Omicidio Verzeni: egastolo a Sangare, “era a caccia di una preda”

AGI - La Corte d'Assise di Bergamo ha condannato all'ergastolo Moussa Sangare, il 31enne imputato dell'omicidio di Sharon Verzeni uccisa a coltellate il 30 luglio 2024 a Terno d'Isola (Bergamo). I giudici, presieduti da Patrizia Ingrascì, hanno riconosciuto tutte le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e della minorata difesa contestate dal pm Emanuele Marchisio, titolare delle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo.

Il processo per l'omicidio di Sharon Verzeni il 16 gennaio scorso era stato aggiornato a oggi dalla Corte d'Assise di Bergamo che ha accolto la richiesta dell'avvocata Tiziana Baciccia di poter studiare gli atti del procedimento dopo essere stata nominata da pochi giorni dall'imputato per sostituire il precedente legale, Giacomo Maj. Sangare aveva in un primo momento confessato di avere ucciso la giovane donna tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d'Isola, poi aveva ritrattato.

La richiesta dell'ergastolo il 19 dicembre scorso

Il 19 dicembre 2025 la Procura di Bergamo aveva chiesto una condanna all'ergastolo per Moussa Sangare. Il pm Emanuele Marchisio ha contestato a Sangare le aggravanti. "Sharon Verzeni è stato ammazzata per un capriccio", ha detto il pm. "Di fronte a questo grado, ritengono convintamente che non debbano essere riconosciute le attenuanti generiche", ha chiosato. L'avvocato Luigi Scudieri, legale dei familiari di Sharon Verzeni e di Sergio Ruocco, al quale la giovane donna era legata, dopo che la Procura di Bergamo ha chiesto la condanna al carcere a vita per Moussa Sangare ha dichiarato: "La requisitoria del pm ha ricostruito che la sera del 29 luglio 2024 Moussa Sangare si è messo a 'caccia', ossia alla disumana ricerca di una preda, vulnerabile poiché impossibilitata a difendersi. Quella 'preda' è ancora una volta una donna innocenteSharon Verzeni. Ha detto bene il pm: la pena dell'ergastolo è l'unica pena giusta". E oggi è arrivata la conferma dell'ergastolo.

Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai

C’è un piano che si aggira tra le stanze di Via Asiago, fin su agli studi di Saxa Rubra per arrivare alla nuova sede di via Alessandro Severo, ma che in questi giorni arriva addirittura a Sanremo, dove è iniziato un soporifero Festival (che ha già fallito alla prova degli ascolti). Alcuni sussurri raccontano di un amministratore delegato, Giampaolo Rossi, che si sarebbe stufato di guidare la Rai, un’azienda praticamente irriformabile, completamente bloccata da un sindacato fortissimo che mette bocca su tutto e sempre sotto l’occhio vigile della politica, che non perde occasione per occuparsi di televisione. Un’azienda dove qualsiasi polemica, anche piccola, diventa un affare di Stato. E così Rossi, che qualcuno chiama “il guru” e qualcun altro “il profeta”, si sarebbe stancato. Ne avrebbe addirittura parlato con Giorgia Meloni, che l’ha ascoltato annuendo in silenzio, perché la premier, come tradizione della vecchia destra, non ama chi si sfila dalla lotta. E soprattutto ama chi le risolve i problemi, non chi gliene porta di nuovi.

Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
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Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai

Comunque, il piano di cui si narra è il seguente. Dopo mesi di stallo, in parlamento si è notata un’accelerazione di Fratelli d’Italia sulla legge di riforma della Rai, con il testo base adottato dalla maggioranza che arriverà nell’aula del Senato tra il 3 e il 5 marzo e dove sono anche pronti gli emendamenti presentati dall’opposizione. Radio Transatlantico spiega che questo improvviso sprint, dopo mesi di melina, è dovuto alla volontà di approvare la riforma della tivù pubblica – così come chiesto dall’Europa tramite il Media Freedom Act – entro l’estate.

