Calcio e criminalità: il lato oscuro dei club sotto amministrazione giudiziaria

La partita sul campo si è risolta con una vittoria della squadra ospite. Era sabato 11 ottobre 2025 e sul terreno del “Pino Zaccheria” si affrontavano Foggia e Crotone. Troppo ampio il divario fra le due squadre, come certificato dal risultato finale: 3-0 per i calabresi. Il match, valido per il girone C di Serie C, metteva di fronte due squadre che hanno conosciuto la Serie A e adesso sono costrette ad arrancare in terza serie. Ma il vero elemento d’interesse era un altro: per la prima nella storia del calcio italiano si confrontavano sul campo due club finiti sotto amministrazione giudiziaria.

Calcio e criminalità: il lato oscuro dei club sotto amministrazione giudiziaria
Un’immagine dello stadio del Foggia (foto Ansa).

Non sarà nemmeno l’ultima, anche senza tenere conto del match di ritorno. Perché la lista delle società andate incontro a questa sorte non si esaurisce alle due menzionate. Una terza si è aggiunta nelle settimane successive: la Juve Stabia. Che gioca nel campionato di Serie B, dunque almeno per il momento non ha un’avversaria di pari categoria che si trovi nelle medesime condizioni giudiziario-amministrative.

Il mondo del calcio continua a non sviluppare i necessari anticorpi

Ma ci sono altre situazioni di club che si trovano in una situazione parecchio borderline. In questo senso, la Serie C è una miniera di crisi economico-finanziarie di estrema fragilità, facilmente permeabili da soggetti opachi. E il mondo del calcio continua a non sviluppare i necessari anticorpi. Con l’effetto di creare le condizioni dell’ennesima supplenza giudiziaria.

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Il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo (a sinistra) e il procuratore di Napoli Nicola Gratteri durante la conferenza stampa indetta dopo la disposizione dell’amministrazione controllata della società sportiva Juve Stabia (foto Ansa).

La misura dell’amministrazione giudiziaria trova fondamento in un articolo del Codice Antimafia, il 34. Il testo fissa le condizioni per cui, dopo accertamenti investigativi «per verificare i pericoli di infiltrazione mafiosa (…)», vengono individuati «sufficienti indizi per ritenere che il libero esercizio di determinate attività economiche, comprese quelle di carattere imprenditoriale, sia direttamente o indirettamente sottoposto alle condizioni di intimidazione o di assoggettamento previste dall’articolo 416 bis del codice penale». Cioè, l’articolo che porta la denominazione “Associazioni di tipo mafioso anche straniere”.

La prima ipotesi nel pieno dell’inchiesta Doppia Curva su Inter e Milan

L’articolo 34 è dunque un dispositivo normativo che permette di mettere sotto tutela aziende potenzialmente sane ma scivolate nell’orbita di organizzazioni criminali. L’obiettivo è farne proseguire l’operatività e riportarla nell’ambito della piena legalità. L’applicazione di questo dispositivo alle società di calcio era stata ipotizzata un anno fa, nel pieno della copertura mediatica sull’inchiesta “Doppia Curva che la procura della Repubblica di Milano stava portando avanti sulle tifoserie di Inter e Milan. Per qualche giorno era circolata la prospettiva che potesse esserne fatta oggetto la società nerazzurra. Ma è rimasta un’ipotesi di scuola.

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Tifosi dell’Inter (foto Imagoeconomica).

Sicché, la prima società calcistica a finire sotto amministrazione giudiziaria è stata il Foggia, nel mese di maggio. A motivare la misura adottata dal tribunale di Bari, su proposta della Direzione investigativa antimafia (Dia), sono state le pressioni portate dalla criminalità organizzata locale, che conduceva manovre estorsive e tentava di obbligare la proprietà del club a vendere. In particolare, le organizzazioni criminali facevano leva sull’azione di gruppi ultrà posti sotto il loro diretto controllo.

Il Crotone e l’ombra dell’azione della ‘ndrangheta

A settembre è stato il turno del Crotone, che dalle risultanze delle indagini della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Catanzaro sarebbe risultato profondamente condizionato dall’azione della ‘ndrangheta: per circa un decennio alcuni settori delle sue attività economiche (in particolare, quello della sicurezza e della gestione degli ingressi allo stadio) sarebbero state sottoposte a gravi pressioni e infiltrazioni.

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Polizia al lavoro nell’indagine dalla procura distrettuale antimafia di Bari che ha portato a misure di prevenzione nei confronti del Foggia (foto Ansa).

