Sfuma l’ipotesi Zaia sindaco di Venezia: l’ex Doge guarda a Roma?

Il futuro di Luca Zaia quasi sicuramente non sarà a Ca’ Farsetti. L’ipotesi di una sua candidatura a sindaco di Venezia per quanto suggestiva pare essere tramontata. Con buona probabilità il centrodestra deciderà di puntare sulla continuità con Simone Venturini, ex Udc e assessore al Turismo della Giunta Brugnaro. Mentre è già noto lo sfidante: il segretario regionale del Pd Andrea Martella. Un rischio per la maggioranza di governo visto che nella Serenissima alle ultime Regionali – unico caso in Veneto – il candidato di centrosinistra Giovanni Manildo aveva battuto seppur di poco Alberto Stefani.

Sfuma l’ipotesi Zaia sindaco di Venezia: l’ex Doge guarda a Roma?
Simone Venturini (Imagoeconomica).

La domanda è cosa farà allora l’ex Doge. L’opzione più plausibile resta al momento una candidatura alle Politiche del 2027 con l’obiettivo di occupare una poltrona di peso come la presidenza di una Camera o perché no un ministero. Molto però dipende dalla tenuta della Lega, visto che negli ultimi sondaggi di Swg per La7 danno il partito in caduta al 6,4 per cento (mentre Futuro Nazionale di Roberto Vannacci cresce di qualche punto percentuale portandosi al 3,6). 

Sfuma l’ipotesi Zaia sindaco di Venezia: l’ex Doge guarda a Roma?
Luca Zaia con Matteo Salvini (Ansa).

Donzelli: «Zaia è una risorsa del centrodestra nazionale»

Il dossier Venezia per l’ex presidente dunque può essere archiviato. Lo ha lasciato intendere anche il meloniano Giovanni Donzelli. «Zaia, come è stata una grande risorsa, importantissima come presidente del Veneto, è una grande risorsa per l’Italia intera”, ha detto martedì il responsabile organizzazione di FdI, «quindi ci confronteremo serenamente con lui, ma è sicuramente un patrimonio di tutto il centrodestra nazionale. Quindi comunque ha un valore che esula dalle questioni strettamente venete».

Sfuma l’ipotesi Zaia sindaco di Venezia: l’ex Doge guarda a Roma?
Giovanni Donzelli (Imagoeconomica).

Chiesa ancora chiusa, fedeli in rivolta

AGI - “Andremo con gli striscioni sotto le finestre della Diocesi di Albano e del Papa a Castel Gandolfo a chiedere aiuto per la riapertura della nostra chiesa”. Soffiano venti di burrasca ad Albano. Sembra quasi l’aria che tirava ai tempi di don Camillo e Peppone, quando nel paese di Brescello, nella Bassa emiliana, prete e sindaco comunista erano sempre l’uno contro l’altro, protagonisti del fortunato romanzo di Giovannino Guareschi.  

Oggi ad Albano i “rivali” sono altri: i fedeli della chiesa di San Pietro apostolo contro i ritardi della burocrazia. Ed è citato anche il vescovo della Diocesi suburbicaria (una delle sette sedi vescovili nei dintorni di Roma), Vincenzo Viva.

La chiesa chiusa e i lavori bloccati

Nel cuore della cittadina, lo storico luogo di culto è chiuso dal 29 marzo scorso a causa del tetto che ha subito cedimenti e potrebbe venire giù: un po’ come se a Roma la basilica di San Pietro d’improvviso sbarrasse i portoni ai pellegrini perché la cupola sta crollando.

Niente Messe, matrimoni, comunioni e altro. Non solo. Dopo tutti questi mesi ancora non si è mossa foglia. La grande navata è una selva di ponteggi. E mancano alcune firme sugli ultimi atti amministrativi che darebbero il via libera alla ristrutturazione dell’edificio. 

La Cattedra di san Pietro e la festa mancata

Gli animi dei credenti si sono annuvolati anche perché il prossimo 22 febbraio (domenica) è il giorno in cui si celebrerà la “Cattedra di san Pietro”. Come spiegava Paolo VI nell’udienza del 22 febbraio 1967, il trono di legno (in Vaticano, ndr) ha due significati. Secondo tradizione, sull’antico seggio il santo “si sarebbe seduto per presiedere all’assemblea dei fedeli”; la Cattedra è simbolo “dell’autorità che Cristo conferì all’Apostolo”.

Ed è anche il nome della chiesa che non potrà festeggiare come si deve il suo protettore, colui che nel I secolo – si racconta - passò di qui, evangelizzò Albano e proseguì per la “Caput mundi”.

