Un mese dopo il concorrente Foodinho-Glovo, anche Deliveroo Italia è stata messa sotto controllo giudiziario dalla procura di Milano, che ritiene urgente «interrompere una situazione di vero e proprio sfruttamento ai danni di un numero rilevante di lavoratori che percepiscono retribuzioni sicuramente non proporzionate né alla qualità né alla quantità del lavoro (poco meno di 4 euro l’ora) contrastanti con l’articolo 36 della Costituzione e non in grado di garantire un’esistenza libera e dignitosa». L’azienda conta 20 mila ciclofattorini in Italia, di cui circa 3 mila a Milano. Per il pm «risultano sotto soglia 30 rider su 40 (80 per cento), con uno scostamento medio rispetto alla soglia di povertà di 7.600 euro annui, e punte di 15.300 euro annui».
L’amministratore giudiziario dovrà bonificare gli indici del reato di caporalato
Il controllo giudiziario, cioè la nomina di un amministratore giudiziario che non sostituisce ma affianca i vertici dell’azienda, è disposto quando c’è da interrompere una situazione di ritenuta illegalità. Il provvedimento d’urgenza del pm, che dovrà essere successivamente convalidato dal gip, nomina l’amministratore giudiziario Massimiliano Poppi per bonificare gli indici del reato di caporalato per il quale sono indagati Deliveroo come società e l’amministratore Andrea Giuseppe Zocchi come persona fisica, regolarizzare i lavoratori e adottare assetti organizzativi idonei a evitare il ripetersi di fenomeni di sfruttamento e di retribuzioni sotto soglia di povertà.
L’aula del Senato ha confermato la fiducia posta dal governo sul decreto Ucraina, approvando il testo per la conversione definitiva in legge. A favore si sono espressi 106 senatori. Sono stati 57 quelli contrari, due gli astenuti. Visto che a Palazzo Madama il voto con la fiducia è unico, l’opposizione ha votato ‘no’ in blocco nonostante il sostegno – anche militare – da sempre accordato all’Ucraina da Pd, Italia Viva e Azione: «Siamo stati costretti dalla fiducia. La maggioranza ha blindato il testo per coprire le loro differenze e difficoltà», ha detto il senatore dem Alessandro Alfieri.
AGI - Il primo a comparire, e ancora oggi il più amato, è stato Pikachu. Era il 27 febbraio 1996 anche se il fenomeno mondiale, e il suo arrivo in Italia, è datato 10 gennaio 2000. Da lì è stato un continuo di crescita, leggere flessioni e ripartenze ancora più robuste. Oggi, a 30 anni di distanza, la passione dei più giovani (ma non solo) per i Pokémon non accenna a placarsi.
"Pokémon" è infatti la parola chiave più cercata su eBay.it dal 2024, con una ricerca effettuata ogni 14 secondi circa. A livello globale, le ricerche sono arrivate a oltre 360 volte al minuto in media nel 2025. Centinaia di migliaia le carte Pokémon listate sul marketplace in Italia, con una crescita del +8% nel 2025. Pikachu, per l'appunto, resta il più amato con 3.300 ricerche l'ora nel 2025 a livello globale e con vendite aumentate del 120% anno su anno.
Ma anche l'effetto nostalgia gioca la sua parte, visto che, nel 2025, gli articoli Nintendo Pokémon sono stati cercati dagli utenti più di 160 volte all'ora, grazie alle recenti uscite di nuove avventure legate alla serie principale e il crescente trend del retrogaming. Il successo globale del videogioco ha dato vita a un vero e proprio fenomeno culturale, con la nascita di nuove serie videoludiche, anime, film, manga, libri e gadget di ogni tipo.
Tra le espressioni di maggior successo del franchise spicca il gioco di carte collezionabili, che negli anni ha costruito una community internazionale di appassionati e collezionisti, trasformandosi in uno degli ambiti più vivaci e seguiti dell'intero universo Pokémon.