Infine, a ottobre, è toccato alla Juve Stabia, società di Serie B sulle cui attività economiche e organizzative c’era una morsa strettissima portata dalle organizzazioni della criminalità organizzata locale. Le indagini dicono che non ci fosse quasi più settore del club che ne venisse risparmiato: sicurezza, ticketing, catering, servizi sanitari, persino il trasporto della prima squadra.

Rimini, la penalizzazione per inadempienze amministrative

Il riferimento a Castellammare di Stabia torna utile per collegarsi a un’altra vicenda che sta creando serio imbarazzo in Lega Pro: quella del Rimini. Il club romagnolo gioca nel Girone B della Serie C e sta scontando una penalizzazione di 15 punti (gli ultimi 3 sono stati inflitti proprio nella giornata di giovedì 6 novembre) a causa di inadempienze amministrative assortite. A gestire il club è un rappresentante nominato dal Tribunale di Milano, Antonio Buscemi, a causa di un sequestro cautelare del pacchetto azionario motivato da un credito vantato dalla ex-ex proprietà nei confronti dell’ex proprietà.

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Il sito della Building Company Italia.

Quanto all’attuale proprietà, si tratta di Building Company, una società con sede a Carate Brianza che lavora nel settore delle energie rinnovabili. Proprietaria e amministratrice delegata risulta Giusy Anna Scarcella.

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Giusy Anna Scarcella.

Un’occhiata ai bilanci della Building porta a scoprire che la società ha una dimensione economico-finanziaria inadeguata per la gestione di una società del calcio professionistico, anche soltanto di Serie C. Ma ciò che più inquieta, e mette in allarme da subito i tifosi della Curva Est, è la presenza dietro le quinte di Giuseppe Vitaglione. Che tra gennaio e febbraio 2025 aveva provato a mettere le mani sulla Lucchese (scomparsa a fine campionato dopo una lunga agonia).

Le accuse di vicinanza con il clan dei D’Alessandro di Castellammare di Stabia

Altro passaggio interessante si verifica a giugno, quando la Building prova a comprare il Foggia (già passato in amministrazione giudiziaria). In quella circostanza non c’è traccia di Vitaglione. Ma poi i nomi di Vitaglione e della Building Company riappaiono a fine luglio, quando si realizza il passaggio di proprietà del Rimini. Il Vitaglione non è un personaggio qualsiasi. Si tratta di un soggetto accusato di essere organico al clan dei D’Alessandro di Castellammare di Stabia. Nel mese di ottobre Vitaglione è stato arrestato nel quadro di un provvedimento comandato dalla Dia di Salerno, a margine di un’inchiesta su un giro di usura.

Il passaggio di proprietà e la controversa figura di Nicola Di Matteo

Quando il provvedimento di fermo arriva, la situazione del Rimini è già ampiamente compromessa. La Building è ancora formalmente proprietaria, ma se ne sta in disparte. Dopo avere per lungo tempo annunciato la cessione, finalmente Scarcella ha ufficializzato il passaggio di proprietà, nella serata di giovedì 6 novembre. A comprare è stato Nicola Di Matteo, imprenditore edile classe 1952, nativo della provincia di Caserta ma da decenni trapiantato in Emilia. Ha alle sue spalle una lunga esperienza nel calcio, da proprietario o dirigente: Grosseto, Chieti, Santarcangelo, Teramo. In passato ha provato a prendere la Lucchese, nei mesi scorsi ha fatto un tentativo con l’Ancona. Cosa lo spinga a voler entrare nel calcio con tanta insistenza, non è dato sapere. Tanto più che ogni passaggio dal mondo del pallone è stato abbastanza disastroso. Resta nella memoria ciò che dichiarò in conferenza stampa nel 2019, al tempo in cui era amministratore delegato del Teramo: «La camorra è una scelta di vita, io ho sempre rispettato loro, loro hanno rispettato me». Nei giorni successivi pubblicò un lungo comunicato per dire che si era espresso male.

I precedenti: Taranto e Turris non sono arrivate a concludere la stagione

E la Lega Pro, cosa fa? Pare che la sola preoccupazione, nei corridoi della lega fiorentina, sia scongiurare il ripetersi di ciò che si era verificato durante la scorsa stagione nel Girone C: quando due società (Taranto e Turris) non sono arrivate a concludere la stagione, lasciando monco il campionato. Rispetto a questa prospettiva, l’identità dei proprietari e la provenienza dei capitali passano in secondo piano.