La voce dei fedeli

“Sono quasi dodici mesi che andiamo avanti così, riunendoci in piccoli ambienti annessi alla chiesa – dice Claudio Cordella, 66 anni, parrocchiano e cartografo in pensione dell’Aeronautica militare -. Siamo esausti. Noi fedeli (più di 11.000, fonte la parrocchia, ndr) stiamo pensando di andare, pacificamente s’intende, sotto le finestre della Diocesi oppure, quando il Papa va a Castel Gandolfo, davanti alla residenza pontificia per chiedere di sbloccare la situazione”.

“Questa storia non finirà bene – pensa la signora Laura, una decana della parrocchia, madre di tre figlie dai 50 ai 42 anni di età - Mi auguro di sbagliare, però sono molto pessimista. All’inizio dello scorso anno ero andata in chiesa a prenotare la celebrazione delle mie nozze d’oro per il 6 aprile. Passa una settimana – continua a raccontare - e durante la Messa il sacerdote ha dato l’annuncio: ‘Purtroppo, per motivi di sicurezza la chiesa deve chiudere’. E ancora stiamo così; non vediamo l’ora che riapra”.

Battagliera Veronica, impiegata amministrativa all’Azienda sanitaria di Albano. “Farei una raccolta firme e scriverei una lettera aperta al vescovo – propone - La chiesa di San Pietro non è solo una comunità, la definirei proprio una famiglia parrocchiale”.

I fondi regionali e il nodo Sovrintendenza

All’appello pare manchi solo il via libera della Sovrintendenza ai Beni culturali. L’architettura della chiesa è un bene artistico. Nel dicembre 2024 la Giunta del Lazio ha deliberato “Contributi sugli oneri di urbanizzazione a favore degli enti religiosi per gli edifici destinati al culto”. Cioè, un cofinanziamento complessivo di un milione e 20 mila euro: il governo regionale paga la fetta maggiore (circa il 70%), i destinatari il resto (poco più del 30%). Nel documento i siti sono sei, compreso quello di Albano. Al quale, nello specifico, è scritto che la Regione verserà 500 mila euro e la chiesa 227.660 mila. 

Raccolta fondi e scadenze

A che punto siamo? “Le cose stanno andando avanti – conferma il parroco don Luigi Maqueda – Abbiamo chiesto un aiuto economico anche ai fedeli, che sono magnifici. Da novembre scorso a gennaio siamo arrivati a raccogliere ben oltre 63 mila euro”.  C’è però una clausola capestro: se i lavori non saranno finiti entro l’anno, la chiesa dovrà ripagare con gli interessi. “Ce la faremo – prosegue il sacerdote - in autunno dovrebbe essere tutto finito”.

Ciononostante tra i fedeli serpeggia il dubbio. “Io faccio parte del Consiglio degli Affari economici – fa i conti Cordella – Le entrate economiche sono in forte calo. Faccio un esempio: una volta le offerte per l’accensione delle candele sfioravano anche i mille euro al mese, ora non arrivano neppure a cento”. 

E qui si entra in scena il vescovo. I parrocchiani mugugnano: “Durante tutto questo periodo avremmo voluto vederlo”, “Gli chiederei di farsi parte attiva in questa vicenda per affiancare noi e i sacerdoti”, “Ci sentiamo un po’ abbandonati”.

Il vescovo Vita c’è e rassicura: “La chiesa non è abbandonata a sé stessa, la Curia vescovile segue la vicenda. Purtroppo – sottolinea - la chiesa è storica, quindi la Sovrintendenza ha dovuto fare il suo lavoro. La chiesa di San Pietro apostolo è vissuta, sta sul corso principale della città e certamente ci teniamo tutti”.
La Diocesi darà soldi per i lavori? “L’ho detto: ci sono i fondi dell’otto per mille stanziati dalla Cei a disposizione della Curia - continua il monsignore -. L’importo sarà quantificato”.

Mattarella in campo a difesa del Csm (capito Nordio?): le pillole del giorno

Altro che «sistema para-mafioso del Csm», come detto dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che non si è nemmeno preso la responsabilità della dichiarazione, scaricando il barile su una citazione passata del magistrato antimafia Nino Di Matteo. Per il Quirinale era arrivato il momento di fissare un punto, dopo che l’asticella delle sparate sul referendum si stava spostando sempre più in là. E così è sceso in campo il Sergio Mattarella, fisicamente, aprendo il plenum del Consiglio superiore della magistratura, quello che verrebbe “splittato” in due in caso di vittoria dei . «Sono consapevole che non è consueta la presenza del presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in 11 anni. Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm». Una stilettata per il Guardasigilli e tutto il governo Meloni, impegnati sempre di più nell’opera di delegittimazione dei giudici in vista dell’appuntamento referendario del 22-23 marzo.