In occasione di questo anniversario eBay celebra i Pokémon con un'intera settimana di eventi su eBay Live, piattaforma di shopping interattivo in diretta. Fino al primo marzo, infatti, su eBay Live prende il via la Pokémon Week, con una serie di appuntamenti quotidiani dedicati alle famose carte collezionabili.
L'evento clou si terrà venerdì, il vero e proprio "Pokémon Day", con l'imperdibile Box Break di Gym Heroes, una delle serie classiche di carte Pokémon tra le più amate dai collezionisti, con aste in partenza da 1, a cura di Mirmex Collectibles e Xiuder, influencer e streamer italiano. Lo stesso Mirmex è stato protagonista della Live del 3 febbraio scorso durante la quale è stato trovato in diretta un Charizard in prima edizione, tra le carte Pokémon più rare e ricercate dai collezionisti.
"Il collezionismo, in particolare quello di carte Pokémon, è una delle categorie più dinamiche su eBay. Si tratta di uno dei segmenti più attivi del nostro marketplace, con un interesse che cresce costantemente nel tempo e coinvolge una community ampia e appassionata", afferma Lorenzo Leonardi, Live Category Manager eBay in Italia.
Giorgia Meloni era stata chiara: «Penso che sia molto importante che questa campagna referendaria rimanga sul merito e sul contenuto di ciò di cui stiamo parlando, senza cercare di trasformarla in altro», aveva detto nell’ultima intervista rilasciata a SkyTg24. «Una polarizzazione o un referendum sul governo interessa chi non può stare nel merito, non noi perché la conferma della riforma può solo fare il bene dell’Italia», aveva insistito la premier costretta a mettere la faccia a difesa della Riforma della Giustizia per arginare l’avanzata del No.
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).
E dopo la sbornia olimpica ecco il Festival da cavalcare
Il messaggio però non deve essere arrivato altrettanto chiaro allo staff social di Fratelli d’Italia che scopiazzando Taffo, Ryanair o Ceres, continuano a buttarla in caciara, declinando il sì al referendum sulla Giustizia sul tema del momento. Chiusa la maratona olimpica, non rimane che Sanremo, una manna per la Fiamma creativa. Dopo aver utilizzato a proprio vantaggio lo scivolone dem del meme con gli azzurri del curling, riproponendolo con Meloni protagonista (ma questa era farina del sacco della frizzante Atreju), ecco arrivare sul profilo ufficiale del partito il Festival Ingiustizia 2026, con ovviamente le card dei campioni del fronte del No.
I campioni del No in gara: da Gratteri a Travaglio
Un lavoro mica da poco visto che lo staff è arrivato a storpiare i titoli di hit del passato: Maledetta cronologia di Nicola Gratteri (il riferimento dei creativi è alla finta intervista di Giovanni Falcone per il no alla separazione delle carriere citata dal procuratore di Napoli).Ho cambiato idea, ma quale idea di Debora Serracchiani; Vuoto di memoria di Marco Travaglio; Voterei ma non posso eseguita da Nichi Vendola; I migliori scivoloni della nostra vita cantata da Rocco Maruotti, segretario generale dell’Anm, Non voglio mica riformare del presidente sempre dell’Anm Cesare Parodi. Insomma, a Sanremo la premier non è andata (Palazzo Chigi ha smentito la sua partecipazione alla prima serata bollandola come fake news, ma i ‘suoi’ Fratelli si sono dati da fare).
Forse però gli arditi social media manager hanno commesso un errore (o forse è solo l’ennesimo tentativo destrorso di scippare icone alla sinistra dopo Gramsci e Pasolini). Già perché il carosello su Instagram si chiude con un: A riformare comincia tu. Chissà se Raffaella Carrà sarebbe stata d’accordo…
Il Louvre ha un nuovo direttore dopo le dimissioni di Laurence des Cars, che ha rinunciato all’incarico dopo i disastri e le polemiche degli ultimi mesi. Alla guida del museo parigino – che sta vivendo un momento decisamente difficile – subentra Christophe Leribault, attuale direttore della Reggia di Versailles, altra importantissima istituzione transalpina. Storico dell’arte e conservatore generale, avrà il compito di «mettere in sicurezza, modernizzare e portare a termine il progetto Louvre – Nouvelle Renaissance».
