Il bimbo con il cuore bruciato resta in lista. I medici: “Condizioni gravi, ma stabili”

AGI - "Ad oggi le condizioni del piccolo paziente restano stabili in un quadro di grave criticità". Lo scrive in una nota l'Azienda ospedaliera delli Colli, di cui fa parte l'ospedale Monaldi, riferendosi a Tommasino, il piccolo di due anni cui è stato trapiantato un cuore 'bruciato' da una errata conservazione il 23 dicembre scorso e che ora è da più di 50 giorni attaccato a una macchina cuore-polmone.

La Direzione Sanitaria "conferma che la decisione assunta nella giornata di ieri da parte Heart Team è stata quella di mantenere il bambino in lista di trapianto, sussistendo ad opinione del medico responsabile le condizioni cliniche". 

Condizioni gravi ma stabili

"Ad oggi le condizioni del piccolo paziente restano stabili in un quadro di grave criticità. È essenziale ribadire che la Direzione Generale dell'Azienda ha prontamente e con fermezza adottato tutti i provvedimenti necessari a tutela del piccolo e di tutti i pazienti che afferiscono all'ospedale, che è e resta un presidio di eccellenza e di alta specializzazione, garantendo che non vi fossero ricadute assistenziali. La Direzione Strategica collabora attivamente con gli organi inquirenti e i servizi ispettivi per fare chiarezza su quanto accaduto e per l'individuazione di eventuali responsabilità. La Direzione Strategica è l'azienda tutta, profondamente addolorati per l'accaduto, confermano la vicinanza alla famiglia", conclude la nota.

Il Bambino Gesù

Secondo l'ospedale Bambino Gesù, il bambino ricoverato al Monaldi di Napoli, trapiantato con un cuore 'bruciato', "non è più trapiantabile". Lo ha detto all'AGI l'avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, precisando però che per il Monaldi resta in lista trapianti.

"Parere negativo sulla trapiantabilità del cuore" 

"Ci hanno comunicato dalla Direzione del Monaldi che il Bambino Gesù ha dato parere negativo sulla trapiantabilità, ma secondo il medico che ha operato il bambino al Monaldi, il bambino è ancora trapiantabile. Quindi quanto meno fino a lunedì il bambino rimarrà in lista trapianti. Lunedì poi si aggiorneranno sulla questione". 

Il bimbo è collegato ad una macchina cuore polmone 

La mamma del piccolo aveva chiesto un secondo parere all'ospedale pediatrico romano. Il piccolo Tommasino, di 2 anni, è da oltre 50 giorni collegato a una macchina cuore-polmone dopo aver subito un trapianto di un cuore danneggiato. Il danno è avvenuto durante il trasporto da Bolzano al Monaldi di Napoli.

Mamma Patrizia aveva precedentemente comunicato che il Ministero aveva posto il figlio al primo posto nella lista dei trapiantandi italiani, sperando nell'arrivo immediato di un cuore compatibile, ma oggi è arrivato il drammatico parere del Bambino Gesù.

L'indagine e il sequestro del contenitore

I Nas, cui nel frattempo è stata affidata l'indagine che vede 6 operatori sanitari già nel mirino dei pm, hanno sequestrato il contenitore utilizzato per trasportare il cuore. Il danno è risultato causato da una errata conservazione con ghiaccio secco (anidride carbonica) nel trasporto da Bolzano al capoluogo campano, nonché di altra documentazione. Il contenitore sarà sottoposto a una perizia da parte di consulenti ancora non nominati. Il fascicolo aperto è per lesioni colpose.

L'intervento delle autorità 

Ieri, il ministro della Salute, Schillaci, ha disposto l’invio degli ispettori ministeriali presso gli ospedali San Maurizio di Bolzano e Monaldi. Anche il governatore della Regione Campania, Roberto Fico, ha inviato ispettori nel nosocomio napoletano per fare chiarezza sulla vicenda del trapianto fallito.

La mamma: "Abbiamo saputo dell'errore dai giornali"

Che il cuore trapiantato fosse danneggiato, la mamme e il papà di Tommasino lo hanno scoperto solo dai giornali molti giorni dopo: "In ospedale ci avevano semplicemente riferito che il trapianto non aveva avuto un esito positivo", ha raccontato Patrizia al Corriere della Sera.

"Dopo l’operazione mi fu detto solo che era stato attaccato ad un macchinario ECMO con due speranze: che ripartisse il cuore e che arrivasse un organo nuovo, ma ad oggi, dopo cinquanta giorni, non è avvenuto. In Terapia intensiva, dove è ricoverato, hanno fatto di tutto per far ripartire il cuore, ma purtroppo non ci sono riusciti. Ora sappiamo che a mio figlio avevano trapiantato un cuore che non funzionava". 

"Mio figlio non doveva essere operato" 

Quello che è realmente accaduto "lo abbiamo scoperto da giornali e tv. Mai avremmo immaginato una cosa del genere, che c’erano stati problemi nel trasporto e con il ghiaccio. C’è un po’ di rabbia. Se questo cuore non era utilizzabile, mio figlio non andava operato. E adesso potevo averlo ancora a casa con me". 