Mattarella in campo a difesa del Csm (capito Nordio?): le pillole del giorno
Sergio Mattarella presiede l’assemblea del Csm (foto Imagoeconomica).

In una breve dichiarazione, Mattarella ha espresso «la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione». Quindi ha aggiunto: «Il Csm non è esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune, errori e nei cui confronti non sono, ovviamente, precluse critiche. Come, del resto, si registrano difetti, lacune, errori e sono possibili critiche riguardo all’attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario». Il Csm dovrebbe rimanere fuori dallo scontro: «In questa sede, che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica, più che nella funzione di presidente di questo Consiglio come presidente della Repubblica, avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza. Nell’interesse della Repubblica». Formalmente la presidenza del Csm spetta al capo dello Stato secondo l’articolo 104 della Costituzione, ma di solito non viene esercitata per rispettare la separazione dei poteri. Questa volta Mattarella ha voluto far sentire la sua presenza. Nordio avrà recepito il messaggio?

C’è il pienone dal numero uno della Fabi

“Homo Fabi”. “Un uomo solo al comando”. “Il sinbancalista”. Sono solo tre dei numerosi soprannomi che vengono affibbiati a Lando Maria Sileoni, il numero uno di Fabi, il sindacato dei bancari. Sileoni ci sa fare: dal 3 al 5 marzo, a Milano, negli East End Studios, mette in scena l’evento “Next generation bank. Come eravamo, come siamo, come saremo”, una gigantesca kermesse che servirà a far capire, ancora una volta, quanto conta il suo sindacato. È il consiglio nazionale numero 130, per Fabi: l’elenco dei giornalisti chiamati a moderare tavole rotonde è lunghissimo e copre (quasi) ogni parte del mondo dell’editoria tradizionale, tra tivù e giornali (manca giusto Il Fatto Quotidiano). Per il mondo del credito e dell’economia, ecco Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, Matteo Spanò, vicepresidente di Federcasse, le testimonianze di Corrado Passera, Alessandro Profumo, Piero Luigi Montani e Fabrizio Viola per ripercorrere «la banca di ieri, fondata su sportelli, territorio e relazioni personali, per metterla a confronto con la banca di oggi e con quella che verrà». Attesi Ilaria Dalla Riva, Roberto Cascella (Intesa Sanpaolo), Fiorella Ferri (Mps), Roberto Speziotto (Banco Bpm), Andrea Merenda (Bper), Geraldine Conti (Bnl Bnp Paribas) e Matteo Bianchi (Crédit Agricole Italia), insieme con l’ex presidente del Casl, Francesco Micheli, e Donato Masciandaro che analizzerà gli scenari della politica economica internazionale, Alberto Brambilla che «si soffermerà sull’importanza del welfare e delle tutele sociali in una fase di profondi cambiamenti economici e demografici». E poi, pranzi, cene, gadget…

Mattarella in campo a difesa del Csm (capito Nordio?): le pillole del giorno
Lando Maria Sileoni della Fabi (foto Imagoeconomica).

Scholz alla Link (e c’è pure Boccia)

Il 19 febbraio l’Università degli Studi Link di Roma conferirà il premio “Economia, Salute e Società” a Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli Ets, che svolgerà una lectio magistralis dal titolo “La libertà è il bene”. La lezione sarà preceduta dagli interventi del magnifico rettore della Link, Carlo Alberto Giusti, del presidente del Consiglio di Stato, Luigi Maruotti, e Incoronata Boccia, capa dell’ufficio stampa Rai data tra i nomi papabili per la direzione del Tg1, nonostante (o forse proprio per quello) vecchie sparate su aborto e Gaza. In occasione della prima edizione, il premio è stato assegnato ad Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italiana. A Scholz sono stati riconosciuti «grandi meriti nelle attività per il sociale svolte nei diversi contesti in cui ha operato, in particolare alla guida della Scuola di Impresa Sociale della Fondazione per la Sussidiarietà, della Compagnia delle Opere e della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli».

Mattarella in campo a difesa del Csm (capito Nordio?): le pillole del giorno
Bernhard Scholz (foto Imagoeconomica).

Napoli a fuoco, le canzoni alla Camera

Il teatro Sannazaro è andato a fuoco, e mercoledì il ministro della Cultura Alessandro Giuli effettua un sopralluogo per constatare i danni. Per una singolare coincidenza, nello stesso momento, la Commissione Cultura della Camera svolge le «audizioni nell’ambito della discussione della risoluzione sulla valorizzazione della canzone napoletana classica».

