Blindati i playoff. Questo era l’obiettivo che realisticamente poteva essere richiesto alla nazionale azzurra guidata da Gennaro Gattuso. L’obiettivo è stato raggiunto e adesso va accolto per quello che è: la tappa intermedia in un cammino verso il Mondiale 2026 che è ancora lungo e insidioso. Come del resto ben sappiamo, dato che le due ultime partecipazioni alle fasi finali dei Mondiali 2018 e 2022 sono sfumate proprio all’altezza dei playoff. Dunque silenziamo immediatamente il suono delle fanfare e attrezziamoci mentalmente a una duplice sfida che richiederà umiltà e capacità di soffrire. E senza dimenticare che un tempo avremmo considerato, per un movimento calcistico che vanta la nostra storia, il passaggio dagli spareggi come una sconfitta.

L’assurdità della formula di qualificazione al Mondiale
Ma fatta la premessa, è proprio dall’ultima considerazione che bisogna partire. È fuori discussione che vedere l’Italia esclusa dalla fase finale dei Mondiali è un’umiliazione per l’intero movimento. E che, per di più, la prospettiva che ciò accada per la terza volta consecutiva fa intravedere lo spettro di un definitivo fallimento di sistema. Ma forse è arrivato il momento di discernere quelli che sono i deficit del movimento calcistico nazionale dalle assurdità di una formula di qualificazione al Mondiale che, nel caso dei gironi europei, mette le squadre nazionali nelle condizioni di non poter sbagliare un colpo. E che, se fosse stato vigente in passato, probabilmente questo sistema avrebbe provocato altre assenze degli Azzurri dalle fasi finali dei Mondiali.

Basta sbagliare una sola partita per compromettere tutto
Guardiamo alle cifre, senza farci condizionare dagli esiti finali. C’è stato un tempo in cui, per qualificarsi, ci si poteva permettere di arrivare secondi nel girone eliminatorio. E certo, si può essere d’accordo sul fatto che quella formula fosse troppo comoda. Ma adesso si è caduti nell’eccesso opposto: basta sbagliare una sola partita del girone eliminatorio per ritrovarsi in affanno, con la prospettiva di essere scaraventati nel frullatore dei playoff contro avversarie competitive.

Appena due sconfitte dal 2016: contro Spagna e Norvegia
In questo senso, i risultati dell’Italia nelle ultime tre edizioni dei gironi di qualificazione ai Mondiali – e tenendo conto che, del girone in corso, devono essere ancora giocate due partite – sono eloquenti: soltanto due gare perse. Il riepilogo è molto facile. Nel girone di qualificazione a Russia 2018, la nazionale allenata da Gianpiero Ventura perse soltanto (per quanto in modo pesante) contro la Spagna, nel settembre del 2017.

Con Mancini imbattuti contro la Svizzera: due rigori sbagliati
Nel girone di qualificazione a Qatar 2022 la nazionale azzurra allenata da Roberto Mancini terminò imbattuta: a penalizzarla furono il doppio pareggio contro la Svizzera (coi rigori falliti da Jorginho), ma soprattutto lo sciagurato 1-1 casalingo contro la Bulgaria. Infine, nel girone di qualificazione in corso, è bastata la sconfitta in Norvegia per mettere in salita il cammino della squadra allenata prima da Luciano Spalletti e poi da Gennaro Gattuso.

Che poi, nel 2018 e nel 2022, la squadra azzurra abbia fallito i playoff è cosa che rientra esclusivamente nella sfera dei demeriti suoi. Ma resta il fatto che, nel cammino che ai playoff conduce, ci si mette un attimo a trovarsi in difficoltà e a dover rincorrere. Perché così comandano le nuove formule volute dalla Fifa. E con questo dettaglio si viene alla radice del problema.
Allargare, ma non per tutti: alle europee la miseria di tre posti in più
C’è un aspetto paradossale, nel processo di allargamento che ha portato all’edizione extralarge dei Mondiali. I 16 posti in più, che hanno incrementato il numero delle finaliste da 32 a 48, sono stati distribuiti con scarsissima attenzione all’Europa. Soltanto tre in più (da 13 a 16), un aumento che non ha attenuato i rischi del passaggio dalle forche caudine degli spareggi. Diverso il trattamento riservato agli altri continenti, fra i quali spicca il Sud America. Che conta 10 rappresentative nazionali e ne vede qualificare 6, più una settima che ha la possibilità di partecipare ai playoff intercontinentali. Con effetti abbastanza assurdi.

La Bolivia ha già perso 10 (dieci!) volte e potrebbe andare al Mondiale
La Bolivia, settima classificata nel girone Conmebol, ha perso 10 partite su 18 e ha una differenza reti di -18. Ma nonostante un ruolino di marcia così mediocre, potrebbe qualificarsi per Canada-Messico-Usa 2026 grazie ai playoff. In Europa, invece, basta perdere una partita del girone eliminatorio per vedersi complicare tremendamente il cammino, e condannarsi a spareggi molto più competitivi che quelli riservati alle nazionali degli altri continenti. Una situazione che il calcio europeo dovrà farsi carico di sanare, anche a costo di andare allo scontro duro con la Fifa di Gianni Infantino. Non soltanto per una questione di tutela dei propri interessi, ma anche perché, così strutturata la strada verso la fase finale, il Mondiale stesso perde credibilità.




