La roadmap della Nasa per realizzare una base sulla Luna

Martedì 26 maggio si è tenuta a Washington una conferenza stampa in cui la Nasa ha rivelato i prossimi passi per il ritorno dell’uomo sulla Luna, con l’obiettivo, questa volta, di restarci. All’evento hanno partecipato l’amministratore dell’agenzia spaziale Jared Isaacman, l’amministratrice associata per l’Exploration Systems Development Mission Directorate, Lori Glaze, e il capo del programma della base lunare, Carlos García-Galán. Isaacman ha reso noti, oltre alla roadmap operativa, i nuovi contratti con le aziende private coinvolte nel progetto e ha annunciato il lancio della nuova pagina ufficiale dedicata alla missione, Moon Base.

La roadmap della Nasa per realizzare una base sulla Luna
Jared Isaacman, amministratore della Nasa (foto Ansa).

Un piano in tre fasi

Il programma della futura base lunare della Nasa sarà sviluppato in tre grandi fasi, con l’obiettivo di creare entro il 2032 una presenza umana stabile sul polo sud del nostro satellite. La prima, prevista entro il 2029, sarà dedicata all’esplorazione robotica e alla preparazione del terreno, con 21 allunaggi tra robotic landers, hopping drones, rover e veicoli cargo. La seconda fase, tra il 2028 e il 2032, riguarderà invece la costruzione delle infrastrutture permanenti necessarie alla sopravvivenza dell’uomo: pannelli solari, sistemi energetici, reattori nucleari a fissione, reti di comunicazione e habitat pressurizzati. La terza fase, che si concluderà entro il 2032, punta a una presenza umana semi-permanente sulla Luna e a trasformare la base in una piattaforma scientifica avanzata, utile anche per preparare le future missioni verso Marte.

Le aziende coinvolte: da SpaceX a Blue Origin

Per costruire la futura base lunare, la Nasa ha stipulato una serie di contratti con grandi aziende private e operatori emergenti della space economy. SpaceX di Elon Musk, oltre ad occuparsi dei satelliti Starlink, collaborerà con l’agenzia spaziale per lo sviluppo dello Starship Human Landing System, il veicolo che dovrà trasportare gli astronauti dall’orbita lunare alla superficie del satellite. Sarà però Blue Origin di Jeff Bezos a guidare la prima delle tre missioni robotiche Moon Base, grazie al Blue Moon Mark 1 Endurance.

La roadmap della Nasa per realizzare una base sulla Luna
Kennedy Space Center (foto Ansa).

L’agenzia spaziale ha inoltre assegnato contratti da 219 milioni di dollari a Astrolab e da 220 milioni a Lunar Outpost per lo sviluppo dei primi Lunar Terrain Vehicles, i rover destinati alla mobilità degli astronauti e al trasporto di materiali. La Nasa ha coinvolto anche aziende più piccole altamente specializzate come Astrobotic, Intuitive Machines, e Firefly Aerospace.

La sfida con la Cina

Il principale ostacolo a questo ambizioso piano è proprio il sistema di allunaggio: lo Starship Human Landing System di SpaceX ha accumulato, nei mesi scorsi, ritardi e problemi tecnici. Secondo diversi scienziati, proprio la capacità di garantire uno sbarco sicuro sarà il fattore decisivo della nuova corsa spaziale tra Usa e Cina. E non è escluso che Pechino batta sul tempo gli americani. I cinesi infatti hanno programmato l’allunaggio nel 2030, e, secondo alcuni esperti citati da Nature, potrebbero anticipare gli statunitensi dopo che i ritardi nel programma Artemis hanno costretto a individuare non prima del 2028 la data per l’arrivo di astronauti Usa sul suolo lunare.