Con una nuova legge per la governance, il cda dovrebbe dimettersi

Per quale motivo? Non certo per fare un piacere a Bruxelles o ai partiti di opposizione, che da mesi denunciano il pericolo che possa scattare un meccanismo d’infrazione dell’Unione europea verso l’Italia. Ma perché, con la riforma approvata, a quel punto l’attuale vertice sarebbe in pratica esautorato: non c’è nessun obbligo alle dimissioni, ma di fatto all’intero consiglio di amministrazione, di fronte a una nuova legge per la governance, si chiederebbe il beau geste del passo indietro.

Il timone della Rai in mano alla destra durante importanti tornate elettorali

A quel punto, magari in autunno, il parlamento eleggerebbe con la nuova norma un altro vertice Rai che, nonostante i paletti imposti dai regolamenti europei, sarebbe comunque espressione della maggioranza, quindi del centrodestra. Un vertice Rai che durerebbe cinque anni e non gli attuali tre, e quindi sarebbe alla guida della televisione pubblica sia durante le elezioni politiche del 2027 sia quando ci sarà da eleggere il nuovo capo dello Stato nel 2029, per non parlare di tutte le altre tornate amministrative, tra cui l’importante voto per Milano.

Fazzolari, Filini e la mossa del cavallo nelle stanze di Via della Scrofa

Insomma, il governo Meloni farebbe un passo indietro, facendo dimettere Rossi e il cda un anno prima della scadenza, per farne cinque in avanti, visto che poi la nuova governance durerà fino al 2031. Mica male. Una vera mossa del cavallo, partorita nelle stanze di Via della Scrofa, di cui sono stati informati Giovanbattista Fazzolari e il suo fedelissimo con delega alla tivù, Francesco Filini.

Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai

Il bivio di Chiocci: Palazzo Chigi o il vertice della tivù pubblica

Addirittura si vocifera che il nome a cui i Fratelli puntano come futuro ad sia quello di Gian Marco Chiocci, attuale direttore del Tg1 e fedelissimo di Giorgia. «Ma non doveva lasciare il Tg1 per andare a rinforzare la comunicazione di Palazzo Chigi?», è la domanda che sorge spontanea. Sì, ma non è detto. Per lui si sta aprendo anche questa seconda possibilità. Dunque, se Chiocci va a Chigi, per lui si spalancherebbe la strada di una futura candidatura in parlamento. Se invece resta al Tg1, sarà in pole position per guidare l’azienda con il nuovo vertice.

Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Gian Marco Chiocci (foto Imagoeconomica).

Da risolvere l’impasse sulla commissione di Vigilanza Rai

In più, seguendo questo percorso, si risolverebbero un paio di importanti questioni. Da un lato si verrebbe incontro alla stanchezza di Rossi e al suo desiderio di andare altrove; dall’altra si risolverebbe l’impasse sulla presidenza, sbloccando di conseguenza la paralisi che attanaglia da un anno la commissione di Vigilanza Rai. Chiaramente poi tutto dipenderà dalla nuova legge che uscirà dal parlamento, ma la maggioranza non farà più l’errore di voler imporre un nome alle opposizioni, che è il motivo per cui la Vigilanza è in stallo sul profilo di Simona Agnes.

Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Simona Agnes e Giampaolo Rossi (Imagoeconomica).

L’exit strategy di Rossi: andare a Rai Cinema al posto di Del Brocco

Alcuni parlamentari negano questo scenario, smentendo il fatto che Rossi voglia lasciare. «Non è vero, lui vuole andare fino in fondo, gli piace assai quello che fa», assicurano. Altri però confermano: anzi spiegano che addirittura l’ad abbia in mente una precisa exit strategy per lasciare il timone ma non l’azienda, che consisterebbe nel prendere le redini di una casella che gli sta molto a cuore, cioè Rai Cinema, dove ad aprile scade l’ennesimo mandato di Paolo Del Brocco. Il quale punta alla riconferma, ma che invece FdI vuole far sloggiare.

Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Paolo Del Brocco, ad di Rai Cinema (foto Imagoeconomica).

Da tempo per quel posto si scalda l’attuale direttore del Day Time, Angelo Mellone, che però in Via della Scrofa considerano inadatto al ruolo. «Lì ci vuole qualcuno con capacità manageriali», ripetono in coro i meloniani che seguono da vicino le vicende di mamma Rai. E quello di Rossi potrebbe corrispondere al giusto identikit.

Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Angelo Mellone (foto Imagoeconomica).

Se i meloniani andranno in pressing, allora sarà una prova…

Nelle prossime settimane ne sapremo di più, soprattutto tenendo d’occhio il cammino della riforma in parlamento. Se da Fratelli d’Italia, come sembra, si spingerà per una rapida approvazione, anche aprendo alle richieste dell’opposizione, allora tutte le caselle del mosaico potrebbero andare al loro posto, all’interno dello scenario di cui sopra. Se invece non succederà, si continuerà con l’attuale vertice fino alla scadenza del mandato, nell’ottobre 2027. A quel punto, però, il nuovo management sarà poi eletto dalla prossima maggioranza di governo. Un rischio che in Via della Scrofa si preferirebbe evitare.

Crans-Montana, Berna annuncia aiuti straordinari per feriti e famiglie delle vittime

La Svizzera verserà un contributo di solidarietà di 50 mila franchi (circa 55 mila euro), ai 115 feriti e ai familiari delle vittime del rogo scoppiato a Capodanno nel Le Constellation di Crans-Montana, nel quale hanno perso la vita 41 persone, tra cui sei italiani. La proposta, che è stata presentata dal Consiglio federale – l’organo esecutivo del governo della Confederazione Elvetica – verrà votata dal Parlamento a marzo come misura urgente. L’obiettivo del contributo una tantum è fornire assistenza rapida alle persone colpite, evitando lunghe e complesse procedure giudiziarie: si aggiunge all’aiuto finanziario d’urgenza di 10 mila franchi disposto dal Canton Vallese, dove si trova la località sciistica di Crans-Montana.

Poste italiane porta il co-working del progetto Polis a Sanremo

Poste italiane sbarca a Sanremo, dove martedì 24 febbraio 2026 ha avuto inizio la 76esima edizione del Festival della canzone italiana. Il Gruppo ha aperto un’area per il co-working a disposizione di privati, professionisti e imprese nell’ambito del programma Spazi per l’Italia che mira ad ampliare le opportunità di lavoro condiviso sul territorio. Entro la fine dell’anno saranno 250 i siti di co-working di Poste attivi in tutto il Paese, di cui 80 in Comuni con meno di 15 mila abitanti. L’iniziativa si inserisce nel più ampio progetto Polis volto a promuovere la coesione economica, sociale e territoriale nei piccoli centri. In Liguria, oltre ai co-working già operativi a Sanremo, Genova e La Spezia, sono previste nuove aperture a Imperia, Savona, Alassio e Santa Margherita Ligure.

Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori

C’è un momento esatto in cui capisci di aver perso. Non quando, dopo un rosario di buoni propositi, cedi e accendi la tivù. Ma quando, mezz’ora dopo aver deciso di non farlo, guardi il telefono e Sanremo è già lì: nei tweet, nelle storie, nei titoli, nelle analisi di chi magari sa poco nulla di musica ma conosce alla perfezione l’algoritmo.

Il Festival non ha più bisogno del televisore per colonizzarti

Per evitarlo dovresti spegnere tutto. Smartphone compreso. Un gesto estremo, quasi antisociale: rischio di sindrome da abbandono, vertigine da isolamento, sospetto di essere sparito dal consesso umano. Così, che lo si guardi oppure no, il Festival ineluttabilmente lo si subisce. Questa è la sua vera mutazione antropologica: non ha più bisogno del televisore per colonizzarti. Gli basta un inciampo, una gaffe, un abito azzardato, una lacrima calibrata male, un microfono ammutolito, la stecca di un cantante, e la macchina distributiva entra in funzione.

Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
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Sanremo è diventato un flusso che si consuma ovunque

Quest’anno la prima serata ha registrato un calo di ascolti. Una volta sarebbe stato un segnale. Oggi è un dettaglio statistico. Lo share misura chi guarda la televisione, non chi consuma Sanremo. E Sanremo ormai si consuma ovunque: nei giornali che lo anticipano e lo commentano, nei podcast che lo smontano, nei talk che lo riciclano. Vive di frammenti, clip, citazioni, polemiche. Non è più un programma, è un flusso.