Sicilia, arresti domiciliari per il deputato regionale di FI Michele Mancuso

Arresti domiciliari per il deputato regionale siciliano Michele Mancuso, esponente di Forza Italia, indagato per corruzione «per un atto contrario ai doveri d’ufficio» dalla procura di Caltanissetta, nell’ambito di un’inchiesta che in tutto coinvolge cinque persone.

Di cosa è accusato Mancuso

Secondo gli inquirenti, Mancuso avrebbe consentito a un’associazione di accedere a un finanziamento pubblico per uno spettacolo, le cui spese sarebbero però state gonfiate in modo da permettergli di intascare una tangente. Nello specifico, l’associazione Gentemergente di Caltanissetta avrebbe speso solo 20 mila dei 98 mila euro ricevuti nel 2024, dando al deputato di Forza Italia 12 mila euro in contanti in tre rate. A fare da tramite sarebbe stato Lorenzo Tricoli, consulente del lavoro molto amico di Mancuso: anche per lui sono stati disposti i domiciliari. Per dare una parvenza di legalità allo schema corruttivo, Tricoli avrebbe coinvolto i nipoti Ernesto e Manuela Trapanese e il marito di quest’ultima, Carlo Rizioli, responsabili di Gentemergente e accusati di aver gonfiato le fatture attestanti servizi inesistenti. Per loro è scattata la misura interdittiva del divieto di esercizio di impresa, per 12 mesi. Insieme avrebbero truffato la Regione per quasi 50 mila euro.

Come funziona il Board of Peace per Gaza e che ruolo ha l’Italia

Il Board of Peace è un organismo internazionale creato su iniziativa degli Stati Uniti per supervisionare cessate il fuoco, stabilizzazione e ricostruzione della Striscia di Gaza. Guidato da Donald Trump, che ne è presidente con poteri di nomina, invito e revoca dei membri, ne fanno parte al momento una ventina di Stati fondatori tra cui Israele, Turchia, Qatar, Giordania, Arabia Saudita, lndonesia Emirati Arabi e Argentina. Le uniche nazioni europee che vi aderiscono sono l’Ungheria e la Bulgaria (in attesa però della ratifica parlamentare). L’Italia partecipa in qualità di osservatore, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che parteciperà alla prima riunione del Board a Washington.

Come funziona il Board of Peace per Gaza e che ruolo ha l’Italia
Antonio Tajani (Ansa).

Gli organismi, i fondi e la presenza militare

Da presidente dell’organismo, Trump ha poteri quasi assoluti: solo lui può invitare un membro, ha diritto di veto su tutte le decisioni e può «creare, modificare o dissolvere gli organismi subordinati» – ovvero il Comitato esecutivo, di cui fanno parte tra gli altri il segretario di Stato Marco Rubio, l’ex premier britannico Tony Blair e il consigliere Jared Kushner, un più allargato Comitato esecutivo per Gaza e il Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza guidato da Ali Sha’at, che è stato ministro dell’Autorità a Ramallah. Con una squadra di tecnocrati palestinesi, quest’ultimo dovrà gestire i 363 chilometri quadrati in questa fase di transizione. Per quanto riguarda le cifre, Trump ha annunciato che gli invitati hanno già promesso «cinque miliardi di dollari». 1,25 miliardi a testa dovrebbero arrivare da Emirati, Qatar, Kuwait e gli Stati Uniti garantirebbero altrettanto. Per l’Unione europea e la Banca mondiale, per ricostruire il territorio devastato da due anni di guerra, ne serviranno almeno 50 miliardi. Quanto alla presenza militare, il tycoon prevede di schierare soldati internazionali per stabilizzare Gaza. Per ora solo l’Indonesia è pronta a inviare 8 mila militari. Le truppe israeliane restano dispiegate in oltre metà della Striscia.

Archiviata l’inchiesta su Totti e Noemi Bocchi: nessun abbandono di minori

AGI - Il gip di Roma ha archiviato l'inchiesta che vedeva indagati l'ex capitano della Roma Francesco Totti, l'attuale compagna, Noemi Bocchi accusati di abbandono di minori e la babysitter a cui veniva contestato di avere detto falsamente di essere stata presente in casa per offrire un alibi alla coppia. Lo apprende l'AGI.

Il fascicolo era stato avviato dopo una denuncia presentata da Ilary Blasiex moglie di Totti, in cui la donna sosteneva che l'ex numero 10 giallorosso avrebbe lasciato sola la figlia per alcune ore nel corso di una serata, nel maggio del 2023.