Laurence des Cars (Ansa).
Non solo il furto dei gioielli della Corona: gli ultimi disastrosi mesi del Louvre
Il clamoroso furto dei gioielli della Corona d’epoca napoleonica, avvenuto il 19 ottobre 2025 in pieno giorno, è stato l’episodio più clamoroso – in negativo – della gestione Des Cars, iniziata nel 2021. Ma di recente è emersa anche una maxi-frode riguardante visite guidate e biglietti, che prevedeva il riutilizzo dei ticket per persone diverse o la rivendita a prezzi maggiorati, grazie a contatti interni per aggirare i controlli. Non solo: negli ultimi mesi si sono verificati anche un paio di allagamenti, che hanno messo a repentaglio diverse opere e causato gravi danni a centinaia di riviste di egittologia. La gestione di des Cars era contestata anche dal personale, che di recente ha più volte indetto sciopero per chiedere migliori condizioni di lavoro. A questo bisogna aggiungere le rimostranze dei visitatori per i pochi bagni a disposizione dei moltissimi visitatori e le strutture obsolete. «Posso aver sbagliato, ma ho rimesso il Louvre in movimento», ha dichiarato Des Cars.
Le secrétaire perpétuel Laurent Petitgirard et les membres et correspondants de l’Académie des beaux-arts adressent leurs amicales félicitations à leur confrère Christophe Leribault, de la section des membres libres, qui vient d’être nommé président-directeur du Musée du Louvre. pic.twitter.com/TyqFJ1QZZO
Leribault era subentrato a Des Cars già ai musei d’Orsay e dell’Orangerie
Leribault è stato nominato direttore della reggia di Versailles a febbraio 2024 al posto di Catherine Pégard, che era in carica dal 2011. In precedenza, per tre anni il 62enne aveva diretto i musei parigini d’Orsay e dell’Orangerie, subentrando proprio a Des Cars, che era stata scelta per guidare il Louvre. Emmanuel Macron ha accettato le dimissioni dell’ormai ex direttrice, affermando che il museo più visitato al mondo ha bisogno di «un nuovo slancio».
AGI - Anche Deliveroo Italy finisce sotto controllo giudiziario nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Milano per caporalato e sfruttamento dei rider. Il provvedimento urgente dispone la nomina di un amministratore esterno e contesta un modello fondato su paghe giudicate non dignitose e su una gestione del lavoro guidata dall'algoritmo, che potrebbe coinvolgere fino a 20.000 lavoratori tra Milano e il resto del Paese. L'azienda fa sapere di stare esaminando gli atti e di collaborare con le autorità.
Come già accaduto in passato, la Procura richiama l'articolo 36 della Costituzione e il diritto a una retribuzione proporzionata e sufficiente a garantire un'esistenza libera e dignitosa. Il riferimento è al precedente recentissimo di Foodinho, la società che gestisce Glovo in Italia, messa due settimane fa sotto amministrazione giudiziaria: successivamente un giudice ha ordinato di "regolarizzare" fino a 40 mila rider, rafforzando i poteri dell'amministratore nominato dal tribunale.
Nel caso di Glovo, secondo quanto riferito dai Carabinieri, sul campione retributivo analizzato risultavano sotto soglia di povertà il 75% dei ciclofattorini, con uno scostamento medio di circa 5.000 euro annui lordi. Rispetto ai contratti collettivi nazionali di riferimento, l'87,5% del campione risultava sottopagato, con scostamenti massimi fino a 12.000 euro annui.