Quello che una volta era solo spettacolo è diventato un organismo dotato di metabolismo autonomo. Assorbe qualsiasi cosa, critica compresa, e la restituisce sotto forma di contenuto digeribile. Anzi: la critica è il suo concime preferito. Ogni articolo che ne denuncia la sgradevolezza o l’eccesso contribuisce ad accrescerne la centralità. Il Festival prospera nell’indignazione come nel consenso.

Cassa armonica permanente: la notizia è l’eco che viene prodotto fuori

Durante la settimana sanremese la gerarchia dei media si rovescia con docile devozione. I programmi diventano ancelle, i quotidiani glossatori, i siti internet stenografi del rumore digitale. Non raccontano l’evento, lo amplificano. La notizia non è ciò che accade sul palco, ma l’eco che produce fuori. È una cassa armonica permanente.

La contaminazione, da cifra stilistica, è diventata processo industriale. Non più gara canora ma contenitore emotivo, seduta collettiva di autoanalisi generazionale. La canzone è il pretesto necessario, non il centro. Si discute del messaggio, del sottotesto, dell’ospite simbolico, della battuta riuscita o fallita, di Andrea Pucci che magari a sorpresa potrebbe tornare sui suoi passi così da rendere il clima meno soporifero.

Negli anni lo spettacolo è diventato un esame di cittadinanza culturale

La musica resta sullo sfondo, come un dettaglio tecnico, spesso figlia di un destino segnato dalla sua banalità o bruttezza dove cuore, anche nelle sue declinazioni più tragiche o stralunate, fa sempre rima con amore. Negli anni Sanremo è diventato un esame di cittadinanza culturale. Puoi dichiararti immune, puoi ironizzare, puoi perfino disertare. Ma prima o poi ne parli. E nel momento stesso in cui accade – come sto facendo io adesso – lui certifica la sua vittoria. Non è un festival. È una repubblica. E noi siamo suoi elettori permanenti, anche quando disertiamo le urne o votiamo scheda bianca.

Unicredit lancia la seconda edizione di Skills for Transition

Unicredit ha annunciato la seconda edizione di Skills for transition, il programma sociale che fornisce formazione strategica ai giovani – inclusi studenti e persone che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione (Neet) – che si prevede saranno impattati dagli effetti della transizione verde. Il percorso dedicato agli studenti, sviluppato in collaborazione con Polimi Graduate school of management – la business school del Politecnico di Milano – offre agli studenti selezionati l’opportunità di partecipare a due percorsi formativi, ovvero un master per neolaureati e un bootcamp di quattro mesi aperto sia a diplomati che a studenti universitari.

Il percorso raddoppia la sua copertura geografica, passando da sei a 12 Paesi

Entrambi i percorsi mirano ad accrescere conoscenze e consapevolezza sulla transizione verde e sul framework Net zero, aiutando gli studenti ad acquisire competenze utili a migliorare le loro prospettive professionali future. I partecipanti avranno inoltre l’opportunità di fare esperienze pratiche con aziende maggiormente esposte alla transizione verde e affrontare i cambiamenti specifici che stanno trasformando settori come manifattura, energia e sviluppo urbano. A seguito del successo della prima edizione, questo percorso raddoppia la sua copertura geografica, passando da sei a 12 Paesi. Ora gli studenti potranno partecipare da Italia, Germania, Austria, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. Il programma inizierà a settembre 2026 e le candidature sono già aperte.

Attività anche per i Neet in linea con gli obiettivi Ue

La seconda edizione di Skills for Transition includerà anche un percorso dedicato a persone che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione (Neet), in collaborazione con la cooperativa sociale Glocal Factory. Il lancio è previsto in primavera e l’iniziativa contribuirà al raggiungimento dell‘obiettivo Ue di ridurre il numero di Neet al di sotto del 9 per cento entro il 2030. Il percorso sarà aperto a giovani Neet in Italia, Germania, Austria, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia e Romania. L’iniziativa si inserisce pienamente nel costante impegno di Unicredit a favore di una transizione giusta ed equa e nel supporto all’educazione – un elemento chiave per il futuro dell’Europa.