Legale, chiesto incidente probatorio

È stata fatta "un'integrazione di querela per i fatti di ieri". Lo spiega l'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del bambino che ha subito un trapianto di cuore il 23 dicembre scorso non andato a buon fine perché l'organo è risultato danneggiato.
Ieri in tarda mattina era stato chiesto alla direzione dell'ospedale Monaldi "di avere un secondo parere sulla reale possibilità di poter praticare un altro trapianto", spiega il legale, dopo "ci hanno detto che era stato fatto e che l'ospedale Bambino Gesu' ha risposto negativamente".

"Noi abbiamo voluto trasmettere i fatti alla magistratura che poi indagherà", aggiunge. "C'è stato detto che il bambino è ancora in lista perché il medico che lo ha operato e che sarebbe sospeso e probabilmente è tra gli indagati, è di altro parere. Noi auspichiamo che il Monaldi abbia ragione, ma ci chiediamo come sia possibile che lo stesso medico, sospeso, condizioni le scelte del Monaldi e il fatto che lui sarà il medico che opererà il bambino" in caso di nuovo trapianto, dice ancora.

"Secondo noi non deve essere lui a operare. Secondo noi c'è qualcosa da chiarire", l'opinione di Petruzzi. L'avvocato ha anche chiesto "l'incidente probatorio sulla cartella clinica, e gli altri documenti, come il parere del Bambino Gesù, con la nomina di un collegio". "Noi speriamo che abbia ragione il Monaldi sulla possibilità di fare un altro trapianto, pero' poi qui le questioni si intrecciano. Si deve capire fino a che punto si deve parlare di medicina o di medicina difensiva. La situazione è stazionaria, dobbiamo sperare che sia stazionario quanto più possibile", conclude l'avvocato. 

Avigliano, il manto del (vecchio) campo sportivo sarà regalato ai cittadini

AGI -  Il manto in erba sintetica del campo sportivo di Avigliano, in provincia di Potenza, il primo del genere realizzato in Basilicata nel 2001, non sarà smaltito in discarica, ma regalato ai cittadini che ne hanno fatto domanda.

Dopo oltre vent’anni e diverse proroghe, infatti, il manto sarà sostituito a primavera. Ma, prima dell’avvio dei lavori, i 7mila metri quadrati di verde sintetico saranno divisi e consegnati ai circa 70 aviglianesi che hanno risposto all’avviso comunale pubblicato 15 giorni fa e già chiuso.

In questo modo ogni cittadino potrà portare a casa e riutilizzare un pezzo di campo sportivo e il comune di Avigliano potrà risparmiare i 200 mila euro che avrebbe dovuto corrispondere per coprire i costi di smaltimento.

La soluzione innovativa per Avigliano

Una soluzione pronta a fare scuola tra le amministrazioni locali alle prese con lavori da effettuare e conti da far quadrare. La nostra idea potrebbe essere emulata da tutti quelli che nel corso del tempo si troveranno a dover sostituire l’erbetta del campo sportivo.

Il manto sintetico ha una sorta di scadenza deve essere cambiato ogni venti anni. Il nostro fu sostituito per la prima volta nel 2001, è stato il primo campo della Basilicata ad avere una copertura sintetica. Nel tempo ci sono state concesse delle proroghe rispetto all’omologazione, ma ora sarà necessario avviare i lavori entro la primavera", spiega all’AGI il sindaco Giuseppe Mecca.

Il sindaco di Avigliano, "un pezzo di storia per i cittadini" 

"Questa soluzione che abbiamo inventato, grazie alla collaborazione dell’ufficio tecnico comunale – aggiunge il primo cittadino - ci ha permesso di fare la felicità dei nostri concittadini che facendone domanda, potranno ottenere 100 metri quadrati ciascuno e utilizzarlo nelle case di campagna, o nei giardini, e portare a casa un pezzo del campo comunale, un pezzo di storia. Il bando aperto due settimane fa è stato chiuso".

Partecipazione collettiva 

Una storia di partecipazione attiva che ha visto protagonisti gli stessi cittadini di Avigliano che in pochissimi giorni hanno aderito in massa all’avviso pubblicato su internet dall’amministrazione comunale.

"Abbiamo fatto subito la domanda sul portale del Comune per ottenere la nostra parte di erbetta sintetica da sistemare a primavera in giardino o nella nostra casa al mare", raccontano alcuni cittadini.

Per altri è "come portare un pezzo di storia a casa, dove far giocare i figli". Per alcuni, invece, che hanno giocato in passato da calciatori su quel manto in erba sintetica "è un cimelio da custodire gelosamente".

Avigliano, poco più di 10mila abitanti, ,ha ottenuto nel dicembre 1991  il titolo araldico di città. E’ noto per il suo centro storico arroccato, il Palazzo Ducale, l'artigianato della "balestra" (coltello tradizionale) e la tradizione culinaria tra cui i piatti a base di baccalà. 