Le testimonianze dei rider
Negli atti dell'inchiesta compaiono anche le testimonianze dei lavoratori. Un rider racconta: "Vorrei che la paga fosse più alta. Ieri ho effettuato una consegna percorrendo 4,8 chilometri mentre pioveva e sono stato retribuito con 2,72 euro. Reputo questo ingiusto e sbagliato perché ho provato molta fatica". Nel decreto vengono riportate anche le risposte scritte a penna alle domande degli investigatori - "La sua paga è sufficiente?" e "Lei si trova in uno stato di bisogno?" - con un filo comune: paghe ritenute troppo basse e condizioni di indigenza.
Tra i passaggi citati: "Con 800-900 euro al mese non ce la faccio, lavoro tante ore perché devo aiutare la mia famiglia: 250 euro per il posto letto, 400 li mando in Bangladesh, il resto per mangiare"; "Sono in stato di bisogno perché sono malato e non riesco a lavorare molto: vivo con altre tre persone e pago 200 euro per il posto letto"; "Lavoro 10-12 ore al giorno dal lunedì alla domenica: se avessi un'altra opportunità cambierei"; "Sono in stato di bisogno perché uso anche un altro account Deliveroo per guadagnare 50-60 euro in più: sono sempre stanco e stressato".
Il nuovo caporalato digitale
Il commissariamento di Deliveroo riporta al centro la condizione dei rider, definita da Nidil Cgil un "nuovo caporalato digitale". Nel dossier 2025, basato su un campione di 500 lavoratori, il sindacato indica compensi tra 2 e 4 euro lordi a consegna, turni fino a 10 ore al giorno per 7 giorni su 7 e costi vivi - mezzo, carburante, manutenzione - a carico del lavoratore, spesso oltre 200 euro al mese. Per oltre il 76% degli intervistati il food delivery è la principale fonte di reddito, con tempi di attesa non retribuiti e algoritmi ritenuti opachi. Sul fronte sicurezza, il 39,8% dichiara infortuni, ma solo il 17,6% riferisce un risarcimento. Nidil segnala anche la sottodenuncia e una conoscenza limitata delle tutele Inail estese agli autonomi dal 2020.
Il concorso Miss Italia ha dato mandato agli avvocati Pieremilio Sammarco e Vincenzo Larocca di intraprendere le più opportune azioni giudiziarie volte a inibire l’ulteriore utilizzo della denominazione “Miss Italia” da parte della cantante Ditonellapiaga, che l’ha usata quale titolo di un proprio brano musicale nonché dell’album in cui esso è inserito, e a ottenere il risarcimento dei danni subiti e subendi. Il testo della canzone, si legge nella nota, contiene «espressioni e giudizi ritenuti lesivi della dignità e dell’onore delle ragazze che partecipano al concorso». Una condotta che «risulta gravemente pregiudizievole dei diritti esclusivi connessi alla denominazione “Miss Italia”, nonché dell’immagine e della reputazione del concorso e delle sue partecipanti». La canzone non è ancora uscita così come l’album, che uscirà il 10 aprile.
La replica della cantante: «Nessun insulto, non hanno capito che parlo di me»
In conferenza stampa a Sanremo, in cui è in gara con la canzone Che fastidio!, Ditonellapiaga ha replicato alla notizia dicendosi sorpresa: «Nessun insulto, è un testo che parla di me e del rapporto con me stessa, con la perfezione. Io non so neanche se loro abbiano sentito il testo, perché la canzone non è uscita. Mi dispiace che sia arrivata questa notizia, perché speravo in un po’ di autoironia. Se loro lo hanno ritenuto offensivo, evidentemente non hanno la sensibilità per poter capire che parlo di me e non parlo male del concorso». L’artista ha poi chiarito l’uso della parola “disperate“, al centro delle contestazioni: «Non ho detto che loro sono disperate. Il testo parla di me, che sto male e vivo male la mia bellezza. Mi sembra assurdo parlare di un testo che non è uscito. È facile estrapolare una frase senza il contesto, e un attimo dopo sembra che io dica che Miss Italia è una disperata o una sfigata. Non ho mai detto questo. Ho detto che l’essere in difficoltà con il proprio rapporto con la bellezza può portare a una disperazione. Anzi, il testo parla di nascondere la disperazione con il trucco, e quindi anche una donna bellissima può sentirsi disperata e triste».