La Russia sta inviando migranti nell’Ue attraverso tunnel segreti

Nell’ambito della sua guerra ibrida contro l’Occidente, la Russia sta inviando migranti in Europa attraverso tunnel sotterranei dalla Bielorussia, progettati da specialisti «con un elevato livello di competenza» reclutati in Medio Oriente. Lo scrive il quotidiano britannico The Telegraph, che ha parlato con funzionari polacchi: difficile stabilire con certezza quali gruppi siano stati coinvolti, ma secondo le fonti di Varsavia le uniche entità con questo tipo di competenza sono Hamas, Jihad Islamica Palestinese, Hezbollah, alcune fazioni curde e l’Isis. Sarebbero decine di migliaia i migranti entrati nell’Unione europea attraverso il confine orientale della Polonia.

Nel corso del 2025 sono stati scoperti in tutto quattro tunnel

A metà dicembre le autorità polacche hanno scoperto uno dei tunnel più grandi, nei pressi del villaggio di Narewka, nella Polonia orientale: lungo circa 60 metri e alto 1,5, è stato usato da almeno 180 migranti, quasi tutti afgani e pachistani, che sono stati poi fermati sul lato polacco della frontiera. Nel corso del 2025 sono stati scoperti in tutto quattro tunnel.

La Bielorussia da tempo sta aiutando la Russia nella sua guerra ibrida

Sotto la guida di Alexander Lukashenko, al potere da oltre 30 anni, la Bielorussia ha svolto un ruolo attivo nei tentativi di Vladimir Putin di destabilizzare l’Occidente attraverso ondate migratorie. E questo ben prima dell’invasione dell’Ucraina iniziata il 24 febbraio 2022. Per tentare di bloccare il grande numero di migranti fatti arrivare fino al confine polacco, Varsavia aveva una barriera frontaliera lunga 200 chilometri, dotata di telecamere e sensori di movimento.

Il cuore di Domenico trasportato in un box frigo, ispettori del ministero all’ospedale di Bolzano

AGI - Gli ispettori del ministero della Salute sono arrivati nel pomeriggio all'ospedale di Bolzano per le verifiche sulla dinamica che ha portato al decesso del piccolo Domenico, morto all'ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore fallito. Gli ispettori acquisiranno la documentazione relativa alle procedure sull'espianto del cuore da trapiantare, avvenuto a Bolzano, e sulla sua conservazione e trasporto fino a Napoli.

Mentre si attende la risposta del gip alla richiesta di incidente probatorio avanzata da Francesco Petruzzi, legale di Patrizia Mercolino, madre del piccolo Domenico morto all'ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di un cuore danneggiato, fa discutere la foto diffusa da quotidiani del contenitore utilizzato per il trasporto dell'organo da Bolzano a Napoli.

Il contenitore e il refrigerante

Come era già emerso, si tratta di una borsa frigo di plastica rigida con il manico arancione e di colore blu. Su un fianco la scritta a pennarello 'S.OP.C.CHPED', probabilmente abbreviazioni per Sala operatoria Cardiochirurgia pediatrica. Ma il punto critico per gli inquirenti è la tipologia di refrigerante utilizzato, questione che rimbalza da Napoli a Bolzano, per l'uso di ghiaccio secco (anidride carbonica, in pratica, che abbassa la temperatura fino a -80) anziché ghiaccio da acqua, per tenere il cuore per un certo numero di ore in ipotermia in attesa del trapianto.

Le indagini e gli smartphone sequestrati

Sarà conferito domani mattina agli ingegneri Michele Colimoro e Salvatore Carusio l'incarico per procedere agli accertamenti tecnici sui telefoni celluari sequestrati ai sette indagati per la morte di Domenico Caliendo, il bambino di due anni morto sabato mattina nell'ospedale Monaldi, dopo un trapianto di cuore danneggiato.

