È morto il critico cinematografico e youtuber Federico Frusciante

È morto a 52 anni Federico Frusciante, noto su Internet per le recensioni e i video di analisi sul cinema pubblicati sul suo canale YouTube, che conta circa 120 mila iscritti. Nato a Pontedera nel 1973, aveva aperto a Livorno un negozio di videocassette e DVD a noleggio, chiamato Videodrome (omaggio al film di David Cronenberg), che in città – e non solo – era diventato un punto di riferimento per tanti cinefili e, in generale, un presidio culturale. E proprio nel suo videonoleggio (tenuto aperto fino al 2022) Frusciante aveva cominciato a pubblicare i primi video di critica cinematografica. Parallelamente all’attività commerciale, aveva costruito una forte presenza come divulgatore, tanto da essere invitato a tenere lezioni in ambito universitario e a far parte della giuria in festival internazionali. Di recente assieme a Davide Marra (Mr. Marra), Francesco Alò e Mattia Ferrari (Victorlaszlo88) aveva avviato il progetto collettivo I Criticoni.

È morto il critico cinematografico e youtuber Federico Frusciante
Federico Frusciante (YouTube).

Il ruolo di Giorgia Meloni nel divorzio Salvini-Vannacci

Neanche la suocera più invadente con la nuora più ribelle. Giorgia Meloni sembra aver gestito il divorzio tra Matteo Salvini e Roberto Vannacci come potrebbe fare una sovrana Windsor con il matrimonio in crisi dell’erede al trono. Una separazione diventata affaire di Stato, che sarebbe stata ‘controllata’ da remoto dagli sherpa più fidati della presidente del Consiglio.

Il ruolo di Giorgia Meloni nel divorzio Salvini-Vannacci
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Il braccio di ferro tra Lega e FdI sugli aiuti all’Ucraina

L’incrinatura dei rapporti tra il segretario leghista e il suo vice era evidente da mesi. E a metà settembre il raduno di Pontida ha fotografato una situazione che non poteva più essere risolta. La nomina di Vannacci a responsabile della campagna elettorale in Toscana e il risultato disastroso alle Regionali di ottobre hanno accelerato un processo irreversibile. Ma Salvini – si racconta – ha continuato a frenare per settimane. Sapeva che Vannacci se ne sarebbe andato, lo aveva confidato ai suoi ma continuava a ‘pregare’ il generale di ritardare l’annuncio. Fino a che qualcosa non si è rotto verso la fine dell’anno.

Il ruolo di Giorgia Meloni nel divorzio Salvini-Vannacci
Matteo Salvini e Roberto Vannacci a Pontida (Imagoeconomica).

Nel corso dell’ultima riunione del 2025, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto che prorogava gli aiuti all’Ucraina. Salvini era assente, già in vacanza con la fidanzata a New York, e aveva lasciato solo il senatore Claudio Borghi a commentare. Via libera, quindi, fino al 31 dicembre 2026 all’autorizzazione a cedere «mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari» alle autorità governative ucraine, con «interventi a supporto delle attività di assistenza alla popolazione». A cui si aggiungeva la clausola di «priorità» agli aiuti logistici o sanitari, richiesta dalla Lega. Un compromesso al ribasso per gli ex lumbard ma su cui il partito della premier non intendeva cedere. Ed è in questo iato tra FdI e Lega che ha cominciato ad ‘agitarsi’ Vannacci, brandendo la sua contrarietà al decreto.

Il ruolo di Giorgia Meloni nel divorzio Salvini-Vannacci
Il senatore leghista Claudio Borghi (Imagoeconomica).

L’uscita di Crosetto: «Parleremo noi con Vannacci»