Nucleare, perché la Cina non vuole partecipare a negoziati con Usa e Russia

Prima di negoziare, va stabilito un rapporto tra pari. O, meglio, una potenza di fuoco simile. In estrema sintesi è questa la posizione che la Cina ha assunto sulle armi nucleari, dopo la fine dell’accordo New START tra Stati Uniti e Russia. Una posizione che ricorda quella presa già sul cambiamento climatico. Tradotto: Pechino si dice disposta a ridurre le emissioni, ma seguendo i suoi tempi e non le pressioni dell’Occidente. Questo perché ritiene di avere il diritto di completare il proprio processo di sviluppo e industrializzazione prima di adeguarsi agli standard richiesti da altri attori (in primis l’Europa, dopo la ritirata climatica degli Usa di Donald Trump). Lo stesso ragionamento viene applicato sull’arsenale nucleare, in fase di fortissimo ampliamento ma comunque ancora lontano dai livelli di Washington e Mosca.

Nucleare, perché la Cina non vuole partecipare a negoziati con Usa e Russia
Xi Jinping alla parata militare del 3 settembre 2025 a Pechino (Ansa).

L’arsenale atomico di Pechino non è comparabile a quelli russi e americani

Pechino osserva la scadenza del trattato tra Stati Uniti e Russia con una postura apparentemente ambigua: da un lato esprime «rammarico» per la fine di un accordo ritenuto importante per la stabilità strategica globale, dall’altro ribadisce che non ha alcuna intenzione di sedersi al tavolo di nuovi negoziati trilaterali come invece chiesto da Trump. Questa apparente contraddizione riflette una visione coerente del ruolo che la Cina ritiene di occupare oggi e, soprattutto, del ruolo che intende occupare domani. Il cuore dell’argomentazione cinese è semplice e viene ripetuto con costanza da anni: gli arsenali nucleari non sono comparabili. Stati Uniti e Russia possiedono insieme circa il 90 per cento delle testate nucleari mondiali e continuano a misurarsi su numeri che superano di gran lunga quelli cinesi. Per Pechino, essere chiamata a partecipare a negoziati di riduzione o di congelamento degli arsenali significherebbe cristallizzare una disuguaglianza storica. In altre parole, accettare regole scritte da altri, in un momento in cui il proprio potenziale militare non ha ancora raggiunto una soglia ritenuta adeguata allo status di grande potenza.

Nucleare, perché la Cina non vuole partecipare a negoziati con Usa e Russia
Missili nucleari strategici intercontinentali a propellente liquido DF-5C (Ansa).

La corsa militare cinese va oltre il «deterrente minimo»

Negli ultimi anni, questa posizione si è intrecciata con un dato di fatto sempre più evidente: la Cina sta ampliando il suo arsenale nucleare a una velocità senza precedenti. Le stime più accreditate parlano di oltre 100 nuove testate aggiunte ogni anno, di un’espansione massiccia delle infrastrutture missilistiche e di un rafforzamento simultaneo di tutte le componenti della triade nucleare, peraltro esposta in bella mostra durante la grande parata militare dello scorso 3 settembre a Pechino: missili terrestri, sottomarini lanciamissili e bombardieri strategici. Secondo l’ultimo rapporto annuale dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), la Cina ha oggi circa 700 testate, con la prospettiva di superare le 1500 entro il 2035. Non si tratta più del «deterrente minimo» che per decenni ha caratterizzato la dottrina nucleare cinese: è un salto di scala che riflette una percezione radicalmente mutata dell’ambiente internazionale.

Nucleare, perché la Cina non vuole partecipare a negoziati con Usa e Russia
Un momento della parata a Pechino (Ansa).

La guerra in Ucraina ha accelerato il cambio di passo

La guerra in Ucraina ha avuto un ruolo cruciale in questo cambio di passo. A Pechino, il conflitto è stato letto come la dimostrazione che la deterrenza nucleare resta l’ultimo garante della sopravvivenza di uno Stato di fronte alla pressione di potenze rivali. La lezione è chiara: in un mondo instabile, segnato dal ritorno della competizione tra grandi potenze, essere troppo indietro sul piano militare equivale a esporsi a rischi strategici inaccettabili. Da qui una giustificazione sulla già esistente accelerazione del riarmo, vista come necessaria a tutelare le «legittime preoccupazioni di sicurezza» della Repubblica Popolare. È proprio questo concetto di legittimità che spiega il rifiuto cinese di negoziare sul New START o su un eventuale sostituto. Pechino si considera una grande potenza a pieno titolo, ma ritiene che il riconoscimento formale di questo status passi anche attraverso il completamento del proprio arsenale nucleare. Solo una volta colmato, almeno in parte, il divario con Washington e Mosca, la Cina si dirà pronta a trattare da pari a pari. Prima di allora, qualsiasi negoziato verrebbe percepito come una concessione unilaterale, se non addirittura come un tentativo di contenimento mascherato.