Il pm Giuseppe Tittaferrante, che indaga sul caso, intende cosi approfondire le conversazioni in chat, messaggi vocali, scritti e ogni altra traccia che consenta di ricostruire l'esatta dinamica di quanto accaduto il giorno del trapianto, il 23 dicembre scorso ed eventuali informazioni utili a ricostruire la vicenda. Intanto si attende la data, che dovrà essere fissata dal gip, dell'incidente probatorio richiesto dalla procura, contestualmente all'autopsia.

L'autopsia e i funerali

Solo dopo l'autopsia sulla salma del bambino, il corpo potrà essere restituito alla famiglia per celebrare i funerali, probabilmente alla fine della prossima settimana.

 

 

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi

Alle Olimpiadi invernali l’inno nazionale è risuonato così tante volte, grazie alle vittorie dei nostri atleti, che non ne abbiamo sentito la mancanza all’inaugurazione della kermesse patriottico-canora per eccellenza, il Festival di Sanremo. Anche perché quando è stato eseguito l’ultima volta sul palco dell’Ariston, dalla banda dell’Arma dei Carabinieri, l’8 febbraio 2020, non è che abbia portato tanta fortuna: un mese dopo l’Italia, anziché destarsi, si chiudeva in casa per il lockdown. Un altro inno, però, ci sarebbe stato bene: quello di Garibaldi, «si scopron le tombe, si levano i morti». L’Eroe di Caprera non gode di tanta popolarità nell’Italia meloniana di cui questo Festival è espressione – Peppino era troppo cosmopolita, troppo rivoluzionario, oggi un bel fermo preventivo non glielo toglierebbe nessuno – ma Carlo Conti sembra aver preso alla lettera almeno il suo inno: fin dalle battute iniziali, il suo Sanremo si presenta all’insegna della riesumazione, a cominciare dal defunto Pippo Baudo, evocato in voce ad aprire la prima seduta spiritica, pardon, la prima serata.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Il ricordo di Pippo Baudo e Peppe Vessicchio a Sanremo (Ansa).

Il Sanremo di Conti è il Festival dei Due mondi, l’al di qua e l’aldilà

Sono seguite le evocazioni del maestro Peppe Vessicchio e l’ostensione di alcune reliquie viventi: la 105enne che votò per la prima volta nel referendum del 1946 e si è dichiarata apertamente «di sinistra» con l’impunità che oggi è concessa solo a una centenaria; il vetusto ma arzillo Kabir Bedi, il primo (e, per quanto mi riguarda, unico) Sandokan televisivo; Patty Pravo. Altre commemorazioni si attendono da qui alla finale. Insomma, il Festival dei Due mondi non è più a Spoleto, ma a Sanremo. Solo che i due mondi non sono l’Europa e le Americhe, come per Garibaldi, ma questo mondo e quello di là. Vista l’atmosfera da camera ardente, non stupisce che i look all’Ariston avessero tutti una nota sepolcrale: bianco-ectoplasma, rosa-corona funebre, marrone-cassa di noce, e un gettonatissimo nero, colore che sfina il Vip non ancora sgonfiato dall’Ozempic ed evoca cromaticamente sia la famiglia Addams che la famiglia politica oggi al potere, sintesi perfettamente rappresentata da Laura “Morticia” Pausini nella prima parte della serata.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi

Fedez-Masini, l’esorcismo perfetto per la coppia Mahmood e Blanco

Ma il nero totale più significativo era quello indossato da Fedez, che si è esibito in coppia con Masini, anche lui in tenuta da necroforo sbarazzino. Chi era il morto? Il passato di Fedez, probabilmente. Solo tre anni fa era l’uomo che la destra amava odiare, e che amava farsi odiare dalla destra, il mister Ferragnez audace e scostumato che a Sanremo provocava Salvini e baciava sulla bocca Rosa Chemical. Nell’ultimo anno l’abbiamo visto sfarfallare fra gli eventi dei giovani di Forza Italia, dove ha criticato Beppe Sala e Marco Travaglio, e lo yacht dei Santanchè, al fianco di Ignazio La Russa. L’inversione a U ora l’ha riportato sul palco dell’Ariston al fianco di Marco Masini, accreditato fra gli “artisti di destra” e che presumibilmente deve fungere da garante della nigredo politica dell’ex rapper.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Fedez e Marco Masini (Ansa).