Il 7 gennaio Salvini era rientrato da Nyc – mai fatte vacanze così lunghe in anni – ed era sulle piste del Trentino con la figlia. Attilio Pierro e Davide Bergamini stavano per lasciare la Lega per passare a Forza Italia. A un deputato che lo ha incontrato, il capo ha domandato se era a conoscenza di altre fuoriuscite imminenti di colleghi. E quando lo sventurato gli ha fatto il nome di Edoardo Ziello e Rossano Sasso, Salvini ha risposto serafico: «Ah ma no… non intendevo loro, loro lo so, vanno con Vannacci». Tutto dunque era già deciso e noto un mese prima. Il punto di non ritorno si è però raggiunto giovedì 15 gennaio. Quel giorno, l’Aula di Montecitorio ha approvato la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del ministro della Difesa, Guido Crosetto, impegnando il governo «a continuare a sostenere l’Ucraina» in coordinamento con Nato, Ue e alleati internazionali e valorizzando anche gli aiuti civili. Il dispositivo, nella parte sugli impegni, evitava il termine «militari» ma ne conteneva il riferimento nelle premesse. L’assemblea ha approvato il testo con 186 voti favorevoli, 49 contrari e 81 astenuti. Ma è sui voti leghisti che si è puntato il faro: sette erano assenti, otto in missione, due – Ziello e Sasso, appunto – hanno votato contro. Crosetto, intervenendo in Aula, ha difeso la necessità di continuare a sostenere Kyiv per proteggere popolazione e infrastrutture, evocando l’urgenza del contesto bellico per spiegare le ragioni dietro all’invio di mezzi ed equipaggiamenti. Terminato il discorso – si racconta -, si è avvicinato a un dirigente di peso della Lega e si sarebbe sfogato: «Il tuo capo non controlla più il partito. Parleremo noi con Vannacci».

Il ruolo di Giorgia Meloni nel divorzio Salvini-Vannacci
Galeazzo Bignami e Guido Crosetto (Imagecomica).

La premier ha preteso chiarezza prima dell’approdo in Aula del decreto

E probabilmente così deve essere stato. Da allora in poi nella Lega si è continuato a negare l’imminente uscita del generale, ma in FdI erano tutti certi dell’inevitabile rottura. E già si preparava la linea da tenere: Vannacci ha sbagliato i tempi, ha rotto troppo presto, un anno fino alle Politiche logorerebbe chiunque. È questa, del resto, la linea che prevale ora nel centrodestra dopo che la rottura si è consumata. Ma forse Matteo e il suo amico generale avrebbero aspettato ancora un po’ a lasciarsi. Forse – è il pensiero di alcuni – è stata Meloni a voler accelerare. Sicuramente, per la collocazione internazionale dell’Italia, la premier ha preteso chiarezza prima dell’approdo in Aula del decreto Ucraina.

Il ruolo di Giorgia Meloni nel divorzio Salvini-Vannacci
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Con la fiducia si è voluto “stanare” il generale

L’annuncio del divorzio Salvini-Vannacci risale a martedì 3 febbraio, i deputati vannacciani sono usciti dalla Lega venerdì 6, il decreto è approdato in Aula alla Camera lunedì 9. Una tempistica così scadenzata da sembrare programmata. Certamente, programmata è stata la reazione. L’idea di mettere la fiducia al decreto per ‘stanare’ il generale sarebbe tutta made in FdI.

Il ruolo di Giorgia Meloni nel divorzio Salvini-Vannacci
Edoardo Ziello, Rossano Sasso, Emanuele Pozzolo (Ansa).

Stando a quanto riferito da una fonte autorevole a L43, sarebbe stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, a prendere contatto con i leghisti per proporre la strategia ideata dalle parti di Palazzo Chigi. «Meloni vorrebbe mettere la fiducia, voi che ne pensate?», avrebbe chiesto Ciriani. L’emissario avrebbe inoltrato la proposta a Salvini, che non avrebbe trovato alcuna ragione per opporsi. Insomma, la fiducia sarebbe stata tutta farina del sacco della premier, e non una richiesta di Salvini come fatto attentamente trapelare sui quotidiani. «Ti voglio bene ma la mia strada è un’altra», ha scritto Vannacci a Salvini, stando alla narrazione leghista. Nei prossimi mesi forse capiremo cosa ha scritto alla ‘suocera’ Giorgia.

Il ruolo di Giorgia Meloni nel divorzio Salvini-Vannacci
Roberto Vannacci e sullo schermo alle sue spalle Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Calcio: scontri dopo la partita tra Cremonese e Napoli, emessi 20 Daspo

AGI - Dopo episodi di illegalità prima dell’incontro di calcio Cremonese – Napoli dello scorso 28 dicembre, in cui frange di ultrà napoletani sono stati protagonisti, e le condotte violente al termine della gara da parte di un gruppo di supporter cremonesi, la Questura di Cremona ha adottato 20 provvedimenti di daspo, per complessivi 50 anni, nei riguardi di 16 tifosi partenopei e 4 cremonesi.