La denuncia e la richiesta di archiviazione

Secondo quanto denunciato dalla conduttrice televisiva, la figlia più piccola avrebbe dovuto trascorrere la serata con il papà che però si sarebbe allontanato di casa. Per Totti, Bocchi e la babysitter la stessa procura aveva sollecitato l'archiviazione.

È stata respinta, cosi' la richiesta di opposizione che era stata presentata dall'ex moglie del calciatore, Ilary Blasi. Era il 26 maggio del 2023 quando la donna chiamava al telefono la figlia minore, mentre si trovava a Francoforte e quest'ultima le riferiva di trovarsi da sola in casa, presso l'abitazione del padre e della compagna, insieme agli altri due figli minori di Bocchi. 

Tuttavia, dopo la denuncia presentata e il contestuale arrivo delle forze dell'ordine, si era poi scoperto che i bambini erano stati affidati alla signora Mandita Cocos, indicata come persona di fiducia dall'ex capitano giallorosso, ma che in quel momento dormiva. La stessa Cocos, ascoltata in seguito dagli inquirenti, aveva precisato di essere la moglie del portiere dello stabile e di occuparsi saltuariamente dei figli di Ilary Blasi e di Totti.

Inoltre, Cocos aveva dichiarato che i bambini stavano dormendo e che lei si trovava in quel momento al piano di sopra a stirare. Tuttavia, le ulteriori indagini comprendenti l'uso dell'analisi dei tabulati telefonici nei confronti dei protagonisti della vicenda, non permettevano di appurare reati e così il pubblico ministero ne chiedeva l'archiviazione, con la motivazione che "la figlia minore di Totti era dotata di un telefono cellulare e avrebbe potuto chiamare in qualsiasi momento il padre", inoltre, Cocos - si legge nelle carte - "ben poteva intervenire in caso di bisogno". Così, l'ex capitano della Roma e la sua attuale compagna, Noemi Bocchi, difesi dall'avvocato Gianluca Tognozzi, sono stati archiviati dall'accusa prevista dall'articolo 591 del codice penale.

Cosa sappiamo sull’omicidio del militante nazionalista a Lione

Sono salite a 11 le persone fermate per la morte del militante di estrema destra Quentin Deranque, che ha perso la vita a Lione dopo una brutale aggressione da parte di un gruppo di attivisti di sinistra. Un omicidio a sfondo politico, quello del 23enne, che ha scosso il Paese e che sta alimentando le tensioni in vista delle elezioni comunali di marzo e delle Presidenziali del 2027, in cui il Rassemblement National sembra avere le migliori possibilità di vittoria mai avute finora. Ecco cosa sappiamo sulle indagini e quali sono al momento le ripercussioni sulla politica francese.

Cosa sappiamo sull’omicidio del militante nazionalista a Lione
Lo striscione: “Antifa assassini. Giustizia per Quentin” (Ansa).

L’aggressione mortale a Lione

Deranque è stato aggredito il 12 febbraio da un gruppo di persone, riportando un grave trauma cranico-encefalico: ricoverato all’ospedale Édouard-Herriot, è morto poi due giorni dopo. L’aggressione, anche con spranghe, è avvenuta a margine della conferenza a Sciences Po Lyon di Rima Hassan, europarlamentare di La France Insoumise. Quentin è stato gettato a terra e picchiato da almeno sei persone, che indossavano il passamontagna. Nei filmati si vedono tre persone a terra, violentemente percosse: due, a differenza di Quentin, sono però riuscite a scappare.

Chi era Quentin Deranque

Deranque, studente di Data Science all’Università di Lione II, era abituale frequentatore della chiesa tradizionalista di Saint-Georges, nel quartiere di Vieux Lyon, dove la messa viene celebrata in latino. Gli amici hanno raccontato che si era convertito «qualche anno fa». L’avvocato della famiglia ha spiegato che il giovane «aveva sempre difeso le sue convinzioni in modo non violento», sostenendo «l’attivismo pacifico». Il 23enne faceva parte del collettivo femminista di estrema destra Némésis, che aveva esposto striscioni di protesta contro la conferenza di Hassan, ma non ci sono conferme sul fatto che fosse nel suo “servizio d’ordine”, come è stato riportato inizialmente.

Cosa sappiamo sull’omicidio del militante nazionalista a Lione
Protesta contro la Jeune Garde (Ansa).