La loro presenza sul palco – due maschi vestiti indubitabilmente da maschi, che cantavano un testo cupo e vittimista – sembrava una specie di esorcismo per scacciare da Sanremo il ricordo di una coppia di tutt’altro genere, Mahmood e Blanco, così luminosamente belli, desiderabilmente fluidi e sfacciatamente stilosi, che nel 2022 con Brividi raccontavano il tormento e la malìa di un amore fra uomini, fra umani. Il punto più avanzato raggiunto dalla canzone italiana, prima del ritorno all’ordine. Oltretombale.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Blanco e Mahmood sul palco dell’Ariston nel 2022 (Ansa).

Cade dalla sedia in smart working, riconosciuto l’infortunio sul lavoro

AGI - Cade dalla sedia mentre è in smart working e dopo tre anni le viene riconosciuto l'infortunio sul lavoro. È accaduto a una donna di 60 anni di Padova: l'Inail le ha negato il risarcimento, che invece le è stato riconosciuto da un tribunale civile. Il fatto risale all'8 aprile del 2022. La sentenza è stata emessa dai giudici del lavoro di Padova l'8 maggio scorso ma è stata resa nota in questi giorni dal sindacato Fgu Gilda Unams e riportata da media locali.

Dipendente universitaria

La lavoratrice, dipendente del dipartimento giuridico dell'Università di Padova, si era alzata quattro anni fa dalla sedia nel corso di una riunione in videoconferenza, ma era caduta procurandosi la frattura della caviglia in due punti, con il ricovero in ospedale, un intervento chirurgico e un certificato medico di 137 giorni di inabilità al lavoro. Il giudice di Padova Maurizio Pascali ha dichiarato "cessata la materia del contendere in ordine alla natura di infortunio sul lavoro occorso e sulle entità postume", imponendo il rimborso di 1.300 euro e il riconoscimento di un'invalidità permanente nella misura del 9%.

Istat: divario marcato Nord-Sud sull'adozione dello smart

L'adozione dello smart working in Italia evidenzia marcate differenze tra le diverse aree del Paese. Le città metropolitane e le regioni del Centro-Nord, caratterizzate da una maggiore concentrazione di settori terziari avanzati e da evolute infrastrutture digitali, mostrano livelli più elevati di diffusione del lavoro agile. È quanto emerge dalle statistiche dell'Istat dedicate allo smart working relative al 2023. In particolare, città come Milano, Roma, Bologna e Torino hanno registrato, tra i Comuni con più di 150mila residenti, le percentuali più alte di lavoratori da remoto, grazie anche alla presenza di grandi aziende e pubbliche amministrazioni più strutturate.

Al contrario, nel Mezzogiorno, con alcune eccezioni, il lavoro da casa risulta meno frequente, riflettendo anche le caratteristiche della struttura produttiva del territorio. Nel 2023, nel Nord-Est, gli occupati che hanno lavorato a distanza almeno un giorno nelle quattro settimane precedenti la data di riferimento della rilevazione censuaria sono il 17,1%, un punto percentuale in più di quelli residenti nel Centro. Nella ripartizione Nord-occidentale la quota scende sensibilmente fino all'11,9%, e si assesta al 10,2% nelle regioni del Sud, in entrambi i casi al di sotto della media nazionale (13,8%).

Nelle due Isole maggiori meno di 10 lavoratori su 100 (9,7%) hanno scelto, o avuto la possibilità, di svolgere, anche solo per qualche giorno, la propria attività al di fuori della sede di lavoro. A livello regionale, il Lazio guida la classifica con il 21,5%; valori elevati anche per la Lombardia (18,6%) e il Piemonte (14,5%). Supera la media nazionale anche la Liguria con il 14%. In tutte le regioni del Mezzogiorno il lavoro da casa interessa meno del 10% degli occupati, a eccezione di Campania (11,1%), Abruzzo (10,3%) e Sardegna (10,2%). In controtendenza, la Valle d'Aosta/Vallee d'Aoste che, al pari della Basilicata, si ferma all'8,8%.