Inchiesta urbanistica, spunta una nuova ipotesi di reato

Nuovi sviluppi nell’inchiesta milanese sull’urbanistica: tra le ipotesi di reato avanzate dalla procura figura anche la turbativa d’asta, oltre alla corruzione e alla lottizzazione abusiva. A rivelarlo è uno dei ricorsi depositati in Cassazione dai magistrati contro la revoca degli arresti disposta ad agosto. I pubblici ministeri indicano la presenza di «nuovi elementi di prova» emersi dalle chat tra Manfredi Catella, amministratore delegato di Coima, Giancarlo Tancredi, ex assessore comunale alla Rigenerazione urbana, e Christian Malangone, direttore generale di Palazzo Marino già indagato in un’altra vicenda. Secondo quanto riportato nel ricorso, le conversazioni sarebbero «gravemente e precisamente indizianti di condotte di turbativa d’asta» finalizzate all’assegnazione di immobili comunali a condizioni urbanistiche «illegittime», imposte da Catella «all’assessore Tancredi e al direttore generale Malangone».

La procura: «Messo in luca un fenomeno di spartizione organizzata degli immobili»

Nel documento, la procura segnala inoltre che le indagini, condotte tra novembre 2024 e agosto 2025, avrebbero messo in luce un «fenomeno collaterale di spartizione organizzata delle aree e degli immobili del patrimonio pubblico», comprendente zone strategiche come gli scali ferroviari, piazzale Loreto e diversi edifici comunali di pregio. Il sistema, spiegano i magistrati, ruotava intorno ai pareri della Commissione paesaggio, dove figuravano tra gli altri Alessandro Scandurra ed Ernesto Oggioni. Il 12 novembre la Cassazione si pronuncerà sui ricorsi relativi, tra gli altri, a Catella, Scandurra, Tancredi e Bezziccheri, mentre restano sotto esame anche le posizioni di Carlo Masseroli per l’operazione di riqualificazione di piazzale Loreto e quelle legate al progetto Mind nell’area ex Expo.