Nucleare, perché la Cina non vuole partecipare a negoziati con Usa e Russia
Xi Jinping e Vladimir Putin (Ansa).

Le accuse Usa su presunti test nucleari

In questo contesto, proprio nei giorni scorsi è arrivata un’accusa dal sottosegretario di Stato americano per il controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale, Thomas DiNanno. Il funzionario ha affermato che Washington sarebbe a conoscenza di un test nucleare cinese condotto il 22 giugno 2020. Secondo la ricostruzione statunitense, l’esercito cinese avrebbe svolto segretamente il test usando la tecnica del cosiddetto “decoupling”, un metodo che consente di ridurre drasticamente le vibrazioni sismiche generate da un’esplosione nucleare sotterranea. In pratica, la testata viene fatta detonare all’interno di una cavità scavata appositamente, circondata da uno strato d’aria capace di assorbire parte dell’onda d’urto, rendendo il test più difficile da rilevare dai sistemi di monitoraggio internazionali. DiNanno ha dichiarato che si tratterebbe di una violazione degli impegni assunti nel 1996 con il Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty (il trattato che vieta i test nucleari), sebbene quell’intesa non sia mai stata ratificata né da Pechino né da Washington. La Cina nega di aver svolto un test nucleare e continua a ribadire la propria dottrina del «non primo utilizzo» per provare a rassicurare la comunità internazionale. Un modo per issare uno scudo retorico contro le pressioni occidentali.

Nucleare, perché la Cina non vuole partecipare a negoziati con Usa e Russia
Thomas DiNanno.

L’obiettivo dichiarato è difendersi non dominare

Pechino in altre parole non nega di voler rafforzare il proprio arsenale, ma sostiene di farlo esclusivamente per difendersi e non per competere o dominare. È una linea sottile, ma centrale nella narrazione del Partito comunista. L’attuale riarmo nucleare e convenzionale rappresenta dunque il completamento di un percorso di ascesa iniziato sul piano economico e consolidato su quello diplomatico. Dopo aver raggiunto la seconda posizione tra le economie mondiali e aver costruito una fitta rete di influenza attraverso la Belt and Road Initiative (Nuova Via della Seta), Pechino punta a trasformare la propria potenza economica in potenza militare globale.

Sente uno sparo e scappa, ladro si ferisce scavalcando e muore. Salvini: “Difesa legittima”

AGI - E' morto molto probabilmente dissanguato il ladro che stava scappando, dopo un tentativo di furto in un'abitazione nell'Aretino nella serata di ieri a Policiano nell'Aretino. Secondo le prime informazioni, tre malviventi hanno messo a segno un colpo in una prima abitazione della zona, poi si sono diretti verso un'altra villetta.

Ma questa volta è scattato l'allarme e il proprietario, accortosi dei ladri, ha sparato due colpi di arma da fuoco in aria a scopo intimidatorio. I tre a quel punto sono scappati e durante la fuga uno dei tre si è ferito gravemente alla vena femorale, verosimilmente con un paletto di ferro conficcato sul terreno. L'uomo è poi morto dissanguato. Gli altri due complici sono scappati.

Salvini: "Difesa è sempre legittima"

"Spiace, ma la difesa è sempre legittima". Lo scrive su X il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini, postando la notizia della vicenda. 

 

Il neurologo: “Nell’era degli algoritmi, l’amore resta l’unica ‘follia’”

AGI - In un tempo che misura tutto, lo spazio, le prestazioni, le relazioni, abbiamo imparato a governare quasi ogni aspetto della nostra esistenza. Ottimizziamo le scelte, filtriamo le emozioni, gestiamo le connessioni. Swipe. Match. Blocco. Tutto reversibile. Tutto sostituibile. Tranne l'amore. L'unica "follia" che ci rende davvero umani.

L'amore accade. Non si programma, non si calibra, non si mette in pausa. Alterando il ritmo del corpo e la percezione del tempo, espone alla vulnerabilità e al rischio. E proprio per questo, nell'epoca dell'efficienza e dell'algoritmo, è diventato culturalmente scomodo.

Amore: un fatto biologico

Alla vigilia di San Valentino, la festa più simbolica e più commerciale del calendario sentimentale, la tentazione è ridurlo a un rituale rassicurante. Un cuore rosso, una cena, una promessa ben confezionata. Ma l'amore, se lo si guarda con gli strumenti della scienza, è tutt'altro che rassicurante. Non è solo un racconto culturale. È un fatto biologico. È scritto nel nostro cervello prima ancora che nelle nostre storie. Secondo il Prof. Piero Barbanti, Direttore dell'Unità per la Cura e la Ricerca su Cefalee e Dolore dell'IRCCS San Raffaele di Roma e Ordinario di Neurologia all'Università San Raffaele, l'errore comincia già dal singolare. "Non esiste "l'amore". Esistono gli amori: per il partner, per i figli, per gli amici, per gli altri, per la natura, per gli animali. Una geografia affettiva che attraversa il cervello e la storia evolutiva della specie". L'amore nasce come impulso primario, necessario alla sopravvivenza. È l'istinto a restare uniti. È l'irrinunciabilità dell'altro. Non è una sovrastruttura romantica: è un programma inscritto nel sistema nervoso.

