Le passioni, di solito, un politico se le dovrebbe pagare a sue spese, mai mescolare il vizio privato con la pubblica virtù. Mai, con qualche significativa eccezione, come il ministro dei Trasporti nonché vicepremier Matteo Salvini. C’è nelle spese del suo ministero una voce che ha attirato l’attenzione. Non per l’entità della cifra – parliamo di poco più di 1.200 euro – ma per l’indole che la sottende: un abbonamento a Sky Sport e Calcio, pagato con denaro pubblico, intestato a una struttura governativa il cui rapporto con il pallone non si vede abbia molto a che fare eccetto, prendendola alla larga, che Frecciarossa, la cui giurisdizione cade sotto il suddetto ministero, sponsorizza la Coppa Italia.
Mannaggia ai social che ti tradiscono quando meno te l’aspetti
La cosa, presa così, è già di per sé gustosa. Ma è la replica del Mit a renderla un capolavoro di genere. La nota ufficiale infatti precisa che il ministro non guarda le partite in ufficio. Punto, risolto così. Come se, tradotto, il nodo della questione fosse: se qualcuno adombra che Salvini guardi il suo Milan quando è in servizio sbaglia di grosso. E via di meme e video in cui il leader della Lega, nel profluvio delle sue dirette video dal ministero, dimentica alle sue spalle un televisore acceso su un frame che lascia intravedere omini che si muovono su una macchia di verde che evoca inequivocabilmente un campo di calcio. Mannaggia ai social che ti tradiscono quando meno te l’aspetti.
Tra le spese del ministero dei Trasporti figurerebbe un abbonamento a Sky Calcio. Una nota del ministero precisa che il ministro non guarda le partite in ufficio. Il candidato indichi la natura del contenuto alle spalle di Salvini: pic.twitter.com/R2FTfPSSKY
— Il Grande Flagello (@grande_flagello) April 20, 2026
Nemmeno il Milan distoglie il ministro dal far arrivare i treni in orario
Ma il punto resta la replica, che sembra uscire da un copione di teatro dell’assurdo. Abbiamo pagato l’abbonamento, ma Salvini non lo usa in ufficio. Come dire: abbiamo comprato un’automobile, ma la lasciamo parcheggiata in garage perché il ministro si sposta a piedi o in taxi. Tutto a posto, dunque. L’abbonamento a Sky Calcio c’è, ma è inutilizzato. Pari e patta. Il potenziale fruitore è assolto, e il contribuente che già aveva cominciato a rumoreggiare si rasserena pensando che niente, nemmeno l’incontenibile passione per il pallone, distoglie il ministro dal far arrivare i treni in orario.
Alla fine, cosa ci lascia questa del tutto periferica vicenda di fronte ai drammi del mondo? Una piccola prova documentale da aggiungere al ritratto antropologico di un personaggio che la storia, ammesso non abbia nulla di più importante cui badare, ricorderà come l’uomo che ha trasformato la superficialità in metodo di governo.
L’abbonamento a Sky Calcio come piccola reliquia di un’epoca
Non è un’accusa, ma quasi un complimento, nel senso che Machiavelli ci ha tramandato: capire il carattere nazionale, e usare quella comprensione cavalcando l’onda senza farsi distrarre dalle sottigliezze. L’abbonamento a Sky Calcio del ministero è lì, piccola reliquia di un’epoca. E magari (ma anche no) qualcuno un giorno gli dedicherà una nota a piè di pagina in un saggio sulla fenomenologia del potere nell’Italia del terzo millennio.









