena trascorsa, oltre all’associazione dei familiari delle vittime, hanno partecipato il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, il sindaco di Firenze Sara Funaro e l’assessora alla Cultura della memoria e della legalità del Comune di Firenze Benedetta Albanese, il questore di Firenze Fausto Lamparelli e il prefetto Francesca Ferrandino. Tutti riuniti per ricordare la ferita nel cuore di Firenze, a pochi passi dalla Galleria degli Uffizi, in cui persero la vita cinque persone e 48 rimasero ferite.
Il video della commemorazione a Firenze
Le vittime dell’attentato
L’esplosione si verificò in via dei Georgofili, nel centro storico di Firenze, distrusse la Torre del Pulci e seppellì sotto montagne di macerie l’intera famiglia Nencioni - il padre Fabrizio, la madre Angela e le figlie Nadia, 9 anni, e Caterina di appena due mesi - mentre il giovane studente universitario Dario Capolicchio morì carbonizzato nel rogo del suo appartamento.
Il corteo e le iniziative
Il corteo ha preso avvio dall’Arengario di Palazzo Vecchio e una volta raggiunto il luogo dell’attentato è stata depositata una corona di alloro, osservando tre minuti di silenzio. In attesa del corteo uno spettacolo e un concerto hanno animato l’arengario con gli interventi di Pietro Grasso e Annamaria Frustaci.
Giani: "Una ferita aperta per Firenze e per la Toscana"
“La strage di via dei Georgofili resta una ferita aperta nella memoria di Firenze e della Toscana. Trentatré anni fa, quella notte segnò per la nostra regione un punto di non ritorno: capimmo che la mafia non era un fenomeno lontano, ma era in mezzo a noi, con i suoi tentacoli fatti di colletti bianchi, infiltrazioni economiche e silenzi complici. Per questo ricordare è un dovere delle istituzioni”, ha dichiarato il presidente della Toscana Eugenio Giani, aggiungendo: “Devo dire che però quest’anno c’è una cosa in più, è stato importante il segnale che è venuto da Firenze, nel senso della partecipazione popolare che ha scelto di intitolare il nuovo ponte sull’Arno alle sorelle Nencioni, un segno che la città non dimentica”.
Il calendario delle commemorazioni
Gli appuntamenti e gli eventi per ricordare la strage si inseriscono nel più ampio calendario di attività organizzato per commemorare l’attentato terroristico-mafioso dalla Regione, insieme all’associazione “Tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili” con il supporto della Fondazione Sistema Toscana e in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale, il Comune di Firenze e il Comune di San Casciano in Val di Pesa.

















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