La tempesta neurochimica dell'innamoramento

"Quando ci innamoriamo" spiega Barbanti, "nel cervello si scatena una vera e propria tempesta neurochimica. L'ipotalamo rilascia sostanze che spiegano anche il cosiddetto "mal d'amore": aumenta la dopamina, che genera euforia; cresce il nerve growth factor, associato al romanticismo; si innalza l'ossitocina, legata all'attaccamento; mentre la serotonina fluttua, contribuendo alla componente di pensiero ricorrente tipica dell'innamoramento. Per certi versi, i circuiti coinvolti somigliano a quelli delle dipendenze. Non è un caso che l'innamoramento abbia qualcosa di febbrile, di eccessivo, di leggermente irrazionale".

Coraggio e paura

Eppure l'amore non coincide con la sola passione. Dal punto di vista neuroscientifico, quello autentico, implica dedizione e coraggio. "Amare significa esporsi, essere disposti al sacrificio" sottolinea il neurologo, "questo processo si associa a una modulazione dell'attività dell'amigdala, l'area cerebrale legata alla paura. È un dato che aiuta a distinguere con chiarezza ciò che amore non è: gelosia patologica, stalking e violenza non hanno alcuna radice nel vero legame affettivo. L'amore vero non distrugge, non possiede, non annienta. Protegge".

Relazioni digitali: può nascere amore senza presenza?

In un'epoca di connessioni permanenti e relazioni mediate dagli schermi, si pone una domanda inevitabile: può nascere amore senza presenza? "Se la storia dimostra che un legame può sopravvivere alla distanza" sostiene Barbanti, "è difficile immaginare che possa nascere senza contatto, vicinanza, scambio reale. Il cervello umano riconosce l'amore attraverso la prossimità, la condivisione sensoriale, l'esperienza reciproca".

L'amore non è un rischio biologico, ma l'irriducibilità umana

Anche l'idea di un "amore sicuro" offerto dall'intelligenza artificiale, privo di conflitti, imprevedibilità e rischio, appare, secondo l'esperto, incompatibile con ciò che accade nel nostro sistema nervoso. "L'essere umano ama ciò che non può possedere totalmente, ciò che conserva una quota di mistero e alterità. Un profilo perfettamente programmato non può generare quell'elemento di imprevedibilità che il cervello riconosce come autentico legame. L'amore "non è un rischio biologico, al contrario, è il meccanismo che garantisce continuita', gratitudine, riconoscenza e coesione sociale". Forse, alla vigilia di San Valentino, la vera domanda non è dunque se l'amore esista ancora. La domanda è se siamo ancora disposti a correre il rischio di sentirlo. Ne vale la pena? "In un mondo che pretende controllo e prevede alternative per tutto" conclude il neurologo, "l'amore resta l'unica dimensione che continua a sottrarsi alla logica della sostituibilità". Ed è forse proprio questa irriducibilità a renderlo la nostra esperienza più profondamente umana. L'unica che non prevede un piano B.

L’allarme: l’IA sta falsando sondaggi e ricerche online

AGI - L’intelligenza artificiale è sempre più capace di simulare il comportamento umano e di rispondere a sondaggi online e rilevazioni politiche, mettendo seriamente a rischio l’affidabilità della ricerca basata su survey, uno strumento centrale nelle scienze sociali e nei processi democratici.

È quanto sostengono tre ricercatori dell’IMT School for Advanced Studies Lucca e dell’Università di Cambridge in un commento pubblicato sulla rivista Nature. Secondo gli autori, l’uso crescente di agenti di intelligenza artificiale in grado di compilare questionari con poca o nessuna supervisione umana rappresenta un cambiamento strutturale nel problema delle frodi nei sondaggi.

Gli studi

Studi citati nel commento indicano che una quota non trascurabile delle risposte, variabile dal 4 al 90% in alcune popolazioni, può essere falsa o fraudolenta. Anche percentuali molto più basse possono però avere effetti rilevanti: in presenza di effetti statistici piccoli, una contaminazione dei dati pari al 3–7% può invalidare le conclusioni di una ricerca. “I problemi sono cambiati di scala”, scrivono gli autori, sottolineando come gli strumenti tradizionali per distinguere tra risposte umane e non umane non siano più efficaci.

“Non possiamo più dire se chi risponde sia una persona o no, e il risultato è che tutti i dati sono potenzialmente contaminati”, spiega Folco Panizza, ricercatore dell’IMT School for Advanced Studies Lucca e tra gli autori del commento. Piattaforme ampiamente utilizzate per la raccolta di dati, come Amazon Mechanical Turk, Prolific e Lucid, consentono da anni di ottenere rapidamente grandi quantità di risposte a basso costo, ma sono oggi particolarmente vulnerabili alla manipolazione da parte di sistemi automatici.