Il coinvolgimento de La France Insoumise

Deranque sarebbe stato aggredito da esponenti del movimento di estrema sinistra Jeune Garde, gruppo antifa disciolto d’autorità a giugno del 2025. Tra essi ci sarebbe anche Jacques-Elie Favrot, che è – o meglio era – assistente di Raphaël Arnault, deputato del partito di sinistra La France Insoumise, guidato da Jean-Luc Mélenchon. La portavoce del governo francese, Maud Bregeon, ha chiesto al partito di sospendere il politico dal suo gruppo parlamentare all’Assemblea Nazionale. Manuel Bompard, coordinatore nazionale di LFI, ha però escluso in maniera categoria l’estromissione temporanea. Favrot è stato arrestato il 17 febbraio dalla polizia: Arnault ha reso noto su X di aver avviato «le procedure per la risoluzione del suo contratto» e che ha già «cessato tutte le sue attività parlamentari». LFI ha poi respinto le accuse provenienti dalla destra e dal campo presidenziale di alimentare un clima di violenza. «Il nostro movimento non la tollererà mai», ha dichiarato la deputata Alma Dufour.

Le accuse del RN a Melenchon

Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, ha condannato i «barbari responsabili di questo linciaggio». Jordan Bardella, presidente del partito di estrema destra, ha addossato a Melenchon la «responsabilità morale e politica» di quanto accaduto, sostenendo che il leader de La France Insoumise «ha aperto le porte dell’Assemblea Nazionale a sospetti assassini».

Sono 11 le persone arrestate

Dopo i primi accertamenti la Procura di Lione ha annunciato l’ampliamento dell’indagine, che è ora per omicidio volontario e non più per percosse mortali aggravate. Come detto sono al momento 11 le persone fermate. Il procuratore di Lione Thierry Dran ha annunciato l’arresto di nove sospetti il 17 febbraio. Altri due sono stati fermati la mattina di mercoledì 18 febbraio. Si tratta di una coppia: un uomo, sospettato di essere direttamente legato alle violenze, e la sua compagna, accusata di averlo aiutato a sottrarsi alla giustizia. Per quanto riguarda il già citato Favrot, non è chiaro se facesse parte del gruppo di assalitori incappucciati che hanno aggredito Deranque.

Unicredit e Fispes rinnovano la collaborazione fino al 2027

La Fispes, Federazione italiana sport paralimpici e sperimentali, e Unicredit rafforzano una collaborazione consolidata nel tempo, annunciando il rinnovo della partnership per tutto il biennio 2026-2027, con l’obiettivo di sostenere e valorizzare l’attività federale e i protagonisti dell’atletica paralimpica italiana. Una sinergia che nasce da una condivisione profonda di valori quali inclusione, resilienza, rispetto e crescita che nel corso degli anni ha visto le due realtà insieme nella promozione dello sport paralimpico come strumento di sviluppo umano, sociale e sportivo. Nell’ambito dell’accordo, Unicredit assume la qualifica di official sponsor federale Fispes e di sponsor di Maglia della nazionale italiana di atletica paralimpica, accompagnando gli atleti azzurri in tutte le principali competizioni nazionali e internazionali. Un impegno concreto volto a supportare i campioni Fispes nel raggiungimento dei massimi risultati agonistici, favorendo la crescita delle eccellenze già affermate e delle nuove promesse del panorama paralimpico italiano.

L’avvio della nuova fase ai Campionati di Ancona

La partnership mira a sostenere l’intero ecosistema federale come eventi, progetti e attività sportive, confermando una visione condivisa che riconosce nello sport un potente veicolo di inclusione e di pari opportunità. Un percorso iniziato nel 2021 e oggi rilanciato con rinnovata convinzione. Il debutto ufficiale di questa nuova fase della collaborazione avverrà in occasione di uno degli appuntamenti più rilevanti del calendario della federazione, ovvero i Campionati italiani indoor e invernali di lanci in programma ad Ancona il 20 e 21 febbraio 2026. Con questo accordo, le due realtà confermano il proprio impegno nel costruire un futuro in cui lo sport paralimpico continui a crescere, ispirare e generare valore, dentro e fuori i campi di gara.

