L’Iran ha bombardato due basi americane in Iraq

Una pioggia di missili ha colpito i compound di al-Asad e di Erbil. I morti sarebbero almeno 80, ma Washington non conferma. Soldati italiani in salvo nei bunker. Atteso un discorso di Trump. Khamenei: «Schiaffo agli Usa, ora devono andarsene».

Almeno 80 morti e 200 feriti. Sarebbe questo il primo bilancio – secondo fonti iraniane – dell’attacco missilistico compiuto nella notte tra il 7 e l’8 gennaio dalle forze armate di Teheran contro due basi militari in Iraq che ospitano soldati americani. È l’operazione ‘Soleimani Martire‘, lanciata dalla teocrazia sciita per vendicare il generale ucciso dagli Stati Uniti all’aeroporto internazionale di Baghdad. I missili sono partiti esattamente alla stessa ora: l’1.21. Ma occorre distinguere tra la propaganda e la realtà.

Da Washington, infatti, per il momento non è arrivata nessuna conferma sulla presenza di morti e feriti statunitensi, che potrebbero anche non esserci affatto. Mentre l’esercito iracheno ha negato che ci siano vittime tra le proprie fila. Secondo la Cnn, inoltre, che cita fonti delle agenzie di sicurezza, gli iracheni sarebbero stati avvertiti in anticipo dell’attacco e a loro volta avrebbero avvisato gli americani. In Borsa volano le quotazioni del petrolio e quelle dell’oro, ma i mercati non sembrano temere un aggravamento del conflitto.

La Guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, ha parlato di uno «schiaffo in faccia agli Stati Uniti, ma non è ancora abbastanza. La loro presenza, che è fonte di corruzione nella regione, deve finire. Hanno causato solo guerre e distruzioni». Sulla stessa linea il ministro della Difesa, Amir Hatami: «Ci siamo vendicati, le prossime risposte saranno proporzionate a quello che faranno loro». L’obiettivo finale resta «l’espulsione» delle truppe americane.

NEL MIRINO LE BASI DI AL-ASAD E DI ERBIL

Le verifiche sui reali effetti del raid sono quindi ancora in corso. Di sicuro c’è solo che una pioggia di missili cruise e di missili balistici a corto raggio – almeno 22 – si è abbattuta contro la base di al-Asad e contro quella di Erbil. Qui il personale del contingente militare italiano, composto da circa 400 persone, si è rifugiato nei bunker. Il ministero della Difesa ha confermato che sono tutti illesi e che «i mezzi e le infrastrutture in uso ai nostri militari non hanno subito danni».

Dove si trovano le due basi colpite dai missili iraniani (fonte: Cnn).

TRUMP TWITTA: «VA TUTTO BENE»

Lo stesso presidente americano Donald Trump sta ancora valutando le conseguenze dell’offensiva e un suo discorso alla nazione è atteso in giornata. Ma circa un’ora e mezza dopo l’attacco, nella notte americana, ha twittato: «Va tutto bene, fin qui tutto bene». Diverse ore più tardi i membri del team per la sicurezza nazionale sono arrivati alla Casa Bianca. Presenti il capo di Stato maggiore Mark Milley, il consigliere per la sicurezza nazionale Robert O’Brien e il vice presidente Mike Pence.

ROUHANI: «SOLEIMANI HA DIFESO L’EUROPA DALL’ISIS»

I Pasdaran iraniani, da parte loro, hanno annunciato che «la feroce vendetta» per l’uccisione di Soleimani è iniziata. La base di al-Asad, in particolare, sarebbe stata «completamente distrutta». Anche a Teheran è atteso un discorso del presidente Hassan Rouhani, che sempre su Twitter ha già dichiarato: «Il generale Soleimani ha difeso l’Europa dall’Isis. La nostra risposta finale alla sua uccisione consisterà nel cacciare tutte le forze americane dalla regione».

ZARIF: «È LEGITTIMA DIFESA»

Mentre il ministro degli Esteri, Javad Zarif, è stato più morbido. L’Iran «ha agito per legittima difesa contro un attacco terroristico. Non vogliamo un’escalation o la guerra, ma ci difenderemo contro ogni aggressione». Concetto ribadito dall’ambasciatore all’Onu, Majid Takht-e Ravanchi: «Non vogliamo la guerra, ma ci riserviamo il diritto all’autodifesa e prenderemo tutte le necessarie e proporzionate misure contro ogni uso della forza».

MINACCE A DUBAI E ISRAELE

Le forze armate iraniane hanno comunque minacciato «azioni ancora più devastanti» se gli Stati Uniti dovessero rispondere al raid missilistico. L’avvertimento dei Pasdaran è chiaro: «Se l’Iran dovesse essere attaccato sul suo territorio, Dubai, Haifa e Tel Aviv verranno colpite». Fonti vicine agli Hezbollah libanesi, inoltre, hanno confermato che nei prossimi giorni si terrà a Teheran una riunione dei movimenti politici e dei gruppi armati filo-iraniani sparsi in Medio Oriente, impegnati nel «contrastare l’occupazione americana nella regione».

L’UE: «SIAMO ESTREMAMENTE PREOCCUPATI»

Le reazioni della comunità internazionale non si sono fatte attendere. L’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Josep Borrell, ha detto che «i recenti sviluppi della situazione in Medio Oriente sono estremamente preoccupanti. Una cosa è chiara: l’attuale situazione mette a rischio gli sforzi della coalizione anti-Isis. Non c’è alcun interesse ad aumentare questa spirale di violenza». La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha aggiunto che occorre «salvaguardare l’accordo sul nucleare iraniano, oggi più importante che mai perché è l’unico luogo in cui possiamo sedere insieme a russi e cinesi per parlare dei rischi che stiamo affrontando».

TEL AVIV AL FIANCO DEGLI USA

Molto più dura la posizione del premier israeliano Benyamin Netanyahu: «Chiunque cercherà di colpirci riceverà a sua volta un colpo estremamente potente. Il generale Soleimani era responsabile della morte di numerosissimi innocenti e ha contribuito a destabilizzare diversi Paesi. Siamo completamente dalla parte degli Stati Uniti».

LE MILIZIE FILO-IRANIANE PRONTE A COLPIRE

Si fanno sentire anche le milizie filo-iraniane operative in Iraq. Qaïs al-Khazali, uno dei leader del gruppo Hashed al-Shaabi (Forze di Mobilitazione Popolare), ha affermato che «la prima risposta iraniana all’assassinio del comandante martire Soleimani è avvenuta». Adesso «è giunto il momento per la prima risposta irachena all’assassinio del comandante martire Abu Mahdi al-Muhandis», referente delle Forze di Mobilitazione Popolare che ha trovato la morte assieme a Soleimani.

L’ITALIA CONDANNA GLI ATTACCHI

Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha pubblicato un post su Facebook: «Seguiamo con particolare preoccupazione gli ultimi sviluppi e condanniamo l’attacco da parte di Teheran. Si tratta di un atto grave che accresce la tensione in un contesto già critico e molto delicato. In queste ore difficili esprimo a nome del governo anche tutta la mia vicinanza ai nostri militari e li ringrazio».

LA FRANCIA CHIEDE DI INTERROMPERE IL CICLO DI VIOLENZE

Mentre il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, da una parte ha condannato gli attacchi condotti dall’Iran «contro postazioni della coalizione anti-Isis», confermando «solidarietà agli alleati». Ma dall’altra ha sottolineato anche «l’attaccamento alla sovranità e alla sicurezza dell’Iraq». Per Parigi «la priorità dev’essere più che mai la de-escalation. Il ciclo di violenze va interrotto».

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