Continua lo scontro senza esclusione di colpi sul referendum della giustizia. A infiammare il dibattito è una dichiarazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari che, durante un convegno organizzato da Fdi in Senato sui quattro anni di guerra tra Russia e Ucraina, a chi gli ha chiesto cosa voterebbe Putin ha risposto che «in Russia non c’è la separazione delle carriere, quindi probabilmente voterebbe no». «Una battuta in una chiacchierata informale con i cronisti», ha precisato poco dopo, ma ciò non è bastato a fermare le polemiche.
Schlein: «Appello di Mattarella inascoltato»
«Spiace che l’autorevole appello di Mattarella sia stato così poco ascoltato. Hanno detto che avrebbero abbassato i toni. Ma non ho avuto questa impressione, soprattutto oggi che abbiamo un altro esponente di governo, Fazzolari, che arriva a dire che Putin voterebbe no alla riforma. Alla faccia della non politicizzazione del referendum e dell’abbassamento dei toni. Tra l’altro proprio oggi che ricorre l’anniversario della criminale invasione dell’Ucraina», ha detto la segretaria del Partito democratico Elly Schlein in un’iniziativa a Latina. Gli ha fatto eco Francesco Boccia, presidente del gruppo dem al Senato: «Stigmatizziamo con forza le dichiarazioni vergognose che il sottosegretario Fazzolari, immaginiamo a nome del governo, ha appena fatto nella giornata del quarto anniversario dell’aggressione della Russia all’Ucraina, paragonando tutti coloro che votano no a Putin».
La precisazione di Fazzolari
«Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari non ha mai paragonato a Putin tutti coloro che votano no al referendum, come erroneamente sostenuto da alcuni esponenti dell’opposizione. Durante una chiacchierata informale a margine di un’iniziativa sui quattro anni di resistenza ucraina, gli è stato chiesto se Putin voterebbe no al referendum. A una domanda evidentemente bizzarra, il sottosegretario ha risposto con una battuta: “In Russia non c’è separazione delle carriere, quindi probabilmente voterebbe no”». È quanto si legge in una nota dell’ufficio stampa del sottosegretario.
AGI - Il gip di Milano, Domenico Santoro, ha disposto la custodia cautelare in carcere per Carmelo Cinturrino, indagato per l'omicidio Abderrahim Mansouri ucciso con un colpo di pistola il 26 gennaio al boschetto Rogoredo.
Il giudice non ha convalidato il fermo non ritenendo sussistente il pericolo di fuga contestato dalla procura di Milano nei confronti dell'assistente capo della polizia.
Le "specifiche modalità e circostanze dei fatti" e "la negativa personalità" di Carmelo Cinturrino "rendono evidente il concreto ed attuale pericolo che, ove non sottoposto a misura, l'indagato possa commettere ulteriori gravi reati della stessa specie di quello per cui si procede, ovvero con l'uso di armi o di altri mezzi di violenza personale, se non di criminalità organizzata". Lo sottolinea il gip di Milano, Domenico Santoro, nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Tra gli elementi contro Cinturrino, difeso dall'avvocato Piero Porciani, il giudice evidenzia il fatto che "ha esploso un colpo d'arma da fuoco nei confronti di un soggetto che, di fatto, si trovava in posizione di fuga e che non costituiva una effettiva fonte di pericolo o anche solo di minaccia" e di avere conseguito" dopo aver ordinato al collega di andare in commissariato a prendere la valigetta contenente la replica a salve di una pistola, "i mezzi necessari al fine di alterare la scena del delitto, onde simulare la sussistenza di un'ipotesi di legittima difesa".