Gli strumenti di controllo sono sempre meno efficaci

I tradizionali strumenti di controllo, come i CAPTCHA o le domande di attenzione inserite nei questionari, risultano sempre meno efficaci di fronte a modelli avanzati capaci di produrre risposte fluide, coerenti e contestualizzate, spesso migliori di quelle umane. Gli autori propongono quindi un cambio di strategia su più livelli. Da un lato suggeriscono di analizzare i cosiddetti “paradata”, come la velocità di digitazione, l’uso del copia-incolla e altri pattern comportamentali, per individuare risposte statisticamente improbabili per un essere umano. Dall’altro indicano la necessità di fare maggiore affidamento su panel di ricerca basati su campioni probabilistici e su partecipanti con identità verificate. 

La proposta più radicale consiste però nel ribaltare la logica della rilevazione delle frodi, progettando test che sfruttino i limiti del ragionamento umano piuttosto che le debolezze dell’intelligenza artificiale. “Le macchine sono molto brave a imitare il comportamento umano, ma molto meno a imitare gli errori che gli esseri umani fanno”, osserva Panizza. S

econdo gli autori, compiti come problemi di probabilità, stime rapide o test percettivi sotto pressione temporale potrebbero diventare strumenti utili, perché risposte “troppo perfette” potrebbero costituire esse stesse un segnale di allarme. Il commento conclude che nessuna soluzione singola sarà sufficiente, poiché i sistemi di intelligenza artificiale continuano ad adattarsi ai tentativi di rilevazione. Ricercatori, piattaforme e finanziatori sono quindi chiamati a ripensare con urgenza gli standard di integrità dei dati, combinando campioni di maggiore qualità, strumenti di controllo più sofisticati e maggiore trasparenza, per proteggere la credibilità della ricerca nelle scienze sociali.

Addio a Zichichi, Giuli: “Uomo di scienza e di pace. Un modello di dialogo”

AGI - "Apprezzavo particolarmente in lui la sua doppia natura di scienziato e di credente": cosi' il vescovo Marcello Sanchez Sorondo ha ricordato Antonino Zichichi nell'omelia pronunciata durante i funerali solenni celebrati nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri in piazza della Repubblica a Roma, alla presenza, tra gli altri, del Capo dello Stato Sergio Mattarella.

Sanchez Sorondo ha rievocato il legame personale con il fisico, spiegando di averlo conosciuto quando San Giovanni Paolo II gli chiese di introdurlo alla Pontificia Accademia delle Scienze, e ha sottolineato come, nelle sue ultime apparizioni pubbliche, Zichichi abbia spesso dichiarato di essere "profondamente innamorato di Dio".

Nel corso dell'omelia, è stato ripercorso anche il profilo scientifico dello studioso, inserito "nella grande tradizione italiana di fisici di fama internazionale, a partire da Galileo Galilei, Enrico Fermi ed Ettore Majorana", con un richiamo alle ricerche nella fisica delle particelle, nucleare e subnucleare e agli studi sull'antimateria. Il vescovo ha infine richiamato uno dei temi centrali del pensiero di Zichichi, il rapporto tra fede e scienza, ricordando come egli sostenesse che "la scienza e la fede non sono in antitesi, ma sono in armonia tra loro, in quanto entrambi sono doni di Dio". 

Ai funerali nella chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in Piazza della Repubblica a Roma, ha partecipato anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accompagnato dalla figlia Laura. Presenti anche per il governo i ministri Anna Maria Bernini e Alessandro Giuli. 

Giuli, uomo straordinario e modello da seguire

"Abbiamo partecipato alle esequie di una persona straordinaria, uno scienziato, un uomo di conoscenza, di fede e soprattutto di pace che ci ha lasciato non soltanto studi straordinari, ma anche un modello da seguire, quello del dialogo e del confronto, al di là di ogni ideologia e appartenenza". Lo ha detto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, a margine dei funerali del fisico Antonino Zichichi in Piazza della Repubblica

Roma: “Finta” babysitter tenta di rapire una bimba a scuola

AGI - E' allerta nel quartiere romano Monteverde dove, mercoledì scorso, una 'finta' babysitter ha tentato di rapire una bambina di 3 anni da una scuola dell'infanzia. Gli insegnanti, insospettiti, hanno subito avvisato i genitori della bimba che hanno spiegato di non aver incaricato nessuno di prendere la figlia a scuola.

A quel punto è scattato l'allarme al 112, ma nel frattempo la donna era fuggita via. I genitori della bambina hanno presentato denuncia e la polizia ha avviato indagini per risalire alla donna.

Secondo quanto si apprende, sono stati sensibilizzati anche i dirigenti scolastici a prestare particolare attenzione alle deleghe per prendere gli alunni. Gli accertamenti sono in corso. 

