Warner Bros. Discovery finisce nelle mani di Paramount: quindi il cinema è salvo?

Probabilmente la serie tivù più interessante degli ultimi mesi non è una serie tivù, ma uno di quei tira e molla tra potenti che alla fine cambia tutto per non cambiare assolutamente niente. La storia dell’acquisizione di Warner Bros. Discovery, cominciata più o meno alla fine del 2025, è stata in grado di appassionare sia gli addetti ai lavori – critici, analisti, imprenditori, investitori di varia natura – sia il pubblico. A un certo punto, chissà come, ne hanno parlato tutti: anche quelli che non si sono mai interessati agli andamenti del mercato né alle pagine di economia. È stato come assistere a una nuova Game of Thrones: niente draghi, niente magia; al posto della Barriera c’era Wall Street e al posto delle Grandi Case i grandi brand.

Per qualcuno Netflix è considerata il male assoluto

Da una parte Netflix, la piattaforma streaming per eccellenza, il simbolo di un nuovo modo di immaginare e, soprattutto, di distribuire film e serie: per più di qualcuno, il male assoluto quando si parla di settima arte. Dall’altra parte, invece, presa dal fuoco incrociato di diverse polemiche politiche, come quella che ha coinvolto – e travolto – il Late Show di Stephen Colbert, cancellato più per fare un piacere al potente di turno che per effettive carenze di share, Paramount Skydance, che non ha mollato la presa nemmeno per un istante. Alla fine Netflix ha fatto un passo indietro, rinunciando a rilanciare per l’ennesima volta l’offerta di Paramount Skydance, e Paramount Skydance si è aggiudicata Warner Bros. Discovery. Tutti felici? Insomma.

Warner Bros. Discovery finisce nelle mani di Paramount: quindi il cinema è salvo?
I Warner Bros. Studios in California (foto Ansa).

La paura principale di molti addetti ai lavori

Fino a poco tempo fa, però, non era così. Il 5 dicembre era stata annunciata in modo abbastanza definitivo la chiusura dell’accordo tra Netflix e Warner Bros. Discovery per circa 83 miliardi di dollari. Una cifra che, fino a quel momento, sembrava assolutamente impossibile da battere. Netflix non è mai stata interessata ai canali di Warner Bros. Discovery, ma solo alla sua piattaforma streaming, HBO Max, e ai suoi studios. La paura di molti addetti ai lavori davanti a questo accordo è sempre stata una: i film di Warner Bros. non usciranno più al cinema ma direttamente in streaming; oppure, se usciranno al cinema, ci rimarranno per pochissimo tempo, in finestre distributive decisamente più brevi e contenute.

Paramount è sempre stata decisa ad acquisire per intero il gruppo

Nonostante le tante – e fiacche – rassicurazioni di Ted Sarandos, il co-ceo di Netflix, le discussioni non si sono calmate e hanno permesso a Paramount Skydance di rimanere in pista. Anzi, per qualcuno è diventata addirittura il “male necessario” da sostenere. Dopo due nuove offerte rifiutate da Warner Bros. Discovery, ne è arrivata un’altra di 111 miliardi di dollari che è stata, infine, accettata. Netflix ha avuto quattro giorni per rilanciare, ma ha preferito tirarsi indietro perché non ha trovato più interessante l’affare. Contrariamente a Netflix, Paramount Skydance è sempre stata decisa ad acquisire per intero il gruppo, compresi i canali come la Cnn e la parte di società impegnata nell’intrattenimento generalista, da televisione lineare.

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Il co-ceo di Netflix Ted Sarandos (foto Ansa).

I 2,8 miliardi di dollari come penale e le azioni in crescita

Quasi paradossalmente, a guadagnarci davvero da questo accordo, per il momento, sembra essere la stessa Netflix, che riceverà 2,8 miliardi di dollari da Paramount Skydance come penale per la rottura dell’accordo iniziale stipulato con Warner Bros. Discovery. Senza poi considerare un altro fattore: le azioni di Netflix, dopo la decisione di lasciar perdere l’acquisizione, sono tornate a crescere. Segno che gli investitori e gli azionisti hanno voluto premiare la lungimiranza della classe dirigente di non lanciarsi nell’ennesima, e molto probabilmente controproducente, lotta nel fango. Secondo alcune indiscrezioni, per la chiusura definitiva dell’accordo tra Warner Bros. Discovery e Paramount Skydance ci vorranno tra i sei e i 12 mesi e le piattaforme streaming dei due gruppi, rispettivamente HBO Max e Paramount+, finiranno per essere inglobate in un’unica realtà, garantendo però a HBO, presa come brand e come studio di produzione, di mantenere la sua indipendenza.

L’ennesimo polo di risorse, investimenti e brand

Chiaramente questo accordo ha avuto, e continuerà ad avere, altri effetti sull’industria audiovisiva americana e, conseguentemente, mondiale. Perché quello che si prepara a nascere è l’ennesimo polo di risorse, investimenti e brand. Probabilmente il soggetto più forte, sia come offerta che per la quantità di proprietà intellettuali possedute, del mercato. Per certe cose, anche più di Disney.

Warner Bros. Discovery finisce nelle mani di Paramount: quindi il cinema è salvo?
L’entrata dei Paramount Studios a Los Angeles (foto Ansa).

C’è, poi, un’altra questione, che è passata spesso in secondo piano, specialmente durante le proteste di artisti e creativi davanti alla possibilità di vedere i film della Warner Bros. distribuiti esclusivamente in streaming su Netflix: Paramount Skydance, molto vicina al presidente degli Stati Uniti Donald Trump e a una certa fetta di repubblicani, avrà dalla sua un potere e un peso mediatico assolutamente impossibili da sottovalutare o da ignorare.

Tanti dubbi da un punto di vista puramente editoriale

Nonostante le tantissime premesse e promesse degli ultimi mesi, gli unici ad aver saputo approfittare di questo “scontro” – le virgolette sono obbligatorie – tra Netflix e Paramount Skydance sono stati i dirigenti di Warner Bros. Discovery, che hanno visto aumentare a dismisura, in tempi relativamente brevi, le proposte di acquisizione. Da un punto di vista puramente editoriale, dunque non produttivo o economico, non ci sono state né rassicurazioni né tantomeno nuove idee. È un mondo vecchio che si comprime e si ripiega su se stesso, che spende soldi, che prova a investirli, ma che non porta a nessun vero mutamento dell’industria o del sistema che la controlla. Ed è incredibile come tutte le voci contrarie all’acquisizione da parte di Netflix ora si siano spente o comunque non facciano più così tanto rumore. Per qualcuno, evidentemente, il cinema è salvo. La realtà, però, dice altro; dice, cioè, che alla fine è sempre e solo una questione di soldi. Non di arte, non di aspirazioni: di soldi.