Legale Cinturrino, ha ammesso sue responsabilità
"Voglio che faccia chiarezza. Lui si scusa con tutte le persone di cui ha tradito la fiducia. Ha ammesso le sue responsabilità: è tristissimo, è pentito di ciò che ha fatto, soprattutto della fase successiva. E che ha sparato perché ha avuto paura", ha detto il difensore di Cinturrino, l'avvocato Piero Porciani
Le intenzioni dell’Europa sono buone, ma c’è sempre il solito rischio che, fatta la norma, poi sia trovato l’inganno. Oppure che sorga l’ennesimo mostro burocratico a danno dei sistemi produttivi nazionali, in testa quello italiano. O ancora che si creino figli e figliastri in ragione di nuove forme di discriminazione regolatoria. Insomma, persino dietro la sacrosanta direttiva Ue del 2023, che impone in modo più cogente e concreto la trasparenza delle retribuzioni e la parità salariale di genere, possono nascondersi delle insidie. Anche perché il governo italiano, che con una certa sollecitudine ha avviato il percorso di recepimento attraverso lo schema di decreto legislativo varato in esame preliminare dal Cdm a inizio febbraio, nella calibrazione delle norme dovrà tenere conto del peculiare tessuto imprenditoriale e occupazionale del Paese, ma anche del nostro humus sociale e culturale.
Occhi puntati al gender pay gap
La ministra del Lavoro, Marina Calderone, aveva esultato al momento dell’approvazione del testo: «La valorizzazione del talento di tutte e di tutti è una condizione essenziale per un mondo del lavoro moderno e inclusivo». Sarà davvero così? A grandi linee, la direttiva innanzitutto obbliga i datori a indicare fasce retributive chiare negli annunci di lavoro (oggi merce rarissima nelle bacheche digitali e non) o prima del colloquio. I selezionatori non possono nemmeno chiedere ai candidati quanto guadagnavano in precedenza. Inoltre i dipendenti potranno pretendere dalla propria azienda informazioni trasparenti sul proprio livello retributivo e sulla media degli stipendi, divisa per genere, dei colleghi che svolgono mansioni equiparabili. Nel caso in cui emergesse un gender pay gap pari o superiore al 5 per cento, il datore di lavoro deve motivarlo e avviare una valutazione congiunta con i sindacati e l’Ispettorato del lavoro per correggerlo. Le aziende dai 100 dipendenti in su dovranno comunicare periodicamente dati specifici sulla trasparenza retributiva. Quelle fino a 49 dipendenti, invece, devono attendere un decreto ministeriale per capire le modalità di rilascio dei dati: la materia è ovviamente delicata e il governo cercherà di non gravare i datori con oneri eccessivi, contemperando le esigenze di pubblicità con quelle connesse alla privacy, spesso prevalenti in contesti lavorativi piccoli.
Elivira Calderone (Imagoeconomica).
Come evitare i rischi di distorsione e le trappole
Le nuove regole Ue sono rivolte ai datori pubblici e privati. Il recepimento, che dovrà avvenire entro giugno di quest’anno, può tuttavia generare ulteriori problemi che sono stati snocciolati dagli esperti dell’Osservatorio ‘Lo Stato del Lavoro’, un progetto di Journalism for Social Change, diretto da Eleonora Voltolina, giornalista e imprenditrice sociale, resa celebre dalla webzine La Repubblica degli stagisti. Il discussion paper sulla trasparenza salariale, che verrà presentato mercoledì in Senato, vede come partner scientifico il think tank Tortuga e vanta la partecipazione in chiave multidisciplinare di vari esperti del settore occupazione e risorse umane. Il documento vuole essere uno strumento a disposizione del legislatore italiano per arrivare a una calibratura positiva delle norme europee rispetto al contesto italiano, ma non nasconde i rischi di distorsioni o «trappole che devono essere evitate», come vengono definite nel paper.