Un centrodestra versione campo largo? Meloni e la bega Vannacci

Chissà se a un certo punto Giorgia Meloni prenderà il telefono e chiamerà Elly Schlein per chiederle consiglio: ma tu come fai a tenere tutti insieme (o quantomeno a provarci)? Sì, perché con i suoi primi vagiti, la creatura politica vannacciana – che questa settimana ha esordito in Parlamento con tre deputati (gli ex leghisti Rossano Sasso ed Edoardo Ziello e l’ex FdI Emanuele Pozzolo) che hanno votato sì alla fiducia al governo e no all’invio di armi a Kyiv – rischia di rimescolare e stravolgere completamente il centrodestra così come l’abbiamo conosciuto finora e trasformarlo in una sorta di campo largo in versione destrorsa.

Un centrodestra versione campo largo? Meloni e la bega Vannacci
Edoardo Ziello, Rossano Sasso, Emanuele Pozzolo (Ansa).

Il centrodestra monolitico è destinato a finire?

Se questa coalizione ha avuto un pregio, fin dai tempi di Silvio Berlusconi, era quello di essere (o mostrarsi) molto più unita del centrosinistra. Anche per il minor numero di forze al suo interno: Forza Italia, Lega, prima An e oggi FdI, prima i centristi di Casini e Follini e oggi Maurizio Lupi. Vuoi mettere con l’infinita serie di partiti e sigle che hanno sempre contraddistinto il centrosinistra? Il record si toccò con l’Unione di Romano Prodi nel 2006 (oltre 10 partiti) e infatti arrivò una vittoria risicatissima e la caduta solo due anni dopo.

Un centrodestra versione campo largo? Meloni e la bega Vannacci
Umberto Bossi, Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi nel 2006 (Imagoeconomica).

Vannacci potrà dire ciò che Meloni e Salvini non possono

Ora con Roberto Vannacci molto cambierà. Innanzitutto perché per la prima volta Lega e Fratelli d’Italia si troveranno una concorrenza da destra, con Futuro Nazionale che potrà dire e fare tutto quello che Giorgia Meloni e Matteo Salvini, per ovvie ragioni, non possono dire e fare. La cosa disturberà moltissimo l’ex Capitano, che non avrà più il copyright sulle sparate: ci sarà il generale a superarlo in questo campo. E infatti più di una fonte leghista descrive il segretario assai abbattuto. Non sarà più lui il protagonista delle intemerate a destra, dalla sicurezza alla stretta sui migranti. Ma Vannacci infastidisce anche Meloni, perché qualcuno del suo elettorato potrà ritrovare in Futuro Nazionale alcuni degli slogan che lei urlava dai banchi dell’opposizione. Insomma, Vannacci pescherà voti nella Lega, in FdI e pure nel primo partito d’Italia: l’astensionismo.

Un centrodestra versione campo largo? Meloni e la bega Vannacci
Matteo Salvini e Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Se FN si stabilizza al 3 per cento difficilmente Meloni chiuderà la porta

I primi sondaggi non sono tranquillizzanti per la maggioranza, col generale che viaggia tra il 2,5 e il 3,5 per cento e con un elettorato potenziale del 4,9 per cento, secondo un sondaggio di Izi per La7. Il calo più sostanzioso per ora è della Lega, registrata poco sopra al 7 per cento, ormai lontana da Forza Italia, tra l’8 e il 9. Ma a rimetterci sarà anche il partito della premier. «Se Vannacci nei sondaggi si assesta sul 3 per cento, Meloni farà di tutto per tenerlo all’interno della coalizione, perché le due compagini risultano piuttosto appaiate e per vincere le elezioni tutto fa brodo. Salvini dovrà abbassare la cresta e ingoiare l’amaro calice…», sussurra a Lettera43 una fonte frequentatrice di Via della Scrofa. E infatti, se la premier sul tema tace, il generale non ha mai chiuso al centrodestra: fin dalle sue prime dichiarazioni si è detto disponibile a dialogare col governo. Tanto da mettere in campo una mossa parlamentare assai astuta, definita bizantina e democristiana: votare la fiducia al governo e contro l’invio di armi. Tanto che in molti ormai considerano Futuro Nazionale abile e arruolato nella maggioranza. «Valuteremo caso per caso come votare, se i provvedimenti ci convincono oppure no», hanno spiegato in coro Ziello, Sasso e Pozzolo. «Non so se faremo parte della coalizione, potremmo anche andare da soli, è presto per decidere…», ha frenato per prudenza, e tattica, Vannacci. Anche perché per entrare formalmente nel centrodestra vorrà essere corteggiato a suon di seggi sicuri per i suoi.

