Nel 2019 lo sfratto di Marco Castoldi, in arte Morgan, dal suo appartamento di via Adamello a Milano si trasformò in un evento mediatico, con telecamere, curiosi e appelli pubblici. Il 27 ottobre quella vicenda torna in tribunale: per l’artista la procura ha chiesto nove mesi di reclusione per oltraggio a pubblico ufficiale. Il procedimento si concluderà a novembre con la sentenza. Morgan, assistito dall’avvocato Roberto Iannaccone, ha respinto le accuse sostenendo di non aver avuto alcuna intenzione offensiva.
Morgan: «Mi trovavo in un periodo di profonda sofferenza»
Secondo gli atti, nel giorno dello sfratto Castoldi avrebbe rivolto agli agenti presenti frasi come «mostri, ignoranti», definendoli «ridicoli» e paragonandoli a «boia» o «becchini». In aula il musicista ha spiegato le sue ragioni: «Mi trovavo in uno stato di profonda sofferenza nel lasciare quella che era non solo la mia casa, ma anche il luogo di lavoro, dove avevo lo studio di registrazione e i miei strumenti». Ha aggiunto di non aver riconosciuto le forze dell’ordine perché «non si erano qualificate come tali, non erano in divisa, e uno di loro mi riprendeva con una telecamera in mano». Sulla parola «mostro», Morgan ha chiarito che «era riferita all’acquirente dell’appartamento» e di aver detto all’ufficiale giudiziario, che conosceva personalmente, che «in pratica era come un “boia”, un “becchino”», ribadendo però di «avere rispetto per la polizia».
