Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare

È il gran gioco della politica, gli scacchi dei palazzi del potere: stiamo parlando dell’elezione del presidente della Repubblica. Prematuro e inelegante verso l’attuale Presidente? Sì, certo, anche perché il mandato di Sergio Mattarella scade a gennaio 2029. Ma nessuno può arrivarci impreparato e dunque chi sa come funzionano i meccanismi più raffinati sa che bisogna restare sotto coperta fino all’ultimo, preparandosi però con sette anni d’anticipo.

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Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

La vittoria referendaria riscalda il campo largo

Se da mesi si discute dietro le quinte della possibilità di un capo dello Stato di centrodestra in caso di nuova vittoria a stragrande maggioranza di Giorgia Meloni, magari complice una legge elettorale con un cospicuo premio di maggioranza, dal risultato del referendum anche nel centrosinistra si sono riaffacciate vecchie speranze. E dunque il numero dei papabili è raddoppiato di colpo, in un tiepido pomeriggio di fine marzo, andando da Meloni a Mario Monti, da Ignazio La Russa a Paolo Gentiloni. Nomi insomma non ne mancano, sia a destra sia a sinistra, senza dimenticare il centro.

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Giorgia Meloni con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

La priorità è evitare le figuracce del 2013 e del 2022

Ma di nomi ce n’erano a bizzeffe anche nel 2013 e nel 2022, quando per l’imperizia politica e i giochi di palazzo si è dovuto chiedere il sacrificio del bis prima a Giorgio Napolitano e poi a Sergio Mattarella. Dunque la prima lezione che i due schieramenti stanno studiando è tecnica: come evitare figuracce anche questa volta. Molto dipenderà dunque dalla legge elettorale, molto dipenderà dal risultato delle prossime elezioni politiche, ma tanto passerà anche dai rapporti che si sapranno tessere tra coalizioni, partiti, gruppi di influenza nei prossimi tre anni.

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Giorgio Napolitano (Imagoeconomica).

Da La Russa a Mantovano: chi sale nel centrodestra

Ma tornando ai nomi, in caso di vittoria netta di uno dei due schieramenti, la maggioranza che verrà potrebbe eleggersi il ‘suo’ presidente. Esercizio rischioso, come possono confermare i testimoni della Prima e della Seconda Repubblica, perché un manipolo di franchi tiratori può impallinare anche il candidato più forte. Ma scontando questa avvertenza, in caso di vittoria di centrodestra i nomi che circolano sono quelli della premier, di La Russa, di Antonio Tajani, di Alfredo Mantovano, di Giancarlo Giorgetti e di Lorenzo Fontana.

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I papabili del campo largo e gli ex bipartisan

Nel centrosinistra, in caso di vittoria del campo largo, l’elenco si allunga: si va da Walter Veltroni e Dario Franceschini a Paolo Gentiloni e Pier Luigi Bersani, tra i politici; da Franco Gabrielli ad Andrea Riccardi tra i profili ‘tecnici’.

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Se invece, per forza o per scelta, si cercasse una figura bipartisan, con amici sia di qua che di là e comunque senza troppi nemici, l’elenco comprende alcuni ex premier che sono stati sostenuti da maggioranze trasversali, da Mario Monti a Mario Draghi (già deluso per la mancata candidatura nel 2022) fino a Enrico Letta.

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Le seconde linee: Casini e Crosetto

Rispettando invece la vecchia regola che al Quirinale non sale mai un leader di primo piano ma uno di seconda linea, ecco Pierferdinando Casini e Guido Crosetto. Insomma, i nomi non mancano, ma come è stato chiaro fin dall’elezione di Enrico De Nicola e Luigi Einaudi, e soprattutto dalle sonore bocciature di leader del calibro di Giulio Andreotti, l’importante non è il curriculum ma la strategia e sulla carta ci sono ancora tre anni per metterla a punto.

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