Un centrodestra versione campo largo? Meloni e la bega Vannacci
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Salvini rischia di finire in un cul-de-sac

Meloni, dicevamo, per ora non si esprime e osserva. Con all’orizzonte un problema del tutto nuovo per lei: come fare a tenere insieme tutti, da Vannacci a Lupi, passando per Tajani e Salvini. E qualcuno ci butta dentro anche Carlo Calenda che, almeno a livello locale, specialmente in quel di Milano, si sta avvicinando a Forza Italia. Insomma, la premier potrebbe trovarsi a dover gestire un campo largo di centrodestra, con forze politiche assai differenti tra loro e magari pure litigiose, vista l’avversione totale di Salvini verso Vannacci. «Chi esce dalla Lega è da ritenersi fuori dal perimetro del centrodestra», sottolinea il sottosegretario leghista all’Interno, Nicola Molteni. Ma nel partito, Salvini ha anche il problema interno di dove collocare Luca Zaia, che non si candiderà alle suppletive in Veneto ma per ora non sarà nemmeno vicesegretario. «Zaia vice? Un grandissimo, ma ogni cosa a suo tempo», ha detto il segretario arrivando al consiglio federale in via Bellerio.

Un centrodestra versione campo largo? Meloni e la bega Vannacci
Luca Zaia (Imagoeconomica).

Insomma, aspettando di conoscere la futura legge elettorale e relativa soglia di sbarramento, il tema di aprire o chiudere a Vannacci rischia di essere un ulteriore elemento di tensione tra Meloni e Salvini. «Su Vannacci la Lega avrà sempre l’ultima parola», ha sottolineato in settimana Antonio Tajani. Ma in pochi, anche tra i leghisti, ci credono davvero. E se il generale sarà della partita – come non ha escluso Francesco Lollobrigida intervistato dal Foglio – avremo di fronte un campo largo di centrodestra. E allora Giorgia potrebbe davvero fare quella telefonata: «Elly, ma come si fa?».  

Non c’è pace per il Louvre: allagate due sale con capolavori italiani

Non c’è pace per il Louvre. Dopo il clamoroso furto di gioielli avvenuto il 19 ottobre 2025 e la truffa milionaria legata ai biglietti del museo parigino – appena venuta alla luce – ecco un incidente che ha messo a repentaglio diverse opere. La rottura della tubatura della caldaia ai piani superiori ha infatti danneggiato il soffitto della sala 707, affrescata nel 1819 dal pittore Charles Meynier, provocando anche l’allagamento della 706. Si tratta di due stanze dove sono conservate alcuni capolavori italiani come ‘Il calvario con San Domenico in preghiera” del Beato Angelico e ‘Il Cristo benedicente’ di Bernardino Luini.

L’allagamento della Biblioteca delle Antichità Egizie

C’è da dire, che in realtà, il Louvre fa letteralmente acqua da tempo. A inizio dicembre un’altra fuga d’acqua da una tubatura, che era già stata segnalata come difettosa il 26 novembre, aveva causato gravi danni a centinaia di riviste di egittologia e documentazione scientifica utilizzata dai ricercatori, risalenti a fine Ottocento-inizio Novecento.

Non c’è pace per il Louvre: allagate due sale con capolavori italiani
Il Louvre affollato di visitatori (Ansa).

La maxi-frode su biglietti e visite guidate

La procura di Parigi il 10 febbraio ha fermato nove persone, con l’accusa di truffa ai danni del museo del Louvre e della reggia di Versailles, stimati in oltre 10 milioni di euro. Gli arrestati avrebbero messo in piedi una maxi-frode che lucrava su visite guidate e biglietti, riutilizzando più volte i ticket per persone diverse o rivendendoli a prezzi maggiorati, grazie a contatti interni per aggirare i controlli. Tra i sospetti fermati ci sono due dipendenti del Louvre, alcune guide turistiche e una persona che gli inquirenti ritengono essere l’organizzatore della truffa. Nell’ambito delle indagini sono stati sequestrati 957 mila euro in contanti e 486 mila euro in vari conti bancari.

Il clamoroso furto del 19 ottobre 2025

Risale invece al 19 ottobre 2025 il clamoroso furto di alcuni preziosissimi gioielli della Corona d’epoca napoleonica. Tra essi un diadema e una collana dal set di zaffiri delle regine Maria Amalia e Ortensia, una collana di smeraldi e orecchini dal set di Maria Luisa, e un grande fiocco-spilla da corpetto dell’imperatrice Eugenia. Il colpo, avvenuto in pieno giorno nella Galleria d’Apollon e durato appena quattro minuti, ha fruttato un bottino stimato di 88 milioni di euro. Ed evidenziato, ovviamente, enormi falle nella sicurezza del Louvre.

Non c’è pace per il Louvre: allagate due sale con capolavori italiani
Protesta del lavoratori del Louvre (Ansa).

Gli altri problemi del Louvre

Il Louvre, finito nel mirino delle critiche anche per i pochi bagni a disposizione dei moltissimi visitatori e la vetustà delle strutture, è finito nel mirino anche dei suoi stessi dipendenti, che di recente hanno più volte indetto sciopero per chiedere migliori condizioni di lavoro.