Salvatore: «Continuiamo un percorso fatto di fiducia, obiettivi e attenzione al mondo paralimpico»

Queste le dichiarazioni di Mariano Salvatore, presidente Fispes: «Accogliamo con grande soddisfazione il rinnovo dell’accordo con Unicredit. Per noi non si tratta semplicemente di proseguire una collaborazione, ma di dare continuità a un percorso costruito nel tempo, fatto di fiducia reciproca, obiettivi condivisi e attenzione concreta verso il mondo paralimpico. Si è lavorato fianco a fianco, unendo energie e competenze, con la consapevolezza che lo sport sia molto più di una competizione: è crescita personale, inclusione e opportunità. Unicredit ha dimostrato di credere davvero nello sport, a tutti i livelli, sostenendo sia l’agonismo che l’attività di base. Questo significa poter programmare con stabilità, valorizzare i nostri campioni e, allo stesso tempo, accompagnare le nuove generazioni nel loro percorso sportivo e umano. Significa anche sostenere l’intero movimento, ovvero gli eventi, i progetti, le attività sul territorio e tutto ciò che contribuisce a creare valore per le persone e per la società. Desidero rivolgere un sentito ringraziamento a Unicredit per la fiducia e la sensibilità che continua a dimostrare nei confronti della nostra Federazione. Insieme vogliamo continuare a far crescere l’atletica e il rugby paralimpico italiano. I nostri atleti, con la loro determinazione e il loro impegno quotidiano, sono un esempio autentico di forza e dedizione. Essere al loro fianco, sostenerli e accompagnarli nel raggiungimento dei loro obiettivi è per noi una responsabilità importante, ma anche motivo di grande orgoglio».

Taricani: «Sport veicolo di crescita e opportunità per tutti»

Gli ha fatto eco Remo Taricani, deputy head of Italy di Unicredit: «Siamo orgogliosi di rinnovare la nostra partnership con Fispes, una collaborazione che esprime in modo autentico i valori in cui crediamo: inclusione, resilienza e valorizzazione del talento. Il sostegno all’atletica paralimpica italiana rappresenta per Unicredit un impegno concreto verso una società più equa, in cui lo sport diventa veicolo di crescita e opportunità per tutti. Accompagneremo gli atleti azzurri in questo nuovo biennio con entusiasmo e responsabilità, certi che le loro storie continueranno a illuminare il Paese».

Negli Stati Uniti ora sono i democratici a usare la religione per raccogliere voti

Negli Stati Uniti il voto dei fedeli cristiani giocherà un ruolo decisivo anche alle midterm. Ma questa volta per i Repubblicani e Donald Trump, tornato alla Casa Bianca anche grazie al sostegno degli elettori evangelici, ci potrebbe essere qualche sorpresa. Se infatti da tempo gli elettori protestanti (e molti cattolici) sono orientati verso il Gop, visto come ultimo baluardo in difesa della famiglia e dei valori tradizionali, le politiche di Trump – a partire dalla stretta sull’immigrazione illegale – rischiano di allontanarli dall’Elefantino, offrendo inaspettate opportunità ai candidati democratici. Senza contare che contro The Donald gioca anche il gelo diplomatico che proprio su immigrazione e politica estera è sceso tra Washington e il Vaticano, proprio con il primo pontefice statunitense. Con buona pace del Signore, che secondo la vulgata MAGA, avrebbe salvato l’attuale presidente dall’attentato di Butler.

Negli Stati Uniti ora sono i democratici a usare la religione per raccogliere voti
Sarag Trone Garriott (Instagram).

Crescono i candidati dem appartenenti alla Chiesa

Rispetto al passato è inoltre insolitamente alto il numero di uomini di Chiesa candidati per il Partito democratico. Più di una decina di leader religiosi protestanti correranno infatti per cariche federali e statali, molti di più rispetto alle precedenti tornate, ha fatto notare alla Reuters Doug Pagitt, pastore a capo del gruppo politico cristiano progressista Vote Common Good. Tra loro c’è per esempio Sarah Trone Garriott, senatrice dell’Iowa e pastora luterana, che non ha sempre messo la fede al centro delle sue campagne elettorali. O il pastore presbiteriano Matt Schultz, candidato alla Camera per l’Alaska, e il seminarista presbiteriano James Talarico, astro nascente dem deputato del Texas – dove sta dando del filo da torcere ai repubblicani – che è in corsa per un seggio al Senato. Senza dimenticare il candidato governatore dell’Iowa, Rob Sand, luterano praticante, il quale ricorda che uno dei motivi principali per cui ha sposato la causa democratica è che «la fede cristiana è tutta incentrata sulla tutela del più debole».

Negli Stati Uniti ora sono i democratici a usare la religione per raccogliere voti
Rob Sand (Instagram).

Un leader religioso bianco non viene eletto al Congresso dal 1975

A differenza di molti altri leader religiosi che si sono candidati per l’Asinello, tra cui il senatore per la Georgia Raphael Warnock, i candidati delle prossime midterm non provengono dalla comunità afroamericana che storicamente fa parte della base democratica. La speranza è che ci sia un’inversione di tendenza: l’ultimo uomo di Chiesa bianco a ottenere un seggio al Congresso fu il deputato Bob Edgar, che restò a Capitol Hill dal 1975 al 1987. Da allora più nessuno c’è riuscito.