Aggressioni e fumogeni 

Prima dell’inizio del match, una ventina di ultrà napoletani arrivati in città a bordo di un minivan e due auto, veicoli tutti noleggiati, hanno aggredito un sostenitore grigiorosso diretto allo stadio, sottraendogli una sciarpa e un cappellino con i colori ufficiali della Cremonese e in un’area di parcheggio adiacente allo stadio Zini altri due tifosi cremonesi; uno di questi, anziano, era così agitato che gli aggressori rinunciarono a portare via la sua sciarpa. Durante la partita, nel settore della tifoseria ospite sono stati poi accesi alcuni fumogeni.

Le verifiche degli investigatori 

Grazie all'analisi di numerose immagini, la Digos della Questura di Cremona è riuscita a individuare 14 componenti del gruppo azzurro (tra cui gli autori delle azioni delittuose) nonché 2 dei responsabili delle accensioni dei fumogeni all’interno dello stadio.

Un agente ferito negli scontri 

Al termine della gara, circa 50 ultrà grigiorossi hanno tentato di raggiungere, a volto coperto e brandendo aste e bastoni, il settore della tifoseria ospite, venendo però fermati dall’intervento di una squadra del Reparto Mobile.

Negli scontri è rimasto lievemente ferito un agente di polizia. Anche in questo caso, la Digos, con l’analisi delle videoriprese effettuate da personale della Polizia Scientifica, è riuscita a individuare 4 supporter cremonesi.

La partita Cremonese Inter 

Adottato anche un daspo di 4 anni nei riguardi dell’ultrà interista che lo scorso primo febbraio, poco dopo l’inizio del secondo tempo della partita Cremonese – Inter, ha lanciato in campo una bomba carta esplosa nelle vicinanze del portiere Audero, determinando la sospensione temporanea del match, episodio per il quale il tifoso era stato tratto in arresto differito.

Calcio: scontri dopo la partita tra Cremonese e Napoli, emessi 20 Daspo

AGI - Dopo episodi di illegalità prima dell’incontro di calcio Cremonese – Napoli dello scorso 28 dicembre, in cui frange di ultrà napoletani sono stati protagonisti, e le condotte violente al termine della gara da parte di un gruppo di supporter cremonesi, la Questura di Cremona ha adottato 20 provvedimenti di daspo, per complessivi 50 anni, nei riguardi di 16 tifosi partenopei e 4 cremonesi.

Aggressioni e fumogeni 

Prima dell’inizio del match, una ventina di ultrà napoletani arrivati in città a bordo di un minivan e due auto, veicoli tutti noleggiati, hanno aggredito un sostenitore grigiorosso diretto allo stadio, sottraendogli una sciarpa e un cappellino con i colori ufficiali della Cremonese e in un’area di parcheggio adiacente allo stadio Zini altri due tifosi cremonesi; uno di questi, anziano, era così agitato che gli aggressori rinunciarono a portare via la sua sciarpa. Durante la partita, nel settore della tifoseria ospite sono stati poi accesi alcuni fumogeni.

Le verifiche degli investigatori 

Grazie all'analisi di numerose immagini, la Digos della Questura di Cremona è riuscita a individuare 14 componenti del gruppo azzurro (tra cui gli autori delle azioni delittuose) nonché 2 dei responsabili delle accensioni dei fumogeni all’interno dello stadio.

Un agente ferito negli scontri 

Al termine della gara, circa 50 ultrà grigiorossi hanno tentato di raggiungere, a volto coperto e brandendo aste e bastoni, il settore della tifoseria ospite, venendo però fermati dall’intervento di una squadra del Reparto Mobile.

Negli scontri è rimasto lievemente ferito un agente di polizia. Anche in questo caso, la Digos, con l’analisi delle videoriprese effettuate da personale della Polizia Scientifica, è riuscita a individuare 4 supporter cremonesi.

La partita Cremonese Inter 

Adottato anche un daspo di 4 anni nei riguardi dell’ultrà interista che lo scorso primo febbraio, poco dopo l’inizio del secondo tempo della partita Cremonese – Inter, ha lanciato in campo una bomba carta esplosa nelle vicinanze del portiere Audero, determinando la sospensione temporanea del match, episodio per il quale il tifoso era stato tratto in arresto differito.