La locandina del convegno sulla trasparenza salariale.
L’ombra del lavoro grigio e l’uso di canali informali di reclutamento
Rispetto all’esigenza di annunci trasparenti sulla retribuzione offerta, ad esempio, si paventa un effetto boomerang per cui le persone vengono formalmente assunte e pagate come part-time, ma poi lavorano full-time e vengono retribuite parzialmente in nero o con falsi rimborsi spese. Dunque, si rischia un aumento del cosiddetto “lavoro grigio”. «La scarsa chiarezza sulle varie componenti della retribuzione acuisce questo problema», spiega il documento. Inoltre, si potrebbero generare effetti distorsivi sugli annunci. Soprattutto le Pmi, costrette alla trasparenza, potrebbero decidere di rinunciare alle call pubbliche per preferire ancora di più i canali informali e opachi di cooptazione legati a relazioni, conoscenze e passaparola. In più non è ancora chiaro «se il raggio di applicazione comprenderà anche i freelance in termini di compensation oraria, o i co.co.co». «Realisticamente no», dicono alcuni esperti. Cosa che, secondo il paper, «fa emergere il rischio di una (ennesima) spinta verso la richiesta di far aprire ai candidati partita Iva e trattarli come (finti) consulenti». Se consideriamo il mezzo flop della legge sull’equo compenso, ci rendiamo conto della miscela esplosiva che potrebbe crearsi.
Occorre neutralizzare il tema della discrezionalità delle aziende
Ci sono poi i rischi, già evocati, rispetto alle esigenze della privacy e della tutela di dati personali sensibili, senza dimenticare l’ulteriore carico burocratico che potrebbe gravare sui datori e «bisogna neutralizzare il più possibile il tema della discrezionalità, evitando che le aziende creino mille job title differenti all’unico scopo di dribblare la possibilità di un confronto omogeneo». In tal senso, la chiarezza normativa sarà decisiva e «lo Stato dovrà fornire tempestivamente indicazioni precise, senza possibilità di confusione interpretativa, rispetto a come definire gli inquadramenti su cui si baseranno le comparazioni», osserva il documento.
(foto di Rodeo Porject Management via Unsplash).
Poche donne nel mercato del lavoro e con carriere più discontinue
In realtà un apparato di regole, pur meritorio, difficilmente può cambiare le condizioni strutturali del nostro mercato del lavoro, soprattutto rispetto alla parità salariale. Le statistiche evidenziano infatti un gender pay gap “ristretto”, ossia formale, abbastanza contenuto nel confronto europeo, ma un differenziale molto più ampio se si considerano i redditi complessivi. I fattori sono tanti: rimane come un macigno la scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro (meno del 55 per cento), pesano pure le carriere più discontinue, i tanti part-time involontari o i soffitti di cristallo sempre difficili da infrangere. Infine, esiste un milieu culturale che le norme possono influenzare e modificare, ma non dall’oggi al domani.
La proposta di una BustaPaga 2.0
Nelle ultime pagine del paper l’osservatorio lancia cinque proposte per un recepimento virtuoso della direttiva Ue: semplificare la trasparenza retributiva tramite standard chiari e una reportistica precompilata basata sui dati già in possesso della pubblica amministrazione; regolare appunto in modo stringente i range salariali negli annunci di lavoro, con forchette realistiche e comparabili; investire nella cultura della trasparenza attraverso formazione, procedure oggettive di carriera e coinvolgimento degli enti bilaterali; creare sistemi pubblici di confronto salariale tra imprese per rafforzare mobilità e concorrenza, in particolare con il ricorso al Libretto formativo; infine introdurre una “BustaPaga2.0” standardizzata e leggibile per rendere le retribuzioni realmente comprensibili.