Negli Stati Uniti ora sono i democratici a usare la religione per raccogliere voti
Raphael Warnock (Ansa).

Negli anni l’elettorato democratico è diventato sempre più laico

Alle Presidenziali del 2024, Trump ha ottenuto l’83 per cento dei voti degli elettori evangelici bianchi: il numero più alto mai registrato. Inoltre ha portato a casa il sostegno della maggioranza sia dei protestanti tradizionali sia dei cattolici. Di contro, la base democratica è diventata sempre più laica. Il 40 per cento degli elettori dell’Asinello, secondo un sondaggio condotto dal Pew Research Center tra il 2023 e il 2024, si è identificato come non affiliato a nessuna religione: più del doppio rispetto al 2007. Ma per vincere le elezioni, ormai è chiaro, bisogna anche puntare sulla fede. «Gesù ha accolto lo straniero, ha nutrito gli affamati, si è schierato dalla parte dei vulnerabili, si è preso cura dei poveri, e questa è la nostra vocazione come cristiani. Ora invece vediamo comunità terrorizzate e persone trattate con grande crudeltà», ha detto Trone Garriott riferendosi ai fatti di Minneapolis.

Essere credente non significa votare repubblicano

Sebbene in passato importanti esponenti del partito democratico abbiano parlato della loro fede (come il cattolico Joe Biden), ciò che distingue questi candidati – religiosi o meno – è il modo esplicito in cui collegano il loro credo alle questioni politiche, cercando di far capire che essere credente non obbliga a votare repubblicano. Una strategia che però potrebbe rivelarsi un boomerang: strizzando troppo l’occhio a chi ha votato in passato per l’Elefantino, c’è infatti il rischio di perdere consenso tra gli elettori democratici (e laici). Una possibilità che però non preoccupa Schultz, in corsa in Alaska contro il repubblicano in carica Nick Begich. «Le persone», ha spiegato il democratico, «hanno una visione della fede più sofisticata di quanto spesso crediamo».

Il diritto all’aborto sarà centrale nella campagna elettorale

In ottica midterm, secondo gli esperti, giocherà un ruolo importante il diritto all’aborto, che dal 2022 in base a una sentenza della Corte Suprema non vale più a livello nazionale. Schultz, a favore della possibilità di scelta, ha affermato che le Sacre scritture non specificano con precisione l’inizio della vita umana, aggiungendo poi che in realtà sono gli stessi repubblicani a opporsi a misure che ridurrebbero effettivamente gli aborti come una migliore assistenza sanitaria, l’accesso ai contraccettivi e l’ampliamento dell’assistenza all’infanzia. «Sono pro-choice, nonostante la mia fede cristiana, ma proprio grazie a essa», ha tenuto a precisare.

Russi e bielorussi con le proprie bandiere alle Paralimpiadi, Kyiv non ci sta

Il Comitato paralimpico internazionale ha stabilito che sei atleti russi e quattro bielorussi potranno partecipare alle Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina (che si svolgeranno dal 6 al 15 marzo) usando la bandiera, la divisa e l’inno dei loro Paesi, e non più come neutrali. Revocato dunque il divieto imposto dopo l’invasione dell’Ucraina: una mossa, quella del International Paralympic Committee, che ha fatto infuriare Kyiv. «La decisione degli organizzatori delle Paralimpiadi di consentire agli assassini e ai loro complici di competere ai Giochi Paralimpici sotto le bandiere nazionali è deludente e scandalosa», ha scritto su X Matviy Bidny, ministro dello Sport ucraino. Anche Valeriy Sushkevych, presidente del Comitato paralimpico ucraino, ha criticato duramente la decisione.

Il Comitato paralimpico internazionale ha assegnato sei posti alla Russia e quattro alla Bielorussia

A Parigi 2024 c’era stata la parziale riammissione senza simboli, dopo l’iniziale divieto di gareggiare: russi e bielorussi avevano potuto partecipare come atleti individuali e neutrali. E anche alle Olimpiadi di Milano-Cortina, sempre con gli stessi criteri, stanno gareggiando 13 atleti russi e sette bielorussi. L’International Paralympic Committee ha assegnato sei posti alla Russia: due nello sci alpino (uno maschile, uno femminile), due nello sci di fondo (uno maschile, uno femminile) e due nello snowboard (entrambi maschili). Alla Bielorussia sono stati invece assegnati quattro posti, tutti nello sci di fondo (uno